IL MOMENTO PERFETTO Recensione della mostra “Summertime Art” Varazze, Palazzo Beato Jacopo 11-18 luglio 2015

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IL MOMENTO PERFETTO

Recensione della mostra “Summertime Art

Varazze, Palazzo Beato Jacopo 1118 luglio 2015

 

Quando mi sono messa a pensare alla recensione di oggi, volevo dire qualcosa di diverso, così ho guardato chi fossero i premi alla carriera di questa collettiva, e ho scoperto che c’era anche un fotografo. Per questo motivo, ho deciso di dedicare questa recensione in maniera più particolare alla fotografia, anche perché, molto spesso, viene lasciata in disparte per preferire la pittura, disegno, scultura, insomma, altre forme d’arte figurativa. Basta vedere quante fotografie sono presenti in mostra rispetto ad altri generi di opere. La fotografia è un modo di vedere la realtà attraverso gli occhi di chi coglie, di chi scatta quell’immagine.

Tanti anni fa, un grande fotografo oggi scomparso, mi disse che la fotografia la faceva: “e mi ha indicato il dito indice della mano destra” per dire che veniva dal nostro cervello, dal nostro cuore, il momento dello scatto, quel catturare quello stesso momento, quel preciso batter d’occhio. Quel giorno, eravamo a fare un servizio fotografico di una cerimonia, forse delle prime comunioni, come accade spesso per chi fa questa professione, ci si ritrova a dover comunque lavorare sulla quantità e la qualità dell’immagine, qualche volta, passa in secondo piano; il bravo fotografo si distingue proprio per questo. Mi dispiace perché devo smentire quello che diceva mio professore di fotografia l’Accademia, sostenendo che chi faceva il fotografo come professione in un negozio non era un vero artista, ebbene, si sbagliava. Infatti, come mi confermarono all’Università di Bruxelles: la fotografia non è fatta solo ed esclusivamente per quelli con la macchina fotografica “importante” o che si mettono come faceva Ansel Adams ad aspettare per giorni per fare quel tipo di fotografia.

Il momento perfetto è il fotografo che lo crea; quindi, quest’istante particolare, questo attimo da cogliere, questo inserimento dell’arte avviene, anzi può avvenire anche allo stadio, durante una cerimonia che sia un matrimonio, che sia la consegna di un diploma, eccetera. Il fotografo è l’artista più coraggioso è più spericolato, sì sono sinonimi ma nell’arte non c’è un prode più grande del fotografo, perché egli va a cercare quell’attimo e se non trova quel preciso istante è perduto, fa fatica, quel momento significa “costruire” con la luce, disegnare, scrivere (in greco di questa parola significa proprio “scrivere con la luce”), perché in quel momento la nostra testa e la natura stanno creando insieme a noi quel “momento perfetto”; l’ambiente che ci circonda si trasforma in opera, in linguaggio, un modo di parlare che arriva dal fotografo ad un pubblico, una poesia scritta con la luce nel cuore di chi immortala quell’attimo che sia un paesaggio, un’architettura, lo scatto del cestista o il ritratto di un bambino dallo sguardo intenso.

Costruire una fotografia, scattare una fotografia non è buttare lì il “quel dito indice” a caso, negli ultimi giorni mi sono ritrovata a fare una partita a tennis a distanza con chi sostiene che una bella foto si ha solo se è “venuta bene” o fatta in modo strano (ad esempio sott’acqua o il famigerato autoscatto di quella cantante sul water), è l’esatto contrario, anche se non nego ci siano immagini d’effetto che sono capolavori (basta pensare a Mc Curry o La Chapelle).

Fare una fotografia non significa mettere insieme un paio di immagini con un applicazione del telefonino e poi condividerla su un social network, fare una fotografia non significa farsi un “selfie” assurdo o in bella mostra e pubblicarlo perché sono venuta bene e basta, fare una fotografia significa costruire perfettamente con la luce e con sapienza una determinata immagine. Non “siamo tutti fotografi”, fare una Vera fotografia da poter definire opera d’arte vuol dire vivere con la propria anima un momento, quell’attimo perfetto che realizza quello che fa lo scatto, quello che ha dentro colui che fa quella fotografia, il famoso dito indice del grande fotografo che mi parlò tanti anni fa. La foto è bella se costruita in un certo modo e solo lo sguardo di un determinato fotografo crea quella costruzione non tutti sono in grado di cogliere quell’angolazione, di costruire la piramide o la diagonale, di scoprire qual è la luce giusta qual è il tempo e qual è il diaframma giusto per fare quello scatto, anche se magari non si ha in mano una macchina reflex, ma un bravo fotografo conosce i tempi e i diaframmi anche con uno smartphone.

Ci sono foto capolavori anche fatte con un cellulare, foto capolavori anche fatte con il screencap della televisione: perché è l’attimo che va colto è l’attimo che è disegnato con la luce. Luce e attimo che i futuristi cercavano di riprodurre tante volte assieme nella stessa immagine, o anche i cubisti cercando di riprodurre sotto varie angolazioni il soggetto.

Quindi, premiare un fotografo oggi per me è motivo di orgoglio, non tanto perché sia stata la mia professione per tanti anni (è stata una professione anche di quelle da battaglia) non soltanto d’artista come vorrebbe essere adesso, è premiare la ricerca di quel momento perfetto, nello scambio delle fedi, nel gol nella partita di calcio, nel ciclista del giro, nello sguardo in una modella messa in posa, in un ritratto in studio, nella plasticità di un corpo umano ripreso in una luce di taglio, in un palazzo che s’innalza verso il cielo, in una foto sbagliata perché volutamente cercata così, perché si conosce come sotto esporre, si sa come sovra esporre, si è consapevoli di come fare una foto mossa e del perché, forse, quella foto è più bella che se fosse stata fatta sul cavalletto seguendo le istruzioni da manuale.

Questa è la fotografia: la più realistica delle tecniche ma paradossalmente la più personale, la più spirituale. Perché se con la pittura io posso fare qualcosa di informale, se posso distruggere l’immagine, se posso addirittura omettere l’immagine, con la fotografia io non faccio altro che riprodurre attraverso la macchina fotografica quell’immagine che solo la mia testa, che solo il mio cervello ha prodotto e ha voluto.

Sono orgogliosa che oggi si premi un fotografo, non voglio togliere nulla agli altri, anzi, come sempre regalano un’intensa poesia a questa cittadina e colorano di passione l’estate varazzina.

Un appello: non lasciatevi sedurre da chi vi vende di una notorietà che non ci sarà mai se non avrete imparato da voi stessi quanto siete bravi, un artista comunica i propri sentimenti possono essere i sentimenti della memoria, possono essere i sentimenti di un emozione, possono essere sentimenti di un sussulto, posso essere anche d’odio, ma l’artista comunica. Ho usato la parola comunicare e la uso una metafora religiosa: la comunione, comunicarsi nella religione cristiana è ricevere il sacramento dell’Eucaristia, il più importante per un credente, in questa “corrispondenza d’amorosi sensi”, per citare Foscolo, tra il divino e il fedele ma non vado oltre onde evitare di esser tacciata di una decina di eresie antiche, posso solo ritrovare quanto già detto in altre occasioni: comunicare, la comunione tra creatore e creatura, tra artista e opera, sicché ritroviamo l’artista che co-crea o sub-crea come dicevano Chesterton e Tolkien.

Non smettete mai di creare, di sognare, non smettete mai di cercare il vostro “momento perfetto”, con l’augurio di trovarne sempre migliori!

Prof. Dott. Laura Allori