TICDS 1 – Il primo amore non si scorda mai

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Florian Nicolle – Los Angeles Times

 

[Immagine in evidenza: The Motya Charioteer: The British Museum – Made by a Greek sculptor in Sicily about 460-450 BC ]

Il rapporto tra arte e sport inizia nel VI – V secolo a.C. in maniera in un certo senso ufficiale, quando l’arte greca inizia a produrre opere d’arte raffiguranti gli atleti occupati in sport dedicati spesso a delle divinità, come ad esempio Apollo a Delfi. Quello che da parte delle religioni come il cristianesimo è diventato una condanna, un tempo così non era.

Questi atleti erano raffigurati come statue, all’inizio, in situazioni di riposo o di trionfo, poi in pose sempre più plastiche per fermare quello che era l’atto dello svolgere la loro disciplina.

In alcuni casi, gli sport erano anche dipinti su vasi, spesso si trattava di gesta di dei o semidei come ad esempio Hercules.

L’arte ha sempre raffigurato lo sport, s’intende quello che veniva praticato allora, atletica, lotta, lancio del disco o del giavellotto, tiro con l’arco, eccetera fino anche alla corsa con le bighe, l’antesignana della Formula uno!

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Villa Romana del Casale – Piazza Armerina

C’erano, lo vedremo, anche giochi con la palla e a Piazza Armerina è conservato anche un mosaico raffigurante delle donne in costume da bagno (due pezzi) che giocano a palla … un’antica beach volley?

 

L’equitazione, l’andare a cavallo (anche se in quel caso era più un mezzo di trasporto) è forse l’unico, mi sento di mettere tra virgolette “sport” che si è conservato nell’era cristiana. Tutto quello che era legato al mondo pagano, dalla danza allo sport (figuriamoci, gli atleti gareggiavano nudi!), la religione lo vieta perché peccaminoso.

Il primo grande divorzio tra arte e sport avviene a causa del cristianesimo che diventa il monopolizzatore assoluto dell’arte figurativa, con eccezione per ritratti di sovrani, nobili o condottieri, alcuni a cavallo ma non nell’atto di svolgere una gara sportiva, bensì in trionfo. I ritratti equestri erano celebrativi del personaggio e non dello sport.

Mai avremmo nelle rappresentazioni sacre medievali, azioni più “sportive” o “movimentate” di una danza macabra (1) nei cimiteri!

Con il Rinascimento abbiamo la riscoperta e l’amore per l’arte classica (anche se centinaia di statue antiche sono state castrate per essere muniti di foglie di fico censuranti). I grandi artisti, la triade meravigliosa di Michelangelo, Leonardo e Raffaello non sono immuni alla bellezza dell’arte classica e la fanno propria reinterpretandola e inserendola in quel meraviglioso umanesimo che ha visto fiorire i grandi capolavori della nostra storia dell’arte. Tuttavia lo sport non è raffigurato per sé stesso, sebbene ci siano forme, plasticità, bellezza ma non nell’atto di svolgere uno sport.

Così gli ignudi della cappella sistina, certamente hanno il corpo sportivo perfetto degli atleti (o dei moderni palestrati), così come una moltitudine di Crocifissi dove l’addominale di nostro Signore è più scolpito di quello di un Nyle Di Marco, ma lo sport come disciplina non fa parte dell’arte ufficiale e nemmeno di quella ufficiosa.

Lo sport veniva però praticato e vedremo come e quando.

Passano i secoli e la Chiesa se non è impegnata contro le invasioni islamiche lo è in lotte intestine come gli scismi luterani e anglicani, così deve celebrare la sua gloria e la sua forza, non ha tempo né immagini da prestare allo sport.

Nel XVIII secolo e all’inizio dell’Ottocento, l’arte greca viene nuovamente scoperta, ci sono le grandi spedizioni e gli scavi archeologici, e qui, le statue antiche sono contemplate in tutta la loro bellezza romantica e quella magia suggestiva che la lettura dei classici, assieme alle forme sinuose e perfette della scultura. Ma ancora niente sport.

Deve cambiare qualcosa, arrivare la ricerca del realismo, il movimento, il momento catturato così si studia la corsa dei cavalli o si ritraggono le ballerine come hanno fatto Géricault e Degas.

Ma per avere lo sport ritratto “per sé stesso” dobbiamo aspettare ancora. Prima i futuristi innamorati dello sport per il movimento, la velocità e tutta la novità che portava con sé questo modo di rappresentare. L’amore tra arte e sport ritorna … ritorna ma dura poco.

Perché?

Perché arriva il secondo pretendente all’arte che rovina il loro ritrovato idillio: la politica.

Tra tutti gli scempi dei regimi totalitari c’è anche l’assassinio dell’arte, sia quella contemporanea, che quella greca.

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Esposto a Monaco, il Discobolo è diventato l’emblema della razza ariana, così come l’arte greca classica e per i fascisti l’arte romana, che dai Greci aveva preso tutto.

L’unica cosa positiva, se così la vogliamo definire, di questi regimi (e ci metto anche il comunismo in ogni sua forma) era la grande promozione dello sport, cosa che, ancora oggi è rimasta, una sorta di retaggio in certi casi – pensiamo che molti dei nostri atleti fanno parte della marina militare o dell’arma dei Carabinieri) – o ancora in auge come impegno nazionalista nelle competizioni internazionali (pensiamo ad esempio alle vittorie olimpiche di atleti dell’URRS o attualmente dei cinesi).

Così, tornando al nazismo e al fascismo, lo sport era praticato perché corroborava e contribuiva non solo alla perfetta salute della razza, ma a vincere le competizioni internazionali come le Olimpiadi.

Sicché opere legate allo sport sono state realizzate proprio in periodo fascista in Italia e – con meno spessore – in Germania. Ma l’arte greca non era apprezzata per la sua bellezza e “bontà” filosofica, per l’armonia delle forme e la poesia che tramandava, bensì era una forma di propaganda, uno strumento pubblicitario del regime. Nulla di quello che i classici hanno trasmesso agli artisti rinascimentali o neoclassici era nello spirito nazi – fascista, al contrario.

Ciò ha fatto sì che l’arte greca classica fosse bollata dai contemporanei e dai successivi artisti come un’arte da disprezzare perché associata a questo tipo di concetto, e questo è stato il secondo grande divorzio tra sport e arte.

Quando gli è andata bene, l’arte greca era obsoleta, peggio era da disprezzare perché rimandava alla politica che sfruttava l’arte e lo sport per i propri intenti.

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Roma, Foro Italico, Stadio dei Marmi – Il pugile  (Ph. Erik Verheyden)

L’arte greca è quella che subisce più di tutti, lei che era stata il primo grande amore dello sport è stata messa da parte. Non va più bene … è vecchia e disprezzata.

Oggi lo sport ha fatto sì che arti diverse dalla scultura o dal mosaico, arti come la pittura, il cinema, prima ancora la fotografia fino all’arte digitale si siano fatte spazio per ritrovare la connessione, l’antica passione.

Anche la letteratura ci prova a dire la sua in tema di sport.

Diciamo che la mano arriva da parte dello sport, è lui che tende verso l’arte e non vice versa come prima, così i fotografi non sono solo meri reporter dell’evento ma vi è una ricerca di un’immagine bella, d’effetto, di ritrovare l’armonia della muscolatura in tensione, non solo un dovere di cronaca per comunicare un risultato o un’azione vincente.

Il cinema ha raccontato grandi storie di sport, non solo biografiche, ma personaggi come Rocky che sono entrati nell’immaginario collettivo e, senza ombra di dubbio a far parte della storia di quella forma arte.

Grafica, computer grafica, disegno, nuovamente la scultura (a Dubai c’è una bellissima fontana con dei tuffatori) fino ai graffiti del sud America.

Ma sì, persino body art, chi non ha notato il tatuaggio di Messi raffigurante la Sagrada Familia di Barcellona?

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Roberto Lopéz – Tatoo sul braccio di Lionel Messi (articolo

Ci sono opere in tutto il mondo che celebrano tutti gli sport, dal calcio al baseball, al football americano fino al basket e altri sport. La danza, quella classica (che è arte) e quella sportiva.

In fine, quei piccoli capolavori che sono manga e animate diventano anime parlano di sport: Capitan Tzubasa, conosciuto come Holly e Benji da tutti i bambini cresciuti d’Italia, ma abbiamo anime sulla ginnastica ritmica, la pallavolo (Mila e Shiro!), il tennis, il basket eccetera che noi sicuramente conosciamo per un’indimenticabile sigla di Cristina D’Avena.

Lo sport più raffigurato è il calcio, anche perché al momento è il più diffuso, ma la danza (2) da Degas a Fabrizio Ferri e Luciano Romano che fotografano Roberto Bolle ha trascinato gli artisti più di tutte per il fascino e la bellezza. Ginnastica artistica e ritmica sono comunque parenti prossime della danza.

Questo percorso vuole far sì di trovare nella storia dell’arte, dei momenti di arte e di sport, riscoprirli dal punto di vista critico e storico, parlare un po’ di quello sport, di quell’opera e di quel periodo, suggerire a proposito di quello sport altri contenuti multimediali, musicali, cinematografici, letterari … e dedicare a alcuni esponenti dello sport di cui si parlerà un piccolo accenno biografico – con sempre l’intento di parlare di arte – sugli “artisti dello sport” che hanno elevato o che elevano la loro disciplina ad arte.

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Nyle di Marco – Discobolo di Mirone – Campagna Grip Bell 

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Note:

1) Per questo rimando al mio libro specifico “Danzando davanti al Signore”

2) Con le dovute pinzette … la danza sportiva, con i balli da sala eccetera, quella che prevede una competizione con una votazione e premiazioni è anche sport, la danza classica “il balletto” per eccellenza è arte.

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CONSIGLI MULTIMEDIALI:

FILM: IMMORTALS – 2011

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LIBRI: Olimpiadi Di David Goldblatt,Johnny Acton  

LIBRI: Olimpiadi Di David Goldblatt,Johnny Acton  

Simone Fappanni SPORT, ARTE, VALORI EDUCATIVI

Simone Fappanni SPORT, ARTE, VALORI EDUCATIVI

ARTICOLI: http://web.tiscali.it/liviotoschi/SanMarino1-arte_e_sport.htm – LIVIO TOSCHI “ARTE E SPORT”

PROGRAMMI TELEVISIVI: SKY ARTE – I tre episodi de I Tesori dell’Antica Grecia, i guideranno alla scoperta delle innumerevoli sfumature che compongono la storia della civiltà greca. Il critico d’arte e giornalista Alastair Sooke è tra gli altri autore e presentatore.