TICDS 4 – Sapore di sabbia, sale e palasport: Pallavolo

 

[Immagine in evidenza: Paolo Nicolai e Daniele Lupo argento Rio 2016 Beach Volley]

Pur avendolo praticato da bambina, con risultati disastrosi perché miope e rigida come un ippopotamo di marmo, mi ritrovo a parlare di uno sport che ho imparato ad amare, dopo l’odio per la mia inabilità personale, nel periodo delle glorie nazionali allenate da Julio Velasco … insomma Giani, Lucchetta, Zorzi e compari!

 insomma Giani, Lucchetta, Zorzi e compari!

Pallavolo, Mancioli 1979

La pallavolo, il volley, così come lo intendiamo oggi non ha una storia con l’arte molto vasta, non mancano opere con giochi con la palla, forse antesignani anche della pallavolo, o della pallamano, persino del calcio ma non si può dire siano proprio opere “dedicate” a quello sport.

Così, ancora una volta farò un salto temporale bello grosso andando a commentare un mosaico romano e una statua del periodo fascista. Vedremo che forse, oltre al volley, qualcosa in comune possono averlo!

Prima di entrare nel vivo delle opere, vorrei solo dire ancora una parola sulla pallavolo nell’arte, in tempi moderni non solo la fotografia di moda e pubblicitaria si è sbizzarrita molto ma anche la grafica e prima ancora l’illustrazione; la prima regalando immagini di grande effetto, la seconda di sofisticata raffinatezza.

I mosaici di Piazza Armerina, le ragazze in bikini

I mosaici di Piazza Armerina, le ragazze in bikini

La villa del Casale è un edificio abitativo della prima metà del quarto secolo, comunemente definito villa ma non ha i caratteri della villa romana extraurbana quanto piuttosto del palazzo urbano imperiale, i cui resti sono situati a circa quattro chilometri da Piazza Armerina, in Sicilia. Dal 1997 fa parte dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

I magnifici mosaici pavimentali, in tutte le sale, sono di una bellezza e di una varietà unica al mondo

I magnifici mosaici pavimentali, in tutte le sale, sono di una bellezza e di una varietà unica al mondo. Tra gli ambienti più rinomati la Sala della danza il cui mosaico, incompleto, permette di vedere donne e uomini che danzano e, appunto la Sala delle dieci ragazze in bikini impegnate a fare esercizi ginnici, tra cui giocare con la palla … un antico beach volley!

Scherzi a parte, le immagini sono di una plasticità unica, se pensiamo che ci troviamo in un periodo in cui le raffigurazioni di tipo mitologico pagano stanno perdendo piede, siamo proprio attorno alla proclamazione del Cristianesimo come religione dell’Impero e, lo sappiamo bene quanto sia costato a buona parte dell’arte tutto questo.

Vi è una storia appresso questi mosaici, un mito, qualcosa che sta per scomparire o essere “sostituito” da qualcosa di più cristiano.

Queste ragazze sono fiere della loro bellezza, si concedono il piacere dello sport: giocare a palla, lanciare il disco, sono visibilmente emancipate. I bikini scoprono il corpo fin dove si può e sono indossati come lo farebbero delle giocatrici di beach volley odierne. C’è una delle due ragazze del lato sinistro del mosaico coperta fino ai piedi da un leggero velo, lasciando intravedere tutto, chissà, forse un indizio di a cosa fosse adibita quella stanza o al premio per l’atleta vincente, anche se in una competizione fra donne magari l’aspettava un bello sportivo o un uomo di ritorno dalla caccia.

Il linguaggio misterioso dell’arte e della bellezza che sorpassa il tempo e le mode, ma quando si dice che di nuovo non c’è poi più nulla, forse bisogna davvero fermarsi a guardare quanto questi mosaici possano essere stati fatti proprio ieri!

Il linguaggio misterioso dell'arte e della bellezza che sorpassa il tempo e le mode, ma quando si dice che di nuovo non c'è poi più nulla, forse bisogna davvero fermarsi a guardare quanto questi mosaici possano essere stati fatti proprio ieri!

Cos’ha in comune la statua del Foro Italico dedicata alla pallavolo? Intanto lo stile romano, prediletto dal Fascio, e lo sappiamo che purtroppo, questo complesso è stato voluto e dedicato a Mussolini. Ma l’arte non deve fermarsi davanti alla politica, l’abbiamo detto, perché ne pagherebbe una perdita troppo grande. Allora lasciamo da parte i mosaici del pavimento con la dedica al Duce e facciamoci abbagliare dalla bellezza di questo atleta.

Ammettiamolo, per essere l'arte voluta dal regime, la cui sorella maggiore, macché, madre doveva essere quella tedesca, quella del foro italico batte di gran lunga l'arte nazista, perché, volenti o nolenti, noi italiani siamo un popolo di artisti ...

Ammettiamolo, per essere l’arte voluta dal regime, la cui sorella maggiore, macché, madre doveva essere quella tedesca, quella del foro italico batte di gran lunga l’arte nazista, perché, volenti o nolenti, noi italiani siamo un popolo di artisti e non ci si può chiedere di produrre qualcosa di artistico senza che esca una cosa bella … E il pallavolista è forse la statua più bella di tutte quante, quella più vicina al pensiero greco classico, sia per la posa, una sorta di ammirato riposo, sia per la plasticità dei muscoli, che rammentano senza dubbio le sculture della Grecia gloriosa di duemila quattrocento anni prima.

Il pallavolista del Foro italico (Stadio dei Marmi) è affascinante, sensuale, diciamolo: è sexy

Il pallavolista del Foro italico (Stadio dei Marmi) è affascinante, sensuale, diciamolo: è sexy. Non è un’apoteosi della forza bruta e della muscolosa mascolinità, è bello e vincente, forse anche troppo “grazioso” per il rigore fascista.

Il pallavolista indubbiamente rammenta Prassitele e Lisippo ma se si vuol guardare ad un passato più vicino in termini di secoli, guarda alla perfezione di Canova.

Il pallavolista indubbiamente rammenta Prassitele e Lisippo ma se si vuol guardare ad un passato più vicino in termini di secoli, guarda alla perfezione di Canova

 

 

 

Lo stadio, progettato nel 1928 da Enrico Del Debbio insieme al primo piano generale dell’allora Foro Mussolini, venne portato a termine e inaugurato nel 1932. Ventisei statue donate da altrettante città e artisti italiani. La nostra statua è stata donata da Catanzaro e io non sono d’accordo con quanto affermano su Wikipedia che si tratti della dedica al calcio. Cosa che è stata fatta propria anche all’estero e quindi si è diffusa una notizia errata.

I motivi del mio dissenso sono due: nello stadio dei Marmi non si giocava a calcio, per quello è stato creato apposta lo stadio Olimpico, ma poco importerebbe se non ci fosse la seconda motivazione, c’è una statua con il pallone ai piedi …

Chi afferma ciò, cioè la dedica al calcio, porta il medesimo cognome del giocatore cui sarebbe stata dedicata e non dà altre notizie in merito se non fornire una fotografia, che non metto in dubbio abbia scattato

 

 

Chi afferma ciò, cioè la dedica al calcio, porta il medesimo cognome del giocatore cui sarebbe stata dedicata e non dà altre notizie in merito se non fornire una fotografia, che non metto in dubbio abbia scattato.

Non entro in polemica, sicuramente mi sbaglio io, forse per il fatto che la pallavolo non era diffusissima in quegli anni, ma nulla mi suggerisce che questa bellissima statua possa essere dedicata ad un calciatore o al calcio. La posizione ricorda quella di prima del lancio in aria per la battuta, il servizio.

Ci potrebbe essere anche un dubbio sulla pallamano ma le dimensioni della palla non sono quelle e poi c'è anche una statua per quest'altro sport

Ci potrebbe essere anche un dubbio sulla pallamano ma le dimensioni della palla non sono quelle e poi c’è anche una statua per quest’altro sport.

 

In ogni modo, siamo di fronte a due opere distanti mille seicento anni e ugualmente affascinanti, belle e sì anche sensuali, dai bikini delle ragazze che forse giocano a Trigon (1) al conturbante atleta di Catanzaro
Trigon

In ogni modo, siamo di fronte a due opere distanti mille seicento anni e ugualmente affascinanti, belle e sì anche sensuali, dai bikini delle ragazze che forse giocano a Trigon (1) al conturbante atleta di Catanzaro.

 

 

 

 

 

 

 

Postilla dopo Olimpiadi:

14067600_924212604357714_4607293591643874652_nDopo l’impresa bellissima dell’argento della nazionale maschile non si può non ricordare le grandi emozioni che ci ha donato questa squadra e la sua icona Ivan Zaytsev, con i complimenti della redazione per un sudato e meritato argento, che davvero non è stato oro per pochissimo (e anche un paio di scorrettezze arbitrali). Per noi, piccoli tifosi ignoranti, va bene anche così, più che bene!

Altro argento meraviglioso è quello di Daniele Lupo e Paolo Nicolai nel beach volley, ancora una finale contro i padroni di casa, ancora sofferta e ancora qualche pecca anche dal punto di vista logistico ma loro sono stati meravigliosi!

Sul fronte femminile Laura Giombini e Marta Menegatti sono uscite sconfitte dagli USA (bronzo) negli ottavi.

In campo femminile nella pallavolo tradizionale, le ragazze chiudono a tre punti nel girone e non vanno oltre a Rio, ma noi le amiamo comunque!

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(1) Gioco della palla in uso tra gli antichi Romani. Vi partecipavano tre persone che formavano un triangolo e si gettavano l’un l’altro una o forse più palle, a gran velocità, in successione ordinata, cercando di cogliere di sorpresa uno dei compagni di gioco: richiedeva abilità e destrezza.

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MULTIMEDIA

Musica:

Inno della pallavolo – testo e musica di Roberto Viscuso. Cantano Valerio Pancotti e Lidia Bonifazi che sono due atleti di questo sport.

Margaret – official song of the FIVB Volleyball Men’s World Championship in Poland 2014 “Thank You Very Much”

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FILM:

· The Iron Ladies è un film del 2000, uscito in Italia nel 2005. È la vera storia di una squadra Thailandese di pallavolo composta da gay, transessuali e travestiti, che ha vinto il campionato nazionale nel 1996.

· All You’ve Got – Unite per la vittoria è un film del 2006, diretto da Neema Barnette, uscito in Italia direttamente per il mercato home video.

· The Iron Ladies 2: Before and After è un film sportivo/comico, sequel del film The Iron Ladies

· Side Out del 1990 sul beach volley

· The Last Song è un film del 2010, diretto da Julie Anne Robinson. È basato sul romanzo di Nicholas Sparks L’ultima canzone, il quale ne ha scritto anche la sceneggiatura. In questo film, Liam Hemsworth gioca a beach volley.

· Maschi contro femmine è un film diretto da Fausto Brizzi Fabio De Luigi interpreta l’allenatore di una squadra di pallavolo.

LIBRI, MANGA, ANIME E FUMETTI

· Volley Star, Luca Azzolini Piemme, 2014. Età di lettura: da 9 anni.

· Ragazze Della Pallavolo, Franco Santoro, 2010 fuori catalogo

· Italia – Giappone 3 – 0, Laura L.C. Allori, spin off di Roma – Milan 3-0, 1995 fuori catalogo.

· Mimì e le ragazze della pallavolo (あしたへアタック! Ashita e Attack), letteralmente “Attacco verso il domani”, è uno Spokon anime prodotto nel 1977 dalla Nippon Animation in 23 episodi. È stato trasmesso per la prima volta in Giappone a partire da aprile 1977 e in Italia da Italia 1 a partire da settembre 1982, replicata successivamente da Telemontecarlo e dalle televisioni locali.

· Mimì e la nazionale di pallavolo (アタックNo.1 Attack no.1) è uno spokon anime giapponese, prodotto nel 1969 dalla Tokyo Movie Shinsha, con la regia di Okabe Eiji e Kurokawa Fumio. La serie si compone di 104 episodi, tratta dal manga in dodici volumi di Urano Chikako pubblicato in Italia da JPop nel 2011 e da cui è stato tratto un seguito Shin Attack no. 1 del 1976. In Italia è andata in onda a partire dal 1981 con una parziale trasmissione dei primi 26 episodi sulle tv locali con il titolo Quella magnifica dozzina. In seguito, per un lungo periodo a partire dal 1º agosto 1982 fino al 1995, viene trasmessa praticamente da Fininvest, in quella che diventa la sua versione più conosciuta: la protagonista assume il nome di Mimì Ayuhara e la sigla diventa la nota La fantastica Mimì, scritta da Carla Vistarini, Luigi Lopez e Fabio Massimo Cantini, cantata da Georgia Lepore.

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· Mila e Shiro due cuori nella pallavolo (Attacker YOU!) (アタッカーYOU! Atakka YOU!) è un manga di genere spokon e shōjo scritto e illustrato da Jun Makimura e Shizou Koizumi e pubblicato in Giappone nel 1984. Da esso è stata tratta una serie televisiva anime prodotta dalla Knack Productions e trasmessa su TV Tokyo dal 1984 al 1985. La serie è arrivata in Italia nel 1986 ed è stata trasmessa dal 25 febbraio su Italia 1 con il titolo di Mila e Shiro due cuori nella pallavolo. L’edizione italiana del manga risale invece al 2003, pubblicata della Star Comics con il titolo originale e il sottotitolo Mila & Shiro. La serie narra le avventure di Mila Hazuki, una ragazza di campagna, che si trasferisce in città per frequentare le scuole medie. A scuola Mila viene a contatto con il gioco della pallavolo, diventando col tempo una campionessa fino a venire convocata in nazionale. Le due versioni della storia manga e anime differiscono molto fra di loro: in particolare la trama della versione animata è più complessa e sono presenti vari personaggi inediti sin dalla prima puntata. Nel 2008, in occasione delle Olimpiadi di Pechino, è stato realizzato un sequel della serie animata dal titolo Mila e Shiro – Il sogno continua.

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12987054_10154137188519570_3682087975326930640_n.jpgMerita una menzione particolare il libro del pallavolista Lorenzo Bonetti, una autobiografia particolare, che racconta di come abbia sconfitto la malattia attraverso lo sport e la comunicazione con le persone che gli sono state vicine … insomma un gioco di squadra contro il cancro che ha sortito i suoi effetti positivi!

Il libro s’intitola Sotto Rete ed è edito da Nicola Pesce ISBN 978-8897141815 cliccando sul titolo trovate il link di Amazon. Il ricavato verrà devoluto alla Fondazione Veronesi

SINOSSI: La storia di Lorenzo Bonetti è la storia di un uomo e della sua rinascita: la sua battaglia contro il cancro, dal giorno della scoperta della malattia, nel luglio del 2012, fino a quello del suo ritorno in campo. Una rinascita umana, raccontata attraverso gli occhi di un ragazzo semplice, attraverso le sue abitudini, i suoi affetti, le serate con gli amici e i momenti trascorsi con la propria compagna. Una rinascita anche sportiva, raccontata attraverso immagini di una vita nella quale Lorenzo ha più volte cambiato pelle, cominciando dapprima come calciatore, nelle giovanili dell’Atalanta, passando poi, per puro caso, nel mondo del volley, dove ha saputo emergere ed imporsi, dalla Sisley Treviso, al Vibo Valentia e successivamente al Cantù. Una crescita solo temporaneamente sospesa dalla lotta, quella contro il cancro, vissuta con tenacia, con lo stesso spirito che Lorenzo ha sempre profuso in campo e fuori, fino al raggiungimento dell’obiettivo finale.

Altri titoli:

Quando sarai grande. La mia vita raccontata ad Andrea Schiavon

SINOSSI: Quando entra in una stanza, tutti guardano Vale, perché è impossibile non notarla. Ma cosa vedono quelli che osservano Valentina Diouf? Cosa sanno della sua storia? I capelli crespi e la pelle ambrata parlano di radici africane, mentre la sua voce e le sue movenze sono quelle di una ragazza milanese. È alta 2,02 ma la sua crescita non si misura in centimetri. Dentro quei vestiti che sfuggono e le scarpe che diventano sempre più introvabili, c’è una bambina che ogni 19 marzo torna da scuola con la frustrazione per un papà che è altrove. C’è una ragazza che, a 15 anni, deve abbracciare la mamma e andare a vivere da sola a Roma, per diventare una campionessa di pallavolo. E c’è una giovane donna che insegue i suoi sogni passando da un aeroporto all’altro, cercando di non allontanarsi mai dalle persone che ama davvero. Dal confronto con le proprie origini senegalesi alla maglia azzurra, il cammino di Valentina Diouf l’ha portata a essere una delle più forti pallavoliste al mondo ma, a poco più di 20 anni, deve ancora scrivere il proprio futuro. “Quando sei bambino hai un solo desiderio: diventare grande. Il problema è che non ti viene rilasciata una patente. Non c’è un diploma che ti abilita all’età adulta. Non c’è nessuno che ti sa dire esattamente quand’è che sei davvero grande. Puoi solo andare per tentativi.” Considerata il volto simbolo di una nuova generazione di italiani, Valentina si racconta e le sue parole sono un percorso di consapevolezza attraverso un corpo che cambia...

 

Noi non ci lasceremo mai. La mia vita con BovoNoi non ci lasceremo mai. La mia vita con Bovo di Federica Lisi Bovolenta e Anna Cherubini.

SINOSSI: “Mi chiamo Federica Lisi Bovolenta, ho trentasette anni e cinque figli. Sono la moglie di Vigor Bovolenta, il campione di volley che in molti ricorderete, scomparso in campo il 24 marzo 2012. Vigor Bovolenta. Bovo per gli amici e per me. Quindici anni insieme. Poi lui se n’è andato. Se n’è andato senza lasciarmi. E senza lasciarmi istruzioni. Se n’è andato restando dentro la mia vita. Restando la mia vita. ‘Bovo per sempre’, ‘Bovo nel cuore’, ‘Bovo in tutti noi’: scrivono così in certi striscioni durante le partite. Sono striscioni grandi, colorati, struggenti. Uno di questi è dentro di me. ‘Bovo per sempre.’ È proprio come una scritta incisa nella mia anima, e sta lì, anche quando il vento cambia, quando si ferma, quando fa paura. Il vento che a volte arriva e si porta via tutto quello che abbiamo, la parte più importante di noi, senza la quale ci sembra di non ricevere più vita, di non poter più crescere. Ma poi non è così. Qualcosa resta sempre e si cresce ugualmente, come alberi le cui fronde si piegano verso il fiume anziché andare verso il cielo, come commedianti che accolgono l’improvviso colpo di scena. Si continua a giocare, a recitare; anche dal basso il cielo si vede lo stesso. Io, ora che lo so, cerco di non avere paura, di essere forte. Ci sono momenti in cui penso che cederò e manderò tutto all’aria. Altri in cui penso che sarò più forte di qualunque cosa che mi possa capitare…”

Forza e coraggio
SINOSSI: A trentadue anni Giacomo Sintini, detto Jack, è un campione di pallavolo. Ha vinto uno Scudetto e una medaglia d’oro agli Europei con la maglia della Nazionale. La sua carriera è in ascesa. È sposato con la donna che ama ed è da poco diventato papà. Un giorno un dolore alla schiena lo costringe a interrompere gli allenamenti. Ci vogliono mesi e decine di analisi per diagnosticargli quello che lui, ormai, immagina: “Nel buio, da solo, lo confesso a me stesso. Scandisco mentalmente la parola: tu-mo-re. È un dolore cupo, profondo. È nascosto, in un punto dove i miei occhi non possono arrivare”. Un linfoma maligno, molto aggressivo. Giacomo comincia in quel momento la sua lotta: per la vita, ma anche per rimanere se stesso e non farsi rubare tutto (la serenità, i sogni) dalla malattia. La combatte con gli strumenti che gli ha dato lo sport: la capacità di fare squadra con i medici e con la famiglia e una forza e una determinazione incrollabili. Dopo un durissimo ciclo di cure e un’infezione che gli fa rischiare la vita, riesce a guarire. A lui, però, non basta: vuole tornare a giocare. “Sono circondato da amore, ma è dura. Nessuno ti dice che Lazzaro per alzarsi e camminare ci ha messo settimane, se non mesi.” Con i capelli ormai quasi ricresciuti, Giacomo rientra a far parte di una delle squadre più forti al mondo, il Trentino Volley. Come nel più incredibile dei film, poco prima della finale Scudetto il palleggiatore titolare si infortuna. Tocca a Jack entrare in campo…