L’Arcangelo Michele – Carbone vs Reni

In occasione della prossima festa del santo che è il mio personale patrono, rispolvero un vecchio scritto sempre attuale dedicato al dipinto conservato nella chiesa santa Margherita di Marassi a Genova.

L’arcangelo Michele suscita da sempre un fascino incredibile sugli artisti, l’immagine di San Michele che meglio ci fa risalire all’arcangelo dei cristiani è quella realizzata da Guido Reni nel 1635 per la chiesa di Santa Maria della Concezione (dei Cappuccini) a Roma. È il dipinto più riprodotto in assoluto in copie più o meno fedeli e “d’artista”, è l’immagine che viene impressa sui santini, medagliette e ogni altro “gadget” (mi si passi il termine) legato all’arcangelo. A poco valgono altre pregevoli opere di artisti noti quanto il Reni, il merchandising del suo San Michele è alle stelle! Ed è proprio con questo capolavoro del barocco, emblema della Controriforma, che vorrei analizzare invece tutt’altra iconografia (più unica che rara), periodo pressappoco analogo, quella di Giovanni Bernardo Carbone, allievo di Andrea De Ferrari, e custodita nella parrocchia di Santa Margherita di Marassi in Genova.

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Piero della Francesca, La morte di Adamo. Affresco part. Leggenda della Vera Croce, Arezzo Basilica di San Francesco.1452-1456

1. L’ARCANGELO MICHELE

Il suo nome, deriva dall’ebraico e significa «Chi come Dio?». Michele è uno dei tre Arcangeli riconosciuti e venerati dalla chiesa cattolica insieme a Gabriele e Raffaele. Nei testi biblici1 canonici viene menzionato per cinque volte: tre nel libro di Daniele (10, 13; 10, 21; 12,1), una nella lettera di Giuda e ancora nell’Apocalisse di Giovanni. Ogni volta è definito come un combattente, colui che è in lotta contro il Male. Gli antichi tentavano di spiegare gli eventi fausti e nefasti, dovuti al movimento della natura o al corso della storia o all’instabilità della psiche umana, ricorrendo a esseri sovrumani, inferiori alla divinità suprema, che possono influire sull’uomo e sulle potenze naturali. In particolare, la difficoltà nasce dalla constatazione del male nel mondo, che non può essere attribuito a Dio sommo bene, ma deve avere un’altra origine, cioè lo spirito del male e i suoi collaboratori, che si frappongono tra Dio e l’uomo2. Tra le espressioni più significative e più ricche va ricordata la religione assirobabilonese, in cui gli spiriti sono tenuti in grande considerazione. Essi sono molto numerosi ed esercitano un influsso determinante sulle vicende umane. Sono descritti con caratteri personali e con funzioni proprie; appaiono in forme iconografiche precise e possiedono un nome proprio. Alcuni di loro sono benevoli e assumono l’aspetto di uomini o quadrupedi alati; altri invece sono nocivi e maligni. Michele compare anche nei testi apocrifi di Enoch3 e di Esdra e nell’Apocalisse di Mosè4. Secondo la tradizione non canonica, fu Michele ad annunciare a Sara, la moglie di Abramo, che avrebbe avuto un figlio. Michele, Gabriele e Raffaele erano in missione per conto di Dio e avevano temporaneamente assunto forma umana5. Il compito di Michele era quello di comunicare a Sara la lieta novella della sua prossima gravidanza, Raffaele avrebbe curato Abramo dopo la circoncisione, e Gabriele avrebbe avuto l’incarico di distruggere Sodoma e Gomorra. Inoltre alcuni pensano che sia stato Michele a fermare Abramo dal sacrificare il figlio Isacco (Gn 22, 10-12). Nel Testamento di Abramo, Michele condusse Abramo a fare una visita del mondo conosciuto dopo avergli annunciato la sua morte imminente, alla luce di questi racconti e di quello della disputa per il corpo di Mosè non sorprende che Michele sia diventato l’angelo a cui viene affidato l’incarico di guidare le anime dei morti (psicopompo).
Nella Apocalypsis Nova del beato Amedeo Mendez de Silva (fine XV sec.) Michele è detto: “Colui che non trova nessuno né tra gli uomini né tra gli angeli che gli sia più degno; è lui che ha combattuto con il grande drago Lucifero e lo ha sconfitto”6. Nell’inno della messa per i Sette Arcangeli (1543): “Tutta l’assemblea celeste tacque quando il drago superbo ingaggiò battaglia e Michele, schiacciandolo coi piedi lo relegò nell’Averno”.7
Il libro del profeta Daniele afferma: “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.”(Dn 12,1-2)
E ancora il profeta cita Michele che ha combattuto contro il re di Persia per ventuno giorni, la maggioranza degli esegeti sono convinti che si tratti dell’arcangelo: Egli mi disse: “Non temere, Daniele,poiché fin dal primo giorno in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là presso il principe del re di Persia; ora sono venuto per farti intendere ciò che avverrà al tuo popolo alla fine dei giorni, poiché c’è ancora una visione per quei giorni. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe, (11,1) e io, nell’anno primo di Dario, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno”. (Dn 10,13-15.21)
Ed è Michele che, citato dall’autore della lettera di Giuda, contende con il diavolo il corpo di Mosè vincendolo senza giudicarlo: “L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! Costoro invece bestemmiano tutto ciò che ignorano; tutto ciò che essi conoscono per mezzo dei sensi, come animali senza ragione, questo serve a loro rovina. (Gd 1,9-10)
Infine Michele appare nell’Apocalisse quando, insieme ai suoi angeli, combatte contro il drago, secondo quell’immagine che è diventata l’icona principe nelle raffigurazioni del santo: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (Ap 12,7-9) Secondo una leggenda Michele incatenò gli angeli caduti a mezz’aria fino al giorno del Giudizio. È una punizione consona, dal momento che in quella posizione possono vedere il cielo sopra di sé e la terra al di sotto: da lì vedono continuamente le anime degli esseri umani salire a quel cielo che loro hanno perduto per sempre. Dio ricompensò Michele permettendogli di ricevere le anime immortali al loro ingresso in paradiso. Egli le soppesa per verificare se le loro azioni buone e quelle cattive sono in equilibrio. Chi ha compiuto più azioni buone che cattive viene presentato a Dio, mentre gli altri vanno in purgatorio. Inoltre Michele può suonare la tromba e alzare il vessillo il giorno del Giudizio. La Legenda Aurea (XIII sec.) di Jacopo da Varagine si descrive l’apparizione dell’arcangelo presso il Monte Gargano – dove oggi è venerato il santo – l’episodio del toro fuggito e del monaco, inoltre, seguendo l’intento apologetico dell’autore descrive come Castel Sant’Angelo a Roma abbia acquistato l’attuale aspetto a discapito del mausoleo di Adriano8 con la statua dell’arcangelo che lo sovrasta noto anche al mondo della musica per essere la scenografia dell’ultimo atto dell’opera pucciniana Tosca.
Nella tradizione ebraica, Michele è considerato il custode delle chiavi del paradiso e il protettore di Israele. In leggenda ebraica Michele è considerato l’angelo preposto all’amore, o all’idea di dare senza preoccuparsi di una ricompensa.
Dopo il periodo della loro prigionia, gli ebrei riconobbero Michele, lo spirito di Dio, come protettore della nazione ebraica. La venerazione che il popolo ebraico ha per Michele ha contribuito a espandere la sua influenza di pari passo con la crescita della chiesa cristiana.
Nella tradizione islamica Michele presiede le forze della natura e ha un esercito di angeli al suo servizio. Solamente Dio sa quanti angeli siano agli ordini di Michele e lo aiutino a mandare sulla terra Pioggia, neve, vento o nubi quando necessario. Michele ha un milione di lingue, ciascuna delle quali può parlare un milione di linguaggi. Ha lunghi capelli biondo-cenere che gli arrivano fino ai piedi. Ciascun capello contiene un milione di facce, e ciascuna di esse un milione di occhi che piangono settantamila lacrime.

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Lallycula, San Michele nelle religioni monoteiste, mixed media su tela, cm 50×80, 2013, Rigoroso (AL), chiesa di Sant’Andrea.

Michele vive nel settimo ciclo e ha gloriose ali di topazio verde. Michele prende molto sul serio il proprio lavoro e non ride mai. Si ritiene inoltre che i cherubini siano stati creati dalle lacrime sparse da Michele quando contemplò i peccati degli infedeli.
Dio ha creato una casa speciale in paradiso in cui gli angeli si recano cinque volte al giorno per il servizio divino, sempre guidati da Michele. Ogni angelo canta in una lingua diversa, chiedendo a Dio di estendere la sua misericordia sull’umanità. Dio ricompensa gli angeli per la loro devozione e le loro preghiere elargendo la sua misericordia e il suo perdono.
Michele poi si prende cura degli alberi dorati del paradiso islamico ricoperti di campane d’argento. Le campane producono un suono talmente armonioso che gli uomini sulla terra, se potessero sentirlo, ne morirebbero all’istante, dato che il suono è molto intenso. Ogni campana emette una luce che permette agli abitanti del paradiso di vedere cose che non potrebbero mai nemmeno immaginare durante la loro vita sulla terra.

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Ignoto – Icona con l’immagine di San Michele, X sec, Venezia, museo del tesoro di San Marco

1.2. TRE TIPI ICONOGRAFICI DELL’ARCANGELO MICHELE.

L’arcangelo san Michele a livello iconografico annovera tre tipi iconografici: quello orientale o bizantino9 da archistratega, quello occidentale o latino di angelo guerriero dell’Apocalisse psicopompo o psicostasia.
Il primo assunse l’aspetto di alto dignitario di corte in bianca tunica, come si conviene agli angeli secondo san Giovanni Crisostomo, o in abiti di archistratego, comandante supremo delle schiere celesti, in clamide purpurea, con il loros imperiale, il globo crocesegnato nella mano destra, appoggiato con la sinistra ad una lancia10.
Nella tradizione iconografica bizantina le apparizioni dell’arcangelo, anche se non nominato, sono frequenti per l’Antico Testamento. Il passaggio protettivo del santo dal popolo d’Israele al popolo cristiano, dalla sinagoga alla chiesa, sarebbe avvenuto quando il primo non accolse l’avvento del Cristianesimo.

 

Il secondo tipo domina nella cultura dell’Occidente latino almeno del nono secolo con agganci nel mondo celtico e germanico, come invincibile, celeste, in una funzione di altre divinità guerriere precristiane, nel quadro della vittoria sul drago (Male – Satana – Infedeli), concreta immagine del Cristianesimo trionfante sui precedenti culti pagani. Siffatto modello fu definito anche garganico, come quello che avrebbe avuto le sue radici nel culto sul promontorio del Gargano, nel santuario edificato sulle sue rocce per tradizione l’8 maggio 492 in seguito ad una sua apparizione in una caverna del monte. Ora questo si ritiene un fatto leggendario fino ad un certo punto, poiché tra il IV e il V secolo il luogo era già meta di pellegrinaggio. Con più probabilità il santuario fu potenziato dopo il 663, quando i Longobardi di Siponto (ora Manfredonia) l’8 maggio di quell’anno sconfissero la flotta araba sino allora imbattibile. Sul suo modello, nel 708-709, fu fondato l’altro santuario micaelico dell’Occidente, in Normandia il famosissimo Mont Saint Michel, propulsore del culto specifico nell’Europa settentrionale11, anzi nell’Occidente intero.
Il tipo occidentale valorizzò il san Michele il guerriero e pesatore di anime (psicostasia). Secondo la prof. Belli D’Elia12 un terzo tipo d’iconografia micaelica è quello del guaritore, in particolare diffuso in Oriente nella fase paleocristiana e in seguito, in espansione nell’intero Occidente.

1.2.1 LA LOTTA ANGELICA

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Albrecht Durer, San Michele sconfigge il Drago, 1496-98, Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe

 

L’asse centrale della creazione del tipo iconografico è rappresentato dal capitolo 12 dell’Apocalisse e avvalorato dai sopracitati testi apocrifi, dove Michele è a capo degli angeli buoni, contrapposto in svariate maniere a Lucifero, Satana in tutte le sue vesti di arcangelo caduto, drago e via dicendo.
Il testo giovanneo presenta la conclusione della lotta avvenuta nei cieli tra le due schiere angeliche dei buoni e malvagi. Tuttavia conviene conoscere il casus belli, cioè per quale motivo è scoppiata questa guerra. I riferimenti sono apocrifi, leggende varie tramandate a tal punto da non riuscire più a trovarne un principio. Tuttavia è il testo sacro che ancora fornisce suggerimenti, ad esempio il profeta Isaia nel suggerire il canto da intonare sul re di Babilonia alla fine dell’esilio scrive: “Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! Quanti ti vedono ti guardano fisso, ti osservano attentamente. È questo l’individuo che sconvolgeva la terra, che faceva tremare i regni, che riduceva il mondo a un deserto, che ne distruggeva le città, che non apriva ai suoi prigionieri la prigione? Tutti i re dei popoli, tutti riposano con onore, ognuno nella sua tomba. Tu, invece, sei stato gettato fuori del tuo sepolcro, come un virgulto spregevole; sei circondato da uccisi trafitti da spada, come una carogna calpestata. A coloro che sono scesi in una tomba di pietre tu non sarai unito nella sepoltura, perché hai rovinato il tuo paese, hai assassinato il tuo popolo; non sarà più nominata la discendenza dell’iniquo.” (Is 14, 11-20)
Ma il folle proposito di non voler servire Iddio, “non serviam”13 (Ger 2, 20), sarebbe la causa dell’apertura delle ostilità. La Tradizione dottrinale ecclesiastica avanza alcune ipotesi. Fra le principali troviamo il peccato d’orgoglio e l’invidia verso l’uomo che sarebbe stato creato da Dio, con in particolare l’indi-gnazione che il Figlio di Dio assumesse la natura umana, inferiore a quella angelica, per salvarlo dalla sua caduta conseguente all’invidia dello sconfitto Lucifero. Alla fiera insubordinazione di Lucifero e di quanti fra gli angeli si unirono a lui, rispose il grido difensivo dei diritti di Dio, cioè del rigido monoteismo opposto radicalmente a qualsiasi altra forma di idolatria fosse anche quella verso un’altra creatura divina: Michele, il suo nome significa chi come Dio?, in ebraico “ ל א כ י מ ”.
Con Michele, si schierarono innumerevoli angeli che aiutarono il loro duce nella lotta definitiva contro Lucifero e i suoi seguaci, ridotta quasi a forma di duello tra i due capi delle opposte fazioni, Michele e Lucifero, e risolta per quest’ultimo e i suoi adepti nella cacciata dal Paradiso e nella caduta nell’Inferno tra le fiamme infuocate: così ricorderà anche Gesù14 (Mt 25,41).
Del resto, se prendiamo atto di un versante letterario, certo del tutto al di fuori della Sacra Scrittura e della Tradizione ufficiale della Chiesa, cioè il vasto campo della fantasia popolare, che ricostruisce spesso per suo conto i dati della Fede, la sconfitta finale di Lucifero fu operata da san Michele in un corpo a corpo. Quest’ultimo impugnava una spada a doppia lama, come un piccolo pugnale, e il suo scudo aveva le dimensioni di un piattino.
1.2.2. PSICOPOMPO

 

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Hermes Psicopompo

San Michele adempie anche alla duplice funzione di guida delle anime in punto di morte e di pesatore delle stesse nell’insopprimibile esigenza dello spirito umano di possedere una solida certezza di varcare il confine del tempo quando la vita finisce ,a questo proposito, nelle religioni precristiane dell’area mediterranea, vigeva l’opinione che ciascuna anima fosse guidata alla sua dimora nell’altra vita da un conduttore. Siffatta esigenza originò nella Chiesa primitiva la convinzione che le anime dei defunti erano scortate nelle vie dell’aria da angeli psicagogici o psicopompici, confusi con i geni dei venti delle religioni greco-romane.
Del resto Gesù stesso nella parabola del ricco Epulone aveva precisato che l’anima di Lazzaro era stata portata dagli angeli nel seno di Abramo, cioè nel luogo della felicità (Lc 16,19-31). Fra tutti gli angeli, i fedeli erano persuasi che lo psicopompo più importante era l’arcangelo Michele, una volta che aveva cacciato il demonio. Ne fanno fede di questa funzione angelica, in generale, testi epigrafici dell’antichità cristiana. Sembra tuttavia che la testimonianza più antica al proposito risalga al 203.15
Un altro testo antico, è l’apocrifa storia araba di Giuseppe il falegname. Dopo la morte di san Giuseppe, Cristo prega il Padre celeste di mandare Michele capo dei suoi angeli per accompagnare l’anima di Giuseppe innanzi a Lui. Nell’altro testo apocrifo del Transito di Maria Vergine (V-VI secolo) san Michele rimuove la pietra dal sepolcro della Vergine con il medesimo gesto compiuto per quello di Cristo e riceve l’anima della Madonna16.
Benché le testimonianze degli apocrifi a livello storico posseggano un buon valore, quelle più strettamente private offrono maggior sicurezza. Ad esempio un’iscrizione funeraria del 409 che prega Dio di ricevere l’anima del defunto nel riposo eterno “per mezzo del tuo santo arcangelo Michele”, oppure, una preghiera a san Michele di san Sofronio (550-638), patriarca di Gerusalemme nel 634 dove viene chiesto a Michele di accompagnare l’anima del defunto al cospetto di Dio. Apparizioni di san Michele ai morenti non erano rare: lo attestano le vite di vari santi alto-medievali.

 

Ma sul piano storico l’aspetto di san Michele psicopompo venne ad incontrarsi, o scontrarsi, con la funzione analoga della divinità greco-romana Ermete/Mercurio. Per ipotizzare, come si sospettò in passato non recente, di una sua cristianizzazione, bisogna riportarsi al breve tratto che gli dedica Omero (VI secolo a.C.) nell’Odissea, quando esso conduce le anime dei Proci nel prato degli asfodeli dove abitano quelle dei defunti. È difficile sostenere una dipendenza di san Michele psicopompo dall’episodio omerico sia a causa del divario cronologico, oscillante tra sei e sette secoli, sia a motivo dell’ incompatibilità di fondo tanto con gli ambienti giudaici, quanto con quelli cristiani. Il fenomeno delle due guide dei defunti, Ermes/Mercurio e san Michele, si riduce al comune denominatore della coincidenza psicologica di fronte al mistero della morte e dell’aldilà. Le testimonianze, rare in Omero e sul

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J.De La Abadia, L’Arcangelo Michele, 1490 ca, Museo della Catalogna, Barcellona

piano iconografico, divengono più frequenti nei secoli posteriori da parte dei tragici greci 17.

 

1.2.3. LA PSICOSTASIA
San Michele conduceva i defunti all’aldilà (psicopompo) completando la sua funzione con la loro pesatura (psicostasia). Le testimonianze iconografiche sono numerose, disposte lungo l’arco di tempo dal Mille fino a grosso modo, con il concilio di Trento18 (1545-1563), a differenza di quelle bibliche e patristiche. Queste non esplicitano quasi mai il nome dell’arcangelo: semmai accennano chiaramente alle bilance. Circa la sua origine, il Righetti19 era del parere che non fosse di origine romana, bensì schietta-mente orientale e propria dell’iconografia copta, che rappresentava volentieri il santo arcangelo nell’atto di pesare il merito delle anime che egli sta per presentare al cospetto di Dio. Spiace che il dotto liturgista non provi questa ultima affermazione. Tale rito vigeva prima del Cristianesimo nella religione

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Ignoto, Michele pesa le anime con San Bartolomeo, XIII secolo, chiesa di San Fiorenzo di Bastia, Mondovì (CN)

dell’Egitto faraonico, almeno nel IV secolo, davanti ad Osiride sta la bilancia, con l’anima e le azioni del defunto, mentre il dio Toth scrive il risultato della pesatura. Nel mondo greco ritroviamo scene analoghe, sul tipo della pesatura impropria, nell’Iliade di Omero, quando Zeus valuta con la bilancia sia il destino di morte per i Troiani e gli Achei20, sia il combattimento tra Ettore e Achille21. Raffigurazioni specifiche sull’argomento sono attestate nella decorazione della ceramica greca. Con l’avvento del Cristianesimo il rito non si esaurisce immediatamente: ad Ermes/Mercurio si sarebbe sostituito l’arcangelo san Michele. Il passaggio si ritiene sia avvenuto in ambienti gnostici del Medioriente, dall’Egitto a Roma, fra i secoli II e III secolo, ritenuto in seguito dai pagani più dotti, convertiti al Cristianesimo, per metà pagano e cristiano per l’altra metà22.

Ormai si direbbe che la trasformazione è avvenuta. Tuttavia è opportuno notare che i documenti archeologici non attestano questo cambiamento per quasi l’intero primo millennio cristiano. Si era opinato in senso opposto che le bilance in tombe paleocristiane romane e poi in quelle franche dei tempi merovingia e dei cimiteri sassoni inglesi alludessero alla psicostasia, laddove sono indicazioni dell’attività del defunto quand’era in vita. Per ritrovare la psicostasia con san Michele bisogna spostarsi molto più avanti nel tempo. Per questo motivo l’affermazione che la tradizione cristiana possiede il suo prototipo iconografico nella precristiana di Ermes/Mercurio va considerata con estrema prudenza. Esempi più organici vanno raggruppati nella prima metà del XIII secolo.
La pesatura delle anime è inoltre inserita nell’ampia pagina affrescata del Giudizio universale in molte rappresentazioni dal quattrocento in poi. Ma la psicostasia micaelica domina sovrana in terra di Francia sia nei capitelli di colonne di abbazie benedettine nell’Alvernia, sia in nei timpani dei portali delle cat-tedrali.

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Notre Dame, San Michele pesa le anime, Ignoto del XII sec.

A Notre-Dame di Parigi è raffigurato uno tra i più solenni gesti di pesatura, con san Michele bellissimo, solenne nella possanza decisa della sua funzione e Satana villoso, muscoloso, con la lunga coda equina, dal volto orribile e deformato, alla pari del suo aiutante. Questi, nella spinta ai dannati sulla sinistra, fatica non poco, al punto di chiudere gli occhi e metter fuori la lingua nello sforzo immane. Si direbbe una scena voluta, di posa teatrale, di grandeur nell’orrido spettacolo per pellegrini e devoti.
Altri episodi di psicostasia si manifestano in oggetti mobili e in statue lignee nell’arte tedesca tra i secoli XIV e XV, in pietre francesi del XV secolo.
Scomparse con i nuovi tempi dopo il concilio di Trento, rimane di esse solo la bilancia quale attributo di Michele nei Giudizi universali che si dipingono ancora, come nel primo Ottocento.
Tramontò l’iconografia micaelica di pesatura di anime, a differenza dell’altra di psicopompo. A far perdurare quest’ultima sino al Concilio Vaticano II (1962-1965) fu la liturgia dei defunti. Nella lunga e suggestiva antifona offertoriale Domine Jesu Christe rex23 si chiede che il Cristo liberi le anime dei defunti dalle pene dell’altra vita e si prega che san Michele signifer24, cioè portabandiera delle schiere dei redenti, le presenti nella luce santa promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti e il Cristo le introduca nella vera vita.
2. L’AUTORE E L’OPERA NEL SUO CONTESTO 
Giovanni Bernardo Carbone nasce nell’allora delegazione di Albaro in Genova nel e ivi muore nel 1683.25
Poche le notizie riguardanti questo artista ma alcuni documenti attestano che fu allievo di Andrea De Ferrari26 contemporaneamente ad altri due importanti pittori: Giovanni Benedetto Castiglione (il Grechetto) e Giovanni Andrea Podestà. Il suo praticantato venne ultimato nella chiesa di Santa Maria dello Zerbino con l’affresco della Presentazione della Vergine.27
Possiede uno stile che lo avvicina al cromatismo veneziano ed è chiarissima la vicinanza con Bernardo Castello e l’influenza del maestro.
È noto soprattutto come ritrattista di nobili ed aristocratici ripresi con tutta la loro opulenza, con caratteristiche vicine ad Van Dyck, che aveva vissuto a Genova intorno agli anni venti del secolo divenendo il più ricercato dalle grandi famiglie, ma i colori di Carbone sono meno luminosi, le ombre opache e meno brillanti ma mantiene una certa affinità di impianto.
Lavora a Genova anche per Santa Margherita di Marassi28, la chiesa esisteva già dal 1027 come attesta un documento, è citata nel 1222 e informazioni più chiare si hanno con la presa di possesso della stessa da parte dei carmelitani il 14 febbraio 160529.
Giulia Lomellini vedova di Filippo Cattaneo nel 1605 eseguendo la volontà del marito cominciò a costruire il coro voltato a levante, la cui testimonianza permane ancora oggi nelle due lapidi marmoree situate nel presbiterio.
I Carmelitani la cedono poi ai Padri Minimi di San Francesco da Paola nel 1619 e ancora oggi è amministrata dai sacerdoti dell’ordine. I frati Minimi si misero all’opera per ricostruire la chiesa “con oblazioni dei soli villeggianti esclusi i contadini”30. La trasformarono ad una sola navata una con tre altari in fronte – oggi altare maggiore centrale, di San Francesco da Paola con il sottostante tabernacolo a sinistra per l’assemblea e Sacro Cuore di Gesù dall’altra parte, – chiusi da una sola balaustra marmorea31 e due altre cappelle incavate lungo i lati: le altre due simili presso la porta, oggi ancora esistenti. Il corpo della chiesa per tutte le sue dimensioni, corrisponde appieno al coro dei Cattaneo.

image009.jpgI suoi sette altari tutti chiusi da balaustre in marmo: “e dei quali il maggiore e tre altri sono in marmo si adornano di tele non ispregevoli. I1 primo a destra di S. Margarita (immagine a lato oggi spostata nella parete orientale) che a detta del1′ Alizeri ricorda il Fiasella : il secondo è sacro a N. S. della Speranza. Questa immagine è ricordo dell’ a-postolico zelo del P. Gerolamo Durazzo della Compagnia di Gesù. I terrazzani 1′ ebbero già in grande venerazione e le eressero l’altare in marmo: il terzo è di fronte, intitolato al SS. Rosario con statua in legno : al quarto che è il maggiore fa corona dall’alto del coro una statua pur di legno rappresentante l’ Immacolata : il quinto che è il più magnifico per marmi fu intitolato al taumaturgo di Paola come l’indica 1′ ancona: il sesto avea una bella tela di S. Michele dipinta da Gio. Bernardo Carbone. Questa vedesi ora appesa al muro di contro al pulpito, sostituito ali’ altare nel 1857 una statuina vestita , rappresentante N. S. della Guardia e ciò per cura di tal Luigia Pedemonte. Essa riscuote ora l’universale venerazione, e si festeggia colla maggior possibile pompa , il di 29 agosto. In detto anno pure le fu eretto l’altare in marmo: il settimo ed ultimo ha l’ancona con l’immagine del Crocifisso, Maria SS. e S. Giovanni opera reputata con tutta ragione, dice Alizeri, fra le più elette di Bernardo Castello 32.”

Come si legge, il Remondini cita la tela del Carbone con San Michele come espressamente richiesta dai Minimi. Ricordiamo che l’arcangelo è un Santo patrono per l’ordine e che il 29 settembre viene celebrata la Messa propria della festa. Oggi la chiesa ha subito dei rifacimenti, alcuni dovuti al bombardamento subito durante la seconda guerra mondiale, che ha visto perdersi tutti gli affreschi – nel 1950 il Semino ha ridipinto soffitti e le pareti dell’altare maggiore – , altri più di recente con l’apertura di due ali nel presbiterio ai lati dell’altare maggiore, e un rifacimento dello stesso avvenuto negli anni ottanta fino al restauro del corridoio ancora più recente (2008) e il convento dei padri è tutt’oggi in rifacimento.

image010Ma il Remondini cita ancora il Carbone: “La chiesa ben fornita a lucido e dorature, con orchestra ed organo sin dal secolo scorso, racchiude ancora alcuni quadri degni di considerazione: migliori sono due tele di Giovanni, Bernardo Carbone belle e rare. Queste stanno appese ai muri della chiesa. Già indicammo quella a destra che rappresenta San Michele già contitolare, fra i SS. Gerolamo e Bartolomeo o altro che sia : l’ altra è nella crociera nanti il Rosario con entro dipinti S. Carlo e S. Anna contem-planti Maria. Dal lato opposto è una Decollazione del Battista (foto a lato, oggi spostata nella parete occidentale), già ancona della soppressa chiesa di Paverano dal Ratti attribuita al Sarzana, ma non tale reputata dall’ Alizeri su ciò appositamente interpellato.33” Il dipinto si trova quindi nella sua collocazione originaria, non si può dire lo stesso delle altre opere che risultano quasi invisibili perché messe molto in alto e ormai nere e bombate dai segni del tempo e dell’umidità.

image011.jpgLa tela di Bernardo Castello è molto scura anch’essa e durante il tempo di Natale coperta dal Presepe della parrocchia. Anche le condizioni del San Michele non sono le migliori.

3. UN SAN MICHELE COSI’ NON SI E’ MAI VISTO!

image001La struttura dell’opera del Carbone è oltremodo originale. Non si è mai visto – comunque rarissimamente in Italia – un Santo in una posizione rialzata rispetto agli altri due. Tale privilegio è della Madonna che svetta, soprattutto dal Manierismo in poi, sugli altri santi. Qui troviamo su uno sfondo ormai invisibile, una luce dal cielo che si squarcia leggermente, da qui scende l’arcangelo in abiti da soldato romano, con uno strappo sulla corazza però. Tiene in mano la bilancia e con l’altra appena regge un’impalpabile lancia (con la punta rivolta verso l’alto!). Si appoggia con la gamba destra su una nuvola a forma un globo che e col piede sinistro schiaccia la testa a satana che è a terra sotto la nuvola. Sul piede destro sta appoggiato San Gerolamo mentre scrive la Vulgata quasi “disturbato” dal movimento sotto i suoi fogli, infatti si porta una mano alla fronte cercando maggior concentrazione (o forse avvicina un monocolo). San Bartolomeo lascia appena intravedere il coltello, suo attributo iconografico nascosto tra la sua mano e il libro. Le vesti color ocra 34 hanno aiutato una prima identificazione poi, osservandolo da vicino si può scorgere meglio fra la polvere.35L’atteggiamento dell’apostolo è invece di venerazione nei confronti dell’arcangelo. La tela è molto grande probabilmente sfiora i tre metri nel lato lungo. C’è da domandarsi perché proprio con San Gerolamo e San Bartolomeo? L’accoppiata con l’apostolo è meno rara soprattutto in epoca paleocristiana e altomedievale, – come si vede anche nella psicostasia presentata all’inizio della trattazione – forse a motivo delle vicende di Natanaele anch’egli notevole avversario del demonio.

Più difficile invece l’accostamento al Padre della Chiesa autore della traduzione biblica della Volgata. Forse un riferimento alla forza dalla parola di Dio che sconfigge il male – satana che sta proprio al di sotto dei piedi di San Michele e dei fogli che sta scrivendo San Gerolamo. Ma sono tutte supposizioni. È probabile però che l’artista abbia seguito delle specifiche indicazioni, soprattutto dalla vedova Cattaneo devota all’arcangelo che chiama a testimone anche nella lapide di consacrazione del coro che lei ha patrocinato. Da notare sono i volti, escluso forse San Girolamo, Michele e Bartolomeo hanno visi con tratti che potrebbero essere presi da persone specifiche, non hanno un tratto standardizzato, stereotipato, sono vivi, reali, ci si aspetta di incontrarli dietro l’angolo.

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Guido Reni, San Michele Arcangelo, 1636, Roma, Chiesa Santa Maria della Concezione.

Se confrontiamo l’iconografia dell’arcangelo con quelle contemporanee non possiamo non imbatterci in quella che è diventata l’icona simbolo del Santo, quasi non si possa pensare a San Michele senza immaginarselo così! Mi riferisco al dipinto che Guido Reni 36 realizzò nel 1635 per Santa Maria della Concezione in Roma. Qui, San Michele è ritratto nel tipo iconografico della lotta angelica, preso come già detto dal racconto dell’apocalisse. Come per quello di Marassi, la veste è quella militare, il mantello è un drappo rosso meravigliosamente barocco, l’arma è in questo caso la spada che l’angelo non scaglia sul diavolo ma solo minaccia, perché anche qui, gli schiaccia con un piede il capo. È chiaro il concetto della vittoria della fede sull’eresia: il San Michele barocco è l’emblema della Controriforma, che “schiaccia” la testa dell’accusatore, del nemico, con la forza della Vera Fede.San Michele è anche protettore del Pontefice.37 La preghiera che si recita all’arcangelo è stata scritta da Leone XIII alla fine dell’ottocento, altro periodo oltremodo critico per gli eredi di San Pietro. Pur non volendone ripetere la pregevolezza pittorica, il dipinto del Carbone esprime, in modo delicato e raffinato, gli stessi concetti sfavillanti del Reni, la presenza dei due santi confermano il concetto: la Vera Fede è quella nella parola di Dio che solo il Magistero della Chiesa, con il Papa e i vescovi può interpretare in modo non fallace (San Girolamo), va difesa alla stregua di qualsiasi martirio perché Dio è con noi e ci donerà la perseveranza e la resistenza (San Bartolomeo), in fine, ma non ultimo il Chi come Dio? Di San Michele che combatte chiunque si anteponga al Signore pretendendo di avere la “parola” che è quel Logos che solo da Dio proviene e che Cristo ci ha rivelato, e con gli apostoli è stata tramandata. Ancora la lancia con la punta verso l’alto pone una linea di collegamento tra i fogli di San Girolamo e il cielo, quasi a ribadire “che quello che è scritto lì” viene da Dio.

CONCLUSIONE

Un giorno da ragazzina feci voto che se fossi mai diventata ricca avrei sovvenzionato il restauro del quadro di San Michele. Credo che il buon Carbone dovrà aspettare un ammiratore più facoltoso! È indubbio che in me, quell’immagine che da bambina mi terrorizzava per la presenza del diavolo, da adulta è diventata una sorta di chiodo fisso teologico – artistico. A mio avviso è un’opera sottovalutata, non tanto dai tutt’altro che sprovveduti padri Minimi, ma da una critica che non è mai arrivata abbastanza fuori della città vecchia di Genova da sapere che anche nelle delegazioni d’un tempo ci sono meraviglie di non troppo ignoti autori che hanno dato un contributo a quella, per dirla con Tolkien, sub – creazione che si chiama “Arte”. Alcune curiosità: l’arcangelo Michele è il più sfruttato degli arcangeli nelle varie religioni, è quello che ha affascinato i nuovi movimenti religiosi dalla new – age ad altre sette che fanno degli angeli una forma di divinazione del futuro collegandoli con l’astrologia e altri minestroni pseudo – occulti. San Michele è protagonista di libri, film e fumetti addirittura di produzione giapponese38. Il suo ruolo di nemico diretto di satana lo rende l’emblema del bene nell’eterno dualismo con il male. Genova, 22 febbraio 2011 memoria di Santa Margherita V.M.

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NOTE:

[1] Nella sacra Scrittura l’affermazione e la credenza intorno a esseri sovraumani, detti angeli, devono essere considerate in rapporto allo sviluppo della storia della salvezza, che ha il suo culmine in Cristo.

[2] II termine angelo per indicare spiriti inviati da Dio per trasmettere un messaggio agli uomini, non ha un corrispondente preciso nella lingua ebraica. La parola che più gli si avvicina è mal’ak, usata frequentemente nell’Antico Testamento. Essa è simile alla paro­la araba la ‘ak, che significa mandare uno con un incarico. Il si­gnificato fondamentale perciò è quello di inviato o messaggero, ri­ferito originariamente più alla missione che al personaggio incaricato. Il termine può essere inteso in due accezioni: un messaggero umano inviato da un uomo o da Dio, e un essere celeste al quale Dio ha affi­dato un incarico o una missione, ossia un angelo in senso stretto. Anche in questa seconda accezione importa essenzialmente il si­gnificato di una persona inviata con un incarico. La medesima esten­sione di significato si ritrova nella parola greca αγγελοσ riferita sia a un messaggero umano sia a un essere superiore. Nel Nuovo Testa­mento si puntualizza maggiormente la distinzione, come viene confer­mato dalla Vulgata, la quale usa il termine nuntius per indicare l’uomo messaggero e angelus propriamente quale essere celeste inviato da Dio.

[3] Nel Primo libro di Enoch, Michele, Raffaele, Gabriele e Fanuel sono chiamati gli «angeli della presenza». Ma l’elenco di gran lunga più conosciuto è quello dello Pseudo Dionigi: Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Chamuel, Zadkiel e Jophiel. Nel libro di Tobia (12, 15), Raffaele afferma di essere “uno dei sette angeli che sono sem­pre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore”.(Webster)

[4] In questo proposito si narra: “Storia e vita di Adamo ed Eva, i primi uomini, quale fu rivelata da Dio al suo servo Mosè, quand’egli ricevette dalla mano del Signore le tavole della Legge (che sanciscono) l’alleanza, istruito (in questo) dall’arcangelo Michele (…)I due si mossero e scoprirono che Abele era stato ucciso per mano di suo fratello Caino. Dice Dio all’arcangelo Michele: “Fa’ ad Adamo questa raccomandazione: “Non svelare a tuo figlio il segreto che conosci, perché è un iracondo. Ma non esser triste: ché al suo posto ti darò un altro figlio. Questi ti indicherà tutto quel che devi fargli; ma tu non dirgli niente””. Questo Dio disse al suo angelo. Quanto ad Adamo, serbò nel suo cuore le parole dette, ed Eva fece lo stesso, benché fossero addolorati per il loro figlio Abele (…)Seth andò con sua madre Eva nei pressi del paradiso; e là piansero, supplicando Dio di mandare il suo angelo e di dar loro l’olio della misericordia. E Dio inviò l’arcangelo Michele, che gli disse: “Seth, uomo di Dio, quanto all’albero da cui stilla l’olio che serve per ungere tuo padre Adamo, non darti la pena di pregare; ché non lo avrai ora, ma negli ultimi tempi. Allora risorgerà ogni carne (tutti gli uomini vissuti a partire) da Adamo fino a quel gran giorno, quanti apparterranno al popolo santo; allora sarà data loro tutta la gioia del paradiso, e Dio starà in mezzo a loro. E non vi sarà più chi pecchi davanti a lui, perché saranno privati del cuore malvagio e riceveranno un cuore capace di comprendere il bene e di servire Dio solo. Ritorna da tuo padre, perché non ha che tre giorni di vita. Stai per assistere a una (scena) terribile: l’ascesa dell’anima che esce da lui”(…) E in quel medesimo istante udimmo l’arcangelo Michele che suonava la tromba, chiamando a raccolta gli angeli con queste parole: “Così dice il Signore: ‘Venite con me nel paradiso e udite il giudizio con cui giudico Adamo’”. Come udimmo l’arcangelo suonare, concludemmo: “Ecco, Dio viene nel paradiso a giudicarci”. Presi da paura, ci nascondemmo. E Dio venne nel paradiso montato su di un carro (trainato) da Cherubini, mentre gli angeli gli cantavano inni di lode. Nel momento in cui Dio entrò nel paradiso, gli alberi del lotto di Adamo e quelli del mio fiorirono tutti e il trono di Dio si era piantato dove si trovava l’albero della vita (…)Mentre Seth parlava con sua madre, ecco (che) l’angelo suonò la tromba e tutti gli angeli ch’erano prostrati (a terra) si alzarono ed emisero un grido terribile dicendo: “(Sia) benedetta la gloria del Signore a motivo delle sue opere; ha avuto pietà dell’opera plasmata dalle sue mani, di Adamo”. Quando gli angeli ebbero pronunciato queste parole, ecco (che) sopraggiunse uno dei Serafini con sei ali, afferrò Adamo, lo condusse nel lago d’Acheronte, lo purificò per tre volte e lo condusse davanti a Dio. Trascorse tre ore dacché giaceva, il Signore dell’universo, dal santo trono su cui era seduto, stese le mani in questo modo e sollevò Adamo per consegnarlo all’arcangelo Michele con queste parole: “Portalo su nel paradiso, fino al terzo cielo, e lasciavelo fino a quel giorno grande e terribile, che riservo al mondo”. Allora Michele sollevò Adamo e lo lasciò dove Dio gli aveva detto. E tutti gli angeli cantavano un inno angelico, pieni di meraviglia per il perdono di Adamo. Dopo tutto ciò l’arcangelo chiese (che cosa doveva fare) riguardo agli onori funebri da rendere al cadavere; e Dio ordinò che tutti gli angeli si radunassero davanti a lui, ciascuno secondo il suo grado. E tutti gli angeli si radunarono, gli uni con (i) turiboli, gli altri con (le) trombe. E il Signore degli eserciti salì (sul carro) sospinto dai venti: i Cherubini cavalcavano sopra i venti e gli angeli del cielo lo precedevano.(…) E allora parlò all’arcangelo Michele: “Va’ in paradiso, nel terzo cielo, e portami tre lenzuoli di lino di Siria”. E Dio disse a Michele, Gabriele, Uriele e Raffaele: “Stendete i lenzuoli sul corpo di Adamo, portate l’olio profumato e versatevelo sopra”. E così facendo resero al cadavere gli onori funebri (che gli erano dovuti). Proseguì il Signore: “Si porti anche il corpo di Abele”(…) Quand’ella morì, era presente l’arcangelo Michele. (Poi) vennero tre angeli, ne presero il corpo e lo seppellirono dov’era sepolto il corpo di Abele. (Allora) l’arcangelo Michele disse a Seth: “Così onorerai chiunque muore fino al giorno della resurrezione”. Dopo aver dato questa disposizione, continuò: “Non osservate il lutto per più di sei giorni. Nel settimo giorno sospendetelo e gioite, perché in esso gioisce Dio e gioiamo noi angeli insieme con l’anima giusta che ha lasciato la terra”. Detto ciò, Michele (se ne) ritornò al cielo, rendendo gloria e cantando l’Alleluia: “Santo, santo, santo il Signore; gloria a Dio padre: ché di lui, e del suo spirito eterno e vivificatore, è l’onore e la gloria e la venerazione ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen” (www.intratext.it)

[5] Si tratta di una interpretazione dell’episodio di Mamre narrato in Gn 18.

[6] Cfr. LINETTI P. ed., Che Santo è? Iconografia dei Santi stile manga, Brescia 2009.

[7] Cit. n. 1.

[8] Il Mausoleo ospitò i resti dell’imperatore Adriano e di sua moglie Sabina, Ha preso il suo nome attuale nel 590 come nell’episodio descritto dalla Legenda Aurea: Roma era afflitta da una grave pestilenza, per allontanare la quale venne organizzata una solenne processione penitenziale cui partecipò lo stesso papa Papa Gregorio I. Quando la processione giunse in prossimità della Mole Adriana, il papa ebbe la visione dell’arcangelo Michele che rinfoderava la sua spada. La visione venne interpretata come un segno celeste preannunciante l’imminente fine dell’epidemia, cosa che effettivamente avvenne. (cfr. AA.VV., Roma città eterna, Roma 2000 pp 102-103)

[9] Michele, l’arcistratega è l’angelo di luce che custodisce il mondo, si oppone a Lucifero, comanda le schiere celesti e pesa le anime con la bilancia.

[10] A questo proposito si vedano: Andrej Rublév, Arcangelo Michele, 1400 circa, Mosca, Galleria Trct’jakov e Icona con il busto dell’arcangelo Michele, autore ignoto del X secolo, Venezia,Tesoro della Basilica di San Marco. E ancora: San Michele Arcangelo, pittore bizantino del XIII secolo, Pisa, Museo Nazionale.

[11] Nel corso dell’VIII secolo il culto degli Arcangeli veniva confermato dai concili di Roma (745) e di Aquisgrana (789); il Quis ut Deus? di Michele si oppone al non serviam  di Lucifero ponendo in primo piano l’arcangelo Michele guerriero e giustiziere. Dal Mercurio – Hermes di Orazio definitivamente a Michele guerriero, magistrato patrono di confraternite riconducibili ai due ordini fondamentali della Milizia e della Giustizia, la trasformazione è il modo storico della continuità. Principe della Milizia delle legioni angeliche Michele combatte il drago e gli angeli ribelli e nel giorno del giudizio pesa le anime. Un dualismo che prima della fine del Medioevo verrà ricondotto ad unità: San Michele braccio della giustizia, a servizio del diritto, cavaliere che con la destra brandisce la spada e con la sinistra la bilancia divina (cfr. dipinto del Carbone). Questo farà di lui, con Carlo Magno, patrono del regno di Francia.

[12] Pina Belli D’Elia docente di Storia dell’arte all’Università di Bari.

[13] “Poiché già da tempo hai infranto il tuo giogo, hai spezzato i tuoi legami e hai detto: Non ti servirò! Infatti sopra ogni colle elevato e sotto ogni albero verde ti sei prostituita.” (Ger 2,20)

[14] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. (Mt 25,41).

[15] An­geli di tal fatta sono presenti nell’apocrifa Assunzione di Mosé (II secolo d.C.) e nelle comunità religiose fondate in Egitto da san Pacomio (287-387). Il fenomeno si rinnovava frequente nella vita monastica: lo attestano sant’Ephrem Siro (306-373 circa), il Menologio di Basilio (fine dell’XI secolo) e san Gregorio Magno nei Dialoghi

[16] Anche san Gregorio di Tours (538-594) ripete che l’anima della Vergine Maria fu presen­tata a Dio dall’arcangelo, non diversamente da come si era comportato per quelle di Adamo, di Eva e di san Giusep­pe, padre putativo di Gesù.

[17] Walter Otto nel suo classico Gli dei della Grecia ne offre un nutrito elenco.

[18] Il Concilio di Trento optò per l’immagine di San Michele guerriero, sebbene la bilancia non manchi come attributo (come chiaro riferimento critico alla dottrina della Giustificazione di Lutero), Michele debella Lucifero che in questo caso è la nuova eresia protestante. Michele diventa così uno degli emblemi della Chiesa trionfante debellatrice del “male” come vuole presentare la politica della Controriforma.

[19] Mario Righetti (Genova, 1882 – Genova, 1975) è stato un abate e liturgista italiano. Per tutta la vita studioso di storia della liturgia cristiana cattolica. Frutto principale della sua lunga attività di insegnamento e ricerca fu il grande Manuale di storia liturgica, ristampato nel 2005. Fu abate mitrato della chiesa di N.S. del Rimedio a Genova, professore di Liturgia al Seminario di Genova, Accademico pontificio, consultore della Congregazione dei Riti e fu chiamato come perito al Concilio Vaticano II. Fu sempre vivamente interessato al canto gregoriano e tradusse in italiano parte della grande opera dello studioso tedesco Peter Wagner (1865-1931). (www.wikipedia.it)

[20] Iliade 8, 69-77

[21] Iliade 22, 208-213

[22] Per individua­re le fasi della cristianizzazione di Ermes, ormai Mercurio, prendiamo abbiamo tre esempi: un affresco nella catacomba romana di Pretestato dove la moglie di un sacerdote di una setta orientale, una certa Vibia o Vidia è condotta innanzi al banchetto dei giusti da Mercurio, il quale, terminato il suo compito, si colloca a destra mutato nel ruolo di angelo, come recita la didascalia: angelus bonus. Il secondo è costituito da una gem­ma gnostica con Mercurio e delle iscrizioni riguardo il tempo e Michele alla fine un’altra gemma gnostica dove  Mercurio tiene con la sinistra la bilancia e con la destra la lancia sottomette il dragone infernale mentre lo calpesta con i piedi.

[23] Domine Jesu Christe! Rex gloriae!/Libera animas omnium fidelium defunctorum/de poenis inferni et de profundo lacu!/Libera eas de ore leonis,/ne absorbeat eas Tartarus,/ne cadant in obscurum:sed signifer sanctus Michael/repraesentet eas in lucem sanctam,/quam olim Abrahae promisisti,/et semini ejus.

[24] Era preghiera sorta in ambiente irlandese o romano dell’VII secolo, con modifiche successive nella Francia carolingia; tra i secoli IX e X penetrò nei messali e vi rimase nei consolanti melismi del canto gregoriano e nelle più consolanti parole fino alla sua scomparsa, per lasciare un freddo vuoto non ancora riempito. (Righetti)

[25] Per questo possiamo collocarlo nel pieno periodo Barocco.

[26] Giovanni Andrea De Ferrari (Genova, 1598 – 1669). Si formò alla scuola di Bernardo Castello e dello Strozzi, collaborò ad alcuni progetti con Giovanni Andrea Ansaldo ed ebbe tra i suoi allievi alcuni tra i più noti pittori della scuola genovese del Seicento, quali Valerio Castello, Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, Giovanni Bernardo Carbone, Sebastiano Cervetto e Giovanni Andrea Podestà. (www.wikipedia.it)

[27] Notizie biografiche da www.wikipedia.it. Probabilmente compare il suo nome nei documenti relativi all’opera citata dal compilatore della pagina wiki.

[28] «Parrocchia regolare, retta dai RR. PP. Minimi di S. Francesco di Paola. Già era capo-Comune con la Rettoria di Quezzi nel Mandamento di S. Martino , ed ora uno dei sei Comuni annessi a Genova nel 4874. Ha buca postale dipendente dall’ Uffìzio Postale di Borgo-Pila. Una breve monografia di questa parrocchia pubbli­cò nel 1877, e di nuovo nel 4879 il R.mo Fr. Raf­faele Ricca Correttore Generale dei Minimi e parroco di questo luogo. Essa ci sarà guida in più d’ una circo­stanza. Questa parrocchia il cui territorio s’estende tanto sulla destra che sulla sinistra sponda del Bisagno , dal Monte cui incorona il bel Santuario di questo nome , alla collina del Zerbino che sostiene le mura orientali di Genova…»cfr. REMONDINI A., Parrocchie dell’Arcidiocesi di Genova, Genova 1882.

[29] Cit. n.27.

[30] Cit. n. 27

[31] Si noti come tutto corrisponda ai dettami del Concilio di Trento che apriva ai fedeli il Presbiterio mostrandolo più arioso e glorioso, non più le separazioni delle iconostasi, non più gli altari sopraelevati con la cripta sottostante ma la gloria del clero orante, l’organo lo strumento barocco e affreschi, marmi, colonne tortili, stucchi e oro per celebrare la maestà divina.

[32] Cit. n.27

[33] Cit. n.27

[34] Al museo diocesano è conservato un polittico con le storie di San Bartolomeo dove, sebbene si tratti di un’opera più antica, l’apostolo è vestito degli stessi colori. Forse il Carbone aveva presente l’opera ora custodita al museo.

[35] Devo ringraziare il parroco di Santa Margherita di Marassi, padre Francesco Lia, per avermi concesso di accedere al pulpito per poter osservare da vicino il dipinto.

[36] Guido Reni (Bologna, 4 novembre 1575 – Bologna, 18 agosto 1642) è uno dei maggiori esponenti della pittura e incisione barocca italiana.

[37] Una pia credenza, assegna san Michele come angelo custode al Pontefice in carica. I commentatori lo riconoscono nell’angelo liberatore dell’episodio di san Pietro in carcere, il primo papa. Dio ha inviato il suo angelo, dice l’apostolo stesso. Questa sola espressione basterebbe a designare san Michele. Attila marcia su Roma minacciandone il completo saccheggio, Papa Leone I gli va incontro per placare la sua crudeltà barbara. Suppliche, preghiere e lacrime, è troppo poco per fermare il barbaro assetato di sangue. Ma a fianco del vecchio pontefice appare un guerriero celeste, che brandisce una spada, e due vecchi venerabili, che minacciano di morte l’audace, se non indietreggia dal suo proposito di distruggere Roma. Attila si ritira spaventato. Anche il papa Leone IV proclama ch’egli ha riportato sui Saraceni una brillante vittoria col braccio di san Michele. Altri papi testimoniano nelle loro lettere la fiducia in lui. Uno ha anche fatto rappresentare l’Arcangelo che ha in mano il governo della barca di Pietro, con questa iscrizione: “San Michele, siate mio protettore e mio difensore, come lo siete stato di tutti quelli che mi hanno preceduto sulla cattedra di Pietro”.

Molti papi, ultimo in ordine di tempo, Giovanni Paolo II, sono andati anche a pregarlo nel suo santuario del monte Gargano nelle Puglie. In cambio dalla loro devozione, l’Arcangelo li ha aiutati nelle loro imprese e nelle loro lotte per la difesa dei diritti della Santa Chiesa.

Ai giorni nostri Pio XII, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno diverse volte invitato il popolo di Roma e tutto il mondo cristiano ad onorarlo ed a ricorrere alla sua intercessione. Papa Pio XII il 15 gennaio 1941 proclamò San Michele Arcangelo patrono e protettore dei radiologi e radio terapeuti e successivamente dell’ordine e della sicurezza pubblica in tutta l’Italia. “Non c’è nessuno che appare più capace e più idoneo a preservare la sicurezza pubblica di quel Principe celeste dell’armata angelica, come ad esempio, l’Arcangelo Michele, poiché egli possiede la forza contro i poteri dell’oscurità” egli disse. Afferma Giovanni Paolo II: “Possa la preghiera fortificarci per quella battaglia spirituale di cui parla la Lettera agli Efesini: “Attingerete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza” (Ef. 6. 10). E’ a questa stessa battaglia che si riferisce il Libro dell’Apocalisse, richiamando davanti ai nostri occhi l’immagine di San Michele Arcangelo (cfr Ap. 12, 7), aveva di sicuro ben presente questa scena, papa Leone XIII, quando alla fine del secolo scorso, introdusse in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele: “San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro i mali e le insidie del maligno; sii nostro riparo…”. Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo” (Esortazione di Giovanni Paolo II alla Recita del Regina Coeli di Domenica 24 aprile 1994).(Stanzione M.)

[38] Ad esempio: il film  “Legion” del  2010  diretto da Scott Stewart; il  film “Michael” del 1996 diretto da Nora Ephron, con John Travolta nei panni di un simpaticissimo San Michele “in vacanza” sulla terra che profuma di biscotti. Il manga “Angel Sanctuary” di Kaori Yuki (2001) presenta un arcangelo Michael molto originale con un tatuaggio a forma di serpen

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Lallycula, Visione di San Michele, 30×40, elaborazione fotografica, 1999. Palma de Mallorca, collezione privata.

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