“I Medici” la fiction che non conosce la storia e meno ancora la storia dell’arte

Quando ho fatto l’Accademia io, c’erano diversi rami tra cui quello della scenografia tra cui scegliere, oggi, vent’anni dopo, questo ramo è ancora esistente e immagino abbia infinite risorse in più. Ma credo che una cosa non sia cambiata: per accedere all’Accademia di belle arti – se non avevi fatto un certo tipo di liceo artistico o scuola d’arte – dovevi fare un esame che prevedeva la STORIA DELL’ARTE oltre a materie pratiche come il disegno.

Ora mi chiedo come mai, in una produzione RAI monumentale, come “I Medici Masters of Florence” siano stati impiegati scenografi impreparati o che non si sono ribellati o hanno gridato allo scandalo per l’utilizzo di location con opere decisamente anacronistiche.

Qualcuno che ha trovato da ridire, in realtà c’è stato, ma pare che la polemica sia su tre secondi finali del secondo episodio in cui si vede uno scorcio di Firenze dove, pare si vedano costruzioni più recenti … senza considerare che per due episodi non fanno che scorrazzare tra architetture più recenti, ritrovamenti  greco- romani più recenti,  e soprattutto, opere pittoriche realizzate da autori più di cento anni dopo.

Un esempio su tutti è il seguente. Dovremmo essere  di sicuro dopo il 1420 (anno di morte di Giovanni) e prima della pace del 1429 con Milano per Lucca, ma se leggete il link scoprirete delle imprecisioni storiche su quella guerra falsate dalla fiction.

Cosimo De’ Medici e il fratello Lorenzo guardano questo affresco sulla parete. Si tratta della “Presa del forte presso Porta Comollia” dipinta dal Vasari (n. 1511- m. 1574) tra il 1567 e il 1571 e raffigura una scena della Guerra Senese (1552-1559). Il dipinto è nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze e non sto a dire che così come lo vediamo adesso, Cosimo e bro non lo potevano vedere. Lasciando perdere il fatto che, chi l’ha dipinto sarebbe nato nel secolo successivo, così come la battaglia raffigurata sarebbe avvenuta dopo più di cent’anni.

La mia domanda è un’altra, a cosa serviva usare delle immagini sbagliate ai fini della narrazione?

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Inutile sindacare sull’immagine del clero corrotto e pederasta e dell’improprio utilizzo della parola “Curia” come sinonimo sbagliato di Conclave, ma almeno, dato che vogliamo fare quelli che parlano d’arte (stiamo parlando di una delle famiglie mecenate più famose della storia) cerchiamo di essere precisi anche con quella, non possiamo mettere a decorazione della casa dei Medici opere di più di cent’anni dopo, peggio ancora nei flashback d’inizio Quattrocento.

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L’opera alle spalle è di Giulio Romano, nato nel 1499! (Fa niente che si trovi a Mantova a Palazzo Té e che questa sia fatta apposta per la scena, perché ormai mi ripeterei all’infinito e mi annoio da sola)

Ancora, a inizio Quattrocento, Cosimo e compari, per corrompere un cardinale, sono a Palazzo Farnese a Caprarola (che è stato costruito a partire dal 1530 ma realizzato effettivamente tra il 1559 e il 1575), la Sala  è quella dei Fasti Farnesiani  le opere che vediamo sullo sfondo, principalmente dello Zuccari, altro manierista nato e vissuto nel Cinquecento, sono relative ad avvenimenti della seconda metà del Cinquecento, quindi realizzati successivamente. Diciamocelo sinceramente, gli episodi sono incentrati sul desiderio di Cosimo di realizzare i suoi sogni d’artista, infranti dalla volontà del padre di fare di lui un banchiere. Tuttavia, Cosimo ha la sua vittoria con i lavori per la cupola del Duomo di Firenze che, come dicono i libri di storia dell’arte delle scuole medie, segna l’inizio – in arte – del Rinascimento. Qui invece sono almeno vent’anni tra storia e flashback che girano per abitazioni decorate con uno stile che del Rinascimento ne è soltanto il declino ed apre al successivo Barocco. Giulio Romano e Giorgio Vasari sono Manieristi, così chiamati perché s’ispirano all’arte alla maniera di Raffaello e Michelangelo, entrambi ancora da nascere ai tempi in cui è ambientata la storia. La Firenze che dovrebbe circondare i personaggi, quindi, dovrebbe essere meramente medievale nelle architetture e nella pittura. E non solo Firenze, anche Roma, non mi stupirei se prima o poi spuntasse il colonnato del Bernini in san Pietro!

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In ogni modo, se anche  mi foderassi gli occhi con il blu di quelli dello strafico Richard Madden e passassi su tutte queste scivolate e falsi storici, la storia messa così è brutta, lo sarebbe anche se fosse frutto di fantasia e basta. Il cast non salva il giudizio negativo, anzi, lo rafforza. Forse salvo solo la voce di Skin della sigla.

Quindi, ammesso e non concesso che sia lecita la frase del più grande stupratore di storia e di storie (non è un errore di battitura) David Goyle, a proposito delle critiche al  suo Da Vinci Demons “non importa che la storia sia bella o vera, basta che funzioni” (=venda), in questo caso (anche in quello suo, infatti è stato un flop) la storia non funziona. E il pubblico è stufo di polpettoni storici senza un minimo di cura della verità, non aiutano la cultura, la uccidono definitivamente. Questo genere di cose, alle quali associo i vari Borgia, Tudor, Reign eccetera, sono l’eutanasia di una cultura in coma irreversibile.

Nel regno del tutto è lecito in nome di nomi noti, strafichi e belle gnocche (l’inutilità di Miriam Leone a parte “uscire” le tette è emblematica, e avrei anche da dire sulle modelle nude nel medioevo ma entrerei in specificità troppo tecniche) concluderei con questa foto:

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