#Vadoinbocciofila cap 1: disavventure dI WATTPAD

Ve la ricordate la canzone “Spalle al muro” di Renato Fiacchini, in arte Renato Zero?

Certo che no, perché voi che state ridendo proprio ora non avete letto le avvertenze e, se lo avete fatto, non credo che Il Volo ne abbia mai cantata la cover, ergo: non la conoscete.

Si tratta di una canzone scritta da Mariella Nava quando Zero aveva quarant’anni e si sentiva “vecchio”.

“Vecchio, sì,

Con quello che hai da dire,

ma vali quattro lire, dovresti già morire.

Tempo non ce n’è più,

Non te ne danno più!”

Recita la canzone in una delle tante strofe crude, dure e reali.

Perché questa introduzione? Perché sono certa che le tizie o i tizi o quelle che una volta, nel mio tempo chiamavano sbarbatelli, pivelli, mocciosi verranno a leggere questo libro per:

  1. Prendermi in giro
  2. Dire che le ho copiate o plagiate (ammesso che oltre alla definizione fino all’altro ieri errata di Wikipedia abbiano una vaga idea del significato della parola e quello che comporta)
  3. Fare un capitolo dove sputtanando a destra e a manca, sfiorano da vicino la diffamazione con i mezzi del bullismo che però per età pare chiamarle fuori “e che cazzo, non hai mica più quindici anni”: no e per questo invece di far causa ai tuoi genitori, giacché anche tu sei maggiorenne, ti becchi una denuncia per diffamazione e siamo – se non sbaglio, vedrò cosa dice Facebook a riguardo – siamo nel PENALE.

Il mio intento è di far sorridere, con la migliore delle mie arti: LA POLEMICA.

Ah non è un’arte?

C’è scritto sul testo universitario (scaricato su internet) sul quale state preparando la tesi per la laurea breve in “son tutta io e la merda niente”, facoltà che contiene: mass-media, psicologia e psichiatria, retorica, dialettica, giornalismo, filosofia obbligatoriamente di parte, religioni orientali, cucina masterchef, biografia di Justin Biber e di tutto un po’ convincendovi quanto basta che un ventotto in “linguaggio del social network” faccia di voi l’essere più perfetto e “coltivato” del pianeta.

Ah che bello avere dato dieci esami e scrivere l’elaborato per una laurea di un corso triennale della nuova riforma universitaria … Una tesi che somiglia a una creepy – pasta di tutte le puttanate che i vostri sbarbatelli colleghi hanno recuperato dalle fonti sbagliate di Wikipedia e crediti, crediti, crediti!

Per trovare un lavoro, domani, sapientoni, saprete come si fa? O vai a sostituire papà per mandarlo finalmente in pensione, ah no?  Così ti puoi spendere la liquidazione per farti un viaggio intorno al mondo in barca a vela!

O trovi qualcuno che ti raccomandi per un posto pubblico.

O ti candidi con i M5S.

Il più delle volte le tre opzioni sono une e trine, come nostro Signore, ah già tu sei Buddhista, quel tizio vegano (obeso) che parlava di un sentiero per raggiungere l’armonia con la natura dal quale anche se ti spari tre ore di yoga al giorno sei lontano anni luce, perché che tu l’accetti o meno tu più che yogi sei Yoghi. L’orso Yoghi.

Quindi, poiché sono cattiva, veramente cattiva – da vecchi si diventa arteriosclerotici, voi m’insegnate – proprio detesto sentirmi presa per il deretano, perché, soprattutto, dall’altra parte della cattedra a darvi quel ventotto che vi fa sentire onniscienti, potrei esserci io (non avessi scelto di vivere), quella che le tre lauree e i due dottorati le ha prese leggendo dei libri di carta, cercando anche su internet ma ponderando le vaccate dalla verità. Quella che un tizio finito male diceva rendere liberi.

Detto questo, state tranquille che non farò copia incolla del vostro divertente libro, che fa ridere finché non scopri che chi si diverte è solo la gente del branco e tu hai il doppio degli anni di quelli di quel branco e se ti permetti di fare una battuta ti rispondono con la faccia imbarazzata e la risata stiracchiata peggio di Baglioni in duetto con Morandi (io vi vedo …) fingendo di aver apprezzato il commento. E finché spari minchiate prendendo per il sedere terzi ignari e ignoranti va anche bene, se ti metti a fare la saputella “per esperienza” finisci prima cancellata, poi presa per il sedere con l’etichetta VECCHIA. E la cosa che ti fa pensare è che ci si sono messi anche in più di uno per questo compendio enciclopedico!

Chiudo l’intro con la promessa che sarò più divertente nei prossimi capitoli, ma cercherò non di autocelebrarmi (sono già in lite con Lucifero per chi se la tira di più), piuttosto di dare una mano a tutti i vecchietti che come me, credono ancora che su questa piattaforma si possa scrivere veramente.

P.S. Ventenni o poco più che prendono in giro quindicenni fanfictionnare (faccio registrare questo termine come petaloso), ma dall’altro lato, non sanno come liquidare i quarantenni se non cancellandoli, io non saprei dove ben collocarle perché se esiste un certo “karma” (da teologa dovrei anche sapere cosa sia, ma va di moda come il sushi, il pilates e i selfie) io mi aspetto che ci siano dei bambini di dieci anni che vi definiscono “vecchi” e veramente fuori posto perché scrivete invece di fare un canale Youtube, e dall’altra, gente ad un passo dalla menopausa (o dall’andropausa che è anche peggio) che vi sfotte esattamente come fate voi con le fanatiche della boy band più in tendenza su Twitter.

Solo che più si diventa vecchi, più si diventa stronzi. Io ho accumulato le prese in giro a tredici anni perché ero la quattrocchi “nerd” (a quei tempi secchiona, sfigata, cessa); quelle a venticinque perché «Eh, cosa ti credi, non sai cosa voglia dire il mondo del lavoro, finché studi …»; quelle tra i trenta e i quaranta dei colleghi – e l’istruzione, ad ogni livello, è il girone dell’inferno dove incontri il conte Ugolino – e oggi le vostre.

Direi che vi batto sull’esperienza e ho tutto il diritto di averne le palle (cadenti) piene.

Anche perché, ve lo dico così, ora vi credete magre e fighe e lo siete anche, ma voi i primi capelli bianchi li vedrete tra tre anni massimo, farete forse un figlio alla mia età o forse oltre perché ancora lì a studiare e perché la pillola vi ha rese sterili, probabilmente dovrete optare per l’inseminazione perché ormai i maschi, stufi di donne superpotenti vanno (con ragione) con altri maschi e a voi resta scegliere a caso tra una decina di panzoni calcio – dipendenti con l’alopecia a trent’anni. Fermate il karma finché potete, quando suona l’orologio biologico sarà un campanile con il vostro requiem.

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