Classico o commerciale?

Quando sento la parola “classico” immediatamente penso all’arte greca, c’è poco da fare, questa è la mia storia e il mio background. Tuttavia, ben presto ho imparato che classico si può estendere e viene esteso a molti campi, persino allo sport. Cosa s’intende per classico?

Per dare una risposta mi affido al vocabolario Treccani del quale incollo una delle definizioni, rimandando al link per il resto:

Per estens. (spesso sostantivato), perfetto, eccellente, tale da poter servire come modello di un genere, di un gusto, di una maniera artistica, che forma quindi una tradizione o è legato a quella che generalmente viene considerata la tradizione migliore; con riferimento ai più importanti autori delle letterature moderne e alle loro opere: i citalianiuna collezione di cfrancesilo studio dei ctedeschi, ecc.; e, per altre discipline: un pittore c.; un musicista c.; i cdella scultura italiana (analogam., nell’uso più recente: un cdello schermoun cdei romanzi gialli, e sim.); un c. è un’esperienza radicale, un incontro che ci modifica, non un ritrovamento di aspetti reperibili in altri (Giuseppe Pontiggia)

Ieri sono stata aggredita da un’insegnante di lettere perché, in tema di libri, ho affermato che, purtroppo, oggi viene venduto, spacciato come classico qualcosa che non lo è, con tanto di bollino sulla copertina. Inutile è stato spiegare alla professoressa che io non volevo dare ragione o difendere certi meccanismi di propaganda, semplicemente evidenziare quello che viene fatto, lamentando anche che purtroppo chi casca nella rete di queste “trappole commerciali” è il lettore e, spesso, pure lo scrittore che si sente paragonato a chi di classico non ha un bel niente. Così, diventa “classico della letteratura erotica” un libro brutto, mal scritto e peggio tradotto solo perché ha venduto. Tutto questo, ho sottolineato direi chiaramente in quel dibattito, svilisce la vera arte e, purtroppo i veri “classici”.

Come si diventa un classico?

Tornando all’esempio di prima, pensando alla letteratura erotica a me, povera ignorante rozza nello scrivere e con troppo ancora da imparare, viene in mente L‘amante di Lady Chatterly, di D.H. Lawrence non di certo la signora James. Se devo proprio estendere a qualcuno di più contemporaneo direi che la Gabaldon (Outlander) della quale abbiamo ammirato anche lo splendore di Sam Heughan nei panni di Jamie Fraser per le prime due stagioni della serie televisiva tratta dai suoi film … ma non la innalzerei (ancora) al classico. Purtroppo o per fortuna, dipende se di Harry Potter siete lovers o haters, anche J.K. Rowling è considerata classico del fantasy per bambini e ragazzi, tant’è che compare già da qualche anno nelle antologie e nei libri di testo, proprio in virtù di quel punto del vocabolario che ho condiviso qui sopra.

Detto questo, raccomandandomi con tutti di non prendere per oro colato tutto quello che dice il web, che viene “passato” per i media come qualcosa che non è detto che sia, vorrei rispondere educatamente alla professoressa che mi ha attaccato ieri, così come a molti che, come lei, pensano di confutare le proprie convinzioni svilendo l’interlocutore colpendolo in quello che ha caro come la sua arte:  Signora mia, lei non ha difeso i “suoi classici” andando a cercare un’anteprima su Amazon di un mio libro per dire, ovviamente, che sono rozza nello scrivere e gentilmente che potrei darmi ad altro mestiere (potessi lo farei, facevo il suo stesso lavoro… ma mi sono ammalata), che devo tornare a scuola alla mia età (cosa che se potessi farei anche questa, visto a sopra i 40 le tasse universitarie sono agevolate e, nel mio caso avrei anche il basso reddito). Vorrei dire di  difendere i suoi classici, dimostrando che lo sono con quello che scrivono quei classici, non con il fatto che io non scrivo come loro. Io non mi reputo un classico e non lo sarò mai, se devo scegliere tra il successo della Rowling e l’essere un classico ma di nicchia, scusate, scelgo il primo … non per materialità, non solo almeno, ma perché anche Michelangelo ha preteso i suoi bei soldoni per dipingere la Sistina. Non si è accontentato di un bel “ma quanto sei bravo” da parte del Papa, ha pure sospeso spesso i lavori per motivi di soldi! Non dobbiamo vergognarci della nostra arte, proprio perché ce la mettiamo tutta per dare il massimo dovremmo fare in modo per essere visibili e letti, alla faccia di tutti i fenomeni mediatici costruiti dal marketing, senza le basi, banali quando non brutti, mal scritti ma comunque venduti ed elevati ad un rango che non dovrebbe affatto appartenergli solo in virtù del venduto. Probabilmente “Andiamo a comandare” ha venduto più di tutte le opere di Puccini assieme la scorsa estate, ma non farà mai di Rovazzi un classico, che ne dicano i media o i bollini sulle copertine.

Dire preferisco un lettore che mi dice che emoziono al successo della James è ammettere di non voler dire nulla a nessuno, ed è il classico discorso che facciamo noi invisibili, c’è anche una definizione specifica della psicologia; ma è più facile rimandare alle favole di Esopo, dove la volpe che non arriva all’uva dice che gli acini «Sono acerbi».

Tanto vale scrivere solo per quella persona, almeno non ci si assume il rischio di non piacere, con quello spirito romantico del poeta che scriveva all’amata e che, ai tempi del Romanticismo era considerato anti – classico. Oggi, la professoressa m’insegna, Leopardi è, nel suo genere, un classico.

Dobbiamo insegnare ai nostri alunni ad avere uno spirito critico, aprendo per primi la nostra mente al nuovo, cercando di comprendere per mettere in guardia. Conosco una dodicenne che ascolta Fedez ma pure i Greendays, che si emoziona leggendo Anna Frank. Un diciannovenne che gira in braghette, va spesso in spiaggia e in discoteca, che alla maturità ha citato Platone. Non trasmettiamo al futuro un’immagine sbiadita e storpiata di un’opinione personale, diamo loro possibilità di scegliere perché tra i filosofi ci sono Agostino e Marx, Tommaso D’Aquino e Nietzsche tutti egualmente meravigliosi, non scegliamo noi per loro, offriamogli l’opportunità di capire quale scegliere, perché il rischio e generare stuoli di topi appresso al pifferaio magico che gli racconta che quello è bene perché è di moda. Il problema è che se noi insegnanti (voi ormai) vi radicate nel vostro Pantheon personale, quasi obbligate l’allievo a fuggire – per istinto di sopravvivenza – da quello imposto come bene e/o classico, di fronte allo sbagliato, male, brutto o peccato di chi non ha sbagliato, mal fatto o peccato, ma semplicemente la pensa in un altro modo.

Qualcuno diceva “la Verità rende liberi”, se togliamo a questa frase il senso teologico della Verità cui alludeva san Giovanni, scopriamo che quella verità che rende liberi si chiama cultura. La cultura deve saper distinguere il bello dal brutto non basandosi su una colonna di sapore proibizionista con il bene e il male da due parti separate da un bel muro, ma andando a vedere ed interrogarsi sui “perché” … sicché, chissà magari si riesce senza infettarsi a far convivere nella stessa biblioteca Dan Brown con Manzoni, la James con Leopardi o Rovazzi e Puccini nella stessa stessa playlist, sapendo però bene perché e come uno è un classico, l’altro un tormentone estivo (due palle il Nessun dorma nell’estate del 1990 dopo il concerto dei tre tenori alle terme di Caracalla …) 😉

Lallycula.

Immagine in evidenza: Busto di Ugo Foscolo, Marco Pasato 1861, Palazzo Loredan, Venezia.