Risurrezione 2014 – Acrilico su vetro.

Risurrezione – cm 100×70 acrilico su vetro Lallycula 2014

L’idea di questo dipinto nasce il giorno di Pasqua del 2014, l’ispirazione è presa dal racconto evangelico della mattina della prima Pasqua cristiana da parte di san Giovanni e, nello specifico, proprio il momento conosciuto come il “noli me tangere”, ovvero “non trattenermi” l’incontro di Gesù con Maria Maddalena:

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RISURREZIONE – LALLYCULA 2014 riproduzione vietata

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.] Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto. (Gv 20, 14-18)

In un primo momento, lei non si accorge che costui è Gesù perché, suo corpo è talmente splendente, è talmente divino, che non riesce a riconoscerlo anche forse memore di quel venerdì di passione così truce, così terribile dal punto di vista umano.

Ispirazione anche dal Vangelo di Luca, non tanto nell’episodio del racconto della mattina della domenica di Pasqua, quanto al momento in cui Gesù incontra i discepoli di Emmaus: “Ma i loro occhi erano impediti dal riconoscerlo” (Lc 24,16). Costoro non avevano la capacità di riconoscerlo finché non ha spezzato il pane.

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Cristo libera Adamo ed Eva dagli inferi tenendoli per mano, affresco – Istanbul, chiesa del San Salvatore in Chora

Un’altra immagine che viene alla mente è quella della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, dove si racconta quella parte non nota nei Vangeli canonici, quella della “discesa agli Inferi” dove e quando Gesù spalanca le porte vestito della sua gloria e libera tutti i grandi nomi del passato da Adamo a Davide fino addirittura il buon ladrone al quale aveva promesso il Paradiso. Gli affida tutti all’Arcangelo Michele, e addirittura raccomanda a Disma di mostrare la croce se l’angelo che trovava alle porte del Paradiso non l’avesse riconosciuto. La discesa agli Inferi è anche menzionata nel Credo o Simbolo Apostolico:

“[…] patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte […]”

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L’ultima ispirazione iconografica viene direttamente dalla grande storia dell’arte, da Michelangelo Buonarroti e il suo Cristo giudice del Giudizio Universale (1533-1541) della Cappella Sistina. Anche lui non ha il tipico “pizzetto” la barbetta con cui viene raffigurato comunemente nella storia dell’arte antica, moderna e contemporanea. Questo Gesù è il vincitore sulla morte quindi ne esce trasformato, si è voluto realizzare la divinità di Cristo, di Gesù glorioso, fulgido, luminoso, nonostante abbia ben chiari i segni della passione nelle stimmate e nella ferita sotto il costato. Alle spalle si vede il sepolcro dove viene lasciato il telo, la Sindone (chiamiamola così), dov’è stato avvolto; poi il vessillo il simbolo della vittoria sul peccato e sulla morte, della risurrezione con la tipica croce rossa su sfondo bianco. É la divinità, appunto, di Cristo, la natura divina di questo Cristo Risorto, se venerdì santo aveva portato al massimo compimento la natura umana di Gesù, oggi, a la domenica di Pasqua prende corpo, in tutti i sensi, la natura divina di Cristo, che gli apostoli e Maria Maddalena così come i discepoli di Emmaus ancora non sono pronti a riconoscere; lo saranno, lo dice l’evangelista Giovanni, soltanto dopo aver ricevuto lo Spirito Santo.333-giudizio_universale

Un quadro denso di una visione teologica e cristologica della Pasqua cristiana, visto nella divinità di Cristo, un Cristo che resuscita che fa risorgere, che fa risorgere colui che lo guarda con questa aura di gloria che lo circonda la sua vittoria contro il peccato, la e il male. E quindi un Gesù estremamente divino, grandemente Figlio di Dio, un Cristo Redentore che, appunto, porta al fedele tutta la Grazia e tutta la bellezza del Mistero della Risurrezione. Avvenimento che non si può ovviamente inserire nella storia perché non si hanno dei dati archeologici da poter analizzare, non si hanno degli elementi da poter inserire la Risurrezione come fatto storico, ma solo come fatto metastorico che però cambia il destino del mondo, muta il destino dei credenti per dirla con ancora l’evangelista Giovanni “per quelli che l’avrebbero saputo riconoscere” e in questo caso, Gesù risorto è la luce per rischiarare quelle tenebre, anche quelle tenebre che non l’avevano accolto.

L’immagine di un risorto visto in chiave unicamente Cristologica e salvifica. Gesù che è il Cristo nella sua natura divina, è un Gesù che supera qualsiasi altro personaggio della scrittura, come nel discorso di Jacopo da Varagine, un Gesù glorioso, un Gesù uomo che muore come il peggiore degli uomini e risorge l’unico fra gli dei.

Due parole sul supporto: il vetro. Supporto insolito per la pittura, fragile ma molto luminoso, portatore della luce della Redenzione ma debole come la fede del credente che rischia sempre di romperla, spezzarla, perderla: il Cristo risorto, allora, porta al credente quella forza di fede in quel fatto, metastorico ma reale, che solo con quella Pasqua poteva diventare storia, poteva diventare vita. (T.V.)

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20160328_170609Caratteristiche tecniche:

Misure: cm 100×70

Tecnica: acrilico su vetro

Valore coa: 5100 euro

Certificato autenticità: 27 marzo 2014 ex voto.

Ubicazione attuale collezione privata ignota.

Ubicazione precedente: Parrocchia Regina Pacis – Genova; Santuario N.S. Della Guardia Genova.