Herenizumu koinè ヘレニズム Κοινή ePS 3

ESTRATTO DEL TESTO CANCELLATO DA WATTPAD E IN PROSSIMA STAMPA. [MAGGIO 2017]

EPISODIO 3

35hlmdvIl Pallasbelda

Non serve essere andati a Firenze per riconoscere la cupola che ha cambiato la storia dell’architettura mondiale: quella del Duomo di Santa Maria del Fiore realizzata da Brunelleschi. Il team di Kurumada lo ha scelto per rappresentare il palazzo della dea dell’amore Pallas nella seconda stagione di Saint Seiya Omega, il Pallasvelda o Pallasbelda. Aggiungendo alcune modifiche, come il muraglione esterno, che vedremo è preso da un misto di due moschee e mausolei e la forma circolare e ottagonale, al contrario della pianta originale della basilica fiorentina.

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Partiamo dalla cupola, ma prima concediamoci un appunto di tipo mitologico: non esiste una dea dell’amore chiamata Pallas/Pallade, ma è uno degli attributi di Atena e significa giovane un’adolescente stile “ragazza Tumblr” o una “duemila” nel gergo del web. In verità in greco la parola è riferita anche a “concubina”[1] con un riferimento non proprio positivo del termine. Forse Masami ha creato il personaggio sfruttando proprio queste accezioni del termine greco, prova ne è anche il carattere capriccioso e passionale della sorella di Atena: altra cosa inesatta. Pallas era una ninfa del lago Tritone in Libia, cresciuta con Atena e amata da lei come una sorella (qualcuno sostiene che fosse un amore più saffico), durante un gioco di guerra la dea uccise accidentalmente l’amica e per commemorarla assunse “pallade” tra i suoi appellativi. Un altro mito descrive Atena e Pallade come sorelle gemelle figlie di Tritone il dio del mare libico (equivalente a Poseidone) e una divinità del lago salato chiamata Anfitrite[2]. Ogni anno c’era un festival che riproponeva il memoriale della morte di Pallade sulle rive del lago.

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In fine, Apollonio di Rodi menziona una veste pelle di capra che indossavano le ninfe guardiane di quel lago.[3]

Non capisco che problema abbia Masami con Afrodite o Venere che di Atena è realmente sorella essendo entrambe figlie di Zeus. Chiedendoci ciò passiamo a parlare del Pallalvelda.

 

 

 

 

20170602-095728Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377-1446) nel 1418 ha partecipato al concorso per l’erezione della cupola di Santa Maria del fiore e nel 1420 ne ottiene la commissione non senza fatica. Per realizzarla, Brunelleschi, piuttosto che rifarsi al metodo romano di costruzione la calotta o, a quello medievale delle centine, propose di alzare la cupola senza armature, inventando una nuova tecnica, basata sul calcolo, che sarà poi ripresa anche da Michelangelo per la cupola di San Pietro. Lasciando perdere alcuni vecchi aneddoti divertenti che sono stati tramandati circa le fasi che precedettero la decisione di affidare a Brunelleschi la costruzione, è interessante rilevare che l’architetto abbia usato mattoni messi a spina di pesce, ancora visibili e soprattutto, equilibrò la cupola mediante una doppia calotta, collegate tra loro, autoportanti accomodando la struttura di elementi verticali e orizzontali, i principali dei quali, quelli angolari sono anche visibili all’esterno.

Panoramic view from Piazzale Michelangelo in Florence - ItalyLa cupola ha la forma gotica perché archiacuta. Ciò era necessario per ragioni tecniche, come si capisce da un documento dove viene affermato che, non essendoci armatura, era necessario usare quella forma. Poi c’è l’obbligo di mantenere un preciso rapporto con il resto del Duomo che, anche se, nel suo insieme, ha una struttura longitudinale, è pur sempre gotico. Tuttavia, essa è rinascimentale, può apparire una contraddizione, ma la sua caratteristica di volume definito nello spazio e dominato razionalmente la rende una cupola rinascimentale, anzi la cupola rinascimentale per antonomasia. Ciò che conta infatti, è quello che vediamo principalmente, cioè la struttura dei costoloni in marmo bianco, che coincidono con gli spigoli al limite della superficie esterna dei singoli spicchi, che risaltano sulle tegole, non rivestite perché lasciate di un materiale volutamente povero Nel 1436, finalmente, la grande volta fu chiusa: il 25 marzo il primo giorno dell’anno secondo il calendario fiorentino, Papa Eugenio IV consacrava la nuova cattedrale. Erano passati circa centoquarant’anni dalla sua fondazione e sedici appena dal concorso del 1420. Eppure l’opera non era ancora completa, già da qualche anno Brunelleschi attendeva la costruzione delle tribune morte, soprattutto mancava la lanterna, l’ultimo elemento ancora mancante per il completamento del Duomo. Masami e team la mantengono, ma tolgono la croce cristiana della punta.

È incredibile che dopo le prove fornite costruendo la cupola, per ottenere l’incarico della lanterna, Brunelleschi abbia dovuto sottoporsi ancora ad un concorso, dal quale, questa volta uscì subito unico vincitore. La lanterna è la conclusione logica della cupola, della quale porta sintesi nel cono percorso da nervature nella sfera, tutte le strutture, gli otto costoloni vengono ripresi da altrettanti archi rampanti che, intervallando le alte finestre, sostengono la guglia finale e, ad essa conducono lo sguardo. Gli archi sono rampanti molto più plastici e lontani dai loro antenati gotici. Essa è il momento culminante di un discorso architettonico che era iniziato con il triplice movimento delle absidi in basso, saliva per balzi successivi, fino al vertice: la forma piramidale, secondo un’antica tradizione fiorentina, che dal molteplice della base conduce all’uno, ossia dal particolare all’universale, espresso dalla perfezione geometrica della sfera, la quale aveva anche il compito di evitare la fuga prospettica verticale di origine gotica, fermando così il moto ascensionale, indicando il punto massimo dell’altezza in rapporto alla larghezza e contribuendo all’esatta definizione della forma dello spazio. Il destino volle che Brunelleschi non vedette l’opera compiuta, la lanterna veniva terminata nel 1461 e la palla, opera di Andrea del Verrocchio diveniva sovrapposta solo nel 1471.[4]

L’edificazione di Santa Maria del fiore rappresentava un grande momento dell’architettura fiorentina del 14º secolo. Se l’idea di Arnolfo Di Cambio rappresentava il cardine dell’erigenda cattedrale, è però con Francesco Talenti che nel 1355 venne proposto il progetto considerato definitivo della costruzione. Dal 1367 iniziarono i lavori, che comprendevano, tra l’altro, un deciso ampliamento nello schema di Arnolfo Di Cambio; nel 1413 si giunge sino alla parte più alta del tamburo su cui sarebbe sorta la cupola del Brunelleschi. Il Duomo rispettava ancora una volta l’attenzione dell’architettura fiorentina e toscana al trattamento delle superfici. I contrafforti erano e sono poco sporgenti, in un trionfo dello policromo di marmi e pietre colorate. Sono gotiche le grandi crociere delle volte, le finestre sono ad arco acuto e sormontate da timpani triangolari. La scala colossale di tutti gli elementi spaziali conferisce un aspetto grandioso e solido, molto robusto in evidente contrapposizione alle soluzioni strutturali del gotico dell’Europa settentrionale. Molto simili troviamo il duomo di Siena e Orvieto e le rispettive cattedrali.[5]

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Ma il team Kurumada, si è detto, non si è limitato a prendere il duomo di Firenze per quello che è, ha modificato la pianta e ha fornito una doppia cinta di mura. L’ispirazione arriva dall’arte orientale, da tre capolavori non più dell’architettura della religione cristiana ma dall’Islam. In particolare la Moschea di Hassan II a Casablanca, la Moschea della Roccia (o Cupola della Roccia) di Gerusalemme, immagine nota perché, eretta sul monte del Tempio, domina la città e costruisce l’elemento più caratteristico del panorama della città santa, al pari di ciò che fa a Firenze la cupola del Brunelleschi. Questa è la terza moschea più importante per i musulmani. Nel cuore del santuario si trova la Pietra della Fondazione, dove, secondo la tradizione islamica, il profeta Maometto ascese in Paradiso. La Cupola, un eccellente esempio d’arte Bizantina, è stata completata nel 691-692 d.C., e da allora caratterizza lo skyline di Gerusalemme.[6]

20170602-103658_1Qui comincia l’enorme puzzle per ricomporre gli elementi mescolati al duomo fiorentino dai giapponesi per il Pallasbelda. Se il muro esterno, quello dove Koga rimane piantato finché non si uniscono i cosmi di tutti e spaccano la porta del Tempo è della moschea gerosolimitana, altri elementi esterni ed interni dobbiamo ricercarli in Marocco, a casablanca-moschea-hassan-ii-lampadario-muranoCasablanca, nella moschea di Hassan II[7], edificio che vanta il più alto minareto del mondo, una torre di ben 210 metri sormontata da un raggio laser orientato verso La Mecca, che brilla fino a 30 km di distanza e servito da un ascensore rapido capace di trasportare alla sommità 12 persone in meno di un minuto. Un luogo creato dall’architetto Michel Pinseau e protetto dalla furia delle acque con ventiseimila metri quadrati di cemento e quasi sessantamila di rocce e, che cattura già dall’esterno, con i suoi colori, il verde e il bianco, (simboli di pace e tolleranza), e per la sua straordinaria posizione. Eretta letteralmente sull’acqua, si affacciata sull’Oceano Atlantico, la moschea è stata costruita in stile arabo-andaluso con gran profusione di marmo, ceramiche e legno scolpito e può essere visitata grazie ad appositi percorsi guidati (in inglese, francese e spagnolo) che permettono di ammirare la sala di preghiera, quella delle abluzioni e gli hammam. Si tratta di una delle moschee più grandi del mondo che contiene anche un museo, 124 fontane, una madrasa, una biblioteca e alcune sale conferenza.

La madrasa e la sala di preghiera, collegio religioso che risponde al modello tradizionale è costruita a semicerchio e addossata al muro della qibla (col termine arabo si indica la direzione della città della Mecca e del santuario islamico della Kaʿba cui deve rivolgere il proprio viso il devoto musulmano quando impegnato nelle preghiere) sulla sua facciata est.

La scuola occupa quasi cinquemila metri quadrati e si articola su due livelli. A dispetto dell’aspetto classico, si tratta di un’istituzione che ha saputo adattarsi ai progressi tecnologici e offre agli studenti in teologia strumenti pedagogici e audiovisivi all’avanguardia, una biblioteca specializzata e delle sale polivalenti per seminari. Ma è nelle sale di preghiera che si respira tutta la magnificenza del gigantesco complesso. Destinato ad ospitare fino a venticinquemila fedeli, lo spazio è concepito su pianta rettangolare ed è formata da tre navate perpendicolari al muro della qibla su una superficie di oltre ventimila metri quadri. La medesima sala è equipaggiata di un tetto apribile in meno di cinque minuti, un artifizio che permette di legare l’edificio a aria e terra, completando con la vicina acqua la schiera degli elementi naturali aggiungendo il fuoco rappresentato da cinquanta lampadari in vetro di Murano.

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Certamente, il complesso che ha ispirato di più questa fusione è il Taj Mahal e, scoprendone la storia capiamo anche il perché legarlo a Pallas. Tagore lo ha definito “una lacrima di marmo poggiata sulla guancia del tempo”. Dal 2007 rientra nelle sette meraviglie del mondo, e in parte questo magnetismo è dovuto alla leggenda che lo avvolge.  Il Taj Mahal si trova sulle rive del fiume Yamuna, ad Agra, India Settentrionale. Fu costruito dal quinto imperatore Mughal, Shah Jahan, nel 1631 in memoria della sua seconda moglie, Mumtaz Mahal, che era una principessa originaria della Persia. Mumtaz Mahal morì‘ mentre accompagnava suo marito a Behrampur, durante una campagna per schiacciare una ribellione. Aveva appena dato alla luce il loro quattordicesimo figlio. La sua morte fu una vera tragedia per l’imperatore, al punto che i suoi capelli e la sua barba nel giro di pochi mesi diventarono completamente bianchi per il dolore.

Mentre Mumtaz Mahal era ancora in vita, aveva chiesto all’imperatore di farle quattro promesse nel caso in cui fosse morta prima di lui. Per prima gli chiese di costruire il Taj; la seconda era che si sarebbe dovuto sposare di nuovo per dare una nuova mamma ai loro figli; la terza era che sarebbe sempre stato buono e comprensivo con i loro figli; e la quarta, che avrebbe sempre visitato la sua tomba nell’anniversario della sua morte. La costruzione del Taj Mahal iniziò nel 1631 e venne completata in 22 anni. Probabilmente furono più di mille gli elefanti utilizzati per trascinare i pesantissimi marmi e, leggenda vuole, che a tutti i lavoratori impegnati nella titanica impresa furono amputate le mani al termine della costruzione. Perché Shah Jahan voleva che l’opera non fosse mai più ripetuta.

20170602-104833Il Taj sorge su una base di pietra arenaria rossa sormontata da un’enorme terrazzo di marmo bianco sul quale si posa la famosa cupola affiancata dai quattro minareti affusolati. La cupola è fatta di marmo bianco, ma la sua posizione vicino al fiume fa sì che un magico gioco di colori che cambiano durante le ore del giorno e a seconda delle stagioni, diano al Taj Mahal riflessi che lo rendono unico ma sempre diverso. Come un gioiello, il Taj scintilla al chiaro di luna quando le pietre semi-preziose incastonate nel marmo bianco sul mausoleo principale ghermiscono il bagliore dei raggi della luna. Il Taj è rosato al mattino, bianco latteo alla sera e d’oro quando splende la luna. Sembra quasi che questi cambi di colore rispecchino la mutevolezza dell’umore femminile, o almeno così si dice in India. Per descriverlo sarebbe sufficiente dire che il Taj Mahal vive, in quanto monumento dedicato all’amore eterno. Ed ecco risposto il collegamento al personaggio capriccioso e appassionato di Saint Seiya Omega.

Se l’arte è bellezza, questa meraviglia del mondo l’esprime in pieno. Inoltre, la mia insegnante d’arte preferita afferma senza vergogna e con l’impetuosità di un predicatore d’altri tempi (spesso identificato con un tal san Paolo che infila in parecchi romanzi) che l’arte sia amore e questa è sicuramente un’opera d’arte voluta per amore.[8]

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Ecco ricostruito il Pallasbelda, di sicuro un capolavoro nell’animazione giapponese, perché dell’ultima serie dei Saint Seiya in ordine di tempo, Omega non brilla in trama e non sempre la grafica è degna della buonanima di Araki, ma in una cosa è insuperabile: le location! Torneremo sull’argomento e su questa serie con altri edifici ispirati all’arte religiosa europea e non.

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Bibliografia del capitolo:

 

King R., Brunelleschi’s Dome: How a Renaissance, London 2000

Gärtner P.J., Filippo Brunelleschi 1377-1446, Köln 1998

Elleh, N., Architecture and Power in Africa, Londo 2002

Asher, C. B. Architecture of Mughal India, Cambridge 1992

Preston D. – Preston M., A Teardrop on the Cheek of Time, London 2007

Adorno P., L’arte Italiana. Le sue radici greco romane e il suo sviluppo nella cultura europea volume secondo il Rinascimento e il Barocco, Messina – Firenze 1986

Bertelli C., Briganti G., Giuliano A., Romanico e Gotico, Milano 1997.

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Collegamenti:

http://curiositanelmondo.daonews.com/taj-mahal-una-storia-damore/ consultato il 29.05.2017

https://www.itraveljerusalem.com/it/ent/dome-of-the-rock/ consultato il 20.06.2017

http://www.artsblog.it/post/54257/a-casablanca-nella-moschea-hassan-ii-che-si-specchia-sulloceano consultato il 3.06.2017

http://morphological_el.enacademic.com/411752 consultato il 29.05.2017

http://www.theoi.com/Nymphe/NymphePallas.html consultato il 3.06.2017

http://icavalieridellozodiaco.myfreeforum.org/archive/i-luoghi-di-saint-seiya-xii__o_t__t_7545.html consultato il 22.06.2017

 

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[1] Cfr. http://morphological_el.enacademic.com/411752 consultato il 29.05.2017

[2] Anfitrite, nella mitologia greca, è una delle Nereidi ed ha i capelli neri. È vestita con un’armatura di colore verde. È la sposa di Poseidone e madre di Tritone. Nella mitologia romana, viene chiamata Salacia.

Nella Teogonia di Esiodo è figlia di Nereo e Doride, da cui Nereide, mentre è figlia di Oceano e di Teti secondo Apollodoro, che infatti l’annovera sia fra le Nereidi che fra le Oceanidi.Nell’epica omerica non è completamente personificata: là sul mare aperto, fra i flutti di Anfitrite [1]; il suo epiteto Halosydne (“allevata dal/nel mare”) è condiviso da Teti.Non volendo prendere marito, cercò protezione da Poseidone presso Atlante. Scovata da un delfino mandato dal dio del mare, fu costretta a sposarlo. Dal marito ebbe tre figli: Tritone, Rodo, Cimopolea e Bentesicima. Tuttavia, non si dimostrò vendicativa nei confronti delle amanti segrete di Poseidone, al contrario delle cognate Era e Persefone. L’unica amante di cui si vendicò fu Scilla, o, secondo altre versioni, Medusa. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Anfitrite consultato il 3.06.2017

[3] Cfr. http://www.theoi.com/Nymphe/NymphePallas.html consultato il 3.06.2017

[4] Piero Adorno, L’arte Italiana. Le sue radici greco romane e il suo sviluppo nella cultura europea volume secondo il Rinascimento e il Barocco, Messina – Firenze 1986

[5] Bertelli Carlo, Briganti Giuliano, Antonio Giuliano, Romanico e Gotico, Milano 1997.

[6] https://www.itraveljerusalem.com/it/ent/dome-of-the-rock/ consultato il 20.06.2017

[7] Cfr. http://www.artsblog.it/post/54257/a-casablanca-nella-moschea-hassan-ii-che-si-specchia-sulloceano consultato il 3.06.2017

[8] http://curiositanelmondo.daonews.com/taj-mahal-una-storia-damore/ consultato il 29.05.2017