Pillole di libri, un capitolo a caso: PER AMORE E PER UNA STELLA

Chi l’ha detto che un libro andrebbe giudicato solo dalla copertina o dall’incipit? Un capitolo a caso dà l’opportunità di leggere un libro nel profondo, per conoscere i personaggi e avere un assaggio della storia, in barba allo stereotipo delle prime 30 pagine, non sempre le meglio riuscite.

PER AMORE E PER’ SAGA 1: PER AMORE E PER UNA STELLA

CAPITOLO 9 

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo.(I libro di Samuele 17,4).

Michel tra angeli e giganti

 

Agios Georgos di Corinto, 23 aprile 1990 

Se io non sono stata molto brava la sera prima della mia gara, mio fratello non è da meno. Terminato il ritiro pensa bene di rifarsi andando in paese a ubriacarsi.Va nel locale dove suona un amico greco che abbiamo conosciuto in conservatorio, che è anche il bar del ristorante con sala da ballo dell’albergo più di lusso della cittadina.Qui, questa sera c’è un ospite dell’hotel molto speciale che chiede di suonare il pianoforte quando la maggior parte dei clienti se n’è andata.Michel è al bancone del bar nella stanza accanto e sente suonare:«Wow chi c’è al piano? Non è Dimitri neanche a morire!»

«Infatti!» l’interpellato lo raggiunge alle sue spalle «è una ragazza!»

Michel non se lo fa ripetere e corre a vedere chi è. Si è già bevuto tre Jack & Cola, è decisamente “allegro”.

«Una ragazza così potrebbe essere la donna della mia vita, me la potrei anche sposare!»

«Lo dici ogni volta che tenti di abbordare qualcuna, Mic!» lo prende in giro Dimitri.

«Tu TENTI Dimitri, io ci riesco. Le ragazze appena parli di matrimonio te la mollano alla velocità della luce!»

Si siede a fianco della pianista inserendosi a suonare a quattro mani. Lei non fa una piega, anzi sfodera uno splendido sorriso:

«Sai che mi sono appena innamorato di te?» confessa mio fratello senza smettere di suonare.

«Davvero? Non sai se sono sposata oppure un uomo travestito»

«Frega niente se hai una sorpresa nelle mutande, il tuo modo di suonare m’incanta a tal punto che potrei anche cambiare sponda!»

«Ho avuto un buon maestro»

«Non sei greca?»

«Non del tutto»

«Come ti chiami?»

«Nike»

«Io sono Michel, e tu più che la dea della vittoria sei quella dell’amore. O la musa della musica!»

«Quanti di quelli hai bevuto?» chiede lei indicando il bicchiere appoggiato sul pianoforte.

«Questo è il quarto»

«Non ti pare il caso di smettere?»

«Domani mi gioco dieci anni della mia vita!»

«Dovresti farlo da sobrio, non trovi?»

«Non m’importa nulla, lo facevo per LEI ma tanto adesso si sarà sposata con il tizio che piaceva a suo nonno!»

Michel ha già la voce leggermente corretta dall’alcol e la sconosciuta è divertita dalle sue dichiarazioni.

«Sai ti somiglia tantissimo. Non fosse che tu suoni il pianoforte veramente bene mentre lei era stonata avrei potuto scambiarti per lei!»

«Se sono dieci anni che non la vedi magari nel frattempo ha imparato!»

«No … non credo»

Nike sorride: «Sarà meglio che torni a casa, il tuo amico laggiù può accompagnarti?»

«Solo se vieni con me!»

Michel barcolla dalla sbornia, lei non se la sente di dirgli di no.

Dimitri li accompagna alla casetta di mio fratello:

«Signorina è sicura di voler rimanere con lui?»

«È innocuo e ha solo bisogno di smaltire la sbronza!»

Dimitri non insiste.

Nella casetta mio fratello si leva la camicia e si mette tranquillamente in mutande. Nike prepara un caffè che serve a Michel con la fetta di un limone:

«Amaro e con il limone, sveglia anche i morti!»

«Lo so, non è la mia prima ciucca!»

Michel beve e stramazza sul letto addormentato.

La ragazza sorride e si siede accanto a lui a guardarlo dormire:

«Domani devi prendere quell’armatura perché ti voglio a Malta per Sagitta!» sussurra accarezzandogli una guancia.

Si assopisce accanto a lui ripromettendosi di svegliarsi e andarsene prima che lui si ridesti. Qualche ora dopo è già l’alba e Michel si sveglia:

«Nike?!»

Bisbiglia mentre la guarda meglio: «Nicole? Ma quanto cazzo ero ubriaco ieri sera?!»

Si sveglia anche lei:

«Buongiorno!»

«Cosa ci fai qui?»

«Mi hai chiesto tu di accompagnarti a casa ed eri parecchio sbronzo!»

«Ti ripeto la domanda. Non cosa ci fa la misteriosa pianista, ma Miss Nicole Tucson!»

Lei scoppia a ridere:

«Allora mi hai riconosciuta!»

«Non sono più ubriaco, pensa che mi pareva pure che sapessi suonare, ieri sera i miei drink erano molto più Whisky che Cola!»

Lei continua a ridere:

«Sei pronto per l’armatura?»

«Per quel che m’importa!»

«Perché dici così?»

«Perché non viene a prendersela il tuo bell’armatore?»

«Non c’è nessun armatore nella mia vita!»

«Davvero, tuo nonno ti ha tolto il saluto allora!»

«Mio nonno è morto da otto anni!»

«Ehm…scusa»

«In ogni modo sono qui per chiederti una cosa»

Nicole spiega a Michel della gara per l’armatura di Marzio, chiamata One for Divine e ripresa dalla televisione italo-maltese: «Non se ne parla!» risponde Michel.

«Vedi Michel, per te potrebbe essere l’occasione per farti riconoscere da Margot»

«Se n’è andata di sua volontà, perché dovrebbe tornare?»

«Va bene, allora fallo per me!»

Si guardano per qualche secondo.

«Ho bisogno di questo contest per guadagnare abbastanza soldi da poter estromettere tre società dalla T.F.I!»

«Se non erro la T.F.I. è composta da sei società, perché vuoi farne fuori la metà?»

«Perché loro stanno facendo fuori me, non si occupano più di poveri ed emarginati ma li usano solo come copertura per altri traffici atti ad arricchirsi e basta!»

«Chi resta dentro?»

«I Parker e la Poseidon»

«Loro sono puliti?»

«Sì, Philip Parker lo conosci»

«Lui stravede per te, figurati se ti tradisce!»

«E il Poseidon Group è gestito dal migliore amico di mio nonno, il padre di James»

«So anche questo!»

«Allora, sei dentro?»

Michel sospira: «E se non prendo Dionigi?»

Nicole scoppia a ridere: «Impossibile, sebbene più che san Dionigi hai un atteggiamento da dio Dionisio!»

«Ok, sono dentro ma per convincermi del tutto …» Michel fa la faccia da malandrino.

«Se non te lo ricordi, peggio per te … stanotte abbiamo fatto scintille!» lo burla lei mentre esce dalla casetta.

«Aspetta, dai!» dice lui mollando lo spazzolino da denti e correndole dietro per fermarla sulla porta «Me lo dai un bacio di buon auspicio?»

Lei lo prova a baciare sulla guancia, ma Michel non è nato ieri in queste cose e la stringe in un appassionato bacio, che solo in parte riporta alla memoria quel giorno a Roma di dieci anni fa, perché il tempo e l’esperienza, rendono tutto ancora più magico. Nicole arrossisce: «In bocca al lupo, Michel»

«Viva il lupo, Nike»

 

Corinto, 24 aprile 1990

Michel, giunto in Grecia con me, è divenuto allievo di Clizia, il suo allenamento è stato duro, nonostante la sua insegnante fosse una donna, è riuscito a stemperare le difficoltà di questi anni con la sua vita mondana. Oggi, Michel si gioca il tutto per tutto per l’armatura. Kyprianos è il nome del suo avversario, allievo di Jessika, amazzone paolina guerriero, fiera sostenitrice delle tradizioni dei cherubini, forse l’unica in tutta l’Isthmia di Corinto, escluse me e Clizia, che non sia stata a letto con lui.

Jessika fondamentalmente odia Michel, non tanto perché deve vedersela con il suo allievo, ma perché pare che qualche anno fa, siano usciti assieme per quasi un mese, un record da parte di Michel, che non credo si sia limitato a stare esclusivamente con lei. La cosa che la mandò su tutte le furie, però, fu che lui non aveva voluto far l’amore a causa della regola che si è imposto di non andare con le vergini. Michel, da parte sua, non ricorda quasi di avere avuto una storia con lei.

Poco prima dell’inizio della prova arriva anche Nicole: «Ciao Madleine!»

«Buongiorno, Miss!»

Sono perplessa e sorpresa, lei mi spiega velocemente quanto mi ha detto anche Andres sull’One 4 Divine e io concludo:

«Lui ha accettato?»

«Sì!» certo, figurati se lei non aveva argomenti persuasivi con cui convincerlo!

Sono in due a contendersi le ambite vestigia di san Dionigi/Πήγασος. Da una parte, Michel, un metro e settantacinque, armonico e agile, il corpo asciutto ma muscoloso, sicuro di sé, minuto e monumentale; dall’altra, Kyprianos alto appena sotto i due metri, grosso, potente, il classico “armadio”, il peso massimo per eccellenza, il gigante delle fiabe; da solo solleva quintali con un braccio. Il suo inquietante aspetto è supportato da un look da “wrestling”: la testa rasata, orecchini e tatuaggi. Non si può trovare in lui né bellezza, né fascino, se non per attività legate strettamente alla massa corporea e alla sua esasperata fisicità.

Dionigi viene citato da san Luca negli Atti come uno dei pochissimi ateniesi che seguirono Paolo dopo il discorso all’Areopago. Ma il santo di cui deve sostenere prova Michel è più intensamente legato a Corinto, è dunque un altro Dionigi, il vescovo di Corinto del II secolo, confuso poi con l’omonimo vescovo martire di Parigi. Sotto il nome di Pseudo – Dionigi, egli è l’autore di celebri scritti largamente diffusi nel Medioevo: tra essi il “De coelesti Ierarchia” e il “De divinis nominibus”. In essi si afferma che Dionigi avrebbe visto l’eclissi della Crocifissione e assistito alla Dormizione di Maria. Meglio non chiedersi come sia finito a confondersi persino con il mitologico cavallo alato, salvo la famosa questione delle persecuzioni prima e delle eresie poi. In ogni modo, l’autore di quei libri ha scelto pseudonimo di Dionigi Areopagita per mettere la saggezza ellenica al servizio del Vangelo, aiutare l’incontro tra la cultura e l’intelligenza greca e l’annuncio di Cristo avuto per mezzo di san Paolo. Oggi a Michel e Kyprianos tocca una prova davvero unica. Un viaggio tra gli scritti di Dionigi resi immortali dall’arte di un poeta italiano: Dante Alighieri che nel Paradiso abbandona l’angelologia di san Gregorio Magno (quella di Ángelsgarðr) per quella dello Pseudo Dionigi.

I contendenti sono al centro dell’arena, noi spettatori potremo vedere quanto accade ma loro, di fatto non saranno più qui. Sarà come vedere un film in tre dimensioni, forse anche quattro!

Nell’opera del fiorentino, i nove ordini angelici si presentano sotto forma di cerchi di fuoco concentrici che ruotano con diversa velocità, a seconda della maggiore o minore intensità dell’amore per Dio, e diversa luminosità intorno ad un punto luminosissimo, in cui è rappresentato Dio. Ed è così che si presenta colei che illustrerà le loro prove, con una serie di cerchi concentrici.

«Postulanti per Dionigi, siete voi degni di porre la vostra richiesta?»

Chiede la donna inquietante quanto celestiale.

«Quali sono i nostri requisiti?» chiede Kyprianos.

«Nobiltà d’animo e di principi, altezza di sentimenti e purezza nel corpo e nello spirito»

Ok, Michel è già bocciato!

Kyprianos guarda mio fratello che non fa una piega, è più serio che all’esame del Conservatorio.

«Ieri sera era ubriaco, va a letto con tutte, come diamine può pensare che…» balbetto a Clizia.

«Dio guarda nel suo cuore» risponde la sua insegnante senza perdere di vista l’arena.

Davanti a mio fratello e al suo rivale si forma uno specchio con riflessi loro due illuminati da un enigmatico candeliere:

«Dante …» bisbiglia Nicole «Nella Divina Commedia, Beatrice svela al poeta che le rivelazioni sulla vita corrotta degli uomini, sono raffigurate come qualcuno che ha il lume di un candeliere dietro le spalle lo vede riflesso in uno specchio, e si volta per accertarsi se lo specchio dice la verità»

«Quindi, quello specchio dirà se Michel è degno di Πήγασος?» chiedo.

«In quello specchio lui vedrà i motivi che lo rendono tale» risponde Nicole persa e trepidante.

Non vediamo quello che c’è nel riflesso, solo i due contendenti possono vedere nel proprio specchio. Per tanto, il mio racconto sarà da cronista, ma io, Madleine come chiunque diverso da Michel, non so cosa lui abbia visto.

La prima immagine è quella di una serie di spartiti musicali, lui che suona il pianoforte ed altri strumenti, lui che canta, lui per la musica e nella musica. Poi c’è l’immagine di una donna e possiamo appena percepire che cosa dice Michel al vederla:

«Guardando i tuoi occhi di cui mi innamorai, la luce è tanto intensa che quasi non posso tenerli ancora aperti!»

Kyprianos e Michel si voltano di scatto perché un lampo di luce fortissima li sorprende alle spalle facendoli cadere a terra.

«Miss, cosa scrive Dante adesso?» chiedo preoccupata.

«Un punto vidi che raggiava lume acuto sì, che ‘l viso ch’elli affoca chiuder conviensi per lo forte acume»

«Tradotto per comuni ignoranti, significa?» chiedo confusa

«È il “Primo Mobile”, il movimento del mondo»

Mentre Nicole me lo dice, la terra dell’arena inizia a muoversi, la luce del sole, dopo il forte lampo, per i due postulanti è tramutata in quella della luna, prima che la stessa inizi a roteare come se fosse una palla di fuoco dalla quale fuoriescono altre fiammelle che colpiscono Michel e Kyprianos. Cominciano a scappare per evitarle ma queste moltiplicano.

Michel ha un’intuizione: ferma una delle meteoriti con le mani:

«Aiutami a lanciarla indietro!» urla a Kyprianos che lo solleva aiutando Michel a compiere un salto, una capriola in aria e un avvitamento che lo fa quasi tuffare nella luna rossa dove lancia il meteorite.

«Eh bravo, tu, che non sei nemmeno degno, ti sei preso il merito! Avrei potuto buttarla io direttamente da qui!» lo rimprovera Kyprianos.

«Sulla mia idoneità non spetta a te giudicare, quanto alla prova: amico, se eri in grado di farlo da solo perché non l’hai fatto?»

A salvare l’imbarazzo di Kyprianos arriva la successiva prova, dalla luna infuocata si estendono dei cerchi, sette in tutto dei colori dell’arcobaleno, poi l’ottavo e il nono, bianco e nero.

Il cerchio che ha la fiamma più splendente è quello più vicino al nucleo, quello che secondo Dante sarebbe più vicino alla Verità.

Michel e Kyprianos osservano quel cerchio nel suo veloce movimento causato dal fortissimo mana che lo stimola.

Mio fratello è perplesso: «Le sfere celesti sono tanto più perfette quanto più lontane sono dalla Terra. Perché è questo che le rovinerebbe. Perciò, io che sono un peccatore, un uomo materiale e fallace, posso compiere prove che sono solo le ombre di un divino, che non solo non mi appartiene, ma è distante da quello che noi uomini cristiani veneriamo come Dio, perché altrimenti saremmo perfetti come quelle stelle, come le sfere celesti, ma non possiamo perché siamo sulla Terra e legati alle cose di essa»

«Non mi stupisco allora, che uno come te non sia in grado di sciogliere questo nodo,» commenta Kyprianos «non solo non ne sei capace ma neppure degno, nessuno come te ha avuto il coraggio di sbrogliarlo, non ne hai la predisposizione!»

«Cosa ti rende giudice di un altro uomo, Kyprianos? Una mera opinione basata su quello che vedi al di fuori di me? Quindi, secondo il tuo giudizio le persone fanno pesate e misurate, sono grandi o piccole a seconda della maggiore o minore virtù che si esprime in loro, visibile solo dall’esterno, da un giudizio sommario basato sull’aspetto o alcuni atteggiamenti?»

«Un maggior bene produce una maggiore salvezza, e questa è contenuta in un uomo retto, se esso è perfetto in ogni aspetto, fisico e morale»

«Bene, allora la mia perfezione morale non è inferiore alla tua imperfezione fisica. Cosa va giudicato? Il cuore dell’uomo, il suo mana o se è alto o basso, bello o brutto?»

«Entrambi!»

«Ed è qui che ti fermi, Kyprianos! Tu non sei migliore di me perché non hai bevuto ieri sera o perché sei innamorato fedele della stessa donna (che tra l’altro non ti vede neppure). Allo stesso modo, io non sono migliore di te perché i miei addominali o il mio sorriso sono più belli!»

«Tu sei un peccatore!»

«E tu, sei perfetto adesso che mi giudichi?»

Una forte brezza di tramontana inizia a soffiare e i due contendenti comprendono che è arrivata una nuova prova. È un ossimoro definire forte la tramontana, tuttavia il dolce vento soffia con un’intensità che aumenta velocemente.

La tramontana, lo dice anche Dante, spazza via ogni impurità che turba il cielo ma le brutture di Michel e Kyprianos non sono nuvole, sono segni ancora più forti, spettri contro i quali entrambi si ritrovano a lottare alla velocità di un tornado.

Spettri dapprima senza forma o identità, poi iniziano ad avere l’aspetto dei mostri di quello che uno psichiatra definirebbe inconscio.

Così che mio fratello si ritrova davanti l’immagine opaca di nostro padre e nostra sorella Margot. Penso abbia provato piacere a trafiggere quell’uomo e, tutto sommato, non ha sentito alcun rimorso nel punire il ricordo di Margot che, come nostro padre, ci ha giudicati “diversi” e qualcuno da cui scappare.

Kyprianos ha più scheletri nell’armadio di noi, perché cade nel fango più volte e alla fine cede.

«Sei già pentito Mr. Perfezione

Lo schernisce Michel mentre abbatte l’ultimo degli spettri del suo antagonista.

Non c’è tempo per i ringraziamenti, i due ragazzi sono quasi travolti da veloci cerchi di ferro incandescente che sprizzano scintille.

Entrambi non sanno come reagire.

Noi tre spettatrici entriamo nel panico:

«Miss, cosa racconta Dante?»

Lei riflette per qualche istante.

«Ma certo, Michel ha un carisma su ogni altro, la musica!»

«Cosa mi rappresenta adesso?» chiedo.

«Dante parla di cori che intonano l’Osanna!»

Michel ha studiato musica liturgica, ha musicato inni e salmi del salterio di Suor Bernadette, alcuni classici della Messa e il suo sanctus (che comprende l’Osanna) ha della meraviglia.

Urlo: «Michel, rammenta suor Bernadette!» lui mi sente a malapena.

«Kyprianos, sai suonare, cantare?»

«No»

«Sei un uomo inutile!» lo prende in giro «Ok, fa niente, ci facciamo un inno rap. Dovresti solo battere le mani con questo tempo» e glielo mostra «insieme con la bocca fare punch, punch»

«Sei fuori?»

«Fallo e basta!»

«Osanna, Osanna!» Michel inizia a cantare a cappella accompagnato dal basso rap di Kyprianos il suo Sanctus, che per inciso, ha composto per organo a soli diciassette anni!

«Senta» si rivolge alla guida «lei ce la fa a farmi la terza su “Benedictus”? Se no mi tocca chiamare mia sorella»

La ieratica donna si scioglie in un sorriso divertito: «Non c’è bisogno»

Il coro si compone da solo, è come se i serafini e i cherubini danteschi cantassero con loro.

In questo caso, non c’è da stupirsi che un mortale in Terra possa affrontare una materia così profonda, così come san Dionigi vide o svelò quanto san Paolo gli disse sulle sue “nuove” gerarchie angeliche, Michel ha avuto l’onore, in virtù del suo carisma più grande, di avere come cantori gli angeli. Lui con un’umiltà che pensavo non gli appartenesse, esclama: «Alla faccia della musica celestiale, mio Dio, sei troppo generoso con me, potrei anche smettere di cantare o di suonare dopo la grazia di oggi!»

Poi guarda Kyprianos che sorride per la prima volta: «Devo ammettere che è stato bello e divertente»

«Se t’abbronzi un po’, ce l’hai la faccia da rapper!»

Tre saette vengono scoccate da un arco con tre corde. Tutte e tre trafiggono entrambi ma senza ferirli, così come un raggio luminoso risplende attraverso un corpo trasparente, in modo tale che tra il suo giungere e il brillare non c’è intervallo di tempo, così viene parafrasato in loro quello che il poeta italiano definisce “il triforme atto creativo di Dio”. La filosofia metafisica dichiara che atto e potenza sono stretti insieme da un legame saldo, che non può mai essere sciolto, così l’atto creativo dell’artista e l’artista stesso hanno il medesimo legame. Se tale arte è dedita alla bellezza e alla verità, questa ha il potere di purificare l’anima quanto la sincera contrizione del penitente in confessione. L’arte di Michel è senza dubbio la musica, ed è altrettanto sacrosanto che questa sia bella e vera con la maiuscola, quindi, facendo musica, Michel ottiene il perdono per i suoi peccati, così come hanno dimostrato gli angeli e il suo Alleluya!

San Girolamo ha scritto che gli angeli furono creati molti secoli prima del mondo sensibile; ma non è possibile che le intelligenze angeliche siano esistite per tanto tempo senza giungere inoperose a perfezione, così una parte degli angeli sconvolse con la propria ribellione un’altra rimase fedele.

La causa della caduta fu la superbia di Lucifero, l’angelo della luce, il più bello, il più sapiente, quello che più di ogni altro si avvicinava a quella perfezione. Lo stesso descritto da Dante nell’Inferno, enorme e di mostruose fattezze si trova davanti ai due compagni di viaggio per l’armatura.

Kyprianos è terrorizzato, Michel si concentra:

«Tu sei un mostro … io sono piccolo, tu sei grande perché ti credi grande per la superbia. Tu eri il migliore e sei diventato il peggiore …» riflette ad alta voce «un atto di umiltà ti ha sconfitto, Dio che si fa uomo in una stalla, il figlio di Dio sulla croce dei reietti»

«Lascia perdere, Michel, non vinceremo mai!»

«Non si tratta di vincere, Kyprianos, si tratta di amare!»

Come Davide contro Golia, Michel prende una pietra, si strappa una cinghia della tuta d’addestramento per usarla come fionda, rotea per un po’ il sasso nella fionda:

«Ho un nome bellissimo che appartiene ad un angelo, quello che ha fatto questo»

Michel salta roteando la fionda e lancia la pietra gridando:

«Ποιος είναι σαν το Θεό?»

La luce di Dio irradia gli angeli, ma anche gli uomini e sia gli uni che gli altri la recepiscono in modo diverso, ma illumina sempre. Noi cristiani la chiamiamo Grazia, i militanti dell’ordine della Stella di san Paolo chiamano quella luce mana.

San Dionigi/Πήγασος è di Michel.

Jessika è furibonda. Clizia ed io felici e soddisfatte.

Nicole sorride quasi fiera quanto noi due. Michel è proclamato vincitore e tutte e tre lo raggiungiamo al centro dell’arena. Clizia lo abbraccia con composta serietà, io gli faccio festa ma lui sembra essere interessato alla terza, tutto il misticismo di cinque minuti fa è svanito:

«E lei Miss, non mi abbraccia, ha paura di sporcarsi con il fango e il sudore?»

Lei sorride: «Non sei proprio invitante, però te lo meriti tutto!»

Si abbracciano e per la prima volta noto che mio fratello si sente in svantaggio rispetto ad una donna. Si guardano negli occhi con profondità ed io mi perdo a contemplare quell’abbraccio quasi fossi davanti alla scena più bella di un romantico film.

Clizia mi dà una gomitata, un po’ perché mi sento un voyeur, un po’ perché c’è una quarta donna che ha preso male sia la perdita dell’armatura che l’abbraccio di Michel e Nicole. Lancia verso di loro un piccolo artiglio che Michel intercetta agevolmente senza perdere neanche un millimetro del suo abbraccio:

«Jessika ma sei fuori di testa? Avresti potuto colpire Nike!»

Probabilmente voleva colpire Nicole …

«La tua bella ti sta festeggiando per qualcosa che non può appartenerti!» blatera Jessika.

«Cosa stai dicendo?» si ribella mio fratello e Jessika prosegue:

«Punto primo, ieri sera eri ubriaco e con questa ragazza nella tua abitazione, secondo non sei greco e san Dionigi deve appartenere ad un greco di sangue!»

«Punto primo, non sono fatti tuoi. Punto secondo, me lo vieni a dire ora dopo dieci anni che mi sbatto per una cosa che non potevo avere?»

Intervengo: «Veramente Miss Nicole era con me ieri e solo stamattina è andata a vedere se Michel era pronto per la gara»

«Quanto all’essere o meno greco» aggiunge Nicole «san Dionigi ha una doppia valenza, da secoli ormai sono stati fusi insieme il Dionigi da Corinto e il Saint Denis dei francesi e Michel è francese!»

«Se non mi ero già innamorato, lo sono adesso!» bisbiglia sorridendo mio fratello.

«Che sciocco che sei!» reagisce Nicole dandogli una piccola spinta sulla spalla.

Io e Clizia ci mettiamo a ridere notando che Miss Nicole è tutta sporca di fango:

«Miss è poco seria anche lei in questo momento!» commento regalando una risata generale mentre Jessika se ne va via indispettita con Kyprianos.

 

Palazzo dei Cavalieri di san Giovanni, Rodi, 25 aprile 1990

 Il mattino seguente, avviene la cerimonia d’investitura di entrambi. È la prima volta che andiamo all’isola di Rodi, sede dell’Ordine di Malta quando ancora non aveva questo nome, fino al 1530, anno in cui, per sfuggire ai Turchi, si trasferì sull’Isola che gli dà il nome attuale.

Il grande salone delle investiture è rettangolare e a una delle estremità vi è una sorta di abside rialzata di qualche scalino. Al centro dell’abside un bellissimo crocifisso ligneo (in pieno stile icona greca), con ai lati le statue di san Paolo e san Michele arcangelo. Sul pavimento in marmo, magistralmente decorato, è disegnata la croce a otto punte, simbolo dell’Ordine di Malta.

A tutti, oggi, viene donato un anello con la croce a otto punte e, proprio stamattina, è comparso il tatuaggio naturale che raffigura la costellazione o l’elemento per cui si è combattuto e ottenuto l’armatura: sulla spalla destra di Michel quindi è spuntato un bellissimo cavallo alato, sulla mia una piccola spada a simboleggiare Περσέας. Il Gran Maestro del quart’ordine ci attende imponente e ieratico nei suoi paramenti neri e bianchi.

Lungo i lati della stanza due file di cherubini, serafini, amazzoni e altri spettatori formano un corridoio, percorso da un grande tappeto rosso, sul quale, Michel ed io dovremo passare in processione solenne. C’è anche Miss Nicole tra gli spettatori accompagnata dal giovane figlio dei Keaton, la famosa famiglia di armatori del Poseidon Group, e da John Parker della Parker Ltd. di Londra, il padre di Philip; in pratica gli unici due soci che Miss Tucson vuole mantenere nella T.F.I.

L’ora è giunta: siamo splendidi nelle nostre armature, è una sensazione incredibile indossarle. ti entrano nella pelle, ti appartengono e tu appartieni alle tue vestigia! Nell’anticamera del salone m’incanto a contemplare mio fratello, lui coglie il mio sguardo insolito.

«Cosa c’è, ti faccio effetto tutto di latta

Sorrido commossa:

«Sei bellissimo!» Gli elementi fusi con la sua pelle risplendono, il mantello in velluto bianco con la croce dell’Ordine ricamata in rosso e oro gli dona un aspetto regale; ben pettinato tiene l’elmo sotto il braccio: immagino suor Bernadette, da anni ormai in missione in Congo, come sarebbe orgogliosa al vederlo così!

«Io invece ti preferisco vestita da donna, non come la brutta copia della dea Atena di qualche fumetto d’appendice giapponese! Sebbene sia piuttosto sexy quel fondersi sui pettorali!»

Sotto l’armatura, infatti, ho una sorta di grossa e lunga gonna, che parte dai fianchi e si apre fino ai piedi: un classico della versione femminile della corazza. «Michel sei il solito porco, anche in questo momento devi pensare a quello, sono tua sorella!»

«Quella merda di Andres si è perso la meraviglia che sei oggi!»

Come me, anche Clizia arriva nelle sue luccicanti vestigia, dotate di gonnellone; i nostri maestri ci accompagneranno come i padrini di una Cresima.

Non so se mi capiterà di nuovo di vedere un arcangelo in pompa magna, ma l’aspetto di Tristan oggi è a metà tra un angelo vero e un imperatore romano, la differenza è che la sua pelle, la carne del suo corpo, è fusa con il metallo celestiale dell’armatura. Che bella l’armatura del san Marco/Λιοντάρι, il mantello, la sua espressione seria e concentrata!

«Siete pronti?» chiede.

Io resto imbambolata e Michel risponde per me: «Sì lo siamo; non far caso a lei, è in preda a un delirio mistico!»

«Sono un po’ emozionata» mi difendo timidamente.

Intanto si apre la porta, i nostri maestri ci appoggiano la mano sulla spalla destra ed entriamo. Giunti in prossimità dei tre scalini si separano da noi; ci sdraiamo faccia a terra, sulla croce a otto punte, davanti al Direttore dell’Isthmia, che prende la parola: «Michel, Madleine! Siete giunti qui dopo un percorso ricco di prove importanti per la vostra vita. Avete guadagnato le vostre vestigia combattendo onestamente, altrettanto onestamente avete ottenuto la vittoria. Siete dunque qui per sigillare il legame con le vostre armature?»

«Sì!» rispondiamo in coro.

«Se siete consapevoli della vostra decisione esprimete davanti a Dio e agli uomini il vostro giuramento!»

Rinnoviamo le promesse battesimali, rinunciando alle seduzioni del male, poi il Credo in Dio, in Gesù Cristo e nella Chiesa Cattolica. Infine il giuramento solenne: «Io, Madleine Matisse di Avignone, giuro di essere fedele sempre al dono che oggi ricevo, di far fruttare i miei talenti in modo che raddoppino nel corso della mia vita e che, alla fine dei giorni, si possa dire che sono stata “serva buona e fedele”. Attraverso le sacre vestigia di Περσέας prometto solennemente di difendere fino alla morte la Fede in Dio, in Gesù Cristo, nella Chiesa!»

Anche Michel pronuncia il suo giuramento, poi entrambi ci mettiamo in ginocchio. Il Direttore dell’Isthmia prende la spada custodita sotto il crocifisso e l’appoggia per tre volte sulle nostre spalle: «In nome di Dio, san Michele e san Paolo, in virtù del potere temporale che investo, io ti nomino amazzone paolina di Περσέας, sotto la protezione di santa Priscilla, la prima ad essere al tuo posto!»

Ripete la formula anche per Michel invocando per lui la protezione di san Dionigi. Poi il Gran Maestro Generale dell’Ordine Religioso, Monsignor Gordon di Malta, dapprima impone su di noi le mani in silenzio e successivamente pronuncia la preghiera: «Ti supplichiamo, o Signore, effondi in loro lo Spirito Santo, che li fortifichi con i sette doni della Grazia, perché adempiano fedelmente all’opera del ministero del Quart’Ordine da te ricevuto» Infine benedice le armature, ci mette l’anello dei cherubini (una fede d’argento con la croce a otto punte) alla mano destra e ci abbraccia, ponendo con il bacio il sigillo, come per i diaconi al momento della loro ordinazione.

L’assemblea applaude, la cerimonia è finita. Dopo qualche convenevole ce ne torniamo in traghetto fino al Campus, dove nel pomeriggio facciamo le valigie. La mia abitazione, ormai spoglia, mi trasmette un po’ di malinconia.

Saluto il capitello corinzio, ormai amico di tante avventure: «Ciao Cory, chissà, magari sei davvero un pezzo di storia dell’arte. O solo un paziente pietrone che mi ha ascoltato tante volte!»

Michel ride a accarezza il capitello come si fa con un cane: «Complimenti, dieci anni di sopportazione con quella pazza di mia sorella!»

Al bar di Christodoulos e Galene hanno organizzato una festa d’addio alla quale parteciperanno anche Clizia e Tristan, James e Nicole (Maximus si è defilato dopo aver fatto la scenata con Andres). Il giardino del bar è stato preparato a dovere: striscioni, coccarde di carta, la tastiera su cui Michel ha suonato tante volte, le casse, il microfono. Si canta, si balla, c’è solo gioia nell’aria. A un certo punto, dopo aver ballato con Tristan, esprimo il desiderio di lanciarmi in una danza con il mio fratellone: ci lasciano soli, al centro della pista, fratello e sorella, occupati in uno sfrenato merengue! Mentre balliamo Michel mi chiede:

«Maddy mi fai un favore?»

«Fammi indovinare, devo ballare con James “la cozza” di Nicole?»

«Ti prego, le sta attaccato con la colla!» insiste Michel e mi fa anche la faccetta supplicante.

«Io lo faccio, ma lo sai che dopo signor schizzinoso si fa il bagno in varechina?»

«Se è un coglione non è colpa nostra!»

Cambia pezzo, coinvolgo James anche se lo trovo viscido e antipatico, acconsento per fare un favore a mio fratello che si appresta a chiedere a Nicole di ballare per poi andare ad appartarsi con lei:

«Non avevi detto che non stavi con l’armatore?»

«Infatti!»

«E il biadesivo che indossa incollato al tuo?»

«Sente di dovermi “proteggere”!»

«Da chi, da me?»

«Da te e dai tuoi Jack e Cola!» ride Nicole.

«A proposito, grazie per quella sera e per quanto hai detto alla prova!»

«Devi ringraziare anche tua sorella, ha avuto la prontezza di dire che ero con lei!»

Michel lancia un’occhiata verso James e me, prende per mano Nicole e la porta dietro al gabbiotto del bar, da lì parte una salita che porta ad una terrazza dalla quale si può ammirare il panorama di Agios Georgos. È una serata bellissima, ci sono le stelle e le luci delle barche sul mare: «Cos’è successo quella notte?»

«Ti sei addormentato!»

«Sarebbe stato un vero peccato se avessi dimenticato!»

Michel si avvicina e cinge Nicole sui fianchi, le loro labbra sono vicinissime: «Ti avverto che potresti sentire qualcosa che “cambia” in me!» scherza sensuale ricordando l’epilogo del bacio romano.

Lei sorride: «A quanto ne so, negli anni hai imparato a sfruttare la situazione!»

Lui la bacia e lei non si spaventa decisamente più: «Michel devo dirti una cosa»

«Dopo!» lui continua a baciarla.

«No, ora …» lei si allontana «Michel: c’è un altro! Non è James, ma Philip. Ci siamo messi assieme quando è tornato dall’addestramento!»

«Pensavi di dirmelo a Malta, magari davanti al fatto compiuto?»

«Michel, scusami … ma»

«Ma cosa, Nike?»

«Tu sei andato con molte donne»

«Nessuna era te!»

Michel è disperato, ha le lacrime appese.

«Togliti dalla mia vista, ho già giurato una volta di non sentirmi così, e c’eri sempre tu dall’altra parte!»

«Michel …»

«Vattene!»

Sant’Anton Palace, Balzan 11 agosto 1980

 Michel rammenta il giorno in cui siamo partiti per i campus, nello stesso momento in cui io rincorro l’auto di Javier, Michel corre dentro al palazzo, raggiunge la sala musica, scrive sullo spartito di Beethoven “N+M=¥” con attorno un cuore. Sente delle voci dalla stanza accanto, sono Nicole e suo nonno: «Nicole, insomma! Hai quindici anni, come puoi pensare che lui potrebbe essere l’uomo della tua vita?»

«Lui lo è!»

«Andrà via dieci anni, si dimenticherà di te. Tu hai bisogno di un ragazzo della tua stessa pasta! James o Philip, qualcuno che ti rispetti non che stia con te per il tuo rango o i tuoi soldi!»

In quel momento, Michel ha realizzato dalle parole del vecchio Harmond che, per lui non ci sarà mai spazio nella vita di Nicole, per questo, quel giorno, è tornato in giardino disperato.

Agios Georgos, 25 aprile 1990

Tornano da noi.

«Ti ringrazio di avermi evitato di proseguire questa tortura!» noto il suo umore ma non riesco a parlarne fino a poco prima della partenza dell’aereo: «Ieri sera avevi uno scazzo epocale»

«Nicole mi ha detto che sta con Philip»

«Cavallino Phil? Il batterista inglese, ricco, simpatico ma non proprio un figone? Quello che ci prendeva tutte sulle spalle e faceva il cavallo da bambini?»

«Sì Madleine, quanti cazzo di Philip conosciamo? A quanto pare adesso se lo cavalca in altro modo molto più divertente!»

Michel si mette a grattarsi una spalla.

«Io non sono un’esperta in materia ma lei ti guarda in un modo …»

«Quale?»

«Coinvolgente»

«Perché si è messa con lui?»

«Perché ti sei scopato Corinto e dintorni?»

«Dici che allora …»

«Sto parlando con mio fratello o con uno sfigato che ho incontrato in aereo?» noto che si sta grattando «Hai le pulci?»

«No, è che mi prude come se fosse stato inciso veramente! Mi usciranno anche le piume?»

«Prude anche a me»

«Allora mi consolo, pensavo fosse perché sono un peccatore»

«Può darsi, ma per quanto ne so io Dio non castiga, te l’ha dimostrato facendo fare agli angeli il coro del tuo Sanctus!»

«Questo non toglie che io possa mangiarmi Philip e prendere a sberle Andres appena atterrati a Malta, soeur! Fidati ne ho parecchie anche per il tuo amore Javier!»

«Mettiti in fila, io sculaccio Nicole!»

«Hai più avuto visioni metafisiche?»

«No, ma non riesco a smettere di pensarci»

«Speriamo di trovare le risposte a Malta, intanto io sono curioso sulla mamma gnocca di cui parlava Andres!»

«Michel …»

«Sì, tesoro?»

«Vaffanculo»

«Ti voglio bene anche io, Madleine!»

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