Per chi suona la campana? Di Ernest Hemingway

Guerra civile spagnola, 1937. Dietro le linee dell’esercito del generale Franco, in mezzo alle montagne, nella zona di Navacerrada, agisce una banda di partigiani comandati da una coppia singolare: Pablo, ex stalliere di arena, combattente duro e feroce, e Pilar, sua amante, donna non più giovane, ma intelligente e sensibile, che un passato avventuroso ha resa forte e saggia. Un giorno, in mezzo ad essi capita uno straniero. Si chiama Robert Jordan, americano, professore di spagnolo in un’università degli Stati Uniti. All’inizio della guerra civile in Spagna, egli ha lasciato l’America ed è corso ad arruolarsi nelle Brigate internazionali filocomuniste; gli è stato affidato un compito rischioso e difficile: azioni di sabotaggio dietro le linee franchiste. Con un carico di dinamite ha raggiunto il rifugio della banda di Pablo, che deve servirgli di base d’operazioni. Le forze comuniste stanno preparando un attacco massiccio in quella zona ed egli ha il compito di far saltare, immediatamente dopo l’inizio dell’attacco, un ponte sulla strada di fondo valle, per impedire l’afflusso di rinforzi e di rifornimento al nemico. Pablo è rozzo e ignorante ma, al tempo stesso, furbo e intelligente: ha subito compreso ciò che è sfuggito a tutti i suoi compagni, e cioè che la venuta dell’americano costituisce un’evitabile fonte di guai. Essi finora si sono accontentati di piccoli colpi di mano eseguiti lontano dalla loro base; ma adesso l’attacco al ponte richiamerà su di loro tutte le forze nemiche della zona. Perciò Pablo rifiuta di collaborare e cerca d’intralciare l’azione di Jordan con ogni mezzo. C’è però un motivo più intimo, personale per questa ostilità. Alla base partigiana c’è una ragazza, Maria, che i guerriglieri hanno preso con sé dopo un attacco a un treno nemico, carico di prigionieri. Al primo sguardo, alle prime parole, un amore violento, bruciante, divampa tra Jordan e Maria. Pablo, segretamente innamorato della giovane, vede e soffre in silenzio. Anche Pilar comprende e nella sua umanità, nella sua saggezza, favorisce come può l’incontro tra i due giovani.  Jordan ha il presentimento che quell’amore sarà forse il primo e l’ultimo della sua vita, ma la vicenda sentimentale non gli impedisce di predisporre l’azione per far saltare il ponte. Nel frattempo, i partigiani hanno tenuto consiglio e i seguaci di Pablo, fautore della non collaborazione, sono in netta minoranza: anche Pilar gli ha votato contro. Tutti si pongono, quindi, agli ordini dell’americano. Ma non si tratta solo di compiere l’azione: occorre anche studiare un piano di sganciamento e di ritirata che offra qualche probabilità di riuscita. Jordan sa che sarà molto difficile salvarsi; ma sa anche che l’unico che possa farli uscire dalla zona dopo l’azione, è Pablo. E Pablo, alla fine, si dice disposto a tentare. Passano i giorni, in attesa dell’attacco che darà il via all’azione. Intanto Maria, presa e rapita da quel suo primo amore, vagheggia piani per il futuro, ma Jordan sa che non c’è futuro per loro e che tutto è destinato a bruciarsi nel giro di giorni, forse di ore: per questo il suo amore è più forte e disperato. La morte è molto vicina. Già un’altra banda di partigiani, comandata da EI Sordo, cui Jordan aveva dato il compito di un attacco a scopo diversivo, accerchiata in cima a una collina, è stata completamente distrutta. Ora mancano uomini e mancano cavalli: senza uomini, impossibile attaccare il corpo di guardia del ponte; senza cavalli, impossibile tentare Io sganciamento. La neve, insolita per la stagione, interviene a complicare i piani dell’americano. Finalmente Pablo riesce a mettersi in contatto con un’altra banda che opera in una zona vicina e che manda rinforzi e cavalli. La neve ha cessato di cadere. Tutto è pronto e la tensione di Jordan e di tutti gli altri è al colmo. Ecco il segnale d’attacco. Le squadriglie degli aerei comunisti sorvolano la zona e poco dopo si sente l’eco del bombardamento di là dai monti. Scatta il dispositivo d’attacco di Jordan. Le sentinelle vengono eliminate e il giovane, arrampicato sui tralicci del ponte, colloca le cariche di dinamite e le fa esplodere. Appena in tempo: già sulla strada compaiono i primi carri armati franchisti. Ma ora si tratta di ritirarsi. Pablo, uomo di pochi scrupoli, elimina anche i guerriglieri della banda amica per avere a disposizione i cavalli necessari alla fuga. Tutti montano in sella e la ritirata incomincia. Forse tutto è andato bene: forse riusciranno ad abbandonare la zona e a raggiungere le loro linee. Ma in un passaggio obbligato battuto dalle granate nemiche il cavallo di Jordan è colpito: trascinato nella caduta, il giovane si frattura una gamba. Cosi Jordan è giunto alla fine. Dopo uno straziante addio a Maria, si sistema dietro il cavallo ucciso, con il mitragliatore puntato verso il sentiero, in attesa del nemico. La sua morte è inevitabile e necessaria. Essa servirà infatti a favorire la fuga degli altri e la salvezza di Maria. In quegli estremi momenti della vita, i pensieri si affollano nella sua mente, e con essi i rimpianti, le speranze deluse, l’amarezza della morte giunta quasi a tradimento, sulla soglia della salvezza. Eppure, anch’egli è riuscito ad avere qualcosa di buono dalla vita: quei pochi giorni d’amore. E mentre si abbandona a questo pensiero, il comandante della colonna nemica compare alla curva del sentiero. Jordan Io fissa attraverso il mirino, appoggia il dito sul grilletto e, immobile, aspetta.

BIOGRAFIA

Ernest Hemingway nacque il 21 luglio 1898 a Oak Park. nell’Illinois (USA). Iniziò la sua carriera come giornalista durante la Prima guerra mondiale e poi a tutte le principali guerre di questo secolo. Egli sentiva un’attrazione irresistibile per le forti emozioni: le corride, la caccia grossa. la boxe. l’alcool. Fu uno dei più grandi scrittori del nostro tempo e nel 1954 ottenne il premio Nobel per la letteratura. Morì. forse suicida. il 2 luglio 1961.

 

Il passo riportato è un esempio tipico detta prosa di Hemingway; sia per lo stile, sia per it contenuto. Il periodo incalzante, rapido, a frasi brevi e spezzate, con ripetizioni che acquistano un ritmo e un significato ossessivi, ricorre spesso in Hemingway e potrebbe dare at lettore disattento l’impressione di una prosa “facile” Hemingway è invece scrittore sorvegliatissimo nella forma e nello stile cosicché la sua pagina è sempre curata fino allo scrupolo.

Ernest Hemingway ha sempre seguito in tutta la sua opera letteraria un unico, fondamentale motivo: quello della morte, considerata come l’inevitabile scacco finale cui l’uomo chiunque sia stato e qualunque cosa abbia fatto nella vita è destinato. Si può dire che in tutta la sua opera, e perfino nella produzione non rigorosamente narrativa, come Morte nel pomeriggio e Verdi colline d’Africa, la morte violenta abbia il ruolo principale. Il problema per Hemingway fu sempre quello di definire l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla morte: esemplare g questo proposito è lo stupendo romanzo Per chi suona la campana. Lo scrittore lo risolse nel senso di una serena. coraggiosa accettazione non disgiunta da un poco di sprezzo, quasi di sfida: come fa un buon giocatore che rimane al tavolo e accetta la posta anche dopo essersi accorto che una carta è segnata e la perdita è sicura.

 

[Testo dell’articolo di autore anonimo, appunti trovati in soffitta]