“Mettici una pietra sopra” intervista a Anna Nihil

di Laura Allori (clicca sul nome per l’articolo sul sito originale)

Finalmente in libreria e nei bookstore on line “Mettici una pietra sopra”, undicesimo libro della scrittrice e blogger Anna Nihil, abbiamo incontrato l’autrice che ci ha concesso un’intervista per parlarci della sua ultima fatica.

“Mettici una pietra sopra” è il tuo undicesimo romanzo, un bel traguardo!

Sì, è sempre una gioia pubblicare un nuovo libro, in questo caso poi, è stato talmente complicato raggiungere la stesura definitiva, che la voglia di festeggiare è tanta!

Ho scritto e riscritto “Mettici una pietra sopra” ben quattro volte negli ultimi dieci anni!

Non intendo corretto, ma proprio riscritto ogni volta da zero. Certo, alcune idee della prima versione sono sopravvissute, ma sono venuti fuori quattro testi completamente diversi. Il primo, era troppo disturbante. Il secondo anche peggio! Troppo onirico, nessuno riusciva a capirlo. Con il terzo già stavo prendendo una buona direzione, e infine, con questa ultima versione, che è quella che potrete leggere, credo di aver trovato il giusto compromesso per parlare dell’elaborazione del dolore, dell’abbandono… senza essere troppo pesante e annoiare il lettore. Mi ha aiutata molto in questo la protagonista.

Parlaci di lei, chi è la protagonista del romanzo?

Irina è una bellissima ragazza metà italiana e metà russa. Scopre di avere un gran talento per la musica e assieme ai suoi amici, i ragazzi della band, raggiunge New York in cerca di fortuna. E la fortuna arriva! Ma quando tutto sembra andare per il meglio, succede un imprevisto che fa crollare Irina nello sconforto più totale. La classica goccia che fa traboccare il vaso, perché Irina ne ha già passate tante in vita sua… Nel libro è lei a narrare la sua storia in prima persona, con la spontaneità e la svogliatezza tipica della sua età e della condizione emotiva in cui si trova.

È più complicato scrivere in prima persona?

La prima persona ti costringe a immedesimarti ancora di più nel personaggio. Si parla spesso dell’immedesimazione degli attori e nessuno presta attenzione a quella degli scrittori, che c’è, esiste. Un attore, dopo aver recitato le battute, può tornare a essere pienamente se stesso. Uno scrittore deve mantenere una sintonia con i suoi personaggi finché non ultima la stesura del libro. Diventano come figli, amici stretti o parenti che conosci a menadito e di cui sai prevedere ogni parola e reazione. Per questo molti scrittori realizzano delle lunghe serie di libri dedicati ad alcuni dei loro personaggi. Fanno fatica ad abbandonarli.La mia curiosità mi rende poco sentimentale, mi piace esplorare nuovi generi letterari e di conseguenza cerco sempre nuovi personaggi. Però resto sempre grata e affezionata a ciascuno di loro per la strada percorsa insieme.

La storia è ambientata nei meravigliosi anni ‘90. Oggi sono diventati un mito, come un tempo gli anni ’50-‘60, credi che il tuo libro possa diventare parte di una letteratura di genere?

Come dicevo, ho iniziato a lavorarci su in tempi non sospetti, e già pensavo di ambientarlo in quegli anni per quel tocco di autobiografico che c’è. In ogni mio libro scivola un po’ di me, in questo forse di più. Gli anni ’90, anche se mi hanno vista bambina e preadolescente, non sono stati tutti rose e fiori per me. Però se pensiamo ai programmi tv, alla moda e alla musica… sembrava di vivere in un continuo splendido carnevale! Se penso a come andavo combinata io! Ero piccola e magra, potevo permettermi le magliettine con l’ombelico di fuori, tanto di moda, e perdermi nei pantaloni larghissimi, da abbinare con l’immancabile zeppone. Ho reso l’idea? Più carnevale di così non si poteva! Ma la regina incontrastata di quegli anni, per me, resta la musica. Da adolescente la musica è vita, ti prende come non succederà più nella vita. Ricordo pomeriggi con Mtv in sottofondo e il registratore pronto, nell’attesa che passassero i miei video preferiti… a ripensarci è difficile non cedere alla nostalgia! E forse sì, sarà proprio questo sentimento a dar vita a un genere specifico dedicato agli anni ’90. Per adesso, mi hanno detto che posso catalogare “Mettici una pietra sopra” come up-lit. Perché è un libro che spinge a superare le difficoltà.

Pensi che potresti adattarlo per il cinema o la televisione?

Ho pensato subito a un monologo teatrale, magari da ravvivare con l’ausilio di altri autori e di video da proiettare. Un film per piccolo o grande schermo sarebbe un sogno! Se dovessero farsi avanti registi interessati all’adattamento di questo o degli altri miei libri, li accoglierei volentieri.