Intervista a Anthony Romei: ex soldato, chef e scrittore

di Candle Cove (clicca sul nome per l’articolo sul sito originale)

Intervista ad Anthony Romei: ex soldato, chef e scrittore. Vive in Germania ed è chef del ristorante di un importante hotel termale. Ha scritto con Laura L.C. Allori “Gesù non abita più qui” dove la sua biografia è fusa (e confusa) con quella di Laura. Oggi ci concede un’intervista anche in previsione delle nuove uscite letterarie.

Ciao Anthony e grazie di averci concesso il tuo tempo, sei molto impegnato soprattutto adesso che siamo nella stagione estiva!

«Grazie a voi, mi fate sembrare una celebrità che non sono! È vero c’è da fare, perché qui dove lavoro io è molto turistico.»

Siamo qui, per parlare di te e di un libro di cucina che uscirà a breve negli Stati Uniti …

«Si tratta di un vecchio progetto che ho avuto modo di perfezionare di recente ma non è tanto imminente l’uscita con Oxford edizioni, ancora devo scegliere il titolo e alcune parti. Si tratta della raccolta di ricette della mia memoria, dalla torta che faceva mia nonna italiana alla Gulaschsupperivisitata che propongo in menù qui in Germania. Mi dispiace che non esca né in Italia né qui in Deutschelandia. Quindi questa è una promozione inutile!» ci confessa ridendo.

Ascolta, tu sei un ex soldato della Marina Americana, fa un po’ effetto, perché in Italia siamo abituati a vedere certe realtà solo nei film, com’è nata la tua esperienza, come e quando hai scelto di andare in guerra?

«Ero giovane, pazzo e deluso. Dopo l’undici settembre in ogni americano è salita la voglia di vendetta o, come nel mio caso, di giustizia per tutte quelle morti rubate. Per la prima volta la mia metà americana si è fatta sentire viva in me. Io ho il padre italiano e ho passato metà della vita in Italia e nemmeno io mi spiegavo questa passione improvvisa. Complice è stata la mia ex fidanzata di allora, mi lasciò per un perditempo assurdo e, qualche mese dopo, decisi di arruolarmi per staccare da tutto e inseguire un ideale più alto. Avevo bisogno di riscoprire me stesso e così sono partito.»

Però sei diventato il cuoco della marina, tu dici nel tuo libro “Gesù non abita più qui” che non hai mai sparato …

Anthony sospira «Non è del tutto vero. Ma preferisco tralasciare questa parte della mia vita che non mi ha aiutato a scoprire me stesso, al contrario, mi ha messo davanti una realtà che in quei cosiddetti film, cui accennavi prima, non si vede per niente»

Cosa ti ha fatto scoprire te stesso, allora, se non la guerra e l’incidente?

«L’essermi salvato dal bombardamento mi ha segnato e sicuramente, da allora vedo la vita con un’altra intensità. Sono diventato consapevole della fragilità delle cose e di quanto oggi ci siamo, domani non più. Diventare papà mi ha cambiato, forse perché Lorenzo, mio figlio, non l’avevo generato io, suo padre naturale non l’ha voluto riconoscere, l’ha rigettato con tutto sé stesso, io allora, nell’entrare nella vita di quel piccolino, quando ancora era nella pancia di sua madre, ho sentito che dovevo prendermi anche la responsabilità di chi non l’aveva fatto. E con lui di sua madre.»

Ecco, nel libro parli di questo, tu e tua moglie Leda siete di fatto legalmente fratellastri, come avete gestito questa cosa? Avete avuto problemi legali per potervi sposare?

«Di fatto, tra mia moglie e me non c’è una goccia di sangue in comune. Mio padre era divorziato da mia mamma; sua madre era vedova e si sono sposati che eravamo bambini, ma lei non ha mai preso il cognome Romei se non dopo aver sposato me. Siamo stati “fratelli” per qualche tempo da piccoli, ma quando ci siamo ritrovati e innamorati venivamo da anni lontani, io ero stato diversi anni a New York e lei è rimasta in Italia. I problemi che abbiamo avuto sono stati più di carattere morale, lei era molto religiosa e per il matrimonio in chiesa non sono stati tanto carini con noi … ce l’hanno fatta cascare dall’alto.»

Tutto questo è diventato un libro che hai scritto a quattro mani, vuoi spiegarci il perché?

«Perché quando ho incontrato la co – autrice lei aveva bisogno di trovare una storia del protagonista maschile che si sposasse bene con la sua, perché voleva descrivere la sua biografia nella triste esperienza dell’essere una madre single e trattata a pesci in faccia dalle istituzioni religiose che avrebbero dovuto aiutarla e il fatto che con suo marito ha vissuto un’esperienza analoga alla mia con Lorenzo e Leda. Così si sono incontrate in un paio di mostre cui hanno partecipato e, alla fine, abbiamo deciso di scrivere questo libro con la sua storia e la mia fuse assieme. Leda le ha prestato sé stessa ed io ho descritto la mia esperienza. È un libro terapeutico, perché sia io che Laura, la mia co – autrice, abbiamo sofferto di attacchi di panico, depressione e, nel mio caso disturbo da stress post-traumatico. Diciamo che, abbiamo unito le diagnosi!»

Tu hai detto di essere mezzo americano, mezzo italiano, mezzo scrittore … in tutte queste metà, trovi una pienezza?

«Io sono anche mezzo scemo …» risponde ridendo «Credo che la mia pienezza sia nel trovarmi completamente uomo in tutte queste diversità più che metà. Tecnicamente sono pure “mezzo padre” non avendo concepito mio figlio, ma paradossalmente mi sento, come dicevo prima “doppio”. Nessuna delle mie metà è di fatto un sentirmi incompleto, anzi, credo che siano diversità che mi accrescono.»

Ora sei uno chef, sei stato soldato e fai lo scrittore, ma … cosa farai da grande?

«Il pensionato!» Anthony ride «Io ho la fortuna di essere quello che ho sempre voluto, uno chef. Non è stato semplice arrivarci, non sono stato in un reality show ma ho sudato per arrivare dove sono. Dirigere una cucina di un hotel prestigioso è un grande onore che mi sono guadagnato.»

Come cuoco hai lavorato con grandi nomi del panorama internazionale, c’è qualcuno che ricordi con più affetto?

«Senza dubbio Gualtiero Marchesi, lui è stato un grande chef e un maestro per tutti i suoi discepoli.»

Sogni un ristorante tutto tuo, con il tuo nome?

«Guarda, sinceramente no. Tanto tempo fa, quando Joe Bastianich non era famoso per la televisione, ma già era un’istituzione negli States, io gli dissi che volevo seguire le sue orme, ho studiato economia all’università, lui mi rispose che io potevo avere la fortuna di dirigere le cucine dei ristoranti migliori senza il rischio dell’imprenditore. In effetti, aveva ragione e oggi non sono pentito di non essermi imbarcato in un’impresa apocalittica come quella di aprire un ristorante tutto mio. Ho fatto esperienza dalla trattoria fino all’hotel 5 stelle e ho imparato le cucine più semplici fino alla molecolare. Non credo che mi fermerò, perché se smetti d’imparare smetti anche di vivere, ma non ci sarà un “Chez Romei”!»

Tuo figlio farà il cuoco?

«Lorenzo al momento ha progetti artistici, da piccolo però giocava in cucina con me.»

Tu sei molto affascinante, con il tuo lavoro e quello di tua moglie, che è una fotografa di cinema non hai mai pensato in passato di fare il modello?

Anthony ride di gusto: «Quando studiavo alla Columbia ho fatto dei servizi fotografici per pagarmi gli studi, ma non sono mai stato vanitoso. Ho posato e poso spesso per Leda, lei è fotografa e dice che fa parte degli obblighi matrimoniali ma in modo quasi anonimo, non voglio essere chiamato “il cuoco fotomodello” perché ormai non ne ho neanche più l’età, non mi piace apparire, a parte un periodo in cui cucinavo per una televisione locale, non ho ambizioni di questo tipo. Più che altro le mie pose finiscono nelle immagini vettoriali, quelle per siti, brochures, cataloghi o volantini magari vedi la mia faccia ovunque senza sapere che sia la mia! Ho posato non solo come cuoco ma pure come uomo d’affari, insegnante di palestra, giardiniere eccetera»

Un’ultima domanda, tornerai a scrivere?

«Abbiamo deciso di rivedere “Gesù non abita più qui”, perché è troppo corto. Il fatto è che nasceva come soggetto di un film che poi non c’è stato, poi si è accavallato ad altri progetti sia di Laura che miei e allora ci abbiamo dato una botta … lo scopo era anche che io scrivessi la parte in inglese in modo da lanciarlo sul mercato internazionale. Quando entrambi avremo più tempo, perché lei avrà finito la sua saga ed io non sarò in high season, allora ci metteremo a tavolino e riprenderemo la cosa da capo.»

Scusa se ti rubo ancora qualche minuto: a proposito di saga di Laura, anche tu come suo personaggio sei parte di “Better Together”, come ti fa sentire?

«Non solo! Ho pure incontrato quella gnocca di Lara Lalli! Lei ha avuto quest’idea d’inserire i personaggi dei suoi libri tutti in questo e io mi sono dato disponibile. Spero di non avere le stesse problematiche di altri miei “colleghi”, perché in quel caso potrei rispolverare la divisa da marines! Essere un personaggio di un libro è un onore, avere una RPF, una real person ficton su me stesso fa sentire una star! “Gesù non abita più qui” era una biografia, adattata e romanzata ma adesso faccio cose che nella vita non so fare, come ballare, cantare o avere superpoteri!»

Per gustare la cucina di Anthony bisogna andare a 50 km da Monaco di Baviera, nell’attesa di leggere la sua storia e cucinare le sue ricette, soprattutto di vederlo fare il supereroe lo salutiamo e ringraziamo.


Photo ©Lallycula ©LedaAlberti ©Roman Stetsyk