‘TI PORTO ALL’OPERA’ il Teatro Carlo Felice al Porto Antico debutta con Puccini la rassegna 2018 ed è un successo

di Laura Allori (clicca sul nome per l’articolo sul sito originale)

La sfida con la location è vinta dalla musica e dalla bravura degli artisti di questa Madama Butterfly grandiosa, degna di una Prima di prestigio.
Quattro serate, con alternate l’opera di Puccini al Barbiere di Siviglia, scandiscono la rassegna “Ti porto all’Opera”, e la proposta della stagione estiva del Teatro Carlo Felice.
La location, che fino a ieri ospitava festival e concerti di musica pop e rock, si è inchinata alla maestosità dell’opera pucciniana e si è commossa seguendo la tragica vita di Cio-cio-san e il suo disperato amore per il tenente Pinkerton. L’esperimento è riuscitissimo, si registra il sold out e la sfida è vinta, anche perché le navi che passavano sullo sfondo dietro al palco parevano perfette come condimento alla scenografia, essenziale e perfetta, costruita abilmente assieme ai movimenti dei personaggi e del coro. Plauso e lode dunque alla regia di Vivien Hewitt.
L’orchestra non sbaglia nulla, anzi si supera, Alvise Castellati è quasi magico e incanta in una performance armonica sotto tutti i punti di vista, perché la riuscita è dovuta al lavoro di gruppo dei cantanti, dei musicisti, della regia e di ogni maestranza all’opera che ha saputo adattare perfettamente il tutto alla location senza che si perdesse neanche una nota.
Bravi tutti, insomma, ma straordinaria Federica Vitali ‘Un bel dì vedremo’ è delicato e intenso, invita alla speranza e lascia tutti con il medesimo sogno della Butterfly. Meravigliosa Marina Ogii nel ruolo di Suzuki.
A dimostrazione di questa sinergia perfetta,momenti di rara bellezza si sono visti e sentiti in ‘Addio, fiorito asil’ intenso sia da parte di Mongiardino (Pinkerton) che di Antonucci (Sharpless) e la Ogii.
Si replica sabato sera, e intanto cresce l’attesa per i Barbiere di Siviglia diretto da Daniel Smith con il bravissimo Blagoj Nacoski che ritorna nel ruolo e nel luogo del suo debutto, quello del conte di Almaviva, dopo tredici anni. Smith, presente a Madama Butterfly, annuncia che ci saranno delle sorprese!

MADAMA BUTTERFLY DI

Giacomo Puccini

– Direttore, Alvise Casellati
– Regia, Vivien Hewitt
– Scene e costumi, Teatro Carlo Felice
-Assistente ai costumi, Elena Pirino
-Assistente alle luci, Angelo Pittaluga
– Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
– Maestro del Coro, Franco Sebastiani

Personaggi e interpreti:

Cio-cio-san, Federica Vitali
Suzuki, Marina Ogii
Kate Pinkerton, Marta Calcaterra
F. B. Pinkerton, Gianni Mongiardino
Sharpless, Stefano Antonucci
Goro, Alessandro Fantoni
Bonzo, Manrico Signorini
Yamadori, Giuseppe De Luca
Il Commissario Imperiale, Giuseppe De Luca
Ufficiale del Registro, Roberto Conti

L’opera:

Nell’estate del 1900 Puccini assistette a Londra alla rappresentazione del dramma Madama Butterfly che David Belasco aveva tratto da una novella di John Luther Long. Non parlando inglese, non capì una parola, ma uscì da teatro ugualmente scosso: la tragica storia della giovane geisha giapponese che si uccide «con onore» dopo essersi consumata nell’attesa che ritorni da lei lo sbruffone tenente della marina americana Pinkerton, che le ha dato un figlio, non poteva essere più pucciniana. Cio-cio-san come Manon, Tosca, Liù, Mimì: donne che amano e che, amando senza riserve, muoiono.
In Madama Butterfly  Puccini fece ricorso a tutta la sua abilità strumentale, melodica, armonica, e soprattutto alla sua capacità stregonesca di trasformare in “pucciniano” tutto ciò su cui metteva le mani: in questo caso, le scale pentatoniche giapponesi, l’inno della marina americana, le armonie modali richiamanti un mondo musicale lontano, sfumato e arcaico, gli accenni al Tristano. Eppure, nonostante l’emotività della vicenda, l’immediatezza e il fascino timbrico e coloristico della partitura, la prima milanese (Teatro alla Scala, il 17 febbraio 1904) fu un fiasco, uno dei più memorabili della storia dell’opera insieme a quello della Traviata di Verdi.
Ma aveva ragione Giovanni Pascoli quando, in una cartolina inviata a Puccini dopo la disastrosa recita scaligera, profetizzò: la «farfallina volerà». Ritoccata qua e là e divisa in tre atti invece che in due, la «farfallina» spiccò finalmente il volo il 28 maggio 1904 al Teatro di Brescia.
Il Teatro Carlo Felice presenta questa edizione con scene e costumi di sua proprietà sui quali la regista Vivien Hewitt ha sviluppato una messa in scena di grande suggestione.