La Fornarina di Raffaello

di Luciana Fioravanti

Roma: un giorno di primavera del 1511 una di quelle giornate in cui non si può non uscire ad assaporare il vento frizzantino che prelude all’estate.

La primavera, si sa, è 1a stagione in cui la natura si risveglia; la stagione che fa brillare di una luce misteriosa gli occhi delle donne e rende gli uomini estremamente sensibili al loro fascino.

Ed ecco appunto uno di questi uomini colpiti dalla magia della primavera. Se ne va per le vie d’oltre Tevere con passo ondeggiante, l’aria svagata. Ogni tanto si ferma, si guarda attorno, respira più forte, quindi riprende il cammino. A osservarlo da lontano sembra un perdigiorno, un vagabondo: invece è semplicemente uno che quella mattina non ha voglia di andare al lavoro.

E chi potrebbe dargli torto, in una giornata simile? Ma eccolo che si arresta di nuovo, par che abbia «fiutato» qualcosa di straordinario. È vicino al muretto di un orto al di là del quale s’intravvede una di quelle modeste casette che sorgono lungo il Tevere. Tutto è silenzio. La scena sembra deserta.

Invece non è così. In mezzo all’orto, accanto a un ruscello, c’è una ragazza stupenda che sussurra a mezza voce una canzone. Non immaginando di essere guardata da un estraneo, in ogni suo gesto vi è una spontaneità che ne rivela l’istintiva grazia.

Passano parecchi minuti e l’uomo non parla. È incantato. Poi piano piano si scuote e decide di rivelare la propria presenza. Con voce alterata dall’emozione e con parole gentili chiede alla ragazza come si chiama. Ella risponde brevemente: «Margherita» E sorride. Sorride con civetteria. Ha riconosciuto nell’uomo il grande Raffaello, il pittore che tutta Roma si contende, l’artista dal quale ogni donna sogna di essere ritratta.

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Ma anche lei, Margherita Luti, a suo modo non è una sconosciuta. La fama della sua bellezza si è sparsa per un largo raggio intorno alla casetta sul Tevere e molti giovani vengono perfino da lontano a farle la corte, cercando di strapparla al fidanzato, Tommaso Cinelli, un umile garzone che presta servizio nelle tenute del ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi.

Strana coincidenza: tra i suoi clienti più facoltosi, Raffaello conta proprio il potente banchiere che adesso gli ha affidato la decorazione di una sua villa (la celebre Farnesina, come sarà poi chiamata dal nome dei proprietari che succederanno al Chigi, i Farnese). Ed è appunto alla villa ch’egli si stava recando, nella luminosa mattina, quando la visione di Margherita l’ha come fulminato in mezzo alla strada.

raphael-fornarina-5Il colpo di fulmine

Raffaello, a Roma lo sapevano tutti, era un tipo facile alle cotte. La protezione del Papa, i lauti guadagni che gli procurava la propria arte, una sua naturale disposizione alla magnificenza, lo avevano portato a condurre un’esistenza principesca. Amante del lusso, considerava grigia e inutile la vita senza il complemento di uno stuolo di belle donne. L’arte, in un certo senso, trasfigurava l’amore e l’amore dava sempre nuove linfe all’arte.

Raffaello dipingeva con la straordinaria e miracolosa limpidezza del genio cui tutto riesce facile. E facile e allegra sembrava destinata a rimanere sempre la sua vita.

All’inizio nessuno prese troppo sul serio l’incantamento di Raffaello per la bella Margherita Luti, meglio conosciuta come la «Fornarina», per via della professione del padre, un bravo e modesto fornaio di origine senese. Si trattava invece di un autentico colpo di fulmine e il primo a preoccuparsene fu Agostino Chigi, quando s’accorse che il pittore, per corteggiare la ragazza, trascurava scandalosamente il lavoro alla Farnesina. Con la spregiudicata energia di un vero signore del Rinascimento, egli allora intervenne nella faccenda e, come primo atto, tolse dalla scena il legittimo fidanzato Tommaso Cinelli, relegandolo in una sua tenuta.

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Francesco Gandolfi Raffaello e la Fornarina 1854 olio su tela Accademia di Belle Arti di Brera

Ma non bastò. Raffaello aveva letteralmente perso la testa. Egli vedeva un rivale in ogni giovane che s’accostava alla Fornarina e, perfino quando 1a ragazza fu sua, stentava a trovar pace. La sapeva troppo bella, la immaginava esposta a mille tentazioni e fiutava dovunque il tradimento. Non poteva cedere a un altro dopo aver ceduto a lui?

Alla Fornarina non dispiaceva vedere ai propri piedi il più corteggiato pittore di Roma. Forse, con malizia tutta femminile, si divertiva a stuzzicarlo, a instillare in lui il veleno sottile della gelosia. Ma può darsi che anche lei soffrisse dei lunghi distacchi, che desiderasse essergli sempre vicino, contemplarlo mentre col pennello creava le sue figure immortali.

Era il sogno di Raffaello. Agostino Chigi se ne accorse e intervenne una seconda volta, autorizzando la permanenza della Fornarina accanto al pittore. Cosi la relazione fra i due divenne pubblica, sfacciata addirittura. Se ne parlò molto ln giro, naturalmente, senza che tuttavia lo scandalo assunse proporzioni tali da danneggiare l’artista Erano tempi in cui i peccati d’amore trovavano più comprensione che condanna.

La nipote del cardinale

Raffaello, ora, viveva la sua grande stagione d’uomo e di pittore. Poiché non riusciva a sbrigare da solo tutte le commissioni che gli piovevano addosso, si serviva largamente della collaborazione di un gruppo di discepoli agguerriti, alcuni dei quali possedevano un notevole talento pittorico. Intanto conduceva una vita sempre più splendida, smanioso com’era di primeggiare e di apparire unico agli occhi della Fornarina. L’amante appariva soddisfatta e non chiedeva altro. Forse intuì che il grande pittore coltivava in segreto l’ambizione di essere nominato cardinale, cosa possibile a quei tempi anche a chi non era sacerdote, purché non avesse moglie; ma non se ne diede pensiero. In fondo, essa non tendeva al matrimonio: le bastava amare ed essere amata.

Ma intanto il potente cardinale Bibbiena si era messo in mente di dare moglie a Raffaello e precisamente 1a propria pronipote Maria Dovizi: una creatura gentile, sottomessa, dal carattere dolce, ma provvista di scarse attrattive fisiche. Fatto oggetto di costanti pressioni, il pittore aveva finito con l’accondiscendere a un mezzo fidanzamento e adesso il porporato insisteva affinché egli uscisse dall’incertezza e conducesse 1a ragazza all’altare.

La situazione cominciava a farsi delicata.

Quando si vide pressoché con le spalle al muro, Raffaello ricorse personalmente al Papa, facendogli presente che non si sentiva ancora maturo per il matrimonio.

Il Pontefice gli ottenne una dilazione, che naturalmente egli impiegò dandosi, anima e corpo, alla Fornarina.

Era una passione che lo bruciava dentro, quella che aveva contratto per la bella figlia del fornaio di Trastevere, una malattia che nessuna medicina avrebbe potuto guarire.

In ogni figura di donna che veniva dipingendo, Raffaello metteva qualcosa della Fornarina; ai suoi occhi essa incarnava l’eterno femminino, era 1a sorgente viva della sua ispirazione, la portava chiusa nel cuore, non aveva più nemmeno bisogno di guardarla per riprodurne i tratti. Ed ella come si comportava? Continuava a ricambiarlo con una passione assoluta, esclusiva, come quella di lui?

Oppure si volgeva, avida, verso nuove emozioni? Tra i discepoli di Raffaello cominciò a poco a poco a serpeggiare il sospetto. C’era chi non se la sentiva di giurare sulla fedeltà della Fornarina. Si sussurrava ch’ella avesse concesso i propri favori al banchiere Agostino Chigi, il quale, appunto per questo, aveva agevolato la sua relazione con Raffaello. Ma come provarlo? E, soprattutto, come mettere in guardia il Maestro? Poi il dramma scoppiò in seno agli stessi discepoli. Il bolognese Carlo Tiraboschi, che era venuto a Roma per mettersi alla «scuola» di Raffaello, osò alzare gli occhi sulla Fornarina e, a quanto pare, 1a donna non rimase insensibile alla sua corte. Ma un altro discepolo del grande pittore, Pierino del Vaga, si accorse del tradimento e pensò di far giustizia da sé. Un giorno affrontò il Tiraboschi e, dopo averlo rimproverato aspramente, lo ferì a morte durante un duello.

Ma ormai la meravigliosa avventura di Raffaello e della Fornarina volgeva al termine. Il pittore non aveva una grande salute e la vita «magnifica» che conduceva, l’enorme mole di lavoro che sbrigava a poco a poco ne corrodevano inesorabilmente la fibra. Un giorno giunse a casa stremato, colpito da un attacco violentissimo di febbre; i medici aggravarono il suo stato praticandogli, secondo l’uso del tempo, un abbondante salasso.

«Avrebbe avuto bisogno di bistecche e invece gli cavarono del sangue!», commentò il suo biografo Giorgio Vasari. Vero o falso che sia, Raffaello non si riprese più. Il suo stato peggiorava di giorno in giorno. Prima di morire chiese i Sacramenti; volle fare la fine di un buon cristiano. Ma pensò anche a Margherita, lasciandole nel testamento una somma di danaro che le permettesse di vivere decorosamente.

Raffaello morì il 6 aprile 1520, a soli trentasette anni. Tutta Roma pianse la sua morte precoce. Ebbe funerali imponenti.

Dietro il feretro camminavano le più alte autorità del Vaticano. Seguiva infine il popolo: una moltitudine degna di un sovrano. A un tratto il corteo funebre fu sconvolto dal pianto disperato di una donna 1a quale, sfuggendo ad alcuni uomini che l’avevano in custodia, cercò di raggiungere la bara. Era la Fornarina che voleva dare il suo ultimo tributo all’amante. Seguì un momento di confusione generale. Poi un personaggio molto autorevole si avvicinò alla bella Margherita e le sussurrò che il Papa aveva intenzione di avviare un processo di santificazione per Raffaello e che solo per tale motivo ella doveva scomparire. Era una pietosa invenzione, naturalmente. Tuttavia, la Fornarina parve crederci. Allora trattenne i singhiozzi e si ritirò nell’ombra. Per sempre.

 Ritratti della Fornarina

Il più celebre ritratto della Fornarina, dipinto da Raffaello, è «La donna velata» che si conserva attualmente a Firenze, in Palazzo Pitti. Un altro presunto ritratto della donna si può ammirare nella Galleria Borghese di Roma: in esso la Fornarina appare completamente nuda, con occhi grandi e scuri e una morbida bocca sensuale. Naturalmente, c’è chi mette in dubbio tali attribuzioni. Del resto, su questa popolana che tanta influenza ebbe sulla vita e sull’arte di Raffaello, le notizie precise sono scarse e spesso contraddittorie. Ma it fatto che il suo «romanzo d’amore» col grande pittore sia sopravvissuto ai tempi e a tutte Le ricostruzioni più o meno arbitrarie è il segno che Margherita Luti fu, a suo modo, una creatura d’eccezione.