Sant’Agostino d’Ippona 28.8 ricorrenza liturgica

Nell’autunno del 384 arrivò a Milano, proveniente da Roma, un professore trentenne, ambizioso e preparato. Si chiamava Aurelio Agostino ed era originario dell’Africa. Scuro di pelle, i capelli crespi, la bocca sensuale, piaceva alle donne ed era conscio del proprio fascino. Quando passava per le vie della città, avvolto nella sua tunica bianca, molti sguardi si appuntavano su di lui. Ma chi poteva avvicinarlo si accorgeva subito che il giovane forestiero era profondamente diverso dai tanti uomini che, da ogni parte dell’Impero, venivano a Milano in cerca di fortuna.

santagostinoAlla ricerca della verità

Aurelio Agostino, infatti, non ambiva soltanto ottenere dei successi mondani o far carriera nel campo dell’insegnamento, dove pure aveva dato prove di valore. Egli cercava soprattutto una cosa: la Verità. Ma nessuna filosofia era riuscita a disperdere i dubbi che tormentavano la sua anima, a dargli la certezza assoluta di avere imboccato finalmente la via giusta. Adolescente ancora, mentre studiava a Cartagine, aveva ripudiato il paganesimo e aveva aderito alla setta dei Manichei, i quali spiegavano il mondo come il risultato di una perpetua lotta tra i due principi opposti del Bene e del Male. Dieci anni era vissuto in quella fede, che tuttavia a poco a poco 10 aveva deluso. Infine, proprio alla vigilia della partenza dall’Africa, si era staccato dalla setta, dichiarando che la dottrina che essa professava ormai non lo convinceva più. Ma a che cosa ancorarsi? Agostino non lo sapeva. Dopo un infelice anno trascorso a Roma, egli giungeva a Milano in piena crisi interiore.

Agostino tuttavia è convinto che la Verità deve esistere. Si tratta ora solo di avere pazienza e di insistere nella ricerca. Un giorno si farà luce e tutto apparirà chiaro, i dubbi scompariranno, il cuore si placherà.

Intanto ha un’altra battaglia da vincere: quella che gli permetta di dare una sistemazione definitiva alla propria vita, dal punto di vista materiale.

Un professore che è riuscito a ottenere l’incarico di insegnare a Milano è un uomo che conta qualcosa nella gerarchia dello Impero. Occorre dunque da una parte dimostrare il proprio valore, dall’altra crearsi un’esistenza adeguata al prestigio della cattedra. Un buon matrimonio sarebbe il sistema più rapido per risolvere quest’ultimo problema. Perché non pensarci?

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Alessandro Preziosi nella fiction RAI dedicata alla vita di Agostino

La voce misteriosa

Agostino non è ricco. Suo padre, Patrizio, era un piccolo proprietario agricolo che, morendo, non gli aveva lasciato quasi nulla. Egli può contare solo su sé stesso. Ma non è venuto a Milano appunto per questo? Qui le possibilità che si Offrono a un giovane insegnante sono infinitamente maggiori che a Cartagine, la città dove ha raccolto i suoi primi successi. Affermarsi a Milano sarebbe facile per Agostino. Ma purtroppo egli non può pensare solo a sé stesso. Ha portato con sé dall’Africa una donna di umili condizioni, che lo ama appassionatamente e che gli ha dato un figlio, Adeodato, ormai già grandicello. Anche il ragazzo li ha seguiti, naturalmente. E con lui, a completare il quadro della sconcertante famiglia, c’è Monica, la madre di Agostino. Erano ritenuti abbastanza spregiudicati e nessuno si scandalizzava per il fatto che un giovane professore tenesse con sé una concubina. La presenza della donna, però, era d’intralcio ad un eventuale matrimonio con una ragazza della buona società. Monica lo fece notare al figlio. Egli le diede ragione, ma non fece nulla per risolvere la delicata situazione. Preferì scaricarsi di ogni responsabilità affidando tacitamente alla madre l’incarico di sistemare definitivamente la sua vita familiare. Egli non aveva tempo per queste cose. La ricerca di una fede era diventata il tema dominante della sua vita. Non poteva pensare ad altro. Era ormai un’ossessione. Gli pareva di essere chiuso in una stanza, al buio, e di brancolare lungo le pareti, nel disperato tentativo di scoprire una porta.

Qualcosa, tuttavia, cominciava a scoprire meditando sugli scritti di San Paolo e soprattutto sulle fervide parole del vescovo Ambrogio, che dominava la vita culturale e cattolica milanese. A lui lo aveva indirizzato la madre, che non lasciava nulla d’intentato perché il figlio di tante lacrime s, come lo chiamava nel proprio cuore, si convincesse che il Cristianesimo non era quella rozza dottrina che egli forse immaginava.

Ma la via della fede cristiana non si presentava agevole per Agostino. A parte la resistenza di natura intellettuale, un grave ostacolo era costituito dai sensi. Il caldo sangue africano e le abitudini contratte nella prima gioventù lo avevano reso incapace di contenersi. E la donna che gli viveva accanto era una tentazione continua. Bisognava strapparsela dal cuore. Sacrificarla.

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 SANT’AGOSTINO di Sandro Botticelli, 1480,Chiesa di Ognissanti Firenze

E la donna spari. Toccata dalla fede e ritenendosi un ostacolo alla conversione dell’uomo che amava, tornò in Africa e si chiuse in un convento. Ma la fanciulla su cui la madre aveva messo gli occhi. non diventò mai la moglie di Agostino. Questi, incapace di resistere alle tentazioni della carne, si portò in casa un’altra concubina e precipitò ancora più in basso nella schiavitù dei sensi. Era dunque proprio perduto? Forse Monica arrivò a pensarlo, tuttavia non cessò mai di sperare.

Un giorno dell’estate del 386 Agostino era assorto in meditazione nel giardino della sua casa, quando udì a un tratto una voce misteriosa che lo invitava a leggere il libro che aveva davanti. Sbalordito, egli apri a caso il volume le Epistole di San Paolo e gli occhi gli caddero sulle seguenti parole:  Non nelle gozzoviglie e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nella disonestà, non nella discordia e nell’invidia; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne e delle sue concupiscenze Da quel momento, il suo destino era segnato.

Il ripudio del mondo

Agostino non chiese subito il battesimo. Il cuore aveva fatto la sua scelta, ma egli era pur sempre un intellettuale e voleva che non ci fossero ombre sulla sua adesione al cattolicesimo. Abbandonò Milano e si ritirò a Cassago, in Brianza, nella villa di un amico. Qui trascorse l’inverno in assidua meditazione. Fu una specie di bagno purificatore che lo liberò delle ultime scorie dei sensi.

Quando fece ritorno a Milano era pronto per abbracciare coscientemente la nuova fede. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 lo stesso vescovo Ambrogio, nel corso di una solenne cerimonia religiosa, impartì il battesimo ad Agostino e al figlio di lui Adeodato. Monica assisteva in silenzio con gli occhi colmi di lacrime e il cuore traboccante di gioia: il suo grande sogno si era compiuto. Agostino non era uomo da mezze misure. Diventare cristiano, per lui, significava innanzi tutto ripudiare il proprio passato, iniziare una nuova vita e servire, con lo spirito e le opere, la Verità finalmente e pienamente conquistata, il Dio che gli si era rivelato attraverso la Grazia. Egli perciò diede un addio definitivo all’insegnamento, a Milano, al mondo, e si accinse a tornare in Africa, dove riteneva che meglio avrebbe potuto dedicarsi a quell’ideale di vita monastica che ormai considerava la sola forma di esistenza adatta a lui.

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Statua del santo, Pavia – San Pietro in Ciel d’Oro

Il viaggio fu lungo e faticoso. Monica non resistette ai disagi e mori a Ostia nell’autunno del medesimo anno. Dopo una sosta a Roma, Agostino prosegui per Tagaste, il suo paese natale. Qui giunto, distribuì ai poveri i pochi beni che possedeva e si chiuse in un’esistenza di preghiera e di solitudine. La morte del figlio Adeodato, poco tempo dopo, spezzò l’ultimo legame che egli aveva ancora col mondo.

Ma il ritiro non durò a lungo. Un giorno, mentre si trovava in una chiesa di Ippona (l’attuale Bona, in Algeria), fu dai fedeli riconosciuto e proposto al vecchio vescovo Valerio come predicatore. Agostino non poté tirarsi indietro e dovette rinunciare alla vita monastica. Nel 391 Agostino fu ordinato sacerdote. Quando, cinque anni dopo, mori Valerio, gli successe. sul seggio episcopale di Ippona.

Vescovo anticonformista

Erano tempi di disordini. L’Impero Romano d’Occidente era minacciato dalle invasioni dei barbari, che ormai scorrazzavano liberamente in alcune provincie. Nel 410 i Visigoti, guidati da Alarico, arrivano perfino a conquistare Roma e a metterla a ferro e fuoco. Nell’universale sfacelo, però, sempre più s’innalza il prestigio della Chiesa di Roma. Di questa Chiesa Agostino non tarda a diventare, coi suoi scritti e le sue parole, uno dei difensori più insigni. Fu comunque uno strano vescovo. Rifiutò il potere e la ricchezza che si adducevano alla sua alta carica e a più riprese mostrò di non gradire i segni esteriori della venerazione dei fedeli: per esempio, i’. trono ricoperto dal baldacchino e posto su una cattedra, in fondo alla chiesa. Ma era sensibilissimo alle lodi rivolte al proprio ingegno e ci teneva a figurare con onore nelle dispute sui problemi fondamentali del Cristianesimo. In fondo, ora che la sua vocazione si era precisata, egli si rivelava per quello che era: un intellettuale che si batteva al servizio di Dio. Era un isolato, lì a Ippona. Eppure, le sue parole giungevano dappertutto ove ci fossero fedeli da confortare o eretici da confondere. Ben presto la sua fama fu tale che gli scritti ch’egli inviava agli altri vescovi venivano letti durante il viaggio; cosi, quando giungevano al destinatario, già il loro contenuto correva di bocca in bocca. Il segreto di tanto successo non era però soltanto di natura intellettuale. Agostino, infatti, anche delle polemiche più sottili, si gettava con tutto il peso delle sue passioni di uomo. E che uomo! Il volto affilato e gli occhi lucenti denunziavano che in lui il Bene e il Male continuavano a lottare, che la fede egli doveva riconquistarla intatta e nuova ogni giorno.

Proclamato santo dalla Chiesa Cattolica, Agostino viene tradizionalmente raffigurato con in mano un libro e un cuore ardente, simboli del sapere e dell’amore. E in verità non occorre altro per definire 1a sua personalità, che dal fondo dei secoli ci chiama a un colloquio 11a eterno: un colloquio impostato su queste due domande: Chi sono io? Qual è il mio destino?

Le opere maggiori

Tra le opere di Sant’Agostino, ricordiamo le due più importanti: Le confessioni e La città di Dio. La prima è il racconto della sua vita: la lettura è facile e stimolante e ci aiuta a meglio comprendere noi stessi e i moti intimi del cuore. La città di Dio è stata definita la più grande concezione della storia umana dal punto di vista cristiano Sant’Agostino vi afferma che mentre ogni cosa umana può corrompersi e perire, immutabile rimane invece l’ordine delle cose divine, perché Dio è eterno e immutabile.

Sotto il giogo della carne – E intanto i miei peccati andavano moltiplicandosi: strappata dal mio fianco, come un ostacolo al matrimonio, la donna che mi era stata compagna di vita, il mio cuore che le era molto legato rimase straziato come da una ferita e dava sangue. Ella era ritornata in Africa facendo voto di rinunziare per sempre all’uomo, e mi aveva lasciato il figliolo naturale che io avevo avuto da lei. Ed io, miserabile, che non riuscivo ad imitare una donna, insofferente dell’attesa, poiché solo fra due anni avrei avuto quella che avevo richiesto, e schiavo dei sensi, me ne procurai un’altra (non già come moglie) per alimentare l’infermità delta mia anima. Invocazione a Dio – O Verità, o luce del mio cuore, fa’ che le mie tenebre non mi parlino! Mi ripiegai in esse e fui accecato; ma anche in quel buio, anche in esse io ti amai. Andai errando e mi sovvenni di Te. Udii la tua voce che mi richiamava, ma la udii appena appena per il tumultuare delle passioni turbolente. Ecco: ora ritorno assetato e anelante alla tua sorgente. Fa’ che nessuno me lo impedisca: ad essa berrò e allora vivrò. Non più io viva per me: male ho vissuto vivendo di me, fui morte me stesso: rivivo in Te.  (Da: S. Agostino – Le Confessioni – Trad. di C. Vitali – Ed. Rizzoli)

Come appare da questi due capitoletti, Le Confessioni sono un libro affascinante perché scritto innanzi tutto col cuore. Sant’Agostino si rivolge direttamente a Dio, in un colloquio che assume spesso tinte drammaticissime. Ciò è messo in risalto dallo stile fatto di frasi incisive, martellanti, che non lasciano respiro.

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Tomba di Sant’Agostino – Pavia – San Pietro in Ciel D’Oro.  PH. Copyright Lallycula 2009