Incontro con Cristina Lopez Barrìo, finalista del Premio DeA Planeta in Spagna ed autrice di NEBBIA A TANGERI ed. DeA Planeta

Milano, 24 ottobre 2018,

L’incontro con Cristina è emozionante, è un’autrice che cattura già con un carisma che trasuda dal suo sorriso e da quella che se fossimo a teatro si chiamerebbe “presenza scenica”. All’incontro sono presenti giornalisti e blogger, oltre ad essere in diretta streaming sui social network.

La prima domanda arriva dal blog di Tiziana Ricci https://passionelibri.altervista.org

20181024_182712Hai lavorato per tredici anni come avvocato, in quale modo hai riversato questo lavoro in quello da scrittrice?

La mia esperienza come avvocato mi è sicuramente servita, perché, anche se è vero che legge, diritto e letteratura sono due cose assolutamente differenti e a volte diametralmente distanti, hanno un punto in comune che è l’uso della parola. Nel linguaggio giuridico e in quello letterario la parola è lo strumento primo di lavoro, quello per eccellenza. In entrambi i campi viene usato con l’intento di persuadere qualcuno. In ambito letterario, la parola convincerà il lettore che il mondo che lo scrittore ha immaginato e descritto è vero. In quello giuridico, la parola servirà a convincere giuria e giudice per vincere la causa, avere una sentenza favorevole. Nel mio caso, penso che i punti in comune tra letteratura e diritto si siano alimentati a vicenda.

Dal blog https://theshelterofbooks.wordpress.com/ arriva la seconda domanda:

In Nebbia a Tangerici sono diversi piani di lettura; tanti personaggi che s’incontrano nel corso della narrazione. Soprattutto grazie a Flora e Paul s’indaga sul confine tra realtà e finzione. Quanto un personaggio può diventare vero? Si può pensare che un personaggio esca fuori dalla storia, in qualche modo diventi vero; oppure sta allo scrittore mantenere un chiaro confine tra la realtà e la finzione?

20181024_182710Io credo che, in qualche modo, Nebbia a Tangeri parli della creazione artistica, del potere della narrativa, che in questo caso è letteratura. In questo romanzo, io mi approprio dell’idea che Oscar Wilde descrive ne La decadenza della menzogna (in Italia contenuto in “Intenzioni” https://www.amazon.it/Intenzioni-altri-saggi-Oscar-Wilde/dp/8817170135/ref=sr_1_3?s=books&ie=UTF8&qid=1540716339&sr=1-3&keywords=oscar+wilde+intenzioni) in cui afferma che ci sono momenti in cui la creazione artistica può acquisire vita propria. Quello che si prefigge il mio libro Nebbia a Tangeri è quello di coinvolgere il lettore in quella sottile linea di confine che divide la realtà dalla fantasia e l’immaginazione. Quando noi sentiamo intensamente una storia, proviamo empatia nei confronti dei personaggi, ne viviamo i sentimenti pur sapendo che non corrispondono alla realtà e che quei personaggi non esistono. Per noi questa storia è reale. Penso che questa sia una delle magie della letteratura e l’interpretazione delle parole di Wilde quando dice: «Ad un certo punto, la creazione artistica può diventare reale, può acquisire un palpito vitale». Ed è vero, nel mio romanzo ci sono diversi piani narrativi, diversi mondi. Ci sono un paio di opere cui mi sono ispirata: il racconto Continuidad de los parques di Julio Cortázar (t. La continuità dei parchi), dove c’è un uomo in un parco che sta leggendo un romanzo e ci racconta cosa sta leggendo quest’uomo, il libro che legge parla di una coppia che sta tramando qualcosa di losco e nello stesso tempo questi personaggi è come se uscissero dal libro, dal loro piano narrativo per entrare in quello del personaggio che sta leggendo. L’altra opera è il Don Chisciotte di Cervantes; trovo che il personaggio di Flora di Nebbia a Tangeri  sia molto donchisciottesco e allo stesso tempo, Cervantes lavoro su diversi piani narrativi tra il personaggio e la sua mente.

È arrivato anche il turno della nostra domanda:

Molti libri di successo oggi diventano film o fiction televisive e i personaggi prendono inevitabilmente l’aspetto degli attori di riferimento. Tu avresti piacere che “Nebbia a Tangeri” diventasse un film, oppure questo potrebbe rovinare l’immagine che hai evocato con le tue parole per essere spodestata da quella più immediata di un’altra forma d’arte?

In realtà mi piacerebbe molto che il mio libro diventasse un film o una fiction televisiva, però devo riconoscere che tutto ciò alimenterebbe un processo in cui dobbiamo diventare consapevoli che si tratta di linguaggi narrativi diversi, quello audiovisivo e quello letterario; quindi, se dovessi avere la fortuna di vedere Nebbia a Tangeri trasposto in film o fiction TV, la mia opera non sarebbe più soltanto un libro ma anche qualcos’altro. Al mio libro non verrebbe tolto nulla, sarebbero due prodotti diversi, anche se mi rendo conto che il linguaggio audiovisivo ha un impatto travolgente. Pensando ad esempio a Harry Potter, difficilmente possiamo immaginare il protagonista diversamente da Daniel Radcliffe, l’attore che lo ha interpretato al cinema. Nel nostro immaginario tendiamo ad unire le fattezze dell’attore a quelle del personaggio che rappresenta nel film o nella fiction. Non nego, comunque, che la prospettiva di una trasposizione cinematografica mi piacerebbe molto!

Ancora dai blogger arrivano le altre domande:

20181024_182708All’inizio della storia, Flora è una ragazza abbastanza smarrita e insoddisfatta della sua vita; poi viene stravolta da un’avventura e parte in questo viaggio grazie al quale si ritrova. Cosa ne pensi, allora, dell’affermazione: «Bisogna perdersi per poi ritrovarsi»?

Si, a volte bisogna assolutamente perdersi per ritrovarsi. In Spagna abbiamo un detto: «Dobbiamo fare un passo indietro e per prendere meglio la rincorsa e saltare in avanti» (non è la citazione letterale, n.d.r). Nebbia a Tangeri descrive un viaggio interiore della protagonista che poi è il classico viaggio dell’eroe, che coincide con il viaggio geografico di Flora. Lei fugge da una situazione ma non sa come fare per operare questi cambiamenti che sono necessari nella sua vita. Anche noi, nella realtà, a volte abbiamo bisogno di questi viaggi, di perderci perché avvengano dei cambiamenti sostanziali. A volte il viaggio è solamente interiore, altre abbiamo bisogno di un periodo di tempo per ritrovarci, che avviene anche dal divano di casa oppure, come per la mia Flora, con un viaggio fisico, andando in un altro luogo. Alla fine, Flora percorre come un’eroina la strada tipica del viaggio dell’eroe.

Domanda dagli spettatori in streaming:

Quando scrivi i tuoi libri, cerchi di descrivere in modo chiaro e preciso tutti i particolari o lasci la libertà al lettore d’interpretare?

Mi piace mantenere un finale aperto. Quando finisco di scrivere una storia e la consegno alla casa editrice, in qualche modo termina d’appartenermi. Se analizzo dal punto di vista della lettrice che sono, prima che da scrittrice, quando un’opera diventa mia, la assimilo, posso dare delle interpretazioni diverse da quelle che sono le intenzioni dell’autore. Me ne accorgo quando leggo le recensioni i commenti dei lettori, ognuno da’ una propria prospettiva su quello che potrebbe fare un personaggio dopo che ho scritto la parola fine.

Poi ci sono degli spoiler del libro che non anticipiamo.

20181024_182349Ancora dai blogger arriva la domanda successiva:

 Quando t’appresti a scrivere un libro, hai un’idea completa e definita del romanzo in tutte le sue parti, una scaletta, una scheda personaggi oppure prediligi una scrittura più di getto?

 Direi un po’ tutte e due le cose. Ci sono degli aspetti, dei dettagli, anche degli avvenimenti che sorgono un po’ lungo la strada. Ma è vero che prima d’iniziare la stesura del romanzo lavoro molto sulla trama, sulla definizione dei personaggi. So bene dove inizio e dove voglio arrivare. Questi sono gli elementi basilari, così come so assolutamente alcune scene che devono assolutamente esserci. Ma è anche vero che alcune volte, le storie, in corso di stesura prendono una piega diversa da come l’avevamo prevista.

Ancora una nostra domanda:

 Quanto sei d’accordo con l’affermazione di molti scrittori che dichiarano di mettere qualcosa di sé, del proprio carattere o nelle situazioni che succedono a un determinato personaggio o al protagonista del romanzo?

 Non necessariamente deve essere il protagonista, può trattarsi di un personaggio secondario quello cui lo scrittore presta parte della sua biografia o esperienza. Io credo che in ogni libro ci sia parte di chi lo scrive. Magris e Vargas Llosa ne La letteratura è la mia vendetta (https://www.amazon.it/letteratura-mia-vendetta-Claudio-Magris/dp/880462535X) presentano quest’idea dell’autore che si nutre, si alimenta in primis per scrivere dell’esperienza, delle vicissitudini che ha vissuto e riveste quest’esperienza di strati narrativi, se però noi idealmente diboschiamo questi strati, troveremo l’esperienza dell’autore a dispetto a volte delle sue stesse intenzioni. Come nel caso di Flora, nel mio romanzo, lei è un personaggio molto catartico. A volte ci sono dei personaggi che sono catartici, che sentiamo molto vicini. Altre volte, un autore inserisce in qualche personaggio interessi, lavoro, angosce e tribolazioni, elementi del carattere dello scrittore. Perché, effettivamente, come per qualunque essere umano, di più per un autore: sé stesso, la propria esperienza vitale è materia primaria su cui lavorare per scrivere.

20181024_180716

Noi abbiamo dovuto abbandonare l’incontro per l’incombenza del treno del ritorno; l’incontro è proseguito parlando della scelta di Tangeri, del fascino che ha suscitato su Cristina, della sua esperienza in questa città magica e contraddittoria, che lei stessa ha vissuto in modo diverso, prima a 20 anni, con un’amica e poi prima di scrivere il romanzo Nebbia a Tangeri. Da questo viaggio più recente, sono arrivati gli input per location e personaggi e la documentazione necessaria per scrivere il libro (infatti le viene chiesto dai social se prima di scrivere si documenta o meno).

Poi si è parlato dell’esperienza di scrittrice, dei suoi esordi nella narrativa per ragazzi (che lei non ama etichettare come tale) e se sia o meno sempre stato un sogno e come è stato l’approccio a questa forma d’arte. Cristina molto umilmente ammette di aver sempre amato leggere, perché come quasi la maggioranza degli scrittori, lei è prima una lettrice, incallita per giunta. L’esperienza dei circoli letterari e i laboratori di scrittura creativa l’hanno aiutata a farsi le ossa in questo mestiere, le critiche, i confronti con gli altri autori e i lettori hanno contribuito a raffinare il suo stile e le sue scelte. Infine, quanto essere finalista del Premio Dea Planeta abbia cambiato la sua vita personale e d’autrice, un premio importantissimo in Spagna, che da quest’anno, anzi dal 2019 è approdato anche in Italia con qualche sfaccettatura diversa (rimandiamo all’articolo dedicato).

Il suo tour italiano procede e al momento si trova a Roma.

 

nebbiatangeriNEBBIA A TANGERI

Il viaggio di una donna alla scoperta dell’amore e di se stessa sullo sfondo di una città sensuale ed enigmatica.

Un romanzo, Nebbia a Tangeri, e un nome, Paul Dingle, scarabocchiato sul suo frontespizio. Sono gli unici indizi che Flora ha a disposizione per ritrovare l’uomo misterioso che, incontrato per caso in un bar di Madrid, le ha regalato la vertigine di una notte indimenticabile. Perché con quello sconosciuto, la prudente, sposatissima Flora ci è finita a letto, e adesso che lui sembra sparito nel nulla, accettare di non rivederlo più è semplicemente impossibile. Così, forte solo del desiderio che le corrode le viscere, Flora si lascia tutto alle spalle parte alla volta di Tangeri, per cercare l’autrice del romanzo e scoprire chi sia davvero Paul Dingle, personaggio di carta e insieme protagonista in carne ossa dell’incontro che le ha stravolto la vita. Coinvolgente, esotico e pieno di svolte inattese, Nebbia a Tangeri è la storia di un doppio amore proibito che si snoda tra passato e presente. Per raccontare, attraverso un romanzo nascosto tra le pagine di un altro romanzo, la vertigine del desiderio e i misteri più profondi del cuore.

Cristina LÓPEZ BARRIO è nata a Madrid. Laureata in legge, ha fatto l’avvocato per tredici anni prima di scegliere di dedicarsi unicamente alla scrittura. Il suo La casa degli amori impossibili è stato un successo internazionale pubblicato in 22 Paesi.