Aida trionfa con Genova tutta alla Prima della stagione lirica del Teatro Carlo Felice

di Laura Allori

Tutta la città si è riversata in piazza De Ferrari già dal pomeriggio nonostante il tempo non proprio dei migliori: «È un momento particolare per la nostra città» sottolinea l’assessore Ilaria Cavo, così come il presidente della Banca Carige continua dicendo: «Genova è una città viva» per sottolineare la volontà di ripresa che ha sempre caratterizzato il capoluogo ligure di fronte a qualunque calamità. Ma la ferita del 14 agosto ancora sanguina e l’arte può provare solo a rimarginarla così, con questa Aida, che apre la stagione lirica del Teatro Carlo Felice, che da ottobre ha già superato sé stesso con An american in Paris e la sinfonica dedicata al Festival Paganini.

Da oggi a Natale sarà un tripudio di concerti sinfonici e del balletto “classico” per questo periodo, Lo Schiaccianoci (che tra l’altro, a Genova verrà proposto in tre forme differenti anche da altri teatri).

Il Gheppio sarà presente come in passato perché sa che non sarà deluso perché fino ad ora non lo è stato.

La storia di Aida è, di fatto, una storia intima, privata ,ma vissuta all’aperto, alla mercé di una sorta di gossip ante litteram, ma di cui ricordiamo solo i trionfi, quelle celeberrime parti patrimonio dell’orecchio comune, famosi fino al punto di essere utilizzati per cori di tutt’altro spessore artistico.

Verdi, da perfetto compositore romantico, infonde ai suoi personaggi una forza interiore che esplode nelle arie più famose e, come i fuochi d’artificio di Piazza De Ferrari che si fanno attendere come una sposa, illuminando nei momenti corali. Un trionfo, sotto tutti i punti di vista è questo di questa sera, qualcosa che vuole essere il simbolo di una città ferita ma che si rialza, così come la dedica alle vittime di agosto e a tutti coloro che da quell’evento hanno perso tutto o molto. Genova dice, anzi canta anche bene che c’è e vive, non sopravvive.

Sei repliche fino al 16 dicembre, per tutto il pubblico, anche grazie alla differenziazione dei prezzi, all’attenzione ai giovani e, perché no, i bambini.

Ma l’attesa di questa sera, degna della prima della Scala, anche se meno altisonante nella mondanità, è per l’innovativa scenografia digitale: un modo per dire che l’Opera è viva, per farla sussistere al di là della tradizione, perché fare arte, oggi e sempre, deve essere al passo con i tempi, con il linguaggio che oggi possediamo, per non rendere qualcosa di morto o ammuffito ripetuto sempre uguale da  cento quarantasette anni, ma vivo ed attuale, perché immortale.

Tutto anche in barba a certe polemiche sulle comparse che non meritano neanche parole di spiegazione di un casting che non andava fatto che come è stato. Giustamente, il regista Alfonso Antoniozzi sottolinea che se l’Egitto fosse stato in guerra con la Finlandia sarebbe stato differente, ma l’Etiopia richiede un aspetto fisico specifico, così è stato. Le polemiche sterili e modaiole dei social e delle testate di parte lascino il tempo che trovano, perché qui parla la musica, l’arte e tutto si supera, perché dalla prima nota è poesia pura. Quella di Verdi, quella degli artisti in scena, quella dell’orchestra guidata da Andrea Battistoni.

Un successo, anche della scenografia surrealista, tutta digitale, virtuale che rammenta i videogames e i film di fantascienza. Un effetto forte e moderno, che inserisce i personaggi in questa magnificenza per renderli piccoli rispetto agli eventi e per, al contrario, esaltarli al momento giusto della narrazione.

Un’opera da vedere oltre che da ascoltare, indubbiamente dal vivo. Questa sera il tutto esaurito della Prima sbalordisce e conferma allo stesso tempo, la cronaca di un successo annunciato che è andato anche oltre le premesse.

Aida – dal 2 al 16 dicembre 2018

Giuseppe Verdi
libretto di Antonio Ghislanzoni, basata su un soggetto originale dell’archeologo francese Auguste Mariette.

In memoria del Maestro SERAFIN nel cinquantesimo anniversario dalla morte e a settant’anni dalla sua Aida genovese (estate 1948).

Direttore d’Orchestra, Andrea Battistoni
Regia, Alfonso Antoniozzi
Videoscenografie, Monica Manganelli
Costumi, Anna Biagiotti
Coreografie, Luisa Baldinetti
Luci,  Luciano Novelli
Assistente alla regia, Marco Castagnoli
Assistente alla regia, Gualtiero Ristori
Assistente ai costumi, Sara Micarelli
Collaboratori alle videoscenografie, Antonio Padovani, Stefano Benatti, Luisa Barbero

Nuovo Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro, Francesco Aliberti

Personaggi e interpreti principali

Aida, Svetla Vassileva/ Maria Teresa Leva
Amneris, Judit Kutasi/Alessandra Volpe
Radamès, Marco Berti/Amadi Lagha
Amonasro, Angelo Veccia/Sergio Bologna
Ramfis, Fabrizio Beggi
Il Re d’Egitto, Seung Pil Choi
Un messaggero, Manuel Pierattelli/Blagoj Nacoski
Una sacerdotessa, Marta Calcaterra

Danzatori: Kevin Bhoyroo, Gioele Calorio, Gianpaolo Candelaria, Alessio Corallo, Nicola Marrapodi,   Andrea Morelli,  Carmelo Pitino, Mirand Pulaj, Alessandro Sollima, Michele Storto.

Durata dello spettacolo:

-Prima parte  ( atto I ) 40 minuti
-Intervallo 25 minuti
-Seconda parte ( atto II ) 45 minuti
-Intervallo 25 minuti
-Terza parte  ( atti III e IV ) 70 minuti
Totale 3 ore e 25 minuti circa

Radamès e Aida. Lui è il capitano delle guardie egizie, lei una schiava etiope. Un uomo e una donna uniti dall’amore ma divisi dalla rispettiva appartenenza a due popoli in lotta. Il potere cerca di soffocare e manipolare il loro sentimento, loro resistono con fedeltà, onore e sincerità, ma al prezzo di una fine tra le più crudeli dell’intera storia dell’opera lirica. E tra le più commoventi. Il canto dei due innamorati condannati a morire sepolti vivi si spegne, morbido e dolcissimo, nel nulla, mentre chi resta (Amneris, figlia del Faraone, la rivale in amore di Aida) sussurra la parola che, nel mondo feroce di Aida, può essere solo una speranza: «pace».

Tutti conoscono la “marcia trionfale”, i baldanzosi squilli di fanfara che, nel secondo atto, celebrano la vittoria degli egiziani sugli etiopi. Ma lo sfarzo scenografico, i cori e le danze da grand-opéra sono solo la facciata di Aida. Dietro la maschera dell’esotismo, della passione egittologica diffusa in Europa alla fine dell’800, c’è un’opera sulla fragilità dell’amore, destinato a soccombere davanti alla forza bruta del potere.

Il Teatro Carlo Felice presenta il terz’ultimo titolo di Verdi, che nel 1871 inaugurò il Teatro dell’Opera del Cairo, in un nuovo allestimento con la regia di Alfonso Antoniozzi, reduce, come regista, dal successo riscosso nelle scorse stagioni genovesi con il dittico donizettiano Roberto Devereux e Maria Stuarda.