Esce “SOULS OF ANGELS” l’attesissimo spin-off della saga di Per Amore e per. Intervista con l’autrice L.L.C. Allori

di Candle Cove

 

Hai lavorato per dieci anni come insegnante, hai riversato questo lavoro in quello da scrittrice?

 Io credo di no, anche perché scrivo da molto prima. Ho solo sfruttato le conoscenze acquisite per diventare insegnante per arricchire i miei libri. Ma credo anche, per come è finito questo percorso, che al contrario, sia la scrittura che mi abbia aiutato a superare le difficoltà di questa forzata e difficile scelta.

 Quanto il tuo essere artista figurativa influenza le tue opere letterarie?

 Moltissimo. Io cerco sempre di rifarmi alla bellezza, al suo concetto filosofico, artistico, classico. Cerco di evocare con la parola scritta quello che farei normalmente con i miei lavori grafici, fotografie o dipinti. Questo non significa che mi perda in manierismi, ma cerco di far collaborare il lettore con la fantasia, in modo che possa immaginarsi quel personaggio o quella scenografia.

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 Come mai uno spin off di una già piuttosto lunga saga (16 libri) questo ne è il 17°?

 La saga avevo già detto tutto. Ho fatto fatica a scrivere gli ultimi due libri (Better Together e Rise of Beatitudes) ma c’era ancora qualcosa che mi teneva attaccata ad essa. Così ho voluto raccontare quello che nella saga di Per Amore e per non è stato detto del tutto. Ci sarebbero decine di spin-off volendo, ma credo che questo resterà l’unico. Forse avrà un seguito nelle avventure di Daniel, protagonista di Souls of Angels e Teseus, personaggio chiave della saga.

 Molti libri di successo oggi diventano film o fiction televisive. Tu avresti piacere che “Souls of Angel” diventasse un film?

 Ovviamente sì. Io concepisco i mei libri come se fossero dei film o delle fiction. Questo non significa che scriva come una sceneggiatura con soli dialoghi e priva di tessuto letterario, anzi! Ma l’immagine che ho nella testa mentre scrivo è quella che vedrei se fossi al cinema o davanti al televisore. Questo forse si ricollega alla domanda di prima sull’arte figurativa. Anche in questo caso c’è quest’influenza delle immagini visive sulla parola scritta.

 Daniel , il protagonista, è stato a lungo considerato il cattivo dei cattivi, fino a che – niente spoiler – non si è scoperto che c’era di peggio, come vedi questa sua nuova vita? C’è qualcosa che vuoi comunicare?

 Cristina Lopez Barrio (autrice di Nebbia a Tangeri, finalista 2017 del premio DeA Planeta, ed. DeA Planeta) definirebbe Daniel personaggio catartico. In lui viene rappresentato il percorso umano che viene fatto per affrontare i propri demoni (paure, errori …), nel suo caso, quel demone è sé stesso. Noi siamo artefici del nostro destino e Daniel ne è il paradigma perfetto. Con la differenza che lui ha una seconda possibilità che normalmente non si ha, ma che si deve sfruttare facendo tesoro del passato per affrontare il futuro.

 Come vivi il tuo processo creativo? Hai un’idea completa e definita del romanzo in tutte le sue parti?

Io cerco sempre di scrivere una struttura, uno schema di base con tutto il percorso, la trama, il cosiddetto “viaggio dell’eroe”, i colpi di scena, le parti che vorrei assolutamente che ci fossero. Però, in corso d’opera, a volte, si cambia. Non nego che questo, per come sono fatta io, mi porti anche degli scompensi emotivi. Personaggi e situazioni che si creano nella stesura e spesso rivoluzionando lo storyboard iniziale; (è successo in Lara Lalli, Hope never dies e Better Together … ci confessa che pure nel libro che sta scrivendo adesso, La mia metà tedesca, ha ricevuto un’incursione da parte di due personaggi di altri libri … n.d.r.). Come diceva Dolores Redondo (in Tutto questo ti darò, ed. DeA Planeta): «Fino ad allora nella sua vita sarebbe esistita solamente quella storia, un’ossessione che gli avrebbe riempito le notti e i giorni. Gli succedeva con ogni romanzo, una sensazione elettrizzante e devastante … una cerimonia privata …»

Si è posseduti da quel racconto, quella storia a tal punto che un imprevisto nella vita diventa letteratura e viceversa.

 Quanto sei d’accordo con l’affermazione di molti scrittori trasportino sé stessi nel protagonista del loro libro?

 Se mi chiedi se io metta una sorta di autobiografia nei miei personaggi ti dico “mai e assolutamente no”, non l’ho fatto neanche con Leda (Gesù non abita più qui) che in teoria doveva rappresentarmi perché mia biografia. Se mi parli di esperienze emozioni, vicissitudini, allora sì. Daniel, il protagonista di Souls of Angels, fa un percorso analogo al mio, anche io affronto i miei demoni, che sono legati alla mia malattia. Passo in mezzo, grazie a Daniel alla mia malattia. Per questo, lui affronta sé stesso cattivo, colui che, per almeno sette libri della saga dà del filo da torcere ai “buoni”. La mia malattia, da dodici anni è il mio demone, quella me stessa cattiva. Poi, certo, c’è un po’ di me nei miei personaggi, perché sono come figli artistici. Se un genitore dona al figlio i propri tratti somatici, struttura corporea, colore della pelle eccetera, un genitore letterario può donare ai suoi personaggi solo elementi spirituali, psicologici, artistici … una sorta di DNA artistico! Culturale …

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Matthew Goode in Burning man  di Jonathan Teplitzky– 2011

Hai pubblicizzato l’uscita del libro legandolo all’aspetto del protagonista, ma qualcuno ha immaginato che si trattasse di una fanfiction su Matthew Goode … vuoi spiegare perché non è così?

 Assolutamente non si tratta di una RPF, una real-person-fiction. Ho concepito in libro diversi anni fa, poi l’ho ripreso recentemente anche per allinearlo ai fatti della saga. Mentre lo stavo scrivendo, ho visto un film dal titolo BURNING MAN con Matthew Goode e ho detto: «Oh mio Dio, ma questo è Daniel!»  Lui non potrà mai interpretarlo in una ipotetica trasposizione perché ha già 40 anni, mentre il mio Daniel ne ha 33, a meno che non diventi famosa dopodomani, a quel punto col trucco e parrucco di sicuro lo potrebbero ringiovanire di sette anni! Mi è capitato altre due volte di vedere persone (non necessariamente attori, anche con un tenore lirico) che somigliassero ai miei personaggi immaginati. Mi capita di scegliere un ipotetico e fantasioso cast, è successo anche con Souls of Angels e la scheda personaggi finale rivela la mia idea. Per un altro libro ho usato attori tedeschi, ma non è stato un granché capito … Tornando a Matthew Goode mi piacerebbe che le fan italiane di questo bravissimo attore (che ho scoperto essere anche una bella persona non solo fisicamente) leggessero il mio libro immaginando lui che interpreta Daniel, così come fa su Sky One adesso nei panni di Matthew Clairmont nella trasposizione della All souls trilogy di Deborah Harkness.

 

 

SOULS OF ANGELS è disponibile negli Amazon Stores – autopubblicato – formato cartaceo e Kindle https://www.amazon.it/dp/1729326234

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SINOSSI: Agas, quello che è sempre stato considerato il nemico numero uno, ritorna in vita grazie al desiderio di Beatitudine di Andres e Javier ma ha una missione da compiere molto importante: mettere a posto il passato, vivere un nuovo presente, aiutato da alcuni elementi del futuro. Nella sua nuova vita, scoprirà cosa significa essere Caritas, amare e dovrà affrontare il peggior demone della storia: sé stesso e la sua abiura.