Al Carlo Felice si sogna sulle ali del cigno

Una splendida e fiabesca scenografia accoglie alla festa di compleanno del principe Siegfried e inserisce in modo molto suggestivo i momenti corali ormai tipici e apprezzati dell’Astana Opera Ballet (che si è ammirati poche settimane fa ne ‘Lo Schiaccianoci’).

Il balletto per antonomasia e biglietto da visita di Pëtr Il’ič Čajkovskij con libretto di Vladimir Begicev e Vasilij Ghel’tzer, coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov, nella sua versione rinnovata, attrae, affascina e conferma l’altezza della compagnia.

Immediatamente incanta Jester, il sempre straordinario Bakhtiyar Adamzhan, bravo, coinvolgente e divertente come da personaggio; ma ovviamente, Siegfried (Yerkin Rakhmatullayev) che vola letteralmente con la sua straordinaria delicatezza e leggiadria.

I Pas de trois, Pas de Deux e del Pas d’action della della scena I del primo atto sono molto belli ma vengono superati di gran lunga da tutta la scena III del secondo atto, su tutti il Pas de Deux del Cigno Nero, dove i protagonisti (in questo caso Siegfried/Odile) si superano decisamente.

Meritati applausi dunque anche per la protagonista Madina Basbayeva dal giovanissimo pubblico in sala.

Altro momento di pura poesia e di grande coralità, la Danse des coupes.

Vale la pena dirlo, ma non si smentisce mai, l’orchestra del teatro Carlo Felice, come sempre è straordinaria e alla guida ritrova – dopo Schiaccianoci – Abzal Mukhitdinov.

DSC6420.jpg
Jester

Questo è quanto per il venerdì pomeriggio, ma lo stesso si può affermare della performance serale, quando, anche se ci sono stati alcuni cambi tra i ballerini.

Le musiche sono straordinarie e il ruolo dell’arpa, in alcuni tratti, commuove.

Alcuni virtuosismi sono stati incantevoli anche se, e questo pure nel pomeriggio, forse alcuni momenti un po’ di stallo ci sono stati, non tanto per una non bravura dei ballerini (anzi, questo è il punto di forza in assoluto), quanto per una scelta coreografica un po’ troppo ripetitiva.

Una caratteristica di questa compagnia è la leggiadria e la leggerezza con cui i danzatori riescono a far sognare il pubblico, così, se la dimensione onirica ne ‘Lo Schiaccianoci’ era stata accentuata non solo dalla trama stessa, ma dalle scenografie surrealiste e fantasiose; nel caso de ‘Il Lago dei Cigni’, il sogno investe lo spettatore anche grazie a questa delicatezza con cui i ballerini (soprattutto i ruoli maschili) riescono a saltare, volare, senza dare affatto sensazione di pesantezza o fatica.

_dsc6518