Recensione di “ANNABELLE” di Lina Bengtsdotter

Annabelle
A volte tornare è l’unico modo per chiudere con il passato

di C.Cove

Non capisco come mai gli autori nordici debbano avercela sempre con gli adolescenti. C’è qualcosa nell’infanzia che innesca delle suggestioni che finiscono in queste storie negative dove i protagonisti sono ragazzini che non hanno una bella vita: sbandati, sballati, buttati via e con un rapporto orrendo con i genitori che, se sopravvissuti alla medesima adolescenza, non sono messi meglio, anzi.

Si parla di freddo Nord e, nonostante la storia sia ambientata in estate, «Annabelle» esprime una freddezza di sentimenti in tutte le relazioni descritte nel libro. È triste, sconfortante e complicata. Forse, il lato più intrigante di questo romanzo è proprio la difficoltà di lettura, perché altrimenti, si tratta di una letteratura cupa, truce, con situazioni squallide che porta a chiedersi se davvero in Scandinavia si viva così male.

Perché diciamolo, non è che gli altri autori delle medesime origini siano più morbidi soprattutto con bambini e adolescenti.

Belli i flashback, dal taglio quasi cinematografico, così come i cambi di scena scanditi dai capitoli. Questo è il tratto originale di una storia che altrimenti non direbbe niente di nuovo. Si resta sconcertati a leggere questo libro, che risulta ancora più sconvolgente se si tiene presente che chi scrive è una donna.

Credo che gli amanti del genere thriller scandinavo non rimarranno delusi nello scoprire quest’autrice, ma la sottoscritta, innamorata di Mankell, ha trovato che nell’insieme la storia sia piuttosto “riciclata”: è la classica inquietante vicenda attorno ad una diciassettenne scomparsa che nasconde dei segreti e che appare differente al mondo degli adulti; un paese di provincia e provinciale, in una storia che – guarda un po’ – si va a intrecciare con quella della vera protagonista, ossia Charlie, poliziotta che indaga sulla scomparsa di Annabelle. Anche questo sa di déjà-vu della donna al limite con un passato complicato alle spalle, vissuto nella medesima cittadina, una vita relazionale intricata e scostante e un fil rouge totalmente prevedibile che collega la vicenda principale e il suo background.

In sostanza, il libro, anche se indubbiamente scritto bene, non mi è piaciuto. Salvo questi escamotage di trama dei flashback e dei cambi di scena molto d’impatto e d’effetto, inseriti molto bene nello story-board e che mantengono l’alternanza della suspense viva nel lettore.

La storia, però, nel complesso è troppo scandinava, troppo scontata e non concordo con i giudizi ricevuti in madrepatria.