La natura di Arp   13 aprile – 2 settembre 2019|Peggy Guggenheim, Venezia

La natura di Arp  

13 aprile – 2 settembre 2019

A cura di Catherine Craft, Nasher Sculpture Center Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Dal 13 aprile al 2 settembre 2019 la Collezione Peggy Guggenheim presenta La natura di Arp a cura di Catherine Craft e organizzata dal Nasher Sculpture Center di Dallas, prima sede espositiva della mostra. Il museo è particolarmente lieto di ospitare questa esposizione alla luce del rapporto che dal 1995 lo lega al Nasher Sculpture Center, quando il giardino di Palazzo Venier dei Leoni prese il nome di Nasher Sculpture Garden a seguito del generoso supporto dal parte del centro americano per il suo rinnovo. Arriva ora a Venezia una lettura suggestiva e a lungo attesa della produzione dell’artista francotedesco Jean (Hans) Arp (1886–1966), il cui approccio sperimentale alla creazione e il ripensamento radicale delle forme d’arte tradizionali lo hanno reso uno degli artisti più influenti del Novecento. 

Nel corso di una carriera durata ben sei decenni, Arp realizza un corpus di opere di notevole influenza in un’ampia gamma di materiali e formati, creando disegni, stampe, tessuti, collage, rilievi dipinti e sculture, per le quali è soprattutto noto. Fondatore del movimento Dada e pioniere dell’astrazione, sviluppa un linguaggio di forme organiche e curvilinee che si muovono con fluidità tra astrazione e rappresentazione, diventando un punto di riferimento per generazioni d’artisti. Arp occupa un posto di particolare rilievo alla Collezione Peggy Guggenheim: la prima opera mai acquistata dalla collezionista americana fu infatti una sua scultura, Testa e conchiglia (Tête et coquille) del 1933. “La prima cosa che comprai per la mia collezione fu un bronzo di Jean Arp. [Arp] mi portò alla fonderia dove era stato fuso e me ne innamorai tanto che chiesi di poterlo tenere tra le mani: nello stesso istante in cui lo sentii volli esserne la proprietaria” ricorda Peggy Guggenheim nella sua autobiografia Una vita per l’arte (Rizzoli Editori, Milano, 1998). La mecenate continuò con grande entusiasmo ad aggiungere sculture, collage, rilievi e opere su carta alla collezione, e oggi sono sette le opere di Arp appartenenti al museo veneziano, tutte esposte in occasione della mostra. In maniera analoga, nel 1967 Patsy Nasher acquistò un bronzo di Arp per il compleanno del marito Raymond, Torso con germogli del 1961, e proprio come nel caso di Peggy la scultura diventò l’opera fondante della loro nota collezione di scultura moderna. Peggy Guggenheim espose le opere di Arp in diverse mostre di scultura contemporanea da lei organizzate, prima nella sua galleria londinese Guggenheim Jeune nel 1938, poi nella sua galleria-museo Art of This Century a New York, in una personale del 1944. Inoltre, il loro legame proseguirà anche a Venezia: nell’autunno del 1949 Peggy organizza a Palazzo Venier dei Leoni la prima mostra di scultura contemporanea, di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario, e qui espone due opere di Arp: Testa e conchiglia e Corona di germogli I, 1936, entrambe incluse nel percorso espositivo. Nel 1954 l’artista verrà infatti insignito del Gran Premio per la scultura alla XXVII Biennale di Venezia e nel corso degli anni ‘50 soggiornerà più volte in città facendo visita a Peggy, come testimoniano gli schizzi da lui lasciati nel libro degli ospiti del palazzo.

La mostra La natura di Arp porta a Palazzo Venier dei Leoni oltre 70 opere, tra sculture in gesso, legno, bronzo e pietra, rilievi in legno dipinto, collage, disegni, tessuti e libri illustrati, provenienti da importanti musei statunitensi ed europei, fondazioni e collezioni private. Tra le opere più significative spicca Pianta-martello (Forme terrestri), del 1916, proveniente dal Gemeentemuseum Den Haag, Paesi Bassi, tra i primi rilievi del periodo Dada. Sono poi esposte tutte e tre le composizioni multi parte risalenti ai primi anni ’30, innovative rivisitazioni della forma scultorea che rifiutavano il piedistallo e incoraggiavano lo spettatore a interagire con gli elementi mobili: Scultura da perdere nella foresta (Scultura di tre forme), 1932 dalla Tate Modern, Londra, Due pensieri su un ombelico (Scultura di tre forme), 1932, dal Musée d’Art Moderne et Contemporain, Strasburgo, e Tre oggetti fastidiosi su un volto, 1930 dal Museum Jorn, Silkeborg. Degno di nota anche un gruppo di opere realizzate in collaborazione con la moglie, l’artista Sophie Taeuber-Arp, tra cui la scultura in legno Scultura coniugale, 1937, dallo Stiftung Arp, Berlino/Rolandswerth.

Il titolo La natura di Arp riflette, in parte, il ruolo particolare svolto dalla natura nell’opera dell’artista. In un mondo sconvolto dalla I guerra mondiale, fare arte secondo la tradizione e soprattutto a imitazione della natura è per Arp moralmente inaccettabile. La sua ricerca creativa si orienta, perciò, verso strategie che riflettono i processi della natura, dalla crescita alla gravità, dal decadimento al caso. Nella natura Arp trova una forza ben più saggia e costruttiva dell’arroganza umana, spesso oggetto del suo umorismo al limite dell’assurdo. Senza dubbio l’esposizione alla Collezione Peggy Guggenheim riflette anche la natura dello stesso Arp. Davanti al massacro della guerra, all’età di ventotto anni Arp trova rifugio nella Svizzera neutrale e qui diventa, nel 1916, uno dei fondatori del Dada, il movimento sperimentale e iconoclasta, composto da artisti e scrittori, il cui rifiuto dell’ordine prestabilito rafforza le inclinazioni di Arp. Nato a Strasburgo, in Alsazia, quando la regione è politicamente contesa tra Francia e Germania, tra i fattori scatenanti la guerra, Arp oppone un rifiuto irremovibile al militarismo come al nazionalismo e si dedica a esplorare in maniera continuativa e con grande energia le pratiche artistiche che ora caratterizzano il mondo dell’arte internazionale. Passando con grande facilità dal dialetto alsaziano al francese e al tedesco (rappresentati nel doppio nome Jean/Hans), Arp si muove con grande abilità tra culture, movimenti e mezzi artistici, trovandosi a proprio agio se definito dadaista, surrealista o astratto, come pure pittore o scultore, artista o poeta. Arp sfida i settarismi che alimentano le due guerre e ricerca l’amicizia e la collaborazione di un gran numero di artisti e scrittori di nazionalità e sensibilità diverse. Sarà questo un aspetto che emergerà in mostra grazie alla presenza di diverse opere, provenienti dalla Collezione Peggy Guggenheim, di artisti che collaborarono con Arp, e che saranno esposte nelle sale adiacenti all’esposizione. Tra queste i lavori di Max Ernst, Jean Hélion, Kurt Schwitters, Theo van Doesburg.

La natura di Arp è accompagnata da un ricco catalogo con un saggio principale della curatrice della mostra, Catherine Craft, e contributi di studiosi di Arp affermati ed emergenti: Lewis Kachur, professore di Storia dell’arte presso la Kean University, New Jersey; Walburga Krupp, ricercatrice associata alla Zürcher Hochschule der Künste di Zurigo; Tessa Paneth-Pollak, assistente di Storia dell’arte presso la Michigan State University.

Tutti i giorni alle 15.30 vengono organizzate visite guidate gratuite alla mostra previo acquisto del biglietto d’ingresso. Gli “Amici” del museo entrano sempre gratis. 

La natura di Arp gode del sostegno del National Endowment for the Arts e Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura, con un ulteriore supporto da Nancy A. Nasher and David J. Haemisegger, Charlene and Tom Marsh, and the Ruthie and Jay Pack Family Foundation.

Il programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim è supportato dal Comitato Consultivo del museo. I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. Le mostre della Collezione Peggy Guggenheim sono realizzate con il sostegno degli Institutional Patrons – EFG e Lavazza, e le aziende del gruppo Guggenheim Intrapresæ.

  • TITOLO La natura di Arp 
  • SEDE E DATE Collezione Peggy Guggenheim 13 aprile – 2 settembre
  • CURATORI A cura di Catherine Craft, Nasher Sculpture Center Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
  • LA MOSTRA Una lettura suggestiva e a lungo attesa della produzione dell’artista francotedesco Jean (Hans) Arp (1886–1966), fondatore del movimento Dada e pioniere dell’astrazione, il cui approccio sperimentale alla creazione e il ripensamento radicale delle forme d’arte tradizionali lo hanno reso uno degli artisti più influenti del Novecento.
  • CATALOGO: La mostra è accompagnata da un ricco catalogo con un saggio principale della curatrice della mostra, Catherine Craft, e contributi di studiosi di Arp affermati ed emergenti: Lewis Kachur, professore di Storia dell’arte alla Kean University, New Jersey; Walburga Krupp, ricercatrice associata alla Zürcher Hochschule der Künste, Zurigo; Tessa Paneth-Pollak, assistente di Storia dell’arte alla Michigan State University. Prezzo al pubblico in mostra: € 44
  • INGRESSO ALLA COLLEZIONE: Intero euro 15; seniors euro 13 (oltre 65 anni) studenti euro 9 (entro i 26 anni); bambini (0-10 anni) e soci ingresso gratuito. Il biglietto dà diritto all’ingresso alla mostra, alla collezione permanente, alla Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof e al Giardino delle Sculture Nasher. Tutti i giorni alle 15.30 il museo organizza visite guidate gratuite alla mostra. Non è necessaria la prenotazione.
  • ORARIO:  10 – 18, chiuso il martedì
  • INFORMAZIONI: info@guggenheim-venice.it / www.guggenheimvenice.it
  • BIGLIETTERIA ONLINE/PRENOTAZIONI/VISITE GUIDATE: Tel. 041.2405440/419  http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_evento=1212198
  • ATTIVITÀ DIDATTICHE: tel. 041.2405401/444
  • COME ARRIVARE: Linea 1/2, fermata Accademia

Portrait-of-Arp
Jean (Hans) Arp, 1926 c.
Courtesy Stiftung Arp e.V., Berlin / Rolandswerth

LA NATURA DI ARP – PERCORSO ESPOSITIVO

INTRODUZIONE

Nel corso di una carriera durata ben sei decenni Jean (Hans) Arp (1886–1966) realizza un corpus di opere di notevole influenza in un’ampia gamma di materiali e formati. Fondatore del movimento iconoclasta Dada, Arp sviluppa un linguaggio di forme organiche e curvilinee che si muovono con fluidità tra astrazione e rappresentazione e diventa un punto di riferimento per varie generazioni d’artisti.

Sfiduciato dal potere distruttivo messo in atto dalla I guerra mondiale, Arp cerca strategie creative analoghe ai processi che osserva nella natura, dalla crescita alla gravità, dalla decadenza al caso. Nella natura trova una forza ben più saggia e costruttiva dell’arroganza umana, spesso oggetto del suo umorismo al limite dell’assurdo. Verso il 1920, un testo intitolato Dada-Kunst e firmato da Alexander Partens (pseudonimo collettivo di Arp, Tristan Tzara e Walter Serner), affronta il desiderio di Arp di un’arte nuova: “[Arp] vuole una forma diretta di produzione, che corrisponda esattamente al modo in cui una pietra si stacca dalla montagna, un fiore sboccia, o un animale si riproduce …[vuole] la creazione di un corpo nuovo al di fuori di noi, che ha vita come noi, si appoggia agli angoli dei tavoli, popola i giardini, guarda in giù dalle pareti. Vuole l’astrazione”.

L’evocazione entusiasta di un’arte fatta di creature con vita e volontà proprie induce a pensare a una relazione tra artista e oggetto più dirompente della mera rappresentazione. Sulla base del brano tratto da Dada-Kunst, la mostra intende presentare l’opera di Arp attraverso la disamina dei processi creativi da lui sviluppati nella sua lunga carriera, analoghi non alla facies della natura quanto piuttosto ai suoi meccanismi: “il modo in cui una pietra si stacca dalla montagna, un fiore sboccia o un animale si riproduce”.

La natura di Arp tratta inoltre della natura dello stesso Arp. Nato in una regione politicamente inquieta, l’Alsazia, Arp risponde alle crisi dei primi del Novecento opponendosi in maniera irremovibile al nazionalismo e al militarismo. Passando con grande facilità dal dialetto alsaziano al francese e al tedesco (come testimoniato dal doppio nome Jean/Hans), Arp riesce abilmente a negoziare i confini tra culture, movimenti e modalità artistiche, sentendosi a proprio agio se definito dadaista, surrealista o astratto, come pure pittore o scultore, artista o poeta. A dispetto dei settarismi che alimentano due guerre mondiali, ricerca l’amicizia e la collaborazione di artisti e scrittori di nazionalità e sensibilità diverse.

I PRIMI ANNI DI CARRIERA E IL DADA

Arp nasce a Strasburgo quando sono trascorsi solo quindici anni dalla guerra franco-prussiana, che vede l’Alsazia passare dal dominio francese a quello tedesco. Il padre è tedesco, la madre alsaziana di cittadinanza francese e Arp, cittadino tedesco in una regione da poco tedesca, impara il tedesco a scuola, parla francese a casa e conversa in dialetto alsaziano con gli amici. Studia a Strasburgo, a Weimar e a Parigi, e ancora giovane visita, lavora ed espone in Germania, in Francia e in Svizzera.

Nell’agosto 1914 scoppia la guerra, con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia opposte alla Germania, l’Impero Austroungarico e l’Impero Ottomano in un conflitto che mina alla radice la doppia identità culturale di Arp. Per evitare di essere arruolato nell’esercito tedesco Arp prende uno degli ultimi treni che collegano Strasburgo a Parigi, ma nella primavera del 1915, sospettato di spionaggio in quanto cittadino tedesco, si rifugia nella Svizzera neutrale e per evitare ancora una volta l’arruolamento, presso il consolato tedesco di Zurigo, finge di soffrire di disturbi mentali.

Nel novembre 1915 espone tessuti e disegni alla Galerie Tanner di Zurigo. Nell’introduzione al catalogo rifiuta l’immagine romantica dell’artista come genio solitario e allude alla guerra: “Le mani dei nostri fratelli, invece di servirci come nostre mani, sono diventate mani nemiche. L’anonimia è stata sostituita dalla fama e dal capolavoro”. La ricerca di Arp di un’arte alternativa che favorisca l’umiltà non l’egotismo, la parodia dell’autorità non la venerazione della tradizione, e che apra il processo creativo alla collaborazione, rimane una sua costante.

Nel 1916 insieme a un gruppetto di artisti, scrittori e performer, Arp fonda il movimento Dada, in un moto di reazione alla violenza e alla distruzione della guerra. Il movimento sostiene e rafforza la sua devozione all’arte moderna e la sua resistenza alla ragione e alle convenzioni. Le energie anarchiche del Dada nutrono il suo desiderio di collaborazioni e affinano il suo bilinguismo pragmatico verso un internazionalismo persistente, incoraggiandolo a continuare a sperimentare nuovi approcci alla poesia e all’arte. Arp fronteggia la razionalità egocentrica della cultura occidentale con l’assurdità critica del Dada che egli identifica con la natura: “dada è a favore della natura e contro l’‘arte’. dada è diretto quanto la natura e cerca di dare a ogni cosa il suo posto essenziale. dada è per il senso dell’infinito e per mezzi definiti”.

GLI ANNI ’30 

Alla fine degli anni ’20 l’arte di Arp muta profondamente, un cambiamento sostanziale che ricorda quello avvenuto durante il periodo dada. La stabilità trovata insieme a Taeuber-Arp nella loro nuova casa alle porte di Parigi potrebbe averlo incoraggiato a sperimentare. Anche altri fattori potrebbero averlo spinto a riflettere e cercare nuove direzioni: la morte della madre, avvenuta nel 1929, e la morte degli amici Hugo Ball, co-fondatore del Dada, nel 1927, e Theo van Doesburg, che collabora con la coppia al progetto dell’Aubette, nel 1931. Arp si volge indietro e guarda soprattutto al periodo dada, che all’epoca è al centro di un rinnovato interesse da parte dei surrealisti. I temi della mortalità e del decadimento entrano nella sua arte e nella sua poesia, ma soprattutto nei suoi collage, i papiers déchirés o dessins déchirés (carte o disegni strappati). Nei resoconti che scrive anni dopo, Arp afferma di essersi dedicato a queste opere dopo aver scoperto un gruppo di collage dada ormai deteriorati. Realizzare nuovi collage sulla base di un atto distruttivo come lo strappo incanala le forze distruttrici verso un atto creativo basato sul recupero.

Nello stesso periodo Arp inizia a lavorare a sculture a tutto tondo, che suggeriscono forme naturali senza esplicitarle. Arp rifiuta il piedistallo e poggia le opere su tavoli ribassati o direttamente a terra; resiste all’idea del monolite e suddivide le sculture in parti multiple; evita il concetto tradizionale di autorialità e combina le parti in assemblaggi che l’osservatore può manipolare e cambiare. Il titolo di una di queste opere, Scultura da perdere nella foresta, si collega a ricordi di Arp di quando lasciava, insieme a un’amica artista, delle piccole sculture nel bosco vicino a casa per sorprendere i passanti.  Pur continuando a partecipare al movimento surrealista, in questi anni Arp aderisce a gruppi di artisti astratti e la sua arte approfondisce le forme astratte o, com’egli stesso le definisce, “concrete”. Nei rilievi passa dalle forme umoristiche degli Oggetti linguaggio a forme amorfe e allusive. Nel corso del decennio sottolinea il collegamento tra la sua arte e la natura e afferma: “Amo la natura, ma non i suoi surrogati. L’arte illusionista è un surrogato della natura…L’arte è un frutto che nasce nell’uomo, come un frutto su una pianta o il bambino nel ventre della madre”.

ARP E GLI AMICI

Jean (Hans) Arp è uno dei pionieri dell’astrazione, del Dada e del Surrealismo. Con le sue amicizie e collaborazioni con movimenti e progetti collettivi testimonia una piena adesione alla cooperazione internazionale. Si relaziona infatti con numerosi artisti e scrittori provenienti da molti paesi: Belgio, Cile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Russia e Stati Uniti. La sua simpatia e il suo entusiasmo per l’arte moderna lo rendono il canale preferenziale per l’enunciazione dei maggiori concetti e il punto di riferimento per molti contemporanei.

Quando Peggy Guggenheim inizia a collezionare arte moderna verso la fine degli anni ’30, la prima opera che acquista è una scultura di Arp, il piccolo bronzo lucidato Testa e conchiglia, esposto in mostra. La collezionista ben presto dichiara il proprio sostegno al Surrealismo e all’astrazione e non sorprende, perciò, trovare riscontro nella sua collezione dei legami di Arp con molti artisti. Nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni sono esposte opere di Vasily Kandinsky, che incontra Arp a Monaco al tempo del Blaue Reiter e lo considera “il poeta più coerente tra tutti noi”, e di Piet Mondrian, che vede in Arp “l’unico artista puro dai tempi del Neoplasticismo”. El Lissitzky incontra Arp a Berlino all’epoca in cui dipinge l’opera senza titolo qui esposta; qualche anno dopo i due collaboreranno al volume Die Kunstismen, un compendio degli “ismi” dell’arte moderna qui esposto. Theo van Doesburg dipinge Contro-composizione XIII nello stesso periodo in cui collabora con Arp e Sophie Taeuber-Arp al progetto per l’Aubette, a Strasburgo. Jean Hélion aderisce ai gruppi astratti Cercle et Carré e Abstraction-Création, di cui fanno parte anche Arp e Taeuber-Arp.

Peggy Guggenheim acquista opere dada e surrealiste di Arp e di altri suoi amici, come Hans Richter, Raoul Hausmann e Alberto Giacometti. Max Ernst incontra Arp a Colonia prima della I guerra mondiale: i due collaborano ad alcune opere in ambito dada e diventano amici per la vita. Kurt Schwitters viene incoraggiato proprio da Arp, suo grande amico, a usare la tecnica che da lì in poi caratterizzerà la sua opera, il collage. Robert Motherwell, che tiene la prima personale nella galleria di Peggy Guggenheim, Art of This Century, è molto influenzato dall’approccio al collage di Arp, di cui inoltre redige una raccolta di scritti.

SOPHIE TAEUBER-ARP

Tra tutte le collaborazioni artistiche di Arp la più importante rimane quella con Taeuber-Arp. Quando lei muore, nel 1943, Arp spesso ritorna sui primi anni trascorsi insieme, che coincidono con il periodo di maggior diffusione del movimento Dada. Alcune opere di Taeuber-Arp che testimoniano il suo primo impatto esercitato su Arp sono esposte in mostra. Tuttavia, nonostante l’aspetto più noto della loro relazione sia il coinvolgimento durante il periodo dada, la coppia collabora anche in altre momenti.

A metà anni ’20, quando risiedono a Strasburgo nel tentativo di ottenere la cittadinanza francese, alla coppia viene commissionata la ristrutturazione di una porzione dell’Aubette, un edificio settecentesco che dovrebbe diventare un luogo di divertimenti, con un ristorante, una sala da ballo e un cinema. Taeuber-Arp insegna ancora a Zurigo e la coppia invita, perciò, Theo van Doesburg a collaborare alla commissione. Il progetto comprende anche un grande murale realizzato da Arp con le sue tipiche forme fluide, e decorazioni parietali e soffitti che Taeuber-Arp compone con suddivisioni ortogonali delle superfici. L’Aubette apre nel febbraio 1928, ma nel 1938 le decorazioni saranno ricoperte poiché considerate troppo radicali. (Nel 2006 la città di Strasburgo ha completato il restauro dell’edificio, incluse alcune sale importanti.)

La cittadinanza francese e la commissione dell’Aubette aprono nuove possibilità: Taeuber-Arp lascia l’insegnamento a Zurigo e si trasferisce a Parigi con Arp. Con i proventi della commissione acquistano, nel 1927, un appezzamento fuori Parigi, a Clamart, vicino a Meudon. Nel 1928 la coppia si trasferisce nella casa progettata da Taeuber-Arp, dove entrambi possono vivere e lavorare.

Arp e Taeuber-Arp collaborano anche verso la fine degli anni ’30 e alcune di queste collaborazioni sono qui esposte. Creano un gruppo di Duo-disegni, dove forme geometriche e curvilinee si intrecciano, e almeno una scultura, Scultura coniugale. Taeuber-Arp inoltre illustra un volume di poesie di Arp e inizia una monografia dedicata all’opera di Arp, un progetto interrotto dalla guerra e mai pubblicato.

II GUERRA MONDIALE

Nonostante la guerra sia dichiarata nel 1939, Arp e Taeuber-Arp rimangono a Parigi fino al giugno 1940, quando si muovono verso la Francia meridionale nel tentativo di emigrare negli Stati Uniti. Dopo un breve soggiorno a Le Veyrier sul Lago d’Annecy, ospiti di Peggy Guggenheim, arrivano a Grasse. Qui rimangono fino all’ottobre 1942, abitando per la gran parte del periodo a Chateau Folie, con Alberto Magnelli e la sua fidanzata Susi Gerson, e poi con Sonia Delaunay, che arriva dopo la morte del marito, Robert Delaunay, avvenuta nell’ottobre 1941.

Nonostante i ripetuti tentativi Arp e Taeuber-Arp non riescono ad assicurarsi un visto per gli Stati Uniti. A dispetto delle difficoltà politiche e materiali, Arp considererà il periodo a Grasse come un momento felice, durante il quale trova quell’armonia collaborativa che rimane il suo ideale artistico. La coppia lavora con l’amico Magnelli a una serie di disegni (talvolta con la collaborazione anche di Sonia Delaunay), pubblicati a guerra conclusa in una cartella di litografie.

Durante la guerra Arp crea piccole opere in cui continua la propria ricerca scultorea. Come le Concrezioni umane degli anni ’30, molte delle quali possono essere orientate in varie direzioni, come testimoniato dalle due diverse fusioni di Piccola sfinge. La linea attenuata che si riscontra nei disegni che precedono la guerra viene ora portata nelle tre dimensioni, attraverso l’estendersi delle forme slanciate di Gruppo mediterraneo e di quelle di Anfora da sogno che racchiudono con grazia lo spazio. La carenza di materiali stimola l’ingegnosità di Arp che crea una serie di disegni riutilizzando della carta da pacchi, i papiers froissés (carte stropicciate) nei quali lascia che grinze e spiegazzature suggeriscano delle forme.

Nel novembre 1942 Arp e Taeuber-Arp si trasferiscono in Svizzera. Il 13 gennaio 1943, mentre sono ospiti dell’artista Max Bill a Zurigo, Taeuber-Arp muore per avvelenamento da monossido di carbonio a causa di una stufa malfunzionante. La tragedia colpisce Arp che per commemorare la moglie inizia a compilare il catalogo delle opere, a scrivere del tempo trascorso insieme e a sostenere il suo lavoro, arrivando a rifiutarsi di esporre le proprie opere se non con quelle di Taeuber-Arp.

ARP DOPO LA II GUERRA MONDIALE

Dopo la morte di Taeuber-Arp e la fine della guerra Arp ritorna nella casa di Clamart e nell’ambiente artistico parigino. Soffre ancora per la mancanza della moglie e sviluppa varie strategie, come l’integrare tracce delle opere di lei nelle proprie, che gli permettono di continuare in maniera molto personale la loro collaborazione.

Le sculture degli ultimi anni mostrano il perdurare dell’interesse per i tagli e i frammenti, emerso a fine degli anni ’30 in opere come Scultura coniugale, frutto di collaborazione, e Germoglio. In alcuni casi crea delle sculture nuove dividendo in due i calchi di opere esistenti, come nel caso di Dafne, esposta in questa sala. I frammenti hanno per Arp un ruolo fondamentale nel processo creativo: “Spesso un frammento di una delle mie sculture, una curva o un contrasto mi seduce e diventa il germe d’una nuova scultura”.

Negli ultimi due decenni di vita Arp incontra il maggior successo. Alla fine degli anni ’40 inizia ad essere rappresentato con regolarità dalle gallerie, un fatto che gli consente di far fondere in bronzo o scolpire in marmo i suoi gessi. Nonostante negli anni ’30 Arp lavori il calcare, una pietra però non molto dura, ora affida l’esecuzione delle sculture in pietra e in marmo ad artigiani specializzati, proprio come nel periodo dada affida ai falegnami la realizzazione degli elementi in legno dei rilievi.

Arp coglie anche l’opportunità di lavorare in una scala diversa, spesso ingrandendo sculture esistenti. Gli vengono commissionati dei rilievi monumentali, come il progetto per l’edificio dell’UNESCO a Parigi e quello per l’Università di Harvard a Cambridge, Massachusetts. Nel 1959 decide di sfuggire alle pressioni del mondo dell’arte e acquista una seconda casa a Locarno, in Svizzera, sul Lago Maggiore, nel luogo che gli aveva offerto l’ispirazione, durante una passeggiata nel periodo dada, per fare degli schizzi degli oggetti spiaggiati sulla riva del lago. Nonostante alcuni periodi di malattia, Arp continua a creare arte e a scrivere poesie fino alla morte, avvenuta nel 1966.

JEAN (HANS) ARP

Cittadino tedesco, nato a Strasburgo, capitale dell’Alsazia, Jean (Hans) Arp (1886–1966) studia arte nella città natale e poi a Weimar e a Parigi prima dello scoppio della I guerra mondiale. Negli anni del conflitto si rifugia a Zurigo, dov’è tra i fondatori del movimento d’avanguardia Dada, internazionale, multi-e interdisciplinare, fondato come reazione alla carneficina della guerra. Il contributo di Arp al Dada comprende poesie, tessuti, collage astratti, disegni, illustrazioni per libri e rilievi dipinti, ottenuti con pezzi di legno spesso ritagliati a suggerire forme naturali. A Zurigo incontra Sophie Taeuber, che sposerà nel 1922.

Al termine della guerra l’Alsazia ritorna sotto la Francia e per alcuni anni la nazionalità di Arp rimane sospesa come in un limbo. Nel 1926 ottiene la cittadinanza francese e si trasferisce, con Taeuber-Arp, a Parigi. Nella casa di Clamart, progettata dalla moglie, Arp prosegue a lavorare ai rilievi, ai collage e ai disegni, e inizia a creare sculture a tutto tondo. Continua inoltre a comporre poesie, che scrive in tedesco e in francese, lingua che adotta soprattutto con l’ascesa del nazismo. Durante tutti gli anni ’20 e ’30 frequenta artisti e scrittori internazionali di ambiti diversi, all’inizio i costruttivisti e i dadaisti, poi i surrealisti e gli artisti astratti del gruppo Cercle et Carré e poi di Abstraction-Création. Le opere di alcuni di questi artisti appartenenti alla Collezione Peggy Guggenheim sono esposte nelle sale della mostra dedicate ad Arp e gli amici.

Nel 1940, con l’inizio della II guerra mondiale e la caduta della Francia Arp e Taeuber-Arp lasciano Parigi per dirigersi nella Francia meridionale, con la speranza di poter emigrare negli Stati Uniti. Non riuscendo in questo intento si recano in Svizzera, dove Taeuber-Arp muore nel 1943. Arp ne rimane profondamente colpito e inizia a sostenere l’opera della moglie, a cui continuerà a riferirsi negli anni sia nelle opere sia nelle poesie. Verso la fine del decennio Marguerite Hagenbach, amica e collezionista dei due artisti da prima della guerra, diventa la compagna di Arp; i due si sposeranno nel 1959.

A guerra ultimata Arp incontra il successo, grazie soprattutto alle sculture. Nel 1954 gli viene assegnato il Gran premio per la Scultura alla Biennale di Venezia, nel 1958 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una retrospettiva, e un’ulteriore rassegna organizzata nel 1962 dal Musée National d’Art Moderne di Parigi viene esposta a Basilea, Stoccolma, Copenaghen e Londra. Arp muore il 7 giugno 1966 a Basilea.

CATHERINE CRAFT

Catherine Craft è curatrice al Nasher Sculpture Center di Dallas ed esperta in Dada, Surrealismo, Espressionismo astratto e Neodada. Al Nasher Sculpture Center ha curato nel 2015 la retrospettiva Melvin Edwards: Five Decades, e nel 2019 The Nature of Arp ed è stata, per entrambe le mostre, autore principale dei rispettivi cataloghi. Ha scritto sulle artiste Ann Veronica Janssens e Katharina Grosse per i cataloghi delle mostre del Nasher Sculpture Center, un saggio su Isamu Noguchi per la mostra Return to Earth: Ceramic Sculpture of Fontana, Melotti, Miró, Noguchi, and Picasso, 1943-1963, e su Lara Almarcegui, Rachel Harrison e Liz Larner per la mostra Nasher XChange: 10 Years. 10 Artists. 10 Sites. Nel 2017 ha curato Paper into Sculpture, mostra collettiva di artisti contemporanei che usano la carta come materiale scultoreo. Inoltre, si è dedicata a ricerche e presentazioni di opere appartenenti alla collezione permanente del Nasher Sculpture Center.

Catherine Craft ha conseguito un B.A. in storia dell’arte alla Texas Christian University e un M.A. presso l’Università della Virginia. Ha lavorato nel Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea alla National Gallery of Art di Washington, DC, prima di conseguire il dottorato in storia dell’arte presso l’Università del Texas ad Austin. È autrice di Robert Rauschenberg (Phaidon, 2013), An Audience of Artists: Dada, Neo-Dada and the Emergence of Abstract Expressionism (Università di Chicago, 2012) e Jasper Johns (Parkstone, 2009), oltre ad aver pubblicato numerosi articoli e recensioni. Come ricercatrice presso il Metropolitan Museum of Art, ha ideato e co-curato la mostra del 2011 Paper Trails: Selected Works from the Permanent Collection 1934-2001. Lavora al Nasher Sculpture Center dal 2011.

PUBLIC PROGRAMS DEDICATI A LA NATURA DI ARP

Numerosissime e singolari le attività collaterali che la Collezione Peggy Guggenheim propone in occasione della mostra La natura di Arp, organizzata dal Nasher Sculpture Center e aperta dal 13 aprile al 2 settembre 2019, volte a far luce sia sulla figura di Jean (Hans) Arp, poeta e scrittore oltre che artista, sia sul complesso rapporto che sempre legò la sua arte alla natura. I Public Programs dell’esposizione, sempre gratuiti, sono resi possibili grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.

Ad aprire l’articolato calendario sarà una visita in anteprima della mostra, venerdì 12 aprile, riservata agli “Amici” della Collezione che saranno guidati dalla curatrice Catherine Craft del Nasher Sculpture Center e dallo staff del Dipartimento Educazione a scoprire il percorso espositivo. A questo approfondimento seguirà Meet the curator sabato 13 aprile alle 11, primo giorno di apertura al pubblico, quando i visitatori avranno il privilegio di visitare la mostra con la curatrice. La visita guidata, in inglese, è compresa nel biglietto d’ingresso. Seguono, per tutta la durata dell’esposizione, le consuete presentazioni gratuite, tutti i giorni alle 15.30, anch’esse comprese nel biglietto.

Il 24 aprile e il 12 giugno sarà invece il poliedrico Luca Scarlini, scrittore, drammaturgo per teatri e musica, performer e storyteller, a condurre il pubblico in due visite alquanto insolite. Durante la prima, featuring Arp, Scarlini leggerà poesie e scritti che Arp dedicò ad amici artisti come Salvador Dalí, Max Ernst, Vasily Kandinsky, Theo van Doesburg e molti altri. Una visita fatta di dediche, citazioni e rimandi ai grandi artisti del Novecento collezionati da Peggy Guggenheim. La seconda, invece, sarà un’Antivisita: i partecipanti saranno invitati a percorrere le sale della mostra prima in senso orario poi antiorario, modulando la velocità dei propri passi e osservando le opere in un dato tempo. Attraverso determinati gesti, si potranno esplorare i concetti centrali della poetica di Arp come il tema del “doppio” e l’importanza del “caso”. La partecipazione è gratuita inclusa nel biglietto d’ingresso.

Il 26 maggio le famiglie saranno le protagoniste del laboratorio In forma di natura nel giardino del museo, che prenderà ispirazione dalla natura circostante, come l’arte stessa di Arp.  Immersi nel verde, i partecipanti reinterpreteranno i concetti cari all’artista indagando il rapporto tra forma naturale e forma artificiale. Il laboratorio è a cura di REMIDA, il Centro di Riciclaggio Creativo di Reggio Emilia e si inserisce nel Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019 promosso da ASviS, di cui il museo è membro dal 2018, toccando in particolare due dei 17 Obiettivi dell’Agenda dell’ONU: il Goal 4 per l’istruzione di qualità e il Goal 12 per un consumo e produzione responsabili. All’appuntamento del 26 maggio seguiranno due Kids Day dedicati: Arpoet, il 23 giugno, e Arp Attack il 14 luglio. Come sempre i workshop sono gratuiti, per bambini dai 4 ai 10 e richiedono la prenotazione il venerdì precedente ciascun laboratorio.

Nell’ambito del programma di accessibilità museale Doppio senso: percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim rivolto a adulti e bambini non vedenti, ipovedenti e vedenti, il 13, 14 aprile e il 18 maggio il museo propone tre incontri incentrati sulla mostra. Dopo la visita tattile condotta da Valeria Bottalico durante la quale i partecipanti esploreranno tre opere riprodotte su tavolette in legno da toccare, Configurazione con due punti pericolosi (1930), Costellazione (1932 /1959) e Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera, (1925 c.), lo scultore non vedente Felice Tagliaferri li coinvolgerà nella riproduzione in l’argilla del lavoro analizzato tattilmente.

Institutional Patrons – Collezione Peggy Guggenheim

EFG

EFG è un gruppo internazionale con sede a Zurigo che offre servizi di private banking e asset management. Le sue azioni nominative (EFGN) sono quotate alla SIX Swiss Exchange. Essendo una delle maggiori banche private svizzere, EFG è presente nei centri finanziari internazionali e nei mercati in crescita: è fortemente radicata in Svizzera e opera in circa 40 Paesi nel mondo attraverso una rete che si estende dall’Europa all’Asia Pacifico fino alle Americhe e al Medio Oriente. EFG è un partner finanziario che offre la sicurezza e solidità necessarie per assistere efficacemente i clienti. Fin dalla fondazione nel 1995, la banca si è distinta per il suo spirito imprenditoriale che le ha consentito di sviluppare soluzioni efficaci e di costruire relazioni durature nel tempo con la clientela, anche attraverso le proprie partnership e sponsorizzazioni.

In questo contesto, EFG ritiene che molti aspetti della vita e della società siano affascinanti e importanti. Per questo motivo EFG sostiene vari partner che vanno dalla musica all’arte, dallo sport all’impegno sociale e in queste aree supporta lo sviluppo dei giovani talenti. In ambito artistico la banca ha una propria collezione d’arte contemporanea nata nel 2000, collezione che è esposta nelle diverse sedi di EFG nel mondo e in importanti musei nazionali ed internazionali. EFG è uno dei sostenitori storici nonché Institutional Patron della Collezione Peggy Guggenheim dal 2001 ed ha sostenuto i progetti di conservazione delle opere della collezione Lo studio di Picasso e La ragazza con il bavero alla marinara di Modigliani. Nel 2019, la collaborazione con EFG si arricchisce di un ulteriore contributo a sostegno del restauro di un capolavoro della Collezione Peggy Guggenheim, Scatola in una valigia (Boîte en-valise), 1941 di Marcel Duchamp.

www.efginternational.com

LAVAZZA

Lavazza ha una lunga storia di promozione dell’arte e della cultura. Dai primi passi insieme al maestro indiscusso della pubblicità Armando Testa, fino alla celebrazione della creatività artistica nel Calendario Lavazza: l’azienda è pioniera nel campo delle arti visive – dalla fotografia al design, fino alla grafica pubblicitaria d’autore – e oggi è partner delle più importanti istituzioni internazionali dell’arte, quali il Solomon R. Guggenheim Museum di New York negli USA, i Musei Civici Veneziani in Italia e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo in Russia. Inoltre, Lavazza sostiene il MUDEC a Milano, la Fondazione Merz, Camera (Centro Italiano per la Fotografia)  a Torino e le più importanti manifestazioni internazionali dedicate all’arte e alla fotografia, come il Mia Fair di Milano e le mostre di Steve McCurry, che ha firmato il reportage fotografico ¡Tierra!: con i suoi scatti in Honduras, Perù, Colombia, India, Brasile, Tanzania, Etiopia e Vietnam permette di viaggiare lungo le rotte del caffè, raccontando tutta la passione e l’impegno della Fondazione Lavazza verso le comunità produttrici. Lavazza è Institutional Patron della Collezione Peggy Guggenheim dal 2016, ha sostenuto nella sede veneziana la mostra Mark Tobey. Una retrospettiva e Marino Marini. Passioni visive. 

www.lavazza.it