La classe operaia va in Paradiso|Teatro della Corte | Recensione

Uno spettacolo che riporta indietro nel tempo, fa ripensare a quegli anni descritti con un surreale realismo, che può apparire un ossimoro, ma che spiega perfettamente quanto il regista Claudio Longhi abbia messo in scena con la collaborazione di artisti di alto livello, tra cui un Lino Guanciale che, spogliato delle vesti da fiction televisiva, dimostra di essere un attore completo che incontra temi importanti, con una irriverente comicità e con un dialetto che non gli appartiene ma che fa suo perfettamente.

foto-La-classe-operaia-va-in-paradiso-Giuseppe-Distefano-1024x681

Questo gioco tra la storia del film da cui è tratto e quanto vi gira intorno: i dubbi del regista, dello sceneggiatore; la critica contemporanea all’uscita del film, (in un pirandelliano incrocio tra attori sul palco e attori mescolati tra il pubblico), si crea come risultato qualcosa di terribilmente moderno, di schiacciante realismo anche se vissuto nelle dimensioni di un sogno, di quelli che somigliano ad un ricordo. Evocazioni dalle scene del film, dai fotoromanzi, dalle vignette “L’amore è” fino al formaggino Susanna, rivelano quasi uno spirito Pop-Art, dove Lulù Massa somiglia un po’ ai vip di Warhol, ma allo stesso tempo, questa popolare – popolarità rivela quanto, alla fine, la società di oggi non sia così cambiata in oltre quarant’anni, anzi, sia quasi peggiorata, divenuta più frivola ed indifferente. Così rivelano i commenti dei diversi spettatori del film, così vanesi da rimanere fermi alle apparenze e non al messaggio sociale.

Uno spettacolo che è opera d’arte sociale e descrittiva di un realismo che si vede poco o mai nelle produzioni di oggi. Plauso dunque a tutto il cast, alla regia, alle scene e i costumi, in sinergia perfetta. L’unica pecca: la lunghezza, tre ore di rappresentazione sono state un po’ difficili da reggere dal pubblico, soprattutto quello più anziano in sala, e certamente, anche una prova di bravura per chi sul palco si è alternato ad alta velocità.