BOMPIANI | Galateo per ragazze da marito| di Irene Soave

Ma dove sono finiti, avevo scritto in un post su Facebook, i maschi di una volta? Apriti cielo. Se volete i maschi di una volta, mi avevano risposto in tanti, un po’ acidi, tornate voi le donne di una volta. Carine, curate, femminili, non falliche. Da questa discussione era nata una breve serie di articoli sul settimanale in cui lavoravo: il direttore, che condivideva con me la passione per i libri di galateo, mi chiese di scrivere un pezzo seguendo per ventiquattr’ore i precetti che i manuali della mia collezione proponevano per la donna di una volta. Mi invitava a nozze. Per una settimana avevo provato a guidare «con cautela, calma e finezza psicologica» perdendole tutte e tre, soprattutto la finezza, poco dopo essere uscita dal parcheggio.

A «indossare ampie vestaglie e pantofoline» oltre a evitare di lavarmi, perché avevo le mestruazioni reazioni comunque più realistiche di quelle che vedo nelle pubblicità dei Tampax, dove le ragazze col ciclo fanno parapendio). A invitare le amiche per un tè imbandendo per loro «tartine al Roquefort» che in un’epoca di dieta perenne e pessima reputazione del formaggio era equivalso, più o meno, a offrire una riga di crack. A ignorare quello che mi piaceva, farmi desiderare, rispondere al sospirato invito di andare al cinema che avrei portato con me anche un’amica, perché non posso venirci da sola non gradì, ma effettiva mente sembrò, dopo questo trattamento ruvido, intestardirsi nel corteggiarmi. Il risultato dell’esperimento fu quindi composito. È difficile, quasi impossibile – lo tengano a mente gli organizzatori di Family Day e convegni contro il gender a scuola – ricreare nella società di oggi le donne (e gli uomini) di una volta. Eppure, molti consigli dei galatei non risultarono in utili e neppure inattuali.


Galateo per ragazze da marito

O COME NON CONCEDERSI QUASI MAI, QUASI A NESSUNO, E RIUSCIRE A NON SPOSARSI LO STESSO

Irene Soave

Cos’hanno in comune le ragazze da marito di oggi e quelle di una volta? Poco, o forse più di quanto sospettiamo. Quel che è certo è che oggi come allora il beau mariage non s’improvvisa. E per scoprirne le regole, tanto vale andare alla fonte.

Non ci sarebbe poi molto da ridere, in quei manuali che nel corso dei secoli della modernità hanno cercato di codificare la figura di una ragazza ideale: timorata delle tradizioni, fiduciosa nei consigli di madre e affini, ben disposta alla repressione dei propri istinti e soprattutto tesa alla soddisfazione dell’unico desiderio che è ritenuta poter avere: un buon matrimonio. Quando però gli stessi manuali arrivano a configurare esemplarmente i vezzi e le civetterie di una “bellissima donna dell’età della pietra” si intuisce che per renderli un deposito fossile a grande potenziale umoristico basta farne una lettura contemporanea: fresca, pratica, colta, critica ma affettuosa. E la lettura che Irene Soave ha dato a questi testi, reperiti, degustati e assimilati in anni di oculato collezionismo. Giornalista di costume e cultura, lei è la Lettrice Modello che da Monsignor della Casa a Donna Letizia queste pagine hanno atteso per decenni, se non secoli. Una ragazza che è arrivata al mondo quando ognuna delle norme tradizionali era già stata trasgredita e molte erano anzi rientrate in vigore più o meno tacitamente; una giovane donna che registra l’analfabetismo sentimentale dilagante, specie tra i maschi, e usa il suo solido sense of humour per comparare lo sconcerto suscitato dalla passata normativa a quello, simmetrico, derivante dall’almeno apparente deregulation attuale.

Matrimonio, verginità, reputazione, prostituzione, dignità, libertà, lavoro, sesso e piacere: questioni colossali della società contemporanea che la briosa scrittura di Irene Soave attraversa con leggerezza e senza banalità, mentre snocciola i dilemmi fondamentali della sua amletica leggera.

Non: essere o non essere; ma: esserci o farci? Cercarlo o non cercarlo (il marito)? Concedersi o non concedersi? Visitare i luoghi comuni vecchi e nuovi per scegliere quali rifuggire e quali è invece sensato adottare e adattare, per farli propri. Le ragazze da marito, infatti, esistono ancora. I ragazzi da moglie, meno.

IRENE SOAVE

(Savigliano, 1984) Vive e lavora a Milano. E una giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di attualità, costume e cultura. Colleziona libri di galateo e riviste femminili, a cui ha dedicato, nel lontano 2005, anche una tesi di laurea. Ha vissuto a Colonia, in Germania, abbastanza a lungo da rimpatriare con gioia.

Articolo di Beppe Severgnini dedicato al librohttps://bit.ly/2m5IYVP