Mancava solo lei …

Stiamo parlando di Lara Lalli, da molti considerata l’opera della produzione della scrittrice Laura L.C. Allori più interessante e che, per usare un termine che va di moda nei talent, “arriva” meglio al pubblico.

Sì perché la saga, in particolare “Per Amore e per Sempre” è stata massacrata su Twitter,  tutta intera su Instagram senza neppure averla letta né saperne tutti i titoli; mentre è meglio stendere un velo pietoso su “Il sorriso del Greco”, che nasce e muore su Facebook tra mille patimenti … Terminati i social network più noti, non restava che incallirsi sui canali di distribuzione dei libri stessi che, mannaggia a loro, consentono commenti a tutti senza filtri se non quelli che se un parente fa una recensione, anche se questo è una sorella d’amicizia e non di sangue, per il solo fatto che tu gli hai spedito i regali di Natale tramite Amazon, ne fanno un tuo spammer  /pubblicitario e vieni cancellato.

Il mondo dei recensori di Amazon non pensa che “Le avventure in Bianco e Nero di Lara Lalli”, sia questo granché, anzi è proprio illeggibile; forti del motto: “le prime trenta pagine sono tutto”, saltano l’introduzione e si fermano ai primi due capitoli senza immaginare che dopo si può aprire un mondo che, chi è andato oltre, ha scoperto e amato.

Dunque, per fare un termine di paragone pensiamo alle serie televisive: il “pilot” – episodio pilota, la prima puntata – è quella che deve fare il cosiddetto botto, altrimenti la serie viene cancellata. Tale colpaccio è dato soprattutto dagli indici d’ascolto, quindi, tendenzialmente, in questo episodio viene messo tutto ciò che serve ad attirare l’attenzione e ben poco di quello che possa essere un indizio sulla trama della storia (cosa che la sinossi pure stenta a fare per mantenere la curiosità). Così, tendenzialmente vi è uno sfoggio degli addominali del protagonista maschile e, se il tipo di serie lo permette, delle natiche di quella femminile. Vi è l’introduzione dei personaggi principali e secondari dove non possono mancare dei cliché per la ricetta perfetta: il tipo di colore, la bionda Barbie (anche se datata), l’omosessuale (ultimamente meglio se femmina), il genio del computer (pure se siamo nel Medioevo), il bel tenebroso, il bonazzo congiunto del protagonista, uno dei genitori o entrambi morti di uno dei protagonisti principali; la secchiona con gli occhiali che si rivela strafiga al momento giusto.

In un libro è decisamente impossibile inserire tutto questo nelle prime trenta pagine. Ma sono dell’idea che ne “Le avventure in bianco e nero di Lara Lalli” ci sia abbastanza per capire i protagonisti – la protagonista – in particolare. In barba a chi scrive che il libro sia “autoreferenziale in modo imbarazzante”. Un libro è una finzione che ruota attraverso il mondo del protagonista, è per forza autoreferenziale attorno a quel personaggio, perché la realtà – che non è vera, ma è finta – è quella del “viaggio dell’eroe” o dell’eroina, in questo caso specifico.

Quindi, in barba a chi si è letto i primi due capitoli senza aver visto che nell’introduzione è specificato che sono stati scritti 9 anni (e non si sa bene quanti altri romanzi in mezzo, forse circa 12) prima, proponiamo il capitolo 3: dove il fantasma narratore, che tutto vede perché è un fantasma appunto, si capisce bene perché Lara e solo Lara lo possa vedere.

 

————–ALLERTA SPOILER —————–

3.     All’una e trentacinque circa

Busso alla porta di Lara ma è come se fosse insonorizzata, non capisco cosa stia succedendo …

Nataly esce e m’ignora, allora posso entrare. Lara sta leggendo ancora i documenti relativi alla morte di Pallì. Perché se sono passati due mesi? Non era tutto risolto e perché mi sta ignorando?

Alza lo sguardo: «Oh cazzo, Davide!»

**«Simpatica, sono anni che non ci vediamo e mi saluti così? Neanche un abbraccio?»

Lara si alza e appoggia i fascicoli sul divano. Qualche foglio esce e lascia intravedere le foto dell’autopsia del povero Alessandro ma non riesco a mettere bene a fuoco.

**«Allora?» insisto.

«Davide, non posso abbracciarti anche se, credimi, lo vorrei tantissimo!»

**«Come ti pare … sono venuto qui per dirti che è successa una cosa terribile, Stefano è morto!»

Lara mi guarda con compassione e io non capisco.

«Siediti» mi dice «sei sconvolto, raccontami bene cosa è successo?»

**«Avevamo una serata alla Baia di Boccadasse, come al solito, solita gente, solite cover di Vasco …»

«Il solito mono – corda e i tuoi quattro Jack e Cola … conosco il copione»

**«C’era una tipa, una che ti somigliava parecchio anche se era molto più magra e più bassa … quando si è avvicinata al palco ho capito che non eri tu perché lei aveva un naso inguardabile quasi quanto il mio» lei fa una strana espressione ed io capisco che ho toccato un tasto dolente, io che l’ho sempre criticata per il peso e oggi, invece è perfetta, probabilmente pesa quei 54 kg che le imposi quando stavamo assieme affinché potessi farla salire sulla mia moto.

«Non pensare sia per questo …» interrompe lei e quasi ho la sensazione che mi abbia letto nel pensiero «ho solo collegato la descrizione della donna ad una persona anche se trovo impossibile che possa essere calata trenta chili in due mesi … ma ti prego, Davide, vai avanti»

**«Ad un certo punto, Stefano stava cantando la canzone di Capossela, quella con cui finiamo sempre la serata»

«All’1:35 circa …»

**«Ed era anche quell’ora, paradossale vero?»

Perché parlo come un ragazzino dei romanzi che legge mia sorella? Quella saga fantasy di Wattpad scritti da quella Perseade!

«Forse l’ultimo bicchiere ti è salito male» mi risponde ancora ma cazzo, non ho parlato … forse ho bevuto più del troppo.

**«Insomma, è mancata la luce, si sono accese quelle di sicurezza ma si vedeva meno che con un paio di candele, io non so ma credo che abbiano sparato a Stefano …»

Suona il cellulare di lei e devo aver guidato con la visiera alzata e forse ho davvero bevuto troppo perché non vedo che una sfumatura sullo schermo che mi dà quasi fastidio.

«Scusami, devo rispondere»

**«É il tuo compagno?»

«No è il mio vice e se mi chiama alle quattro di mattina è importante»

Già perché solo io avevo l’ardire di chiamarla o messaggiarle nel cuore della notte … “ardire” ma come minchia parlo?!

«Lo so …» è tutto quello che risponde al collega dopo aver ascoltato per meno di un minuto quello che diceva lui. Credo che l’altro abbia intuito che lei non è sola perché risponde solo con onomatopee d’assenso ed io l’ho fatto ancora …  come cazzo parlo? O meglio penso …

«Testimoni?» chiede Lara sempre a Marco ed io riesco a sentire la sua risposta, forse perché ha alzato il volume della voce:

«Il suo collega, la fidanzata e non puoi indovinare chi»

«Patrizia Spadafora!»

«Come lo sai?»

«Ehm, stavo leggendo i fascicoli di Oriani e ho collegato alcune cose, ma ne parliamo in un altro momento, ti raggiungo subito»

Riattacca e mi guarda: «Davide io devo andare, mi hanno appena informata dell’omicidio»

**«Vengo con te, io sono un testimone!»

«Davide, Alice dov’è?»

Alice? La guardo attonito, senza parlare.

«La tua ragazza …»

**«Mi leggi la faccia, lo shock mi ha fatto dimenticare di lei?»

«Può capitare, una volta una persona si è scordata persino il suo nome, è una sorta di amnesia post traumatica»

Rientra Nataly. Non mi saluta nemmeno.

«Nat, Davide è venuto perché c’è stato un omicidio …» la richiama Lara.

Nataly sembra svegliarsi «Ah … mi dispiace»

Non credevo fosse miope, sembra quasi che Lara debba indicarle dove mi trovo: «Ciao, Davide. Scusa ma sono molto assonnata ho lavorato tutta la sera e ora non ci vedo più dal sonno. Lara vai pure, ai bambini ci penso io»

«Grazie, a dopo»

Usciamo, io cerco la mia moto … sono sicuro di essere venuto con la moto. Forse è ancora l’amnesia.

«Andiamo con la mia macchina»

Tira fuori anche il lampeggiante ma non accende la sirena.

**«Ti pare che a quest’ora …» faccio in tempo a dirlo che è già partita all’impazzata e si è fatta tutti i semafori rossi dei corsi Saffi, Marconi e Italia. Le escono le lacrime mentre guida come se fosse su una moto in autostrada con un casco senza visiera.

**«Perché piangi? Volevi così bene a Stefano … non mi sembrava e poi dov’è finito il distacco da poliziotta …»

Non posteggia “lancia” la macchina sulla piazzetta in fondo a corso Italia di lato alla chiesa di sant’Antonio.

Tira il freno a mano e mi guarda: «Davide, non è Stefano la vittima: sei tu!»


Chiariamo ancora una cosa (dato che i famosi commenti alludevano vagamente al plagio, cosa di cui, l’essere autoreferenziale potrebbe risultarne un ossimoro): il libro è stato scritto nel 2007 e poi ripreso negli anni successivi. L’autrice ha scoperto l’esistenza dei libri di Mariolina Venezia solo con l’uscita su RAI 1 a settembre 2019 della fiction tratta da questi (e non se n’è letto mezza pagina). Quindi, la prima a indossare il “tacco 12” è stata Lara, cari signori.

Altra cosa. Un tempo, il personaggio di Beck era quello di un altro autore che l’autrice ha contattato per poter avere una collaborazione e lanciare il libro come crossover. Ovviamente la collaborazione è stata accettata finché il testo è rimasto gratis su Wattpad, ma di pubblicare insieme non se n’è parlato. Dunque, il personaggio è stato trasformato ed è diventato quello che vedete ora. Qualche tempo dopo l’invio del manoscritto all’autore e al suo editore, giusto quanto basta per scriverne una sceneggiatura, è uscita “La porta rossa” … con il fantasma. Rimanendo convinti che “ogni riferimento è puramente casuale”, crediamo fermamente della buonafede di tutti, ma pretendiamo che sia applicata anche a noi tale fiducia, perché si sa, il pesce grosso mangia quello piccolo e chi non è nessuno ha poco da urlare in una piazza vuota.

 


P.S. Un mezzo dubbio che una certa recensione provenga da una persona legata alla questione Greco/Facebook ce l’ho.