Dal 17 al 20 ottobre 2019 |Teatro della Corte | Non si uccidono così anche i cavalli? da Horace McCoy |regia Giancarlo Fares con Giuseppe Zeno e Silvia Salemi

 

Dal 17 al 20 ottobre 2019 Teatro della Corte

 Non si uccidono così anche i cavalli?

da Horace McCoy

regia Giancarlo Fares

con Giuseppe Zeno e Silvia Salemi
e con Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Vittoria Galli, Alessandro Greco, Salvatore Langella,

Martin Loberto, Elisa Lombardi, Francesco Mastroianni, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino, Lucina Scarpolini, Viviana Simone

Coreografie Manuel Micheli

Scene Fabiana Di Marco

Canzoni originali Piji

Debutta giovedì 17 ottobre, alle ore 19.30 sul palcoscenico della Corte Non si uccidono così anche i cavalli?

Il libro di Horace McCoy, divenuto un film cult diretto da Sidney Pollack nel 1969, prende vita nella sua versione teatrale proponendo al pubblico uno spettacolo dai forti risvolti sociali con una coppia inedita di protagonisti: Giuseppe Zeno, volto assai noto soprattutto dal pubblico televisivo e la cantante attrice Silvia Salemi, diretti da Giancarlo Fares.                                       

Il primo è Joe, organizzatore e mattatore di una folle e spietata maratona di ballo mentre Silvia Salemi interpreta Gloria, una delle concorrenti in gara che come Joe appartiene al mondo dello spettacolo e, fra le note di elettro swing eseguite live dall’orchestra di Piji, si trasformerà più volte da vittima in carnefice. 

La storia di questo disumano tour de force dove i partecipanti, in cambio di vitto e alloggio, disperati e in cerca di successo, ballano per giorni e notti senza interruzioni, sulle coreografie di Manuel Micheli, coreografo di Ballando con le stelle, è quanto di più contemporaneo possa esserci. Nell’epoca dei reality e dei social, dove impera il voyerismo e l’importanza delle persone sembra dipendere dai like che riceve un post, niente suona più sinistro e familiare di queste vite messe in mostra per accrescere il gradimento del pubblico. In questo senso il testo di McCoy, scritto nel 1935, è un profetico atto d’accusa verso la massa volubile e quel pubblico morboso che con superficialità è pronto a idolatrare e un attimo dopo ad annientare un individuo.

Il titolo è ormai entrato nell’immaginario collettivo, come l’espressione che per antonomasia indica la cinica, inesorabile fatica per apparire o semplicemente per sopravvivere nel mondo dello show business dove la sola regola è che lo spettacolo deve continuare.

 Info teatronazionalegenova.it  

A75-342