Aspettando “Il Trovatore” anche il Nido ha i suoi miti. Michel come Manrico in “Per Amore e per Poseidon”

L’opera di Verdi sarà al Teatro Carlo Felice dal 22 novembre vedi qui il comunicato stampa


Allerta spoiler


Il personaggio di Michel della saga di L.L.C. Allori è noto ai lettori per essere un musicista modello, forse anche troppo sopra le righe per definirsi reale. Trattandosi di un fantasy tutto è permesso o quasi (d’altra parte hashtag o pagine Facebook e/o Instagram contrarie ne abbiamo a bizzeffe) lo perdoniamo, anzi, lo amiamo perché risulta anche fra i più simpatici guasconi del “cast” della saga di “Per Amore e per”.

Ecco uno stralcio dal libro “Per Amore e per Poseidon” (2011/2012) numero 5 della saga.

8 – Il Trovatore

 

Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli. Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò. (Libro della Genesi 17,4 – 5)

La Valletta, 12 novembre 1991

 Michel è entrato perfettamente nel personaggio di Manrico del Trovatore di Verdi.

Assieme a Rigoletto e La Traviata, il Trovatore fa parte della cosiddetta trilogia popolare.

Il libretto fu tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez.

Verdi ebbe l’idea di ricavare un’opera dal dramma di Gutiérrez e commissionò a Salvatore Cammarano il libretto ma il poeta napoletano morì appena l’ebbe terminato.

Sostanzialmente è la storia di Manrico, il Trovatore appunto, che è innamorato di Leonora (interpretata da Edith) la quale è amata pure dal conte di Luna rivale di Manrico perfino in battaglia.

Il trovatore è il figlio adottivo di una zingara, la quale avrebbe dovuto ucciderlo da neonato per consumare una vendetta sul vecchio conte, ma per un fatale errore morì il suo bambino e non il figlio del suo nemico.

Così Manrico e il suo rivale in amore sono in realtà fratelli. La storia è narrata dalle corde vocali di Ferrando, capitano delle guardie, che racconta agli armigeri nel primo atto, la vicenda del figlio minore dell’allora conte; fratello dell’attuale conte di Luna, rapito anni prima dalla figlia di una zingara per vendicare la madre (cioè la nonna) giustiziata dal vecchio con l’accusa di maleficio.

Azucena, madre di Manrico, racconta nel secondo atto, che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio conte di Luna.

Per vendicarsi, rapì il figlio del conte ancora in fasce, accecata dalla disperazione, decise di gettarlo nel fuoco; per una tragica fatalità, tuttavia, confuse il proprio figlio col bambino che aveva rapito. Così, Manrico capisce di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma per Azucena l’unica cosa importante è che lei l’abbia sempre amato come un figlio, protetto e curato proprio come quando tornò all’accampamento ferito dopo il duello col conte sempre nel primo atto.

Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il conte, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo. Nella scena successiva il conte tenta di rapire Leonora che sta per ritirarsi al convento, ma Manrico sventa il rapimento e porta in salvo l’amata.

Nella parte terza; mentre Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal conte di Luna, ella confessa di essere la madre di Manrico. Questi, intanto, sta per sposarsi in segreto con Leonora ma sopraggiunge Ruiz ad annunciargli che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà messa al rogo.

Il matrimonio salta perché Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.

L’opera si conclude con un tragico epilogo, Leonora per salvare l’amato promette al conte di Luna di concedersi a lui, tuttavia s’avvelena per mantenersi fedele a Manrico, infatti, gli muore fra le braccia.

La parte di Manrico è dunque difficile e stimolante. Nel terzo atto vi sono i brani migliori del personaggio: l’aria Ah sì ben mio coll’essere una dichiarazione d’amore dal sapore di cherubino, la celeberrima cabaletta Di quella pira dove il tenore deve cimentarsi in due “do” a voce piena (il cosiddetto “do di petto”).

Spesso i tenori meno esperti ne fanno solo uno regalando comunque rara bellezza musicale.

Siamo alla prova generale.

Qui tutto deve essere come alla prima. Isaac Rümo, il primo tenore che Michel dovrà sostituire, non ha perso una prova restando basito ogni volta che il mio sorprendente amico donava le sue meravigliose performance.

Lui e Nicole hanno passato segretamente insieme tutte le notti dopo la sera di Halloween. Questo perché lui ha compreso ed accettato il piano di Nicole riguardo James.

Jessika l’ha presa meglio di quanto credessimo tutti, forse perché ormai entrata a far parte della Hermanos Cortes Inc. Durante la prova, Isaac si raccomanda con Michel:

«Ora tocca a te la parte più difficile. Sei giovane, e mi rendo conto che tu non possa prendere entrambi i do di petto … se solo stessi più fermo!  Questa è opera, non è un musical, tu prendi solo quello su “All’arme”!»

Michel lo guarda e fa segno di sì col capo. La prova fila liscia come l’olio senza fatica, a parte quella di Michel che ha dato tutto sé stesso per trattenere le sue evoluzioni.

Infatti, fa la cabaletta senza calcare il primo “do”, quello su “O teco almeno”.

Finita la prova, Edith lo raggiunge in camerino: «Perché hai fatto come ti ha detto Isaac?» lo rimprovera.

«Perché lui ha paura che “un ragazzino montato tutto muscoli e saltelli” gli faccia fare brutta figura!  Nemmeno chiedessi a lui di fare un tuffo quadruplo salto mortale e mezzo ritornato col gesso e il pancione. L’ho sentito l’altro giorno, quando sono saltato dal carretto di Azucena!»

Edith ride: «Dopodomani, cosa farai?»

Michel si alza dalla sedia del trucco e la guarda negli occhi: «Farò i due do a voce piena e salterò, camminerò come solo io sono capace! Isaac vada a farsi fottere!»

«Così ti voglio!» lei fa per andarsene, Michel la ferma: «Edith!  Grazie di tutto!»

Lei sorride un po’ commossa: «Grazie a te, cucciolo»

La Valletta, 16 novembre 1991

 Se il concerto dei King’s ci aveva preso il cuore, la prima del Trovatore con Michel ci riempie l’anima.

Quest’opera è molto “corale”, non soltanto per la presenza dei cori veri e propri come il celebre “Coro degli Zingari”, ma per le parti in due o più voci dove davvero si può scorgere la sintonia che regna tra i colleghi del teatro.

Michel ha legato con tutto il gruppo, Matthew ed Edith l’hanno adottato come figlio d’arte.

Nicole è sul palco d’onore con il solito petulante James Keaton.

Noi siamo nei palchetti laterali come era accaduto a Madleine e Javier quando assistettero a Sette spose per sette fratelli con Christopher e Stella l’anno scorso.

Andres e Madleine, per volere di Edith sono in prima fila, seduti accanto alla loro più grande fan: Mary Anne Fallen, la figlia sedicenne della soprano e del maestro.

Le luci si spengono, l’orchestra inizia. Ci vuole un po’ prima che tocchi a Michel. Che emozione!  Non sembra lo stesso uomo che conosco! È stupendo e sta bene col pizzetto alla “catalana” come sottolinea la mia fidanzata.

Madleine ha pianto dalla prima nota intonata dal fratello.

Terzo atto.

Bella la performance di Edith, galvanizzata dal “Michel che voleva lei”.

Fantastico Michel nell’aria “Ah sì ben mio coll’essere”:

«Ah sì, ben mio, coll’essere/io tuo, tu mia consorte, /avrò più l’alma intrepida, /il braccio avrò più forte. /Ma pur se nella pagina/De’ miei destini è scritto/ch’io resti fra le vittime/dal ferro ostil trafitto, /fra quegli estremi aneliti/a te il pensier verrà! /E solo in ciel precederti/la morte a me parrà!»

La canta tutta rivolto al palchetto di Nicole ma con stile tale che lo comprendiamo solo in pochi.

È il momento della difficile cabaletta. Michel si muove sul palco e Isaac s’arrabbia:

«Di quella pira l’orrendo fuoco/tutte le fibre m’arse, avvampò! /Empi, spegnetela, o ch’io fra poco/col sangue vostro la spegnerò! /Era già figlio prima d’amarti /non può frenarmi il tuo martir! /Madre infelice, corro a salvarti, /O TECO almeno corro a morir!» il primo do è sublime.

E ancora dopo gli interventi del coro e di Leonora conclude:

«Madre infelice, corro a salvarti, /o teco almeno corro a morir! /All’armi, ALL’ARMI! Eccone presti/a pugnar teco, o teco a morir»

Il secondo è ancora più bello del primo, Michel con la spada sguainata sembra combattere contro Agas brandendo la spada di san Paolo!

Rarissimo nel caso dell’opera, il pubblico si alza in piedi ed applaude prima della fine della scena.

Michel sospira e guarda il palco di Nicole che sta piangendo mentre si fa venire male alle mani applaudendolo.

Dietro le quinte, Edith abbraccia Michel: «Magnifico!  Sei proprio il figlio di Geneviève!»

«Lei era mia madre, e tu lo sapevi da quando hai visto mia sorella al bar, vero?»

«Madleine è identica a vostra madre, ma quello che mi ha confermato tutto è stato sentirti cantare»

Non c’è tempo per altre spiegazioni, devono tornare sul palco. L’opera finisce in un tripudio di applausi e standing ovation per Michel. Isaac se ne va adirato prima della fine.

In camerino, Edith spiega a Michel della madre:

«Lei vi amava molto tutti e tre. Quando aspettava Madleine, sapeva di rischiare la vita, ma con la tenacia di una santa è andata fino in fondo»

«E mio padre?»

«Non so molto di lui, non ricordo il suo nome. Lei si l’ha sposato a 19 anni e ne era innamoratissima, ma non amava parlarne. Invece di voi mi scriveva lunghissime lettere. Ma dimmi vostra sorella, Margot?»

«Speravo mi dicessi tu qualcosa di lei. Nostro padre ci ha lasciato un biglietto dicendo che non accettava il fatto che la mamma fosse morta a “causa nostra”. Una suora, Suor Bernadette ci ha portato qui alla T.F.I. perché …» Michel non può parlare ad Edith di cherubini «pare che Madleine ed io, lasciamo perdere. Margot è sparita la notte del suo diciottesimo compleanno»

«Se lei ti ha visto stasera ti riconoscerà subito»

«Non credo si trovi a Malta»

«Non a Malta, ovunque, eravamo via satellite!  Non te l’abbiamo detto per non aggiungerti motivi d’agitazione»

Bussa Nicole, Edith uscendo commenta strizzando l’occhio a Michel: «Essere Nicole Tucson vuol dire anche poter accedere ai camerini!»

«Complimenti signora Shönen, è stata grandiosa!» si diletta Nicole porgendo alla donna un mazzo di fiori.

«Grazie, ma mai quanto il giovanotto qui!  A dopo!» e se ne va sorridendo a Michel.

Questi si sta togliendo il trucco in modo goffo:

«Ti serve una mano?» Chiede lei.

«Non sono abituato al cerone!» risponde mentre lei imbeve il cotone di latte detergente.

«Lo vedo, ti stavi struccando col bagnoschiuma!»

Inizia a pulirgli il viso e lui in silenzio la lascia fare.

«Sei stato magnifico, straordinario, meraviglioso stasera»

Lui inizia ad accarezzarle le gambe poi le afferra le mani fermandola dal lavoro che stava facendo:

«Ti amo, Nicole, oltre ogni immaginazione umana!» la bacia.

«Anch’io, Michel. Ma non posso ancora tornare con te. Devo arrivare fino in fondo a comprendere intorno a James»

«Basta che non sia rischioso»

«No amore mio, saprò cavarmela»

«Hai il mio cuore che ti assiste. Sappi che in caso di pericolo ti basterà pensare a me ed io sarò da te!»

Bussa Madleine. Questa volta l’accesso ai camerini è avvenuto grazie alla figlia di Edith che ha barattato la cosa con un milione di fotografie insieme ad Andres da poter sfoggiare a scuola alle amiche incredule che la madre cantasse con il fratello della cantante dei Dark Warriors.

«Sono felice di vederla qui Miss» commenta «Oddio Mic, sei stato favoloso

«Quasi come te con Freddy Irons»

«Anche lui ti ha visto in tv. Non se lo sarebbe perso per niente al mondo» spiega Nicole mentre Michel sorride: «Sono una vera celebrità allora!»

«Puoi dirlo forte, qui fuori c’è pieno di giornalisti, Andres ed io abbiamo fatto il giro da dentro ma tutti vogliono te!»

Michel guarda Nicole: «Ora capisco quando volevi tenermi fuori da queste cose»

«Esco prima io con James, tra l’altro starà già abbaiando perché mi attardo. Per un po’ te li distraggo, poi passo la palla ai rocchettari» fa l’occhiolino a Madleine ed Andres.

«Allora sono salvo, mio cognato mi ruberà i paparazzi»

Nonostante tutto, giornalisti e fotografi si fermano ad aspettare anche Michel, dopo essersi nutriti come vampiri con il sangue di Miss Nicole, James Keaton e la coppietta felice dei Dark Warriors.

«Eccolo, sta uscendo l’astro nascente della lirica internazionale!» narra il cronista «Michel Matisse, ventisei anni, un fisico da statua greca e una voce meravigliosa!»

Michel sussurra:

«Mi ci vuole Marzio! Con questi non bastano tutti di Dionigi della storia!» poi si rivolge ai giornalisti «Calma, risponderò a tutti»

«Quanti anni sono che canta?»

«Canto e suono da sempre.   Il direttore del conservatorio di Corinto mi ha detto che ho un pentagramma al posto delle vene»

«Stasera cosa ha pensato quando cantava?»

«Ho cercato di ricordare bene le parole, cantavo in italiano! Ma di solito non penso, canto»

«Non ha pensato a qualcuno?»

«Sì, a mia madre. Per la prima volta in ventisei anni!»

Il giornalista rimane spiazzato ma si presenta un’altra:

«C’è una donna nella sua vita?»

Qualcuno si ricorda di averlo visto a Roma con Miss Nicole.

«Ha una relazione con Nicole Tucson?»

«C’è una sola femmina nella mia vita: la musica!»

E ghignando si fa spazio e ci raggiunge.

Noi, tutti in coro, lo accogliamo gridando: «All’armi! All’armi!»

«Ragazzi stasera voglio festeggiare da Mirko!»

«Sarà fatto!» rispondo io.

«Ossian ti spiace rapire Nicole?» chiede Michel all’amico dotato ancora di teletrasporto.

«Certo, te la porto subito!»

Lei ha appena liquidato James con una scusa banale perché vuole venire a festeggiare con noi.


Immagine in evidenza: Lallycula “Michel and the music” 2019 – dp mm cm 200×175 riproduzione vietata