Un anno d’arte alla Collezione Peggy Guggenheim|Venezia

Tre mostre dal respiro fortemente internazionale saranno le protagoniste del 2020 a Palazzo Venier dei Leoni. Dall’arte africana e oceanica collezionata da Peggy Guggenheim negli anni ’50-’60, si passerà a un focus sull’avanguardia brasiliana di metà ‘900 incarnata dal poliedrico lavoro di Lygia Clark, per chiudere con un omaggio tutto italiano all’artista veneziano Edmondo Bacci.

Foto intestazione: Matteo De Fina

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Maschera elmo
Costa d’Avorio, Senufo
Legno, 46 x 33 x 68,5 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 244
Foto: Paolo Manusardi, Milano

Migrating Objects

15 febbraio – 14 giugno 2020


Arte dall’Africa, dall’Oceania e dalle Americhe nella Collezione Peggy Guggenheim

Comitato scientifico: Christa Clarke, curatrice indipendente e studiosa delle arti dell’Africa, e affiliata all’Hutchins Center for African & African American Research, Harvard University, Cambridge, Mass.; R. Tripp Evans, professore di Storia dell’arte e Co-Chair, Department of Visual Art and Art History, Wheaton College, Norton, Mass.; Ellen McBreen, professoressa associata di Storia dell’arte, Department of Visual Art and Art History, Wheaton College, Norton, Mass.; Fanny Wonu Veys, curatrice, Oceania, National Museum of World Cultures, Amsterdam, Berg en Dal, Leiden e Rotterdam. Mostra curata dal Comitato scientifico con Vivien Greene, Senior Curator, 19th- and Early 20th-Century Art, Guggenheim Museum.

Figura flauto, fine XIX secolo–inizio XX secolo,artista non riconosciuto Chambri, Provincia Sepik Orientale, Papua Nuova Guinea, legno, denti di cane, conchiglie conus, fibre vegetali, pigmenti naturali, 49 x 8 x 6 cm. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 239
Peggy Guggenheim è celebrata per la sua collezione d’avanguardia d’arte moderna europea e americana. Migrating Objects pone l’attenzione su un episodio meno conosciuto ma significativo delle sue migrazioni, quando negli anni ’50 e ’60 inizia a guardare all’arte dell’Africa, dell’Oceania e delle culture indigene delle Americhe, di cui acquista degli esemplari. La mostra presenta questi oggetti in gruppi che privilegiano i contesti originari o, in alternativa, in dialogo con le opere europee in collezione. L’approccio della collezionista viene contestualizzato entro la tradizione ben più ampia e problematica che privilegia l’affiancare opere d’arte moderna occidentale e quelle non occidentali sulla base di affinità formali e concettuali. La scelta di impiegare queste due metodologie contrastanti permette di prendere in considerazione come le opere, i cui significati e scopi originari sono spesso fraintesi, siano collocate negli studi, nelle gallerie, nei musei e nelle case, con finalità spesso contraddittorie. Tracciare le traiettorie di questi oggetti è un atto rivelatore degli intrecci formatisi tra colonizzazioni, annessioni, migrazioni e reinterpretazioni unitamente alla storia degli individui, noti o non riconosciuti.


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Lygia Clark, Violoncellista (O Violoncelista), 1951, olio su tela, 105,5 x 81 cm. Collezione privata © Courtesy of “The World of Lygia Clark” Cultural Association

Lygia Clark. Pittura come sperimentazione, 1948-1958
27 giugno – 28 settembre 2020

A cura di Geaninne Gutiérrez-Guimarães, Associate Curator, Guggenheim Museum Bilbao

Lygia Clark (1920–1988) è stata una figura di spicco dell’avanguardia brasiliana. La sua produzione artistica rivoluzionaria si protrae per oltre tre decenni e include dipinti, sculture, lavori su carta, film, azioni e arte terapeutica. La mostra prende in esame gli anni cruciali di formazione dell’artista, quelli che intercorrono tra il 1948 e il 1958, quando Clark sperimenta figurazione e astrazione nell’articolazione dell’intrigante linguaggio visivo che andrà a definire la sua produzione matura. Insieme alla presentazione della sua attività figurativa degli inizi, attraverso disegni raramente esposti, la mostra riunirà dipinti riconducibili ad altre serie cardinali di quel momento per offrire una visione d’insieme del primo decennio della carriera di Lygia Clark.  La Collezione Peggy Guggenheim sarà la seconda tappa espositiva dopo il Guggenheim Museum Bilbao.


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Edmondo Bacci, Avvenimento #247, 1956, olio con sabbia su tela, 140,2 x 140 cm. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 164

Edmondo Bacci
17 ottobre 2020–11 gennaio 2021

A cura di Chiara Bertola, Curatrice di arte contemporanea, Fondazione Querini Stampalia, Venezia

 

Veneziano di origine, Edmondo Bacci (1913–1978) è stato soprattutto un artista del mondo, uno dei pochi artisti italiani capaci di raggiungere il successo in vita, esponendo nei più importanti musei e gallerie d’arte nazionali e internazionali. La forza e la qualità della sua opera attirarono su di sé l’attenzione di alcuni tra i più attenti critici e collezionisti italiani e stranieri, che intorno agli anni ’50 animavano l’allora vivacissima Venezia, tra i quali naturalmente anche Peggy Guggenheim. Bacci si colloca entra la ristretta cerchia di eccellenze artistiche venete, tra cui Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova, che negli stessi anni ottengono successi e riconoscimenti internazionali. La mostra vuole rendere omaggio all’artista concentrandosi sul periodo più lirico e felice della sua produzione, gli anni ’50, che hanno segnato il suo successo, nella cornice di Venezia, suo luogo di nascita e d’ispirazione.

Peggy Guggenheim Collection

Dorsoduro 701, 30123 Venezia

+39 041 2405411

guggenheim-venice.it


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