È uscito L’invidia degli angeli l’ultimo libro di Laura L.C. Allori

Sinossi: L’arcangelo Michele cade sulla terra e viene salvato da una spogliarellista di nome Ifigenia. Inizialmente spaesato, confuso tra la sua identità angelica e il nuovo corpo umano, verrà accompagnato dalla ragazza in giro per l’Europa alla ricerca delle piume per ricomporre le sue ali e ritrovare la propria identità. Ma questo non sarà facile, perché non solo i demoni reclameranno le piume per poter invadere il paradiso, ma l’arcangelo e Ifigenia scopriranno che il loro scopo è anche un altro … per il quale dovranno ricorrere all’aiuto di certi “amici maltesi” dell’Arcangelo.

Secondo spin-off della saga di Per Amore e per, dopo Souls of Angels, può essere letto indipendentemente dalla saga principale.

L’autrice: Laura L.C. Allori è nata a Genova. Ha due lauree, un magistero, due specializzazioni e tre dottorati; all’Accademia di Belle Arti, in Scienze Religiose di cui anche il Magistero, in Fotografia e Scrittura Creativa; PhD in Arte Sacra, Critica d’arte contemporanea e scrittura contemporanea e letteratura in lingua italiana (quest’ultimo ottenuto dall’Università di Auckland). Ha svolto l’attività d’insegnante fino alla malattia che l’ha condotta ad un’invalidità permanente. Scrive saggi, recensioni e monografie a tema religioso e/o artistico. Scrive romanzi tra cui la famosa saga fantasy “Per Amore e per”; romanzi rosa come “Il sorriso del Greco”, “Gesù non abita più qui” e noir come Lara Lalli. Collabora come critico a diverse mostre e riviste internazionali. La sua saga ha vinto diversi premi letterari soprattutto con il libro “Per Amore e per Odino” e “Per Amore e per sempre”. Si occupa di consulenza per programmi televisivi, scrive sceneggiature come ghost writer per Warnes, ABC e Sky. Si occupa di adattamenti di libri per la fiction televisiva. Dal 2015 le sue condizioni di salute sono peggiorate e la sua partecipazione ad eventi pubblici è iniziata a diminuire. Collabora come recensore teatrale e letterario con il Nido del Gheppio e altre riviste on line. A ottobre 2019 vanta al suo attivo oltre 25 libri di narrativa.

www.lallycula.it


Il peggioramento dell’ultimo anno ha ridotto Laura a dover rinunciare anche agli impegni presi per la nostra rivista, per la quale si limita a registrare i comunicati stampa. Riconosciuta invalida civile al 100% per una patologia grave ed invalidante, che non è solo un problema di per sé stessa, ma aggiunge altre patologie di natura differente a seconda dei periodi. Nella diagnosi è stata dichiarata inabile totalmente al lavoro, per questo, se anche potesse, le sarebbe impossibile sia riprendere quello d’insegnante, che tentarne un altro. Ha chiesto dunque la pensione anticipata per inabilità, ma paradossalmente, la commissione medica INPS della medesima struttura, quindi i “colleghi” di quelli dell’invalidità, ha affermato l’esatto contrario, non solo, per farlo, in fase di ricorso, ci ha messo nove lunghi mesi, per la Allori un calvario giornaliero di attesa.

Non parleremo della sua malattia, ma dell’unica cura efficace, tra le tante medicine prescritte: la scrittura. Ne «L’invidia degli angeli», Laura ritrova un amico d’infanzia, l’arcangelo Michele, come scrive lei stessa nella postfazione, con lui vive un viaggio bellissimo in diversi posti che ha visto davvero e che vorrebbe rivedere, oppure che le piacerebbe visitare, ma per molti sa bene, non accadrà mai. Una storia, a nostro avviso, coinvolgente come non ce ne sono molte, un lavoro sopraffino di unione tra cultura e letteratura, tra finzione e angelologia. Assieme a tutte le avventure cui ormai ci ha abituato a leggere.

Qual è la tua parte preferita dello stile di vita di un Autore?

Il momento in cui il romanzo prende forma, quando riesci ad entrare dentro al tuo lavoro e capisci che stai facendo una bella cosa. Quando scopri pian piano le parole che sono scritte nel foglio bianco e che tu devi tirare fuori. Quando i personaggi iniziano a dirti che strada devono e vogliono prendere a prescindere dal tuo progetto iniziale.

Cosa ti ha fatto iniziare a scrivere?

La voglia di scappare. La voglia di vivere una vita diversa. Ho iniziato alle medie, a 12 – 13 anni e volevo cambiare la mia vita, cambiare le storie. All’epoca ero un mostro con tanta fantasia ma dei problemi famigliari dovuti ad una dipendenza di mio padre dall’alcol. Poi ne uscì, e per questo è stato il mio eroe, anche se purtroppo godette molto poco della sua vittoria sulla dipendenza perché morì quando avevo 20 anni e lui 53. Quando iniziai a scrivere era nel pieno della crisi e per me era un modo per cambiare le cose. Inoltre, ero veramente l’adolescente “sfigata” che vedeva tutti più belli di lei, nessuno mi considerava e quando lo facevano era per prendermi in giro. Allora decisi di scappare trovando rifugio nei miei mondi immaginari. Creavo la fanfiction della mia vita e di alcuni anime giapponesi come «Ransie la strega» o «Lady Georgie». Nel tempo arrivarono anche i «Cavalieri dello Zodiaco» che trasformati completamente diventarono la saga di «Per Amore e per». Forse anche oggi lo spirito di fondo è lo stesso: Fuggire, cambiare e anche qualche vendetta!

C’è un Autore che consideri la tua ispirazione?

Più di uno.

Da ragazzina m’innamorai delle storie di Giovanna Righini Ricci, in particolare «Là dove soffia il Mistral», più avanti è arrivato Clive S. Lewis e con lui ho capito che tra tutte le mie arti la scrittura doveva essere la mia strada. Per il noir amo tantissimo Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli. Nelle storie d’amore Jane Austen è da sempre l’imbattibile! Altri autori che amo molto sono Diana Gabaldon, Kristen Gier, Pino Imperatore, Deborah Harkness. Tra i classici: Italo Calvino, Pirandello, Sciascia, Wilde, Proust, Dostoevskij …

Qual è il tuo consiglio numero uno per un aspirante Autore?

Io sono ancora un aspirante autore, cosa posso consigliare? Una cosa mi sento di dirla: non date retta ai consigli stereotipati di chi “è arrivato” perché non sono mai la verità. Sono fuorvianti perché non vogliono concorrenza, spesso sono pubblicati da case editrici note e storiche perché hanno percorso una strada privilegiata dovuta a conoscenze. Nessuno nasce dal nulla, se gratti a fondo (basta googlare) capisci che hanno un parente o congiunto inserito nell’ambiente che ha messo il manoscritto sulla scrivania giusta … non so se mi spiego. Di sicuro evitate, mi chiamerò contro tutti quanti, i concorsi e come la peste le EAP! Perché quelli organizzati da grandi editori sono, perdonatemi l’azzardo, in un certo senso “pilotati” perché un editore in Italia oggi non investe 100-150 mila euro su un esordiente per bravo che sia, ma su chi ha già pubblicato e venduto. Infatti, lasciando i concorsi, oggi tendono a pubblicare stranieri tradotti che hanno già venduto nei paesi di lingua inglese o spagnola. O ancora, pubblicano romanzi o biografie di personaggi noti di altre branche del mondo dello spettacolo. Io non ho digerito per niente i libri degli Youtuber (non intendo quelli simpatici che raccontano le loro gag o la storia decennale della loro vera carriera), ma ragazzini o poco più, che scrivono romanzi solo perché diventati famosi giocando ai videogames e commentando con un vocabolario scarso tra decine di parolacce. I piccoli concorsi, poi, sono fregature e basta, sono edizioni a pagamento travestite da concorso. Illudono gli aspiranti scrittori, senza sapere che un’edizione a pagamento sul curriculum è una macchia indelebile: paghi per farti pubblicare? Allora sei scarso. Succede anche per il self, ma come dico sempre, uno non pubblica 25 libri per il proprio ego, con le difficoltà di editing ed impaginazione del caso, lo fa uno per il primo (che resta spesso unico) non ne scopre la sua unica opportunità di pubblicazione.

Che tipo di libro ti piace leggere e questo differisce dal genere che preferisci scrivere?

Oh, direi il romanzo storico. Non riuscirò mai a scriverne uno degno di essere chiamato tale! Oppure le storie per ragazzi, quelle divertenti, sullo stile «Diario di una schiappa»

 Con quale dei tuoi personaggi vorresti trascorrere del tempo?

Vorrei ballare con Christopher … dicono sia un’esperienza unica!

Quale libro consideri un must-read?

Io credo che, a prescindere dai gusti di genere (rosa, noir, fantasy, horror ecc.), nella vita un ragazzo ma anche un adulto dovrebbe leggere: «Se questo è un uomo» di Primo Levi e «Il partigiano Johnny» di Fenoglio. È stata mia figlia (classe 2005) a farmelo capire. Lei è letteralmente fissata con temi della Shoah e la lotta partigiana, vicino a lei mi sento ignorante! Come citava un professore di storia di mio marito: «Chi ignora duemila anni di storia, vive nelle tenebre!»

Qual è il libro più difficile che hai dovuto scrivere?

Tutti pensano (anche voi) che sia quest’ultimo «L’invidia degli Angeli» per via dell’angelologia e della teologia, ma io conoscevo l’arcangelo Michele da quando avevo 16 anni, per me è stato un piacere ritrovarlo, incontrarlo nella finzione. Non è stato semplice, è vero, ma credo che il più faticoso sia stato «Better Together» per via di tutti i crossover con altre storie, che non dovevano rischiare il plagio ed integrarsi nell’economia della saga. Il più difficile in assoluto è stato «Gesù non abita più qui», perché affrontava una parte della mia vita che è ancora difficile da ricordare per me: quella del mio periodo da insegnante.

 Se potessi vivere in un libro, quale sarebbe?

Oh, dei miei? Lara! Vorrei essere Lara Lalli! In tanti dicono che sia me, ma col cavolo! Lei è una vincente, una figa davvero! È piuttosto tutto quello che non sono. È la versione moderna di Angelica di «Dany e Mizio», quella “me” che non ero nel 1985!

Se invece dovessi scegliere di essere un personaggio di un altro libro … mumble mumble … vorrei essere «Inuyasha» del manga omonimo di Rumiko Takahashi.

Se potessi scegliere un Autore per scrivere la tua biografia, chi sarebbe?

Purtroppo, non c’è più: mi sarebbe piaciuto Andrea Camilleri. Avrebbe inserito la giusta ironia in una vita così assurda. Lui avrebbe saputo trovare la trama giusta!

C’è qualche conflitto tra ciò che vuoi scrivere e quello che pensi che piacerà ai tuoi lettori?

Dipende da chi pensi siano i miei lettori. Quelli che scrivono che sbaglio i verbi e sono autoreferenziale o quei 4 che mi amano? (Ride)

Mi dispiace per entrambi, ma io scrivo prima di tutto per me, anzi, per i “miei ragazzi”, i personaggi. Per la storia, che come detto, e come ho scritto anche in IDA (L’invidia degli Angeli, N.d.R.) loro hanno libero arbitrio e per me scrivere la storia è, come per Michelangelo era liberare le figure imprigionate dal marmo, fare uscire qualcosa di cui so soltanto il trailer, qualche spoiler, l’indice, la bibliografia, ma che mi viene rivelato pagina dopo pagina.

Che effetto può avere una recensione su di te, se le leggi? Sia in bene che in male.

Destabilizzante. Sia se positiva che negativa. Nel primo caso mi sentirei spronata ma su una via non mia, cercherei di soddisfare troppo quella visione positiva perdendone in identità. Nel secondo, dato che mi è capitato sempre, o molto spesso, di trovare recensioni negative immotivate se non da una certa cattiveria, mi sentirei frenata, andrei in crisi e ne uscirei devastata. Nel 2015 un tizio fece un hashtag su Twitter riguardo un mio errore sul coefficiente di un tuffo del personaggio di Agostino della saga «Per Amore e per Sempre» … io non scrissi per mesi, sebbene, in quel caso, poi la persona si fosse anche educatamente spiegata. Io imparai molto da quello. Invece, con “la faccenda Sebastian” è stata una tragedia, leggetevelo ne «La mia metà tedesca».

 Puoi riassumere la tua storia di vita in dieci o meno parole?

Basta fare copia incolla della diagnosi della commissione d’invalidità!

Cosa ti entusiasma del tuo prossimo progetto?

Sono due, uno sarà cattivo nei confronti dell’istituzione che ha fatto soffrire me, per lavoro, ma tanti piccoli innocenti molto più gravemente! L’altro sarà la fine di un’era. Stavolta davvero. E poi? Mi chiedi tu? Lavorerò sulle traduzioni di quello che c’è già, farò racconti e aiuterò soprattutto mia figlia in un progetto cinematografico.

E infine, hai una citazione da ricordare, quale?

«Se devo essere artefatto, che allora sia fatto ad arte!» lo dice Agostino proprio nel libro che citavo qui sopra. Dell’ultimo libro … mmm … il discorso d’insediamento di Richard. Lo trovo un sogno e una speranza. Oppure «But, as my father used to say: in every ending, there’s a new beginning» da «The Discovery of Witches» di Deborah Harkness (il fatto che nella trasposizione in fiction lo dica Matthew Goode la rende anche migliore!).

L’invidia degli Angeli è pubblicato indipendente su Amazon.