Un Natale … | Il Natale nei libri della nostra redattrice Laura L.C. Allori

xaxpos2019La Valletta, 24 dicembre 1991

Durante il mio viaggio di nozze non è accaduto nulla di particolarmente significativo a livello di Agas né nella storia personale di ciascuno di noi.

Tutti come avvolti dall’amore mio e quello di Cassiopea sono come diventati più sereni.

Michel e i suoi colleghi del teatro dell’opera dovranno fare un concerto di Natale con brani di pezzi lirici e della tradizione popolare legati alla festa.

Dopo andremo tutti alla Messa di mezzanotte in San Giovanni Battista.

Madleine e Andres ci hanno raggiunto per l’occasione insieme a tutti i Dark Warriors.

Fortunatamente, James è fuori Malta per lavoro da prima del mio matrimonio. Stasera, però, c’è anche Jessika a teatro.

Michel ha chiesto a Edith se può cantare Prayer con la sorella e lei ha acconsentito, Matthew è stato felice di eseguire con l’orchestra la bella composizione del mio amico, arrangiata per l’occasione.

Il concerto si snoda tra varie arie d’opera, brani orchestrali e le classiche canzoni natalizie come Jingle Bells, Silent Night, White Christmas, quest’ultima cantata da Michel magistralmente.

Dopo i bis la sala inizia a svuotarsi ma il mio amico ci ha pregati di non uscire:

«Ok, Matthew, siamo pronti?»

«Ci sono!»

Se fossi una donna, ora mi sarei sciolto.

Se questa donna fosse Nicole Tucson direi di sì senza aggiungere una parola!

Michel canta Come and stay here con voce da tenore accompagnato dall’orchestra.

«Nicole» chiede Michel alla fine della canzone «so che questo genere di cose non le ami ma dovevo trovare un modo unico e personale per dirtelo: mi vuoi sposare?»

Nicole dal palco d’onore, dove stasera è sola, si mette una mano sul viso piacevolmente stupita.

Tutta la platea e i palchi laterali si gira verso di lei in un silenzio irreale:

«Sei tremendo!» bisbiglia lei, poi alza la voce per farsi sentire da tutti «sì, Michel ti sposo! Però non in diretta via satellite!»

«Ha detto sì?» chiede Michel incredulo e Edith lo prende in giro:

«Sì, sei diventato sordo?»

Intanto Nicole è scesa fino alla platea e dalla scaletta laterale raggiunge Michel sul palco.

«Ho anche l’anello, non è grosso come un dente di cavallo, come un cert’altro, ma spero che valga lo stesso!»

Mia moglie commenta: «Voi uomini siete tutti uguali sempre a competere sulle dimensioni!»

«E tu cosa ne sai, come metro di paragone hai soltanto me?»

«Ora non fare il finto modesto, come dice il mio maestro Lidone, vuoi metterne uno piccolo su un uomo di più di un metro e novanta?»

«Cassiopea, Lidone non è così volgare! Mi ricordo quando tu un anno e mezzo fa andavi in giro a fare sondaggi sui piselli degli altri!»

La rimprovero, ma la nostra attenzione ritorna sulla coppia sul palco.

L’anello è bellissimo un semplice e classico solitario.

Mia moglie passa ad incitare il pubblico: «Bacio! Bacio!»

Non se lo fanno ripetere!

Matthew accompagna l’evento con il classico pezzo della marcia nuziale improvvisato dall’orchestra.

Da qualche parte del mondo, qualcuno in brutta compagnia non apprezza questa scena.

Jessika se ne va abbattuta dal teatro, per lei è stata una triste serata, anche se sapeva bene che sarebbe finita in questo modo tra lei e Michel e che non avrebbe avuto più speranze di rimettersi insieme a lui.

San Anton Palace, Balzan, 25 dicembre 1991

 Tutti in biblioteca per il brindisi natalizio. Dopo la Messa di mezzanotte ci ritroviamo al vecchio Quartier Generale a festeggiare il Natale e il finanziamento di Michel e Nicole.

Da L.L.C. Allori “Per Amore e per Poseidon” cap. 10




ten2019Mar Mediterraneo, 24 dicembre 2014

Prima di lasciare Roma rinascimentale siamo stati invitati a partecipare in contumacia allo spettacolo sulla Cassiopeia.

Ad aprire il concerto di Ross e Ellie, ci sono i ballerini della RADC, che si producono in uno spettacolo natalizio che non ha pari e ricalca abbastanza il loro accompagnamento nel nostro viaggio sul mare di Narnia con una piccola variazione sul tema, l’amico rapper italiano di mia sorella Gemma è ospite speciale di questa sera e canta con lei e Parsifal.

Noi saremo proiettati dalla scheda SD di Calum sul grande schermo del palcoscenico, Leonardo Silvestri, il conduttore, ci ha dichiarato in trasferta e noi ci siamo fatti dipingere a tempera da Michelangelo in persona alcune scene natalizie su parte del corpo! Penso che mio padre non si laverà più!

L’artista toscano è rimasto estasiato da mio fratello Teseus e, prima di usare il suo corpo come supporto pittorico, creando il primo body painting della storia, l’ha fatto posare per degli schizzi. Spero solo che il David, che scolpirà tra qualche anno, non somigli a Teseus!

Prima delle performance, Keanu ci ha informati che è riuscito a scoprire in che periodo è vissuta Chatrine Chateau, il cui cognome è quello da sposata, contessa avignonese del medioevo, era una sirena angelica e il marito la virtù di Fides di allora.

Teseus e Luna ballano la canzone di Frozen creando con il ghiaccio (che tutti pensano un effetto speciale) le sculture del nostro ospite, e Celestia si dà da fare con la sua magia regalando alla nostra scenografia qualcosa che l’artista deve ancora fare. Dimenticherà tutto? Non credo che mio padre opererà su di lui con il suo potere, fiducioso nella forza che il grande Michelangelo ha di vivere il presente!

Celestia ed io invece impersoniamo Hook ed Evelyne con le note della canzone che cantarono insieme padre e figlia.

«Come conosci la canzone di Christina Perri?» chiede proprio Evelyne a Gabriel.

«L’ho sentita alla radio!»

«É buffo che tu abbia scelto una canzone che è nella colonna sonora di un film sui vampiri, fortunatamente non esistono!» ma Angel, che non è lontano, non è dello stesso avviso: «Esistono, non sono perlucenti al sole e non succhiano sangue, questo grazie a Teseus!»

«Tu sei un vampiro con il mana?» chiede Evelyne sorpresa.

«Esatto, sono un Figlio della Notte, come Gabriel!»

Canta mia madre e finita la performance, noi restiamo a vedere il resto della festa attraverso la proiezione della camicia di mio padre. Mi domando quanto capisca il Buonarroti dell’inglese del terzo millennio, ma sembra sorridere, una cosa che la storia dell’arte non ha mai descritto di lui.

Inizia il concerto di Ross e Ellie ed è tripudio.

Alla fine dopo i vari bis, Michel sale sul palco e si mette al pianoforte: «Questo mi ricorda una notte di Natale di tanto tempo fa …» bisbiglia mentre dà un buffetto sulla guancia di Ross che si aggiusta l’asta del microfono e inizia a cantare. È una bellissima canzone d’amore che tra le varie parole dice: “vorrei che tu fossi l’ultima persona che vedrò prima di addormentarmi e la prima appena svegliole parole sono di Ross, la musica di zio Michel perché normalmente è Ellie a scrivere le musiche e i testi di entrambi.

L’unico a sapere lo scopo della canzone è chi suona il piano oltre ad Ross stesso.

Ellie è sorpresa non si spiega molto il motivo per cui Ross non canti una sua canzone, finché al termine non ne annuncia il titolo: «Questa canzone non è stata scritta dalla mia partner perché doveva essere una sorpresa per lei, io ho buttato giù le parole e il grandioso Michel Matisse l’ha musicata. S’intitola Would you marry me, Ellie? Dunque, mi vuoi sposare, Ellie ?»

***

«Che dichiarazione stupenda!» commenta Celestia.

«Non so perché ma mi ricorda qualcuno» scherza mia madre rammentando che anche suo fratello chiese a Nicole di sposarlo dal palcoscenico del teatro Manoel alla fine del concerto di Natale del 1991.

***

Ellie piange di gioia mentre Calum e Jenny saltellano sulle punte dei piedi attendendo la risposta che non tarda a venire: «Sì, Ross!»

Sale sul palco e s’abbracciano, poi lui le dona l’anello e tutto si conferma in un applauso.

Da L.L.C. Allori “Ten” cap. 14




modello cover ebook gnapqCome se i giorni fossero un battito di ciglia, è arrivato Natale.

Per Leda, questa festività è infinitamente importante, in primo luogo perché c’è Lorenzo, un bambino e il Natale sono due cose strettamente connesse anche se non si trattasse di Gesù!

Poi, per la sua fortissima fede: questa ricorrenza per lei rappresenta la nascita del suo dio, quel Dio in cui crede con una fede invidiabile quanto razionalmente assurda.

Per me è soltanto un momento in cui lavoro tantissimo, guadagno un po’ più di stipendio ma, mancando una settimana da Capodanno, non solo mi sfinisco di straordinari ma qualche demente con i petardi, ogni due per tre, mi risveglia il ricordo doloroso di quel Natale di morte in Afghanistan.

 Ho riservato un tavolo nel ristorante dove lavoro per Leda, gli zii Margherita e Giuseppe, mia madre e il suo nuovo marito, arrivati un paio di giorni fa dagli Stati Uniti.

Invece, mio padre e la madre di Leda arriveranno per capodanno, d’altra parte per loro, soprattutto per mio papà, questo è un matrimonio di interesse, come lo pensano in curia e nel quartiere, esclusi i sognatori, il sottoscritto e Leda.

Per loro, tutto questo è soltanto una facciata senza alcun sentimento di sorta. D’altra parte, mio padre è a conoscenza dei miei problemi nella sfera sessuale, quindi sposare una donna “che non posso toccare” (così ha detto), forse è la soluzione migliore che mi si possa prospettare.

Almeno ai suoi occhi.

 Tutto il mio staff è incuriosito da Lorenzo, quando il grosso del lavoro della serata sarà smaltito, magari lo porterò in cucina e lo presenterò alla brigata.

Qualcuno è anche attratto da Leda, una cameriera mi confessa che credeva fosse meno carina, sarà che io la trovo bellissima soprattutto da quando ho capito di essere innamorato di lei!

Mia madre non è in grado di mettere a proprio agio le persone. Il suo modo curioso di chiedere le cose somiglia ad un terzo grado, lei non se ne rende conto dell’imbarazzo che crea nell’interlocutore e, stasera, come da qualche settimana a questa parte, Leda non è di certo la persona più adatta a capirla al volo.

Così quel subissare di domande da parte della futura suocera mette Leda in difficoltà, se la conosco bene, sta pensando che mia madre voglia giudicarla, che faccia illazioni, al contrario, la sua è mera curiosità perché lei è l’unica dalla nostra parte, tra i nostri genitori di sangue o acquisiti!

 Dio solo sa quali altri pensieri stiano friggendo nella mente di Leda, quando scappa dalla sala.

Io la controllo dalla finestrella della cucina, capisco che cosa sta succedendo.

Sta arrivando di nuovo un attacco di panico.

Lascio la direzione al sous – chef, corro a soccorrere Leda. La porto nella dispensa, l’abbraccio e le dico semplicemente:

«Lascialo salire!» Lei mi guarda, ha le lacrime appese: «Se hai voglia di piangere, fallo!» continuo.

 «Perché tutto deve essere così difficile?»

«Può non sembrare ma, mia madre è dalla nostra parte! Non vuole assolutamente il tuo male, al contrario, non ti giudica per quello che è successo, per come è nato Lorenzo, o peggio perché sei la figlia della donna che si è messa con mio padre! Lei vive felice con John da tanto tempo, lei e mio padre sono implosi e poi scoppiati in una relazione che non è mai stata in piedi!»

«Ne sei sicuro?»

 «Sì, perché me l’ha detto molte volte, lei è una romantica, è felice di questo matrimonio! È una cosa che desiderava accadesse da tanto tempo!»

 Leda mi guarda tra le lacrime, forse cerca di mettermi a fuoco, forse cerca di capire quello che mi sta passando per la testa. Il suo respiro comincia a diventare ansimante, l’attacco di panico non è ancora passato, nonostante tutti i miei discorsi. Allora, l’abbraccio ancora e provo a confortarla: «Cerca di trovare dentro di te un’emozione più forte con cui opporti a questo, non contrastandolo, superandolo!»

Lei si allontana leggermente, mi mette una mano sul collo, si avvicina e mi bacia. Io ricambio calcando un pochino, non posso fare di più, non posso andare oltre come quella sera di ormai quasi un mese fa, non posso dire di non essere terribilmente emozionato, ho il cuore che mi scoppia.

Questa volta però, non posso fare a meno di chiederglielo: «Perché?»

Lei sorride anche se ha ancora le lacrime agli occhi: «Avevi detto che dovevo cercare un’emozione forte, è l’unica che mi è venuta in mente è questa!»

«Sono onorato che baciarmi ti crei un’emozione»

Lei mi prende il volto tra le mani, scivola con le dita tra i capelli che spuntano dalla bandana: «È la sensazione più intensa e bella che abbia mai provato!»

La stringo e la bacio di nuovo con tanta passione da uscirne con il fiatone: «Se mi dici queste cose, l’attacco di panico viene a me!»

Lei sorride e mi stringe: «Sai che sei sexy con la divisa da chef e la bandana, Tony?»

«Certo, come un panettone in scatola!»

 Uno dei camerieri mi viene a chiamare, il padrone sta cominciando ad agitarsi per la mia assenza.

«Devo tornare in cucina …» le dico mentre cerco di ricomporre la coda e lei mi fa sedere su un fusto per la birra: «Lascia che ti aiuti!»

Mi pettina e chiede: «Siamo una coppia vera o ci baciamo solo per evitare crisi di nervi?»

Io mi piego all’indietro, le sue mani sul mio collo mi mettono i brividi: «Io non bacio una persona come ho fatto prima per pietà!»

Lei mi sfiora la fronte con le labbra e sorride, poi mi rimette la bandana e se ne va. Cerco di riprendermi mentalmente e ritorno al mio lavoro come se nulla fosse successo di fronte a tutti gli altri.

In questi giorni, ho parlato spesso con l’analista che mi segue da quando c’è stato un incidente in Afghanistan, gli ho anche detto che cosa è successo quella notte con Leda, e tutte le volte che ci ripenso, che mi lascio andare in pensieri che lei definirebbe “peccaminosi” e la riguardano … insomma, quando ho provato a “fare da solo” come non succedeva da vent’anni, pensando a lei, tutto ha funzionato benissimo!

Il resto della serata scorre senza altri colpi di scena, più o meno.

«Hai parlato con Anthony prima, Leda?» chiede mia madre.

«Sì, perché?»

«Hai cambiato espressione, honey»

Finalmente riesco a raggiungerli in sala: «Allora, com’è stata la cena?»

«Straordinaria!» commenta zia Margherita «Sei davvero bravo!»

Il maître di sala mi chiede di raggiungere un tavolo perché ci sono alcune persone piuttosto importanti che vogliono complimentarsi con me, io sorrido a Lorenzo che si stava ribellando un po’: «Daddy comes back soon, sweety!» gli dico.

«Non credevo gli parlasse in inglese?» domanda mia madre a Leda «Perché non dovrebbe? In questo modo lui cresce bilingue come lui!»

«Good!»

Poco più tardi, mia madre e John ci salutano e ritornano all’albergo mentre, zio Giuseppe e zia Margherita si coccolano ancora per qualche minuto un ormai un addormentato Lorenzo, prima di salutarci.

Rientriamo in casa, mettiamo il bimbo a dormire e ci concediamo un’po’ di parole sul divano.

Ormai è passata mezzanotte, è già il 25 dicembre, devo dare il regalo a Leda. Vado a frugare nella tasca dove l’ho nascosto, in una giacca che non metto quasi mai, mi avvicino a lei e le dico: «Sono diversi anni che festeggiamo Natale assieme ma abbiamo un bel po’ di regali reciproci arretrati… Questo è per te, per l’anno magnifico che inizierà tra una settimana!»

Già, perché il matrimonio ha già sortito effetti in curia ovvero, con la ripresa della scuola dopo le vacanze, lei avrà una lunghissima supplenza che andrà a coprire almeno fino alla fine dell’anno scolastico, perché (chissà come mai), un’insegnante è rimasta incinta ed è entrata proprio ora in maternità!

Leda apre il pacchetto vede l’anello e rimane senza parole … Sono io che rompo silenzio: «Non ti farai venire un attacco di panico per un anello di fidanzamento?»

Lei non parla.

Allora io faccio l’americano e m’inginocchio: «È giusto che ci sia la proposta come si deve …» schiarisco la voce «Ehm, Leda … vorresti rendermi l’uomo più felice del mondo, diventando mia moglie?»

 «In realtà sei tu che mi rendi la donna più felice del mondo sposandomi!»

Le infilo l’anello, che le sta perfettamente, anzi le dona! Mi alzo in piedi, mi metto proprio sotto l’arco del nostro breve corridoio e la invito a raggiungermi con un segno della mano: «Vorrei riprendere il discorso che abbiamo fatto nella dispensa del ristorante!»

 Lei ha capito e non si oppone, anzi, guarda ancora un attimo il suo anello, poi di nuovo come prima, mi bacia, questa volta, calco ancora un po’ la mano, mi lascio trasportare, la sollevo anche un pochino per poi ritornare sul divano e continuare a baciarci; lasciar andare anche le mani in dolci carezze: «Perché mi hai baciato al ristorante e anche adesso? Lo fai solo perché vuoi entrare nella parte dei fidanzati?»

Non riesco a finire la domanda perché mi sembra di essere crudele con lei. «Tu credi che io sia capace di fingere fino a questo punto? Tu hai detto che non baci per pietà, e per te io lo farei per finzione?»

«No affatto, io non credo che tu sia una che finge, non ti credo capace di mentire tant’è che tutta questa messinscena della famiglia che stiamo facendo da tanto tempo ti fa stare male, ho pensato che forse è per questo motivo che ti vengono gli attacchi di panico?»

«Anthony, tu mi piaci … tanto, mi sono emozionata quando mi hai detto che mi avresti sposata, ma non perché avrò finalmente il lavoro che desidero tanto, piuttosto per tutto quello che c’è dietro, per quello che hai detto al corso di preparazione al matrimonio, per i tuoi occhi ogni volta che tu dici queste cosa, che dichiari qualcosa sull’argomento, mi fa stare male non riuscire a capire che cosa provi realmente per me! Io ti vedo, qualche volta ho quasi l’impressione, forse l’illusione, che tu provi qualcosa per me! Prima hai scherzato con la proposta o davvero ti rendo felice? Quando ci siamo baciati la prima volta, qualche settimana fa, ho avuto l’impressione che tu fossi…mi vergogno a dirlo, eccitato?» 

 Sospiro forte, sospiro ancora. Devo dirglielo anche se non siamo ancora sposati devo farlo: «Lo ero, o meglio lo sono, nel senso che, quando mi hai baciato quella volta, lui si è risvegliato e succede sempre, pure adesso …» il solito deficiente con i petardi ne fa esplodere uno proprio sotto la nostra finestra e, a questo punto, l’attacco di panico arriva a me.

In una frazione di secondo crollo dalle stelle alle stalle, dall’estasi meravigliosa di quello che stava succedendo tra noi all’inferno. Le orecchie mi fischiano, mi ritorna tutto in mente Jack, il sangue, la vigilia di Natale, ancora una volta una vigilia di Natale!  Leda si accorge immediatamente che cosa sta succedendo, mi abbraccia e mi stringe questa volta con compassione, dicendomi le stesse parole che ho detto a lei al ristorante, ma questa volta il panico è diverso, non perché il mio sia più importante del suo, tutt’altro, ma perché lo shock post-traumatico provoca una sorta di dolore profondo, delle reazioni fisiche che ti fanno rivivere l’origine del trauma o, almeno a me succede così. Allora lei mi stringe forte mi bacia sulla testa e mi dice: «Io non fingo, Anthony!»

«Io neppure … You’ re the love of my life, Leda …» sussurro mentre scompaio tra le sue braccia e un’altra serie di mortaretti soffocano le mie parole tanto che lei non sente nulla.

Da L.L.C. Allori  A. Romei – “Gesù non abita più qui” cap. 7




ISDG2019Mentre Genova si preparava all’ennesimo Natale, io ero deciso a renderlo indimenticabile. Risparmiavo da quello precedente per l’anello degli anelli. Lo misi nel cassetto dove tengo i profilattici, non volevo indossarlo lì, sebbene ne esistano per i membri maschili, era troppo piccolo (ora dovreste immaginarvi una emoticon con la faccetta birichina).

Magari la l’Uomo di Merda poteva permettersi lo stesso anello con la scioltezza con cui io comprerei un paio di scarpe, ma a quale prezzo? Schiaffi ed egoismo?

Per me ogni cosa legata a Virginia doveva essere bella prima di tutto per lei. Non esisteva la mia felicità senza la sua, se prima non era felice lei! Non solo in riferimento al sesso.

Così le preparai la cena, la più romantica che potessi … non che non l’avessi mai fatto, quindi non era una novità per lei.

Entrò in casa e capì subito che avevo in serbo qualcosa ma mai si sarebbe immaginata cosa. A cena mi faceva strane faccette e a me tremavano le gambe: «Sebastian, mi nascondi qualcosa?»

Io credo di aver fatto una faccia strana. Lei mi ha cinto i fianchi mentre lavavo i piatti e mi ha detto: «Hai il sorriso da greco bastardo, quindi dimmi cosa c’è? Devi farti perdonare per i doppi turni?»

Purtroppo, avevo due colleghi malati e mi era toccato lavorare parecchio, senza contare il ponte dell’Immacolata, un delirio in hotel!

«Volendo anche»

«Allora molla i piatti!» mi disse e iniziò a insinuare le mani sotto la mia maglia, mi sfiorò gli addominali e involontariamente si morse le labbra. La baciai senza neppure asciugarmi: «Mi bagni tutta!» si lamentò non troppo convinta ed io malizioso: «Lo scopo è quello …» sussurrai mentre le toglievo la maglietta e scivolavo con la lingua sui suoi seni.

Lanciammo i vestiti in cucina prima di passare in camera, lei sopra di me, io che la stringevo e la sentivo completamente, totalmente posseduto in un abbraccio che coinvolgeva sia gli arti che i nostri sessi: «Cos’hai stasera? Sei più focoso del solito!»

«Ti dispiace?»

«Cretino!»

Le chiesi: «Mi vuoi sposare?» ma in greco e lei capì tutt’altro: «Dicono che sia bello ma ho paura che mi faccia male, tu non hai esattamente uno spillo!»

Scoppiai a ridere mentre allungando la mano presi l’anello dal cassetto senza farglielo vedere: «Non ti ho chiesto una nuova posizione ma …» le mostrai l’anello «… mi vuoi sposare?»

Sentii la sua emozione che stringeva il mio membro e contemporaneamente lui divenne più turgido.

Lei in seguito scrisse ad Emma: “Mi ha tolto il fiato. Mi è passata la vita davanti tipo pubblicità della Toyota…”

«Non immagino altra vita che stare per sempre con te, Sebastian! Ti amo da impazzire!»

Piansi.

Lei pure.

«Allora è un sì?»

«Certo che lo è!»

«Dillo!»

«Sì, Sebastian. Ti sposo! Va bene?»

Sorrisi e baciandola le dissi: «Ti amo!»

Andando al lavoro chiamai Enrico e gli raccontai della serata e ne fu felice: «Sarebbe l’ora che ce la presentassi!»

Da L.L.C. Allori  S.P.N. Kouros – “Il sorriso del Greco” cap. 11

 




Cover x 4LL2019Sono passati alcuni mesi e siamo vicini a Natale. Di sottofondo ci sono le canzoni della tradizione che arrivano con il vento a favore dagli altoparlanti del Porto Antico.

La pistola è puntata dritta alla mia testa ed io riesco a malapena a metterla a fuoco. Non so dire se ho paura, non è la prima volta che mi ritrovo in una situazione simile e, tutte le volte, l’emozione è una perfetta altalena tra paura e rabbia. Non sono forse due facce di una stessa medaglia?

La paura è che parta lo sparo e mi uccida sul colpo, la rabbia è verso chi impugna la pistola. Non avrei paura di morire se non avessi Benedetta, non avrei paura di morire se nella mia vita non ci fosse Marco, non avrei paura di morire se a farlo fossi sola.

Ma torniamo indietro di due giorni.

Torniamo al mio ultimo giorno da commissario, mentre all’appuntamento che ho preso con il questore Giovannini, che è un mio caro amico, oltre ad essere un uomo di grande integrità morale e un poliziotto impeccabile sul quale dovrebbero basare le fiction, perché ha un vero curriculum da eroe:

«Lara, tu sai quanto io ti stimi come amica e come commissario, perderti non sarà una bella cosa per la polizia, ma è la tua decisione e la rispetto, in fondo a chi capita di ricevere in eredità da un ricco ex oculista e scrittore torinese una casa a Torino, dove potersi dedicare all’arte e non a risolvere omicidi? Ti auguro buona fortuna e sii felice, te lo meriti!»

Già, perché come regalo di Natale in anticipo ho ricevuto una visita da Enrico e Mara che mi hanno portato la copia del testamento del Perotti, che mi ha lasciato un appartamento a Torino, i diritti esclusivi sui libri che mi hanno come protagonista con la sola promessa che non avrei lasciato morire il mio personaggio assieme a lui. Allora io ho scelto di cogliere due piccioni con una fava, ho proposto all’editore del Perotti le storie di Liliana, quella donna morta a settembre con talento da vendere e, dai suoi libri ho cercato di capire se anche io avrei potuto scrivere, di me, della mia vita di poliziotto o di qualunque altra cosa.

Ho iniziato con l’introduzione ai libri della Allori e poi ho capito che ce l’avrei fatta. Mi sono iscritta in una scuola privata per scrittori e ho deciso di dare le dimissioni per andare a vivere a Torino, dove c’è l’uomo che amo, dove c’è già la mia amica Nat perché c’è anche il suo, dove ho deciso di dare una svolta alla mia vita, per sempre.

Martinelli ha già preso il mio posto e tutto la mia squadra è triste da una parte, ma felice per me. Il giorno di santa Barbara, il quattro dicembre, abbiamo fatto una festa di addio; Benedetta ed io contiamo di essere a Torino con Beck, Vrenna, Illya e Nat, prima di Natale. La mia casa genovese è quasi vuota, d’altra parte era affittata arredata, questo mi concede di dormire ancora qui gli ultimi giorni.

Stasera mia figlia è da mia madre ed io mi godo uno degli ultimi tramonti d’inverno sul vecchio porto genovese. Mi mancherà, così come mi mancheranno i vicoli con i loro odori, profumi e puzze; con i volti sempre più multietnici, i turisti e quelle malinconiche case dei carruggi che hanno ancora e sempre il sapore della musica di De André che, indubbiamente, ha fotografato lo spirito più profondo di questa città.

Suonano alla porta.

É Paolo Sbrilli, un mio ex storico che lavora alla narcotici: «Ciao Lara»

«Ciao Paolo …»

«Sei in arresto per l’omicidio di Sandro Bulbi, seguimi, per favore»

«Che cavolo …»

Paolo mi fa cenno di no con la testa per suggerirmi di stare zitta. Ho riconsegnato la mia arma da poche ore, dopo il colloquio con Giovannini … che cosa sta succedendo?

Mi portano in questura, il mio ufficio, ma questa volta sono dalla parte sbagliata del tavolo degli interrogatori.

Martinelli si rifiuta d’interrogarmi, allora dato che la vittima era un tossico e spacciatore, lo fa Paolo al suo posto, doppiato dal peggiore dei miei ex agenti, Graziano Traverso.

«Dov’eri tra le quindici e le sedici di oggi?»

«A casa, ho accompagnato mia figlia da mia madre, sono andata dal Questore, sono venuta qui, poi sono rientrata»

«Hanno sparato a Bulbi con la tua pistola d’ordinanza» spiega Sbrilli.

«L’ho riconsegnata»

Traverso estrae un sacchetto con l’arma: «Mi spieghi perché era a casa tua?»

«Perché avrei dovuto fingere di riconsegnare la mia arma per andare a sparare al Bulbi del quale non so più niente da anni?»

Graziano si sporge verso di me: «Perché è quello che ti ha drogata e stuprata mettendoti incinta? Quale occasione migliore per crearti un alibi, in fondo te ne vai a Torino da civile»

Lo fisso negli occhi: «Punto primo perché Sandro non era il padre di mia figlia ma lo era Cappello, sei sorpreso? Strano che la tua ragazza non te l’abbia detto. Secondo, se dovevo sparargli per ammazzarlo l’avrei fatto quando mi ha violentata. Terzo, lasciatelo dire Graziano, sei proprio stronzo!»

«Potrei denunciarti per oltraggio …»

«Stai calmo,» interviene Paolo «se no ti sparo io, sei poliziotto dall’altro ieri e devi solo leccare la terra che calpesta Lara, fumettista!»

Martinelli e Piccardo assistono all’interrogatorio dal vetro della stanza a fianco. Li raggiunge Di Virgilio: «Le impronte sono quelle di Lara, ma non mi stupisco, ha usato quell’arma per anni, ci sono segni di polvere da sparo sulla sua mano ma potrebbe averli ricevuti quando ha tolto i proiettili prima di riconsegnarla»

«Siamo tutti concordi sul fatto che non sia stata lei, dobbiamo solo dimostrarlo» aggiunge Piccardo.

Martinelli esce di corsa contestualmente a Traverso. Lo pianta al muro con le mani al collo: «Azzardati a trattarla un’altra volta così e appendo le tue palle al mio albero di Natale!»

«Commissario!» brontola il quel novello Giuda Iscariota ma nessuno dei presenti alza un dito per difenderlo.

Escono anche Piccardo e Di Virgilio: «Da noi “cugini” quelli che trattano così i loro ex superiori si chiamano infami» e con questa chiosa, il carabiniere se ne va tra gli applausi mentali di tutti i presenti.

«Traverso, sei sospeso dall’indagine!» decreta Marco prima di entrare in quello che è stato fino a pochi giorni fa il mio ufficio.

«Ma non …»

«Telefona pure al ministro che ti ha raccomandato battendo i piedi e facendo i capricci, ma non ti lascerò remare contro Lara!»

«Piuttosto ti sparo io» aggiunge sottovoce Piccardo sconvolgendo tutti per una presa di posizione personale proprio lontana dal suo personaggio.

Mi tengono in custodia cautelare ma per la mia incolumità non rischiano a mettermi in carcere dove potrei incontrare delinquenti che io stessa ho arrestato, perciò Martinelli ottiene i domiciliari e mi mettono in uno degli appartamenti che si usano di solito per le operazioni sotto copertura, non lontano da casa mia, sempre in centro ma molto più a ridosso del Porto Antico, in via Mura del Molo, di fronte alla chiesa di san Marco.

Paolo rimane con me per la notte.

«Vuoi che avvertiamo qualcuno oltre tua madre?» mi chiede Martinelli prima di lasciami.

«No, lascia solo che possa chiamare Beck senza preoccuparlo»

«Sicura?»

«Sì, se venisse qui sarebbe in pericolo, ho il sospetto che chi mi vuole incastrare sia sempre la stessa persona …»

«Lara …»

«Chiedi a Di Virgilio, lui ti spiegherà tutto»

Da L.L.C. Allori  “Le avventure in bianco e nero di Lara Lalli” cap. 13




Chi volesse leggere anche il resto dell’anno e dei libri di cui vi abbiamo proposto l’estratto, può farlo qui: 

 

Per Amore e per Poseidon  libro – kindle 

Ten  libro – kindle 

Gesù non abita più qui (con Anthony Romei) – libro – kindle 

Il sorriso del Greco  libro 

Lara Lalli (Le avventure in bianco e nero/Niente è come sembra/Daccapo/Vendette a Freddo) – libro – kindle