6 gennaio| LEFT OUTSIDE ALONE| cap. 3

Parsifal Raskol’nìkov: @parsy_raskol: questa è la città più bella del mondo ed io potrei morire domani e dire di aver vissuto! CAPITOLO 3

Florentine Dream

{Parsifal}

Firenze, 5 – 6 gennaio 2013

Prima di partire sono andato da Krimyld e ho seguito il consiglio di mio zio. Le pratiche ora sono partite anche se Lilian non ne è ancora al corrente perché aspetto quello che sarà il motivo su cui la nostra amica punterà per la fine del nostro matrimonio. Tra l’altro, Malta ha fatto di recente un referendum attraverso il quale è stato introdotto il divorzio anche nella cattolicissima isola.

Gemma ed io siamo partiti di mattina presto, scesi a Roma dall’aereo, in treno abbiamo raggiunto Firenze. Qui, fino alla fine di febbraio ci sarà ancora pagato l’affitto per l’appartamentino dove vivevo con Teseus per studiare, e ho pensato che almeno io potrei vivere qui in questo periodo.

Nell’attesa che anche Gemma trovi una stanza portiamo le sue cose lì. Si tratta di un bilocale in zona San Lorenzo all’ultimo piano di una palazzina del Quattrocento con un terrazzino piccolissimo che regala una splendida vista sulla chiesa, le cappelle medicee e il mercatino permanente.

«Ehm, tu e Teseus dormivate nel letto matrimoniale?» chiede Gemma un po’ imbarazzata.

Sorrido: «Sì ma la sua purezza è inviolata!»

Lei ghigna: «Ogni tanto vi volete talmente bene che mi fa pensare che siate innamorati!»

«Adoro Teseus, ma è un po’ tanto legato a Luna o sbaglio?»

«Non ti sbagli! Non vorrebbe nessuno un altro Agas per causa tua, Parsy!»

«Poi in tre anni ha passato più tempo lei in quel letto di me, io dormivo su una brandina o tornavo a Malta‎» ‎

Lei è perplessa ma trattiene la domanda che vorrebbe farmi, forse perché suonano alla porta. È la padrona di casa che è venuta a salutarmi:

«Gioia mia!» mi fa festa la signora Giulia «Che bello riaverti qui…Come sta il cubano?»

«Teseus sta bene, grazie!»

«Oh finalmente la conosco!» esclama Giulia andando incontro a Gemma «ecco la tua signora!»

L’altra resta spiazzata e io le faccio cenno di non deluderla, infatti resta muta e le stringe la mano sorridendo.

«Non parla italiano?» chiede ancora la signora «Non ha la mamma toscanaccia come me?»

«Certo che parlo italiano!» risponde Gemma che in effetti parla la lingua come me perché l’ha imparata come tutti noi quasi ‎obbligati‎‎ a conoscere almeno due lingue oltre alla nostra di nascita. C’è da dire che siamo stati avvantaggiati e se la nostra lingua nativa è l’inglese e il malti, io per via di mio padre e mia madre conosco lo spagnolo (loro lingua principale data dagli anni all’Isola di Pasqua), il russo, lo svedese e ho dovuto imparare solo italiano, perfezionato in tre anni all’Opificio; e francese. Lei parla spagnolo grazie a suo padre Javier e francese grazie a sua madre, non parla russo ma sua madre le ha insegnato il greco. Certo l’italiano di Gemma non è quello di Lilian ma alla signora Giulia non deve importare! Sta di fatto che tra tutti ci parliamo in inglese per capirci meglio.

A salvarci arriva il cellulare della toscana che la allontana verso casa sua (al piano di sotto).

«Parsifal posso chiederti una cosa? Anzi due‎» ‎

«Parti da quella meno dolorosa!» scherzo io sapendo almeno per metà dove vuole andare a parare:

«Ok, allora ti chiedo subito se posso fermarmi qui per tutto il tempo, dato che sono “diventata” tua moglie!»

No, questa non era la metà che mi aspettavo. Questo è un sogno!

Resto immobile con in mano la valigia dei saponi che mi casca dall’emozione. Lei scoppia a ridere, io scrollo la testa come per svegliarmi e rispondo: «Certo, allora dopo tiro giù la brandina!»

No, non ci credo, ora lo dice …

«Possiamo dormire insieme, in fondo, basta che tu pensi che sia sempre mio fratello!»

Resto inebetito …

«Cosa c’è, è un problema?»

«Assolutamente no ma stai attenta perché tu sei decisamente più il mio tipo‎‎ di Teseus!» e così gliel’ho detto, così mentre volutamente sfuggente vado a posizionare i miei oggetti in bagno.

Mettiamo a posto le nostre cose velocemente senza più parlare.

«Senti ma …» rompo il nostro indaffarato silenzio «non mi hai più fatto la seconda domanda!»

L’ennesimo sms sul suo cellulare rompe l’idillio, questa volta lei scrive una risposta.

«Il tuo ragazzo è preoccupato?» chiedo pacifico fuori ma in tumulto dentro, so che si sono lasciati ma voglio esserne certo da lei.

«Era mia madre che voleva sapere se andasse tutto bene e se ho trovato un alloggio‎»

«Tu le hai scritto che abiti qui?»

«No. Le ho scritto che ho trovato un alloggio ed è bellissimo. La compagnia è quella che è, però mi adatto!» replica lei dandomi delicatamente l’angolo del suo smartphone sul naso.

«Senti io faccio una doccia poi scendo un attimo, stasera ceniamo fuori e poi vorrei farti una sorpresa!» le dico.

«Parsifal Raskol’nìkov, mi stai dando un appuntamento?»

«Gemma Cortes, sì ti sto dando un appuntamento. Alle otto all’ingresso. E guai a te se entri in bagno i prossimi venti minuti!»

Lei fa un’espressione birichina: «Peccato … volevo vedere le tue splendide chiappe come Amber le ha fatte!»

«Non provocare, potrei crederci!»

Rispondo io flirtando con lei.

Sotto la doccia mi lascio andare alle fantasie più romantiche che abbia mai immaginato. Ancora non riesco a credere che lei sia qui in casa con me, dormirà nel mio letto e poco fa mi ha anche tirato una frecciatina interessante. Che lei provi per me qualcosa? È attratta, sì questo è abbastanza evidente è arrossita parlando del mio sedere e anche alla battuta sull’appuntamento.

Se lei ricambiasse? Non posso crederlo, è andato tutto troppo bene perché possa andare magnificamente. Poi lei sa che io sono sposato con Lilian, lei forse ha ancora Angel! Non potrei neanche permettermi di sognare … cosa faccio adesso, porto avanti il mio improbabile corteggiamento con il rischio di trascinarla nel mio vortice se lei dovesse ricambiarmi? Oppure non rischio? Seguo il mio cuore o la ragione?

Esco confuso tanto che quasi non la saluto a parte rinnovarle l’invito per le otto. Lei s’infila sotto la doccia a sua volta ed io ho il tempo per vestirmi bene senza che lei mi veda.

Mi fiondo in basilica alla ricerca di don Mauro, colui che è stato il confessore mio e di Teseus per questi ultimi tre anni. Gli racconto perché sono a Firenze e tutto quello che mi turba:

«Caro figliolo, non posso dirti io cosa fare. È bello che tu ti preoccupi per la ragazza di cui sei innamorato ma lei ha la sua anima e la sua testa. D’altra parte, tu hai già capito che il vincolo che ti lega a quella che dovrebbe essere tua moglie è qualcosa di poco forte, fondato più sulle decisioni altrui che su una tua volontà. Questo dovrebbe insegnarti che non possiamo scegliere per gli altri se questi sono adulti e responsabili. Posso solo dirti che la verità rende liberi e tu presto dovrai parlare con la tua amata dei tuoi sentimenti e di tutto il resto!»

Don Mauro ha ragione. Prima o poi dirò tutto a Gemma, per ora però lascio che le cose accadano dando magari qualche spintarella qua e là. E ti pareva che non uscisse bella da morire? Si è anche fatta la piega ai capelli con quelle onde che sono di moda adesso!

«Caspita Gemma sei uno schianto!»

Lei sorride mentre io le indico la direzione. Mangiamo non lontano da dove abito e il Chianti la fa da sovrano stasera.

Durante la cena, finalmente, Gemma mi fa la seconda domanda:

«Lilian non è mai venuta qui?»

Abbasso gli occhi e mi perdo nel rosso del mio bicchiere:

«No. Sono sempre stato io che mi sono mosso più che altro per vedere mio figlio‎»

«Le cose tra voi non funzionano, vero?»

Bevo un sorso di vino per farmi coraggio: «Non è proprio come il matrimonio dei miei genitori, anzi non lo è per niente!»

«Mi dispiace» mi accarezza una mano proprio sul dito dove indosso la fede «non te lo meriti di soffrire così!»

La guardo negli occhi, quegli splendidi occhi blu come il cielo al tramonto, gli stessi di suo padre inseriti nello sguardo di sua madre, così tenero e sincero da farti sentire in paradiso. Vorrei baciarla e dirle che in questo momento sono felice e non esiste nessun’altra che lei!

«Anche tra me e Angel non va» continua lei «a dirla tutta ci siamo lasciati!»

«Non l’avrei detto dagli sms che ti manda!»

«Non è lui che mi messaggia!» si mette a ridere «É Emily che mi scrive cose cretine»

«Cretine?»

«Mia sorella dovrebbe pensare di più a certi fatti suoi» risponde lei facendo spallucce ridacchiando. Si alza e va verso il bagno.

Lascia il telefono sul tavolo e arriva un altro messaggio. Curioso e preoccupato riesco a leggerne il testo perché scorre sulla parte superiore dello schermo:

Cassiopea: Lui è sposato e tu sei una sciocca se ti lasci abbindolare dalla storia che con la moglie va male! È una scusa delle più classiche!

Bene.

Così io tenterei di sedurla solo per soddisfare i miei istinti?

Ritorna, legge il messaggio e s’incupisce. Io fingo magistralmente di non aver visto nulla.

Finiamo la cena in silenzio, io cerco di fare capo alla situazione riportando il tutto allo spirito che voglio dare alla serata:

«Adesso c’è la sorpresa!» le illustro uscendo mentre a piedi la conduco verso il Duomo e poi per via dei Calzaiuoli verso piazza della Signoria.

Firenze di notte è magica.

Lei rimane affascinata, siamo stati qui in gita in prima liceo, una marea di anni fa miei e adesso parecchi anche dei suoi; per una che studia all’accademia di belle arti è senza dubbio il posto migliore del mondo.

Si ferma un po’ ad ammirare il Perseo di Cellini sotto la loggia in piazza della Signoria:

«Cosa t’incanta, Cellini o il fatto che è stato il cielo paolino di tua madre?»

«Entrambe le cose»

«Avrai tempo per sbavare tutta la sera, vieni è arrivato il momento della sorpresa!»

Gli Uffizi sono aperti fino alle undici ed io ho prenotato la visita aiutato da alcuni amici che lavorano all’interno del più famoso dei musei fiorentini.

Lei si ferma nella prima sala con le braccia sui fianchi:

«Parsifal Fröberg Raskol’nìkov! Lo sai che un appuntamento al museo potrebbe farmi innamorare perdutamente di te?» mi confessa con tono basso ma deciso.

Mi metto a ridere e scherzando le rispondo: «Allora il mio piano sta funzionando!»

Questo dire non dire mi fa impazzire, io, di fatto, l’ho portata qui proprio perché anche io la trovo la cosa più romantica dell’universo!

Giriamo per le sale che io conosco a memoria perciò posso perdermi a contemplare lei. Lungo il corridoio principale ci fermiamo a guardare il panorama che si scorge dalle finestre. Lei si arresta quasi di colpo ed io mi appoggio alla sua schiena con il petto appena a sfiorarla (considerato che ho il cappotto anche se slacciato non è che un mero sfiorarsi di abiti!), ma i nostri visi sono molto vicini, le mie labbra accostate al suo orecchio:

«È magnifico qui!»

Chiedo ma lei forse sta assaporando insieme al panorama anche questo momento assieme:

«Te lo ricordi, vero?» mi chiede.

«La gita, quando ancora eravamo coetanei, prima del mio Inledandet?»

«Sì, mi hai baciato nascosto là dietro!»

«Sì e tu ci sei stata volentieri …»

«In tre giorni le tue mani mi sono finite dappertutto!»

Stessi posti dove te le metterei adesso con meno impaccio e più passione, lei mi guarda mentre faccio questo pensiero quasi lo potesse sentire. E pensare che su quel post – it c’era scritto proprio “Firenze‎”.

Un mio amico interrompe l’incanto per portare a compimento la mia sorpresa: la visita al deposito e laboratorio sottostante, normalmente occlusa al pubblico ma per me, grazie al mio vecchio compagno di corso Gaetano, eccezionalmente accessibile.

Qui voglio portare all’attenzione di Gemma un dipinto attribuito a Raffaello, è un ritratto di giovane uomo che mi somiglia:

«Questo ha pure i tuoi occhi, il che lo rende inquietantemente somigliante…Quella sfumatura di verde acqua è quasi impossibile!» commenta lei contemplando il dipinto.

«È il mio quadro preferito, sconosciuto al pubblico perché non attribuibile a Raffaello, piuttosto potrebbe essere manierista!»

«Di Maniera o meno, è un capolavoro e il fatto che sembri te lo rende ancora più bello!»

Basta Gemma!

Lasciamo Gaetano a spegnere le luci e risaliamo soli le scale, ad un certo punto le afferro un polso e la trattengo portandola verso di me. Lei è due scalini più in alto, il mio viso quindi è all’altezza del suo sterno:

«Gemma io non sono un bastardo che cerca d’ingannarti!» le confesso appoggiandomi a lei con una tempia.

«Hai letto il messaggio di tua suocera?»

«Sì non ho resistito, era sul tavolo e ho visto il testo‎» ‎

Lei prende il mio volto tra le mani e lo solleva delicatamente per congiungere i nostri sguardi:

«Potrei credere di chiunque una cosa del genere, perfino di mio padre o di Teseus, ma non di te, Parsifal!»

Ora vorrei baciarti, sbatterti sensualmente contro la parete e far scivolare le mie mani su tutto il tuo corpo, possederti, averti e sussurrarti che ti amo mentre raggiungi l’apice del nostro atto di passione. Tuttavia, resto immobile a sognare nei tuoi occhi qualcosa che desidero con una forza che non credevo appartenermi fino a che mi sei entrata nell’anima!

Gaetano interrompe i miei sogni e io ne sono quasi contento. Gemma avanza, io resto indietro con il mio amico che mi bisbiglia:

«Tua moglie è davvero bella ed è molto innamorata!»

«Tano, non è mia moglie!»

Mi guarda stupito: «No?»

«Sto divorziando e lei, che per la cronaca è la sorella di Teseus, non ha parte in questa faccenda, non lo sa neppure!»

«Però, amico, poco fa sembravate tutto tranne che amici! Lei sa che le sbavi dietro?»

«No. Anche perché non credo di avere speranze!»

Gaetano scoppia a ridere: «Io penso il contrario e, comunque tu faresti animare anche i dipinti della galleria!»