dal 11 al 16 febbraio 2020 Teatro della Corte, Genova I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij | regia Matteo Tarasco con Glauco Mauri, Roberto Sturno

dal 11 al 16 febbraio 2020 Teatro della Corte, Genova

 I fratelli Karamazov

di Fëdor Dostoevskij | regia Matteo Tarasco

con Glauco Mauri, Roberto Sturno

e con Paolo Lorimer, Pavel Zelinskiy, Gabriele Anagni,

Laurence Mazzoni, Maria Grazia Centorami, Viviana Altieri

scene Francesco Ghisu | costumi Chiara Aversano

musiche Giovanni Zappalorto | luci Alberto Biondi

produzione Compagnia Mauri Sturno, Teatro della Toscana

COMUNICATO STAMPA

 

Così come oggi ci appassioniamo per le serie tv, in Russia tra il 1879 e il 1880 tutti aspettavano spasmodicamente le nuove puntate de I fratelli Karamazov, pubblicate su “Il messaggero russo”. Concluso a pochi mesi dalla scomparsa del suo autore, il romanzo di Fëdor Dostoevskij è oggi considerato uno dei grandi capolavori della letteratura europea, trasposto sia in teatro che al cinema in innumerevoli versioni. Lo spettacolo I fratelli Karamazov presentato al Teatro della Corte da martedì 11 a domenica 16 febbraio dalla Compagnia Mauri Sturno, in coproduzione con il Teatro della Toscana, si basa su un nuovo adattamento, frutto di un intenso lavoro di smontaggio e rimontaggio dei capitoli fondamentali del romanzo, ad opera dallo stesso Glauco Mauri e del regista Matteo Tarasco.

Dostoevskij per i suoi romanzi traeva spunto dalle cronache del tempo ma anche dalle proprie traumatiche esperienze familiari. I fratelli Karamazov è costruito attorno ai complessi rapporti di una famiglia, devastata da litigi, violenze e incomprensioni così drammatiche da arrivare a un parricidio. Dietro una trama apparentemente da libro giallo, svela il conflitto tra la fede e un mondo senza dio, conducendoci in uno straordinario viaggio nei massimi problemi etici.

Glauco Mauri, fuoriclasse del nostro teatro, a 22 anni aveva ottenuto un grande successo personale interpretando il ruolo del fratellastro-servo Smerdjakov nell’allestimento diretto da André Barsacq, a fianco di attori leggendari come Memo Benassi, Lilla Brignone ed Enrico Maria Salerno. Oggi, alle soglie dei 90 anni, si cala nei panni di Fëdor Pavlovic Karamazov, il vecchio padre dissoluto e senza scrupoli. Roberto Sturno, da sempre sodale di Mauri, dà voce e corpo a Ivàn Karamazov, il più intellettuale e tormentato dei fratelli. Sul palco insieme a loro Paolo Lorimer (lo Starec Zosima), Laurence Mazzoni (Dmitrij Karamazov), Pavel Zelinskiy (Alekséj Karamazov), Gabriele Anagni (Smerdjakov), Maria Chiara Centorami (Katerina Ivanova) e Viviana Altieri (Grušen’ka).

Biglietti da 12 a 27 euro. Inizio spettacoli ore 20.30, giovedì ore 19.30, domenica ore 16.

 Glauco Mauri e la compagnia incontrano il pubblico mercoledì 12 febbraio alle ore 17.30 nel Foyer del Teatro della Corte (ingresso libero). INFO teatronazionalegenova.it

 


“Dostoevskij, Shakespeare e Beckett sono stati i tre grandi autori che mi hanno aiutato a tentare di capire la vita: l’immensa tavolozza dei colori dell’animo umano di Shakespeare, la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia di Beckett e Dostoevskij, che mi ha fatto capire la magnifica responsabilità che ha l’uomo di comprendere l’uomo. Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso e a volte orrendo che è l’essere umano”. Glauco Mauri


 “Con il rigore di un giudice istruttore, lo scrupolo di uno scienziato e l’insistenza di un investigatore, Fëdor Dostoevskij ci conduce in un viaggio negli abissi oscuri dell’animo umano, descrivendo un mondo che perde i suoi referenti culturali e svilisce i valori etici più profondi, un mondo ove l’interesse personale diviene la mozione primaria d’ogni atto, ove trionfa il soddisfacimento sfrenato del desiderio. L’ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij ha la grandezza e la forza di un inferno dantesco, è una comédie humaine alla russa, dove bestie umane si agitano sulla scena del mondo, dove il denaro, il fango e il sangue scorrono insieme”. Matteo Tarasco