Presentato a Roma “L’Anfora” di Chiara Maggi, un libro d’esordio travolgente| Intervista

È stato presentato a Roma, alcuni giorni fa, il libro “L’Anfora” di Chiara Maggi,  esordio travolgente della giovane autrice Chiara Maggi.

Sinossi: Giulia è un’archeologa e, se pur soddisfatta dai suoi risultati lavorativi, la sua ricerca primaria riguarda qualcosa di più profondo: dovrà infatti ritrovare sé stessa, tra le sabbie del tempo passate e presenti, per scrivere il suo brillante futuro. Ma niente nella vita è facile e anche Miss Del Re sarà inevitabilmente chiamata a compiere delle scelte, che la porteranno ad incamminarsi su sentieri sconosciuti e imprevedibili.

83096174_251792842497478_7302346773340720655_nL’autrice Chiara Maggi

  1. Quando e perché hai iniziato a scrivere questo libro?

Ho cominciato nel 2016, per un’esigenza emotiva. Sì, perché in quegli anni la mia adolescenza ha raggiunto il culmine ed è stata superata dal periodo in cui si comincia ad affrontare il mondo, quello vero. L’Anfora non è infatti solo il titolo del mio libro: rappresenta anche il vero e proprio ‘contenitore’ in cui ho deciso di rinchiudere tutte le esperienze importanti, belle e brutte, i sentimenti, le emozioni e le passioni che ho dovuto affrontare in quel periodo della mia vita.

  1. Dove e come scrivi?

Ovunque. Per me scrivere è tutto, quell’ossigeno nei polmoni senza il quale non si potrebbe vivere. Per questo porto sempre con me block notes e penna, perché non si sa mai. Le mie idee sono imprevedibili e fulminee e, con un po’ di pratica, ho imparato a non farmi mai cogliere impreparata. Quando posso scegliere, invece, generalmente opto per camera mia, con il mio computer e i miei libri ad ispirarmi, insieme a Ludovico Einaudi che, in sottofondo, suona le sue melodie al pianoforte.

  1. Come nascono le tue storie? Da dove viene l’ispirazione e come?

Mentirei se non ammettessi che la maggior fonte di ispirazione, almeno per quanto mi riguarda, deriva dalla mia vita. D’altronde, quale miglior palestra per ottenere esperienze uniche e inimitabili da raccontare? Ecco, le mie storie nascono così: dalla necessità di esorcizzare un qualche evento negativo, dalla voglia di condividere un’esperienza meravigliosa, dall’emozione di provare qualcosa di nuovo. Qualsiasi elemento vissuto diventa argilla da plasmare e romanzare a mio piacimento e, con un pizzico di ironia e una buona dose di fantasia, la ricetta per una storia innovativa e interessante è pronta per essere servita.

  1. Quale valore ha per te la scrittura nella tua vita?

Non mi stancherò mai di ripetere che la scrittura è per me una certezza. Deriva dal profondo del mio cuore e mi definisce come persona; è il mio elemento rappresentativo e qualcosa su cui posso sempre fare affidamento. A questo punto della mia vita, con alle spalle anni di scrittura continua e inevitabile, posso persino considerarla un’attività automatica, senza la quale non sarei Chiara Maggi, non sarei io.

  1. Prima di iniziare un libro fai un progetto, un brainstorming oppure scrivi “di getto” e poi correggi, eventualmente, dopo?

Per deformazione professionale, studiando io Informatica, ho il bisogno mentale di programmare tutto: dalla mia vita in generale a quello che andrò a scrivere. Mi è capitato solo una volta di cominciare un progetto camminando alla cieca ma naturalmente, non sapendo dove stavo andando, mi sono ritrovata schiacciata contro un muro senza via d’uscita. D’altronde è più facile camminare su un sentiero solido piuttosto che rimanere in equilibrio su una corda sospesa nel vuoto, e nella scrittura è la stessa cosa: prendo la mira, sparo e colpisco.

Ovviamente le correzioni saranno comunque inevitabili, ma se sai su cosa lavorare è molto più semplice risolvere i problemi.

  1. Chi o cosa nella tua vita ha influenzato maggiormente, nel bene e nel male, la tua opera letteraria?

La mia migliore amica, una mia ex fiamma, i miei genitori e un ricordo delle elementari. Non è necessario specificare chi ha influito in bene e chi in male, anche perché credo sia abbastanza intuibile, ma sicuramente sono stati tutti fondamentali nella stesura del romanzo, per la piega che prendono gli eventi e per la caratterizzazione dei personaggi.

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  1. I temi presenti nel tuo romanzo fanno parte anche della tua realtà?

Sì, ne sono la trasposizione esatta. Naturalmente, trattandosi di un romanzo nato dalla mia fantasia, le situazioni che propongo possono risultare estremizzate, ma ho cercato di cementare i temi trattati nella realtà, non solo mia ma anche dei lettori che potrebbero immedesimarsi nei panni dei personaggi.

  1. C’è chi dice che per uno scrittore sia impossibile non inserire qualcosa di sé nei propri testi, è vero?

Secondo me è vero. Per quanto si tenti di evitarlo, ogni scrittore è portato ad inserire un qualche elemento autobiografico, più o meno evidente, nel corso della stesura. Credo dipenda dal fatto che ogni dettaglio personale all’interno della storia possa rappresentare un conforto e un punto di riferimento per lo scrittore; insomma, qualcosa in cui ritrovarsi sempre e inequivocabilmente.

A me succede spesso e trovo che sia una cosa bellissima: è come rendere il lettore partecipe della tua vita, svelandogli qualcosa di te… senza che lo sappia.

 

  1. Leggi molto?

Non molto… di più! Adoro leggere e trovo che sia l’attività fondamentale per migliorare le proprie capacità da scrittore. Prendere spunto dai grandi autori classici, ma anche dai contemporanei, e cogliere le sfumature più nascoste della composizione letteraria di ognuno è importante per scegliere una via da seguire, per cambiarla, per rafforzarla e, infine, per renderla unica.

  1. Quanto sei d’accordo con l’affermazione “uno scrittore gioca a fare Dio”?

Credo dipenda dalle circostanze. Non sempre uno scrittore usa le sue capacità per sentirsi in qualche modo ‘potente’: come tutte le arti, è possibile che la scrittura sia un modo di avvicinarsi a Dio, o a qualunque cosa si creda individualmente, magari addirittura per chiedergli aiuto, e non un modo per superarlo, nemmeno letterariamente parlando. È pur vero, però, e non sarò io a negarlo, che la consapevolezza di avere il potere di modificare il corso degli eventi, di cambiare le vite delle persone che creiamo e di determinarne il futuro, arrivando perfino a togliere loro la vita, se necessario al raggiungimento dei nostri scopi letterari, è una sensazione inevitabilmente interessante.

Mentre scrivevo L’Anfora, c’erano dei momenti in cui mi immedesimavo così tanto nelle situazioni che io stessa creavo da non riuscire ad uscirne, trovandomi nelle stesse difficoltà in cui mettevo i protagonisti: poi, però, mi ricordavo che “Ehi, sono la scrittrice!” e che avevo una penna addestrata a risolvere problemi, pronta ad eseguire gli ordini che avevo annotato sul mio block notes.

  1. Secondo te, il mondo, oggi, quanto ha bisogno dell’arte?

Indubbiamente più di quanto il mondo voglia ammettere. L’arte viene sottovalutata da sempre, ma nella realtà attuale ancora di più: è reputata inutile, superflua, interpretabile. Se il mondo solo sapesse quanto si sbaglia! Credo che le arti siano le uniche ancora in grado di collegarci con la natura, la filosofia, la storia, l’amore, i sentimenti, le passioni, la fantasia, e che ci aiutano davvero ad esprimere noi stessi, molto più di quanto possa fare digitalmente un cellulare.

  1. Quanto sei d’accordo con l’affermazione: un artista, uno scrittore, sente la necessità, il bisogno di creare, di scrivere, in questo caso?

Se non fossi d’accordo non sarei coerente con me stessa. Respirare è un’esigenza? Sì. Bene, uno scrittore quando scrive respira, un artista quando crea respira; e non può se ne può fare a meno.

  1. Oggi pullulano le scuole di scrittura creativa, in molti s’improvvisano scrittori, ma scrittori si nasce o si diventa?

Partendo dal presupposto che, con quel minimo di conoscenza necessaria della grammatica e delle regole letterarie, tutti possono magicamente trasformarsi in ‘scrittori’, posso affermare a spada tratta che scrittori si può anche diventare, ma che artisti si nasce. Parliamo di scrittura vera, l’arte della scrittura, ciò che rende un semplice scrittore qualcosa di più.

È molto triste, al giorno d’oggi, non riuscire più a distinguere queste due categorie.

  1. Se il tuo libro diventasse famoso, ti piacerebbe che ne fosse tratto un film o una fiction?

Come non potrei? Ammetto di aver già attribuito ad ogni protagonista de L’Anfora un volto famoso e l’idea di vedere la mia storia traslata sul grande schermo è a dir poco emozionante!

  1. A proposito di questo rapporto, fiction cinetelevisiva e libro stampato, cosa ne pensi in generale? Alcuni lettori (la maggioranza) lamentano spesso la poca fedeltà della trasposizione cinematografica o televisiva al testo originale, tu credi sia possibile seguire pedissequamente il testo scritto?

Ho provato diverse esperienze in merito: il caso dei libri migliori dei film è quello che va per la maggiore, proprio per via del fatto che nei libri c’è più spazio d’azione e più possibilità creative che nella trasposizione cinematografica sono spesso limitate dal tempo. Però, non è così raro come può sembrare incappare in casi in cui il film supera il libro su cui si basa. Credo che le situazioni siano molto diverse da caso a caso, da libro a libro e da film a film (o fiction, eventualmente); dipende molto dalla complessità della storia e dall’abilità di produttori e registi nel riconoscere gli elementi fondamentali e quelli più marginali. È sicuro, però, che non è sempre semplice attenersi fedelmente alla trama di un libro, per quanto ci si possa provare.